Blog | Vent’anni dell’altro Lewis: dagli screzi con Alonso alle accuse a Leclerc e alla Ferrari

Di: Alessandro Secchi
alexsecchi83 alexsecchi83
Pubblicato il 6 Novembre 2026 - 08:30
Tempo di lettura: 6 minuti
Condividi su
Blog | Vent’anni dell’altro Lewis: dagli screzi con Alonso alle accuse a Leclerc e alla Ferrari
Home  »  Blog • Seven

Uomo squadra, ma fino a un certo punto. Un conto è la narrazione, un conto i fatti, che poi sono quelli che contano

A quasi una settimana dai fatti di Città del Messico, Lewis Hamilton riparte carico in Brasile negando di essere pentito per quanto detto durante e dopo l’ultima gara. Lewis sostiene di essere stato derubato della vittoria per colpa del compagno (Ah, auguri Charles per la piccola Bianca…) e della FIA che non l’ha penalizzato a sufficienza, è convinto della sua tesi e rincara la cose, sostenendo che nessuno può metterlo a tacere. Su questo, devo dire che ha effettivamente ragione. Se chi ne ha il potere svanisce quando c’è da fare la voce grossa, è facile poter agire indisturbati.

Detto questo, Lewis Hamilton in Formula 1 ci corre ormai da vent’anni e 400 gare e chi, la sua carriera, la ricorda tutta, al di là degli straordinari risultati ottenuti non può di certo essere stupito da tali atteggiamenti a microfono aperto, che ben poco hanno a che vedere con il concetto di uomo squadra ma appartengono più a chi vuole – pretende per essere precisi – averla tutta, la squadra, ai suoi piedi, ponendosi idealmente al di sopra della stessa. Cosa che, in Ferrari, solitamente è sempre stata vietata.

Al netto del fatto che la FIA dovrebbe spiegarci come mai, domenica scorsa, è stato penalizzato Leclerc mentre due anni fa, per la stessa scena, Verstappen prese 10 secondi trovandosi nella stessa posizione di Hamilton (sapete, quella storia della coerenza che mi piace tanto…), Alain Prost nel 1991 fu allontanato dalla Ferrari per molto meno di quello che sta succedendo ai giorni nostri, ovvero una dichiarazione specifica e comunque circoscritta a un momento. Anche allora, come succede spesso, la narrazione fu stravolta: il francese si riferì a un camion per descrivere figurativamente la pesantezza dello sterzo della 693 a Suzuka. La dichiarazione diventò netta: “La Ferrari è un camion”. Come si dice in Lombardia, la decisione di Maranello (dove non si aspettava altro visti ormai i rapporti logori) fu immediata: “Föra di ball”.

Hamilton è da tempo che lancia frecciate e accuse, dall’alto di uno status di intoccabilità mediatica che ha sempre contraddistinto una carriera non iniziata da qualche anno ma nel 2007. Quasi tutte le sue convivenze sono state segnate da episodi controversi e da lotte interne con i vari compagni che si sono avvicendati al suo fianco, eccezion fatta per quelle di natura finlandese.

Né Heikki Kovalainen (2008/2009) né Valtteri Bottas (2017/2021) potevano competere con Lewis. Con uno status da prima guida definito già dal piede destro, con i finnici non ci fu alcun problema a imporsi a prescindere. Diverse le storie con Fernando Alonso, Jenson Button, Nico Rosberg, George Russell fino alle ultime vicissitudini con Leclerc. Al primo anno in F1, con il due volte campione del mondo in carica, gli animi si accesero non appena Ron Dennis capì di poter vincere la sua scommessa con il giovanissimo britannico. Gli screzi iniziarono a Monaco, dove Lewis chiese strada più volte rispetto al compagno, al comando con qualche problema di gestione, ma fu fermato dal team.

La stagione continuò con intimidazioni tra i due fino al patatrac di Budapest in qualifica, dove Alonso doveva avere inizialmente strada per la Q3 e fu invece superato da Hamilton, che non ne volle sapere di cedere la posizione. Da qui la famosissima scena di Fernando che resta fermo ai box, rallentando il compagno per impedirgli di effettuare l’ultimo giro, il che valse cinque posizione di penalità allo spagnolo. Il quale, a fine stagione, sarebbe tornato in Renault.

Dopo la parentesi felice con Kovalainen, a Woking arrivò il campione in carica Jenson Button, con il quale non mancarono momenti di tensione in pista e fuori. Il tentativo di forzare il sorpasso in Canada nel 2011 finì con Lewis a muro (un po’ come Norris nel 2025). Le telemetrie di Spa-Francorchamps, pubblicate su Twitter (il vecchio nome di X) nel 2012, per accusare la McLaren di diverso trattamento rispetto al compagno, con tanto di dati sensibili visibili, suscitarono un certo clamore e un certo fastidio in seno al team, con il quale l’allora iridato 2008 si sarebbe lasciato a fine stagione.

