Blog | Il vero ricordo di Michael è di chi lo ha conosciuto e capito davvero

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 4 Settembre 2026 - 11:45
Tempo di lettura: 3 minuti
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Blog | Il vero ricordo di Michael è di chi lo ha conosciuto e capito davvero
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Nella settimana del ricordo di Monza tante testimonianze e anche qualche dietrofront

Per una volta tanto qualcuno si ricorda di Schumacher, mi viene da dire. Dopo che il venticinquesimo anniversario di Suzuka è stato fondamentalmente ignorato dalla F1 e dalla stessa Ferrari, per il trentennale della prima vittoria a Monza (e ventennale dell’ultima) si è finalmente scelto di fare qualcosa. Dico finalmente perché, e con gli anni ho avuto parecchie conferme, Michael Schumacher resta a prescindere una sorta di cattivo della F1 per buona parte dell’opinione pubblica. Cosa in parte comprensibile e, in parte, decisamente ipocrita.

Non dimentico certo (sono abituato a non farlo) quando Hamilton, in questi giorni il primo tifoso di Michael, raccontava come i suoi mondiali fossero puliti in confronto a quelli made in Germania e come non avesse avuto bisogno di fare scorrettezze nella sua carriera. Chissà, magari avrà fatto pace con se stesso, ma non sono abituato a credere troppo a chi cambia idea così repentinamente e, puntualmente, in occasione pubblica nella quale si deve essere molto politically correct. E spero che anche Rubens, che per anni non è stato tenerissimo con la sua avventura in Ferrari e le preferenze interne, abbia fatto un po’ i conti con il passato.

La realtà è che Michael è stato sulle palle a gran parte del Paddock. Perché non era un personaggio mediatico allora (e figuriamoci oggi come sarebbe visto), perché non cercava di lisciarsi i media e, anzi, si teneva a debita distanza a parte qualche rarissima eccezione. Dopo ormai oltre tre lustri credo di averne capiti pienamente i motivi. In un Paddock prevalentemente inglese, un tedesco che affidava ad un registratore le sue dichiarazioni non poteva risultare simpatico.

Semplicemente, aveva capito di chi poteva e di chi non poteva fidarsi, con la stessa velocità che aveva in pista. Da qui la differenza, in termini di considerazione pubblica, con un Senna che i media li usava eccome, avendo capito che avrebbe potuto ottenere una sorta di vantaggio psicologico nei confronti dell’avversario di turno, Prost soprattutto. E, infatti, il ricordo di Senna per tutto il 2024, a trent’anni dalla morte, ha raggiunto picchi di esagerazioni come pochi se ne sono visti. Nota a margine, nel caso di Ayrton le scorrettezze in pista passano sempre per vendette giustificate da moralità varie e dalla fede nel Signore, argomenti che Michael si è sempre tenuto ben lontano dall’affrontare. In questo, a Magic va riconosciuto che a livello di orazione è sempre stato furbescamente una marcia avanti a tutti. La cosa che faceva ridere, due anni fa, era sentire le stesse persone lamentarsi per le scorrettezze di Verstappen e piangere lacrime (spesso discutibili) per Ayrton.

Tornando a Michael, se a gran parte del Paddock e ancora oggi a molta gente resta indigesto, fortunatamente c’è chi lo ha conosciuto davvero a custodirne le memorie migliori. I suoi uomini, quelli che hanno lavorato con lui, a stretto contatto per anni, in questi giorni ne parlano quasi con gli occhi lucidi, raccontandolo per quello che è stato con le persone che per lui contavano davvero. La Ferrari era la sua famiglia e così erano i suoi meccanici, dal primo all’ultimo. Quando, l’anno scorso, ho parlato con diverse persone per lo speciale su Suzuka, ho sentito voci quasi in difficoltà in alcuni momenti. A così tanti anni di distanza commuoversi ancora significa qualcosa di profondo e indimenticabile.

In ogni caso, ben venga un ricordo come quello di questa settimana. La Ferrari non sarà proprio simile a quella del 1996 (anche se i fonte dei numeri e il colore si sarebbero potuti replicare, opinione personale), ma far girare per una buona volta tra il “nuovo pubblico” il nome di chi comunque ha vinto sette mondiali non fa male. E sono contento che, con Mick impegnato a Laguna Seca per l’ultimo weekend della IndyCar, sia stato chiamato Sebastian Vettel per un giro d’onore con la F2002. Credo sia l’unico pilota, tolti i componenti della famiglia, che meriti di portare in pista una monoposto di chi poteva considerare davvero amico e idolo d’infanzia. Con buona pace di chi cambia idea in base alle occasioni.

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