Neuville esce di scena sulla SS11 e lascia strada libera a Solberg, che chiude il sabato con 33,6 secondi su Ogier. Pajari sale terzo, Fourmaux recupera il quarto posto davanti a Evans: con dieci punti ancora disponibili domenica, il titolo si deciderà tra Osilo-Tergu e l’Argentiera
Il Mondiale Rally 2026 arriverà all’ultima giornata ancora completamente aperto. Oliver Solberg ha chiuso il sabato del Rally Italia Sardegna al comando con 33,6 secondi di vantaggio su Sébastien Ogier, trasformando una mattinata d’attacco in un pomeriggio di gestione dopo l’uscita di scena di Thierry Neuville. Ma il dato che conta più di tutti è quello della classifica iridata: con le posizioni attuali, Elfyn Evans resterebbe campione virtuale con 240 punti, appena sei davanti a Solberg, mentre Sami Pajari sarebbe terzo a 228.
La domenica assegnerà però ancora dieci punti, cinque attraverso la Super Sunday e cinque nella Wolf Power Stage. È lì che si deciderà tutto. Se la classifica generale del rally restasse invariata, Solberg dovrebbe guadagnare almeno sei punti domenicali su Evans per raggiungerlo; a parità di punteggio, la vittoria in Sardegna porterebbe lo svedese davanti per numero di successi stagionali.
Pajari resta invece matematicamente in corsa, ma la situazione è diventata molto più complessa. Con il terzo posto attuale salirebbe a 228 e anche un bottino domenicale perfetto lo porterebbe soltanto a 238: per riaprire concretamente il proprio scenario avrebbe quindi bisogno anche di un cambiamento nella classifica assoluta davanti a lui.
Neuville fuori sulla SS11: cambia completamente la corsa per la vittoria
Solberg aveva iniziato il pomeriggio con appena 2,7 secondi di vantaggio su Neuville dopo la straordinaria rimonta costruita nel primo giro. Il duello sembrava destinato a proseguire per tutti i restanti chilometri del sabato, ma la SS11 Lerno-Monti di Alà 2 ha improvvisamente cambiato tutto.
Neuville è uscito di strada appena 1,1 km dopo la partenza, riportando danni alla parte posteriore della Hyundai i20 N Rally1. Il belga, che fino a quel momento aveva conteso la leadership a Solberg prova dopo prova, è stato costretto al ritiro.
Per Hyundai è stato un colpo pesantissimo. Neuville aveva terminato il venerdì al comando, aveva iniziato il sabato vincendo la SS8 e, pur avendo subito la rimonta di Solberg, restava a meno di tre secondi dallo svedese.
La sua uscita ha invece spalancato improvvisamente un margine enorme davanti alla Toyota numero uno della corsa.
A ereditare la seconda posizione è stato Sébastien Ogier, che ha anche vinto la SS11, ma con un ritardo già superiore alla mezz’ora di secondi rispetto a Solberg.
Ogier vince due prove, Solberg cambia completamente approccio
Con Neuville fuori dalla gara e nessun avversario immediatamente alle spalle, Solberg ha potuto modificare completamente il proprio approccio.
Dopo aver guidato al limite nella mattinata, il leader ha iniziato a pensare soprattutto a portare la macchina integra alla domenica. Le condizioni del secondo passaggio, con strade sempre più rovinate e pietre esposte, rendevano inutile cercare altri decimi quando il vantaggio aveva ormai assunto proporzioni molto più rassicuranti.
Ogier ne ha approfittato conquistando sia la SS11 sia la SS12, risalendo definitivamente in seconda posizione.
Il francese chiude la giornata a 33,6 secondi dalla testa e resta il principale inseguitore di Solberg, pur riconoscendo quanto sia difficile pensare di recuperare un simile margine senza un problema dello svedese.
«Domani ci sono ancora prove lunghe e alcuni tratti molto rovinati, quindi non è ancora finita. Battere Oliver sarà difficile, ma vedremo.»
Ogier si avvicina inoltre a un altro traguardo importante: mantenendo la posizione attuale, chiuderebbe la stagione con il 121° podio della carriera nel WRC.
Solberg gestisce: “Stiamo facendo un grande lavoro”
L’Oliver Solberg visto nel pomeriggio è stato quindi molto diverso da quello che aveva attaccato senza riserve tra SS9 e SS10.
Non c’era più bisogno di recuperare. Adesso era necessario soprattutto evitare ciò che aveva colpito diversi equipaggi durante il weekend: forature, pietre, uscite di strada e danni alla vettura.