L’amicizia con Nico Rosberg in Mercedes durò come un gatto in tangenziale. Il lancio del cappellino addosso al compagno, dopo aver vinto il terzo titolo ad Austin nel 2015, fu la leva sulla quale il tedesco pose le basi per il riscatto del 2016, anno caratterizzato da una guerra interna come poche se ne sono viste nella storia. L’incidente di Barcellona, nel quale Lewis tentò di superare Nico dopo poche curve (curiosamente, lo stesso atteggiamento da lui condannato domenica) fu apertamente criticato dal compianto Niki Lauda, che scaricò tutte le colpe sul britannico.

Il doppio ritiro portò su tutte le furie Toto Wolff, che minacciò entrambi di dover pagare tutti i futuri danni alle monoposto. Anche qui, come vediamo, ci sono Team Principal e Team Principal. I ferri corti continuarono comunque, con un nuovo contatto in Austria che costò caro a Rosberg (anche sul conto corrente) e, dopo quelle di Austin e Suzuka 2015, partenze al limite della penalità a Montréal, sempre con Hamilton a spingere fuori il compagno per poi sostenere di essere nel giusto. In quello stesso campionato, che poi sarebbe stato vinto da Rosberg, Hamilton indicò nello scambio dei meccanici dei team interni, impartito ad inizio anno, una delle motivazioni per la perdita del mondiale, annunciando prima della gara decisiva di Abu Dhabi che, su quella stagione, sarebbe uscito dopo dieci anni un libro in cui avrebbe raccontato tutte le sue verità. Mancano un paio di mesi, chissà che arrivi finalmente la pubblicazione.

Arriviamo ai tempi più recenti. Dopo la lunga parentesi con Valtteri Bottas, che vinse dieci gare conquistando una ventina di Pole come prova della Mercedes dei tempi, ma non ebbe problemi a fermarsi in pista quando necessario (Russia 2018), nel 2022 è arrivato dalla Williams George Russell. E, anche con il giovane connazionale, le cose non è che siano sempre andate benissimo, con diversi team radio piccati, uno scontro mancato a Suzuka e un incidente al via in Qatar nel 2023, con il veterano inglese colpevole di aver stretto troppo il compagno mentre lo passava dall’esterno della prima curva. Sempre per quella cosa che “bisogna guardare al risultato di squadra”.

Dopo un 2025 imbarazzante, utile a spostare le problematiche in avanti di un anno, era chiaro che, con Hamilton tornato ai suoi livelli, lo scontro con Leclerc sarebbe sfociato in episodi ripetuti; come ampiamente successo. Le belle parole di inizio convivenza sono buone sempre e solo per i comunicati stampa sdolcinati da passare ai media: ma la realtà delle cose, con due cavalli di razza nella stessa squadra, è ben diversa.

In tutta la carriera Hamilton ha cercato e preteso di avere voce in capitolo se non il pieno controllo delle operazioni, sotto tutti i punti di vista. Non si tratta certamente di un demerito quando sei un top driver, ma ci sono sempre modi e modi per operare soprattutto a voce. Fa sorridere sentirlo parlare di ragionamenti sul lavoro di squadra quando per vent’anni, quando ce n’è stato bisogno, si è comportato esattamente come tanti colleghi che, guarda un po’, vogliono solo vincere. Lui stesso, negli anni, ha ripetutamente difeso il concetto di non mollare mai, di non alzare il piede, di puntare sempre alla vittoria. Difficile credergli ora solo perché il compagno ha la stessa mentalità e non vuole cedere a fargli da scudiero.

Sarebbe sufficiente, insomma, una buona dose di onestà intellettuale che spesso è mancata in questi anni, non solo da parte di Hamilton ma anche di chi l’ha raccontato. Lewis è molto più lontano dal concetto di uomo squadra di quanto si sia raccontato sin dal 2007. E questo non è un problema, l’ho già detto. Semmai il problema è che, quando inserisci il sistema Hamilton all’interno della Ferrari, basata da anni su un altro sistema (quello Leclerc) non puoi pensare che le cose vadano bene senza usare il pugno duro.

Ora che la situazione è definitivamente esplosa e il campionato, con Antonelli in festa, non ha più nulla da dire, possiamo sederci sul divano con i popcorn e vedere cosa succede nelle ultime quattro (o due) gare. Se tanto mi dà tanto, ci sarà materiale a sufficienza per coprire tutta la pausa invernale. Va da sé che, con altri uomini al comando, certe azioni in pista e certe dichiarazioni avrebbero portato a ben altre conseguenze. Ma anche di questo si è parlato ripetutamente su queste pagine, con nomi e cognomi di chi ha le responsabilità di determinate scelte.

Mettiamoci comodi.

Immagine di copertina: Media Ferrari

Ricevi le notifiche TELEGRAM WHATSAPPSEGUICI su GOOGLE

Stai visualizzando da visitatore. Accedi o registrati per navigare su P300.it con alcuni vantaggi

È vietata la riproduzione, anche se parziale, dei contenuti pubblicati su P300.it senza autorizzazione scritta da richiedere a info@p300.it.