P300.it ha intervistato Senna Agius, pilota di Liqui Moly Dynavolt Intact GP in Moto2, durante il GP di San Marino
da Misano Adriatico – Senna Agius ha dimostrato che, con il tempo e la giusta fiducia, un pilota può crescere fino a diventare un gigante della sua categoria. Il ventunenne nato a Camden, Nuovo Galles del Sud, ha raccontato la sua storia e la sua crescita esponenziale nel mondiale, oltre a tanto altro, in questa intervista esclusiva svolta durante il Gran Premio di San Marino.
Ciao Senna, grazie per essere qui con noi oggi. La prima domanda di questa intervista ci porta all’inizio della tua storia. Come ti sei appassionato al mondo del motociclismo?
“Le moto sono sempre state di casa, dato che mio papà e mio fratello le guidavano. Fortunatamente, avevamo dei terreni e, quindi, nei pomeriggi o, addirittura, prima di andare a scuola, guidavo la mia moto in compagnia di mio fratello nel cortile di casa già quando avevo 3 anni e mezzo. Sono nato in mezzo alle moto, perché mio fratello era un pilota, mentre mio papà lavorava nell’ambiente. Penso sia stata l’evoluzione naturale delle cose. Insomma, quando vedi i tuoi fratelli maggiori fare qualcosa vuoi unirti anche tu, no? Quindi sì, sono stato influenzato da loro. Sono in moto fin da quando ho memoria. Ero talmente giovane quando l’ho fatto la prima volta da non ricordarmela davvero. Certo, ricordo le prime gare, che ho fatto quando avevo 4 o 5 anni, ma non posso dire lo stesso delle fasi precedenti, visto che è passato davvero tanto tempo e lo faccio da allora. Posso dire che iniziare a correre in moto, per me, è stato qualcosa di naturale.”
Corri in Europa da parecchie stagioni. Come hai raggiunto il Vecchio Continente?
“Abbiamo messo molto impegno per correre sia il campionato australiano di Supersport 300, sia l’Asia Talent Cup. Prima del COVID-19 stavamo cercando di capire quale fosse la scelta giusta da fare a livello di carriera. Ci hanno consigliato di andare direttamente in quello che all’epoca si chiamava FIM CEV Junior World Championship, che corrisponde all’attuale MotoJunior, per capire se fossi competitivo o meno, visto che i migliori piloti al mondo sono della scuola spagnola. Ecco perché abbiamo deciso di venire in Europa. Coincidenza vuole che siamo arrivati lì poco prima della diffusione del COVID-19 e, quindi, non siamo potuti tornare in Australia per un po’ per via del lockdown. Ho affrontato due stagioni nel CEV Moto3 sulla Honda di Sic58 Squadra Corse, in cui ho dovuto ingoiare il rospo, visto che non ero abbastanza competitivo da poter ottenere dei risultati. All’epoca ciò non era un gran problema, dato che comunque non avevo molta esperienza, però bisognava decidere se valesse la pena risparmiare del denaro o rimanere in Europa, anche perché, con i piazzamenti che stavo ottenendo, non c’erano delle possibilità concrete di salire al mondiale. Sono stati due anni molto complessi, tra la pandemia di COVID e la possibilità di tornare in Australia. Dopodiché sono passato in Moto2, e da lì è tutta un’altra storia.”
