NASCAR | Cup Series, Indianapolis 2026: Corey Heim conquista anche la Brickyard 400!

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Pubblicato il 28 Luglio 2026 - 11:00
Tempo di lettura: 17 minuti
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NASCAR | Cup Series, Indianapolis 2026: Corey Heim conquista anche la Brickyard 400!
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Sorpassi difficili a Indianapolis, si gioca tutto di strategia e ripartenze: Heim è il migliore in entrambi i casi e vince la seconda gara in poche settimane

E pensare che fino a venerdì mattina Corey Heim non aveva mai disputato un giro competitivo all’Indianapolis Motor Speedway. Invece, il giovane talento di casa 23XI Racing lascia il catino più famoso al mondo col premio del vincitore della Brickyard 400, uno dei più prestigiosi di tutto il calendario. Le classiche monumento, per usare un termine molto ciclistico nel giorno della chiusura del Tour de France, sono fatte così, a volte ci provi 18 volte ma esci sempre a mani vuote (il riferimento ovviamente è per Denny Hamlin che non ha chiuso nemmeno questa stagione il grande slam, e qui si passa al tennis), a volte trionfi alla prima occasione