«Ho semplicemente cercato di fare il mio lavoro, divertirmi e godermela. Nel pomeriggio sono stato un po’ più prudente, ma mi sono divertito. Finora stiamo facendo un grande lavoro. Continueremo a fare il nostro e poi vedremo cosa succederà.»
Parole che raccontano perfettamente il cambio di strategia.
Solberg ha iniziato il sabato terzo, a 12,3 secondi dal leader, e lo termina primo con più di mezzo minuto sul secondo. La velocità mostrata nella mattinata gli ha permesso di costruire la gara; gli eventi del pomeriggio gli hanno consegnato l’opportunità di amministrarla.
Ma per il Mondiale non potrà limitarsi semplicemente a raggiungere il traguardo.
Pajari sale terzo, ma ora il titolo dipende anche da ciò che succede davanti
Sami Pajari conclude il sabato in terza posizione, a 1:39.9 da Solberg.
Il finlandese ha superato Evans in tutte e tre le prove del primo giro e ha progressivamente consolidato un margine importante sul gallese. Tuttavia, mentre continuava a recuperare sul leader del Mondiale, Solberg scappava davanti a entrambi.
Il risultato è una situazione matematica molto meno favorevole rispetto a quella con cui Pajari aveva iniziato il rally.
Con il terzo posto finale riceverebbe 15 punti, passando dai 213 della vigilia a quota 228. Anche conquistando tutti i dieci punti domenicali disponibili arriverebbe quindi a 238.
Evans, restando quinto, sarebbe già a quota 240 grazie ai dieci punti della classifica assoluta.
Per Pajari, dunque, non basta più essere perfetto domenica: serve anche che cambi qualcosa nell’ordine generale del rally. Un arretramento di Evans oppure un miglioramento della propria posizione diventano necessari per rimettere realmente il titolo nelle sue mani.
Fourmaux fora ancora, poi reagisce sulla SS13
Anche il sabato di Adrien Fourmaux è stato tutt’altro che lineare.
Il francese aveva già perso la possibilità di lottare direttamente per la vittoria dopo la foratura della SS8, che lo aveva fatto precipitare dalla seconda posizione. Nel pomeriggio è arrivato un altro problema allo pneumatico sulla SS12, con il risultato di farlo scivolare alle spalle sia di Pajari sia di Evans.
Sembrava un altro colpo durissimo per Hyundai in una giornata già segnata dal ritiro di Neuville.
Fourmaux ha però reagito immediatamente sull’ultima prova del sabato, la SS13 Solorche 2, vincendola e battendo Solberg di 1,8 secondi.
Il risultato gli ha permesso di riprendersi la quarta posizione, appena 6,4 secondi davanti a Evans.
Ed è un distacco minuscolo ma potenzialmente determinante per il campionato.
Se Evans riuscisse infatti a superare Fourmaux domenica, guadagnerebbe due punti supplementari nella classifica generale, passando dai dieci previsti per il quinto posto ai dodici del quarto. In una finale nella quale il margine virtuale su Solberg è soltanto di sei lunghezze, ogni posizione può diventare decisiva.
Evans quinto: il margine virtuale è sceso da 21 a sei punti
Alla vigilia della Sardegna, Evans aveva 21 punti di vantaggio su Solberg.
Dopo il sabato, considerando le attuali posizioni finali del rally, quel margine sarebbe ridotto a sei.
Solberg raccoglierebbe infatti 25 punti grazie alla vittoria e salirebbe dai 209 iniziali a 234. Evans ne prenderebbe dieci per il quinto posto, portandosi da 230 a 240.
La proiezione del Mondiale sarebbe quindi:
- Elfyn Evans | 240 punti
- Oliver Solberg | 234 punti | -6
- Sami Pajari | 228 punti | -12
È una fotografia provvisoria, perché i punti del rally verranno assegnati soltanto alla fine e domenica esistono ancora due classifiche separate che possono cambiare tutto.
Evans ha infatti ammesso che il momento richiede un approccio diverso rispetto alle prime due giornate.
«Adesso dobbiamo cambiare un po’ strategia. Non penso che domani sarà semplice. Oggi è stata una giornata difficile, cercando di restare in partita mentre Oliver andava così forte davanti. C’è ancora molta strada da fare ed è tutto aperto.»
Il calcolo decisivo: Solberg deve recuperare almeno sei punti domenica
Se le posizioni assolute rimanessero esattamente quelle attuali, domenica nascerebbe una situazione semplicissima da leggere ma difficilissima da gestire.
Evans partirebbe virtualmente da 240 punti, Solberg da 234.
Lo svedese dovrebbe quindi guadagnare almeno sei punti sul gallese tra Super Sunday e Power Stage.
Se ne guadagnasse esattamente sei, i due terminerebbero appaiati. In quello scenario Solberg, vincendo il Rally Italia Sardegna, salirebbe a tre successi stagionali e precederebbe Evans nel countback.
Questo significa che, mantenendo la leadership del rally, Solberg non è più obbligato a sperare in un problema del rivale. Può conquistare il titolo anche esclusivamente attraverso la propria velocità domenicale, a patto di costruire un differenziale sufficiente nei dieci punti bonus disponibili.
Per Evans la situazione è speculare: non deve necessariamente battere Solberg nella Super Sunday o nella Power Stage. Deve però impedirgli di guadagnare sei punti.
E con quattro prove da disputare, non esiste praticamente margine per un errore.
Fourmaux diventa una variabile fondamentale per Evans
La lotta per la quarta posizione può assumere quindi un’importanza enorme.
Fourmaux precede Evans di appena 6,4 secondi. Se il gallese riuscisse a superarlo, il quarto posto gli garantirebbe 12 punti invece di dieci, aumentando il proprio totale virtuale a 242.
In quel caso il compito domenicale di Solberg diventerebbe significativamente più complesso.
Viceversa, se Evans dovesse perdere ulteriori posizioni, il margine nei confronti dello svedese diminuirebbe ancora prima di considerare i punti bonus.
La gara per il titolo non riguarda quindi più soltanto il confronto diretto tra i tre candidati: Ogier e Fourmaux occupano posizioni che possono materialmente spostare l’equilibrio matematico del campionato.
Katsuta sesto, Armstrong settimo e McErlean ottavo
Alle spalle della battaglia iridata, Takamoto Katsuta è riuscito a risalire fino alla sesta posizione dopo una partenza di rally condizionata dai problemi incontrati nelle prime prove.
Il giapponese precede Jon Armstrong, settimo e migliore delle M-Sport, mentre Josh McErlean occupa l’ottava posizione.
Il sabato dell’irlandese non è stato semplice. Sulla SS12 è uscito di strada riportando alcuni danni alla Ford Puma Rally1 e ha dovuto affrontare anche un aumento della temperatura dell’acqua. È comunque riuscito a raggiungere il traguardo e a mantenere una posizione nella zona punti.
Classifica dopo la SS13
- Oliver Solberg – Elliott Edmondson | Toyota GR Yaris Rally1
- Sébastien Ogier – Vincent Landais | Toyota GR Yaris Rally1 | +33.6
- Sami Pajari – Marko Salminen | Toyota GR Yaris Rally1 | +1:39.9
- Adrien Fourmaux – Alexandre Coria | Hyundai i20 N Rally1
- Elfyn Evans – Scott Martin | Toyota GR Yaris Rally1 | +6.4 da Fourmaux
- Takamoto Katsuta – Aaron Johnston | Toyota GR Yaris Rally1
- Jon Armstrong – Shane Byrne | Ford Puma Rally1
- Josh McErlean – Eoin Treacy | Ford Puma Rally1
Quattro prove per decidere il campione del mondo
Domenica non serviranno calcoli ipotetici per molto tempo.
Restano quattro prove speciali e 61,62 chilometri competitivi.
La giornata inizierà sulla Osilo-Tergu da 23,71 km, il test più lungo della domenica. Seguirà il primo passaggio sulla Sassari-Argentiera da 7,10 km, prima di affrontare nuovamente entrambe le prove.
L’ultimo passaggio sulla Sassari-Argentiera sarà la Wolf Power Stage e assegnerà gli ultimi cinque punti dell’intero WRC 2026.
Contemporaneamente verrà definita anche la classifica della Super Sunday, che distribuirà altri cinque punti al più veloce della giornata.
Solberg arriva all’ultima tappa davanti a tutti nel rally e virtualmente a sei punti dal titolo. Evans conserva ancora il vantaggio costruito nel corso della stagione, mentre Pajari ha bisogno che qualcosa cambi nella classifica generale per rientrare realmente nella partita.
Tre piloti erano arrivati in Sardegna con la possibilità di diventare campioni del mondo per la prima volta.
Dopo tredici prove, sono ancora tutti matematicamente in corsa.
Ma adesso restano soltanto 61,62 chilometri.
E dopo l’Argentiera non ci sarà più nulla da recuperare.
Media: Red Bull
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