Quindi ci sono altre ragioni, oltre all’imponenza fisica, che ti hanno portato a prendere parte al CEV Moto2…
“Ero più alto e pesante della maggior parte dei piloti di Moto3, ma non posso dire che fosse quello il motivo per cui non andavo veloce. Ti devo confessare che in Australia non puoi correre su asfalto fino ai 9 anni di età. Se non puoi andare in pista per i primi 10 anni della tua vita, è molto difficile raggiungere in fretta il livello dei piloti migliori al mondo di questa disciplina, che magari non hanno mai corso su corso su terra oppure ci sono passati dopo aver iniziato su pista. Quando hai una moto in cui puoi utilizzare le abilità che apprendi nell’off-road, che ha quindi più cilindrata, coppia e potenza, ti ritrovi ad essere molto più competitivo fin da subito. Nonostante io abbia lottato per il titolo con Lukas (Tulovic n.d.r.), il livello che avevo raggiunto nel CEV Moto2 al termine del mio primo anno nel campionato non era altissimo. Insomma, il ‘pilota medio’ era più lento di me, e quindi i risultati arrivavano, ma, dentro di me, sapevo che per raggiungere il mondiale sarei dovuto essere molto più forte di quello che ero durante quel periodo. Quando sono passato a Intact, il mio capotecnico di allora, che è lo stesso che ho anche quest’anno, mi ha detto che se avessi voluto arrivare in MotoGP non avrei dovuto vincere e basta, ma farlo in modo da risplendere. Penso che abbiamo fatto un buon lavoro da quel punto di vista, visto che poi ho avuto la possibilità di entrare nel paddock del Motomondiale.”
In poche parole, senza quel titolo non saresti qua nel Motomondiale, dico bene?
“Esatto, era la mia unica possibilità. Per il secondo anno nel CEV, sono passato da un team ottimo per adattarsi alla categoria e crescere a uno che si aspettava da me solo la vittoria. Se non fossi riuscito a ottenere quei risultati ora sarei probabilmente nella mia fattoria in Australia!”
Hai svolto le tue prime gare nel mondiale Moto2 a fine 2022 prima di passarci a tempo pieno nel 2024. Come è arrivata l’opportunità di fare questo salto? Quali sono state le principali differenze che hai notato tra l’europeo e il mondiale? Come ti sei adattato a tutti questi cambiamenti?
“Se ti arriva un’opportunità del genere la devi cogliere. Sono grato a Marc VDS per avermi permesso di debuttare nel Motomondiale. Certo, è stato un grande cambiamento per me, visto che ho avuto a che fare per la prima volta con un ambiente altamente professionalizzato, quindi li ringrazio per avermi mostrato un sacco di cose durante quel breve stint. Prima di tutto, cambia il format. Nel JuniorGP hai due giornate di Prove Libere che puoi sfruttare con molta libertà, anche perché puoi fare praticamente ciò che vuoi con le gomme e non ci sono regole da rispettare per quanto riguarda le pressioni. Definirei ‘tranquillo’ il modo in cui si lavora, anche perché, se qualcosa non va il primo giorno, hai altre due o tre sessioni da 40 minuti per sistemarlo. Qui nel mondiale, invece, hai una Prova Libera il venerdì mattina e una il pomeriggio, che, a dirla tutta, è una ‘mezza qualifica’, visto che nella prima metà provi il passo gara, mentre nella seconda già tenti di qualificarti al Q2, e, quindi, tenti già il time attack. Il sabato, invece, fai al massimo 12 o 15 giri per prendere confidenza in vista della gara prima di passare alle Qualifiche. Questo è un grande cambiamento. Inoltre, il livello del mondiale è altissimo, quindi credo sia questa una delle sfide più importanti per chi passa dalla Moto2 europea al mondiale. Mi ricordo che, nei primi GP, si arrivava alla domenica in uno schiocco di dita, visto che, preparato o meno, eri in griglia per la gara dopo pochissimo tempo in pista. In poche parole, devi essere veloce praticamente fin da subito, e questo significa che il livello di guida deve essere molto alto per poter puntare a dei piazzamenti. Ecco cosa cambia, dal mio punto di vista tra l’europeo e il mondiale.”
Sei cresciuto molto durante questi tre anni in Moto2. Ci potresti spiegare meglio come è avvenuto questo processo?
“Credo di aver fatto un gran lavoro di miglioramento e crescita in bene o male ogni aspetto relativo alla pista negli ultimi 12 mesi per provare a essere il più veloce possibile e mettere insieme il giro perfetto in ogni pista costantemente. A essere sincero, in ogni gara, in ogni parte della stagione, pongo la mia attenzione sull’evento immediatamente successivo, in modo da non andare troppo avanti con la testa, anche perché in Moto2 essere sul pezzo è fondamentale. Quest’anno ho fatto dei grandi passi avanti. La costanza è migliorata parecchio e mi sento molto meglio sulla moto. Mi sento di un altro livello rispetto al passato.”
Per quanto riguarda gli obiettivi, invece, cosa ti eri prefissato di fare a inizio anno? Pensi di star rispettando i tuoi piani?
“Voglio lottare per il titolo quest’anno. Certo, sono stato un po’ sfortunato in alcuni momenti, ma, in fin dei conti, anche questo fa parte delle gare. Dobbiamo tutti dare il massimo in fondo, no? Il mio obiettivo è mettere pressione agli altri piloti in lotta per il titolo, recuperando punti per cercare di essere in lizza per il mondiale fino alla fine.”
Corri con Intact oramai da quattro anni. Come ti trovi con il team?
“Ho un bellissimo rapporto con loro. Non mi sono mai sentito come un semplice ‘dipendente’ e sarei shockato se qualcuno in questa squadra si sentisse così. Certo, siamo qua per lavorare al meglio delle nostre possibilità, ma l’ambiente è familiare. Ho un ottimo rapporto sia con Jurgen (Lingg n.d.r.) che con Stefan (Keckeisen n.d.r.). Non mi ci è voluto del tempo per adattarmi qui in Intact GP. Sono subito andato d’accordo con tutti. Per me, stare qui è diventato così naturale da non avere idea di come sia qualsiasi altro posto, ed è una cosa positiva, visto che sentirsi a proprio agio a questi livelli è davvero importante.”
Nel 2022 hai preso parte ad alcune gare nella Superbike australiana. L’hai fatto per crescere e per acquisire delle soft skill o c’è sotto altro?
“Certo, è stata una nuova esperienza su una nuova moto, che quindi mi ha fornito la possibilità di fare un’esperienza diversa, ma quelle gare che ho fatto con Honda sono state corse principalmente perché mio papà, quando ero ancora un ragazzino, era un rappresentante di vendita di Honda Australia, quindi, quando portava a casa dei poster dagli eventi a cui andava erano dello stesso team con cui ho corso 7 anni più tardi. Semplicemente, era qualcosa che mi sarebbe piaciuto fare se ci fosse stata l’occasione. Quando ero piccolo andavo a vedere il team Honda, e quando ho visto alcuni meccanici ancora lì da quell’epoca mi sono meravigliato. Certo, è stato molto figo, ma non credo che questa esperienza sia stata molto importante per quanto riguarda la mia crescita o la mia carriera.”
Il 2027 sarà un anno nuovo per te. Come ti senti a riguardo?
“Sono entusiasta. Vedremo cosà accadrà, ma tutto sembra promettere più che bene.”
Siamo giunti alla fine del nostro tempo insieme, quindi ti pongo l’ultima domanda. Qual è il tuo sogno nel cassetto?
“Per raggiungere l’appagamento definitivo vorrei fare al meglio delle mie possibilità tutto ciò che la vita mi metterà davanti. Non mi importa molto se le statistiche siano positive o meno, basta che io sia soddisfatto e appagato, e questo vale per ogni aspetto della mia vita. In questo momento, vorrei raggiungere la MotoGP e diventare campione del mondo, il resto verrà dopo. Per riassumere, come in tutto ciò che mi è accaduto finora, finché so di aver dato il massimo, sto bene con me stesso, e, in questo caso, credo che diventare campione del mondo di MotoGP sia ciò che mi può rendere fiero di me stesso.”
Ringraziamo Senna per averci dedicato il suo tempo e Karina di Intact GP per aver reso possibile lo svolgimento di questa intervista.
Media: Intact GP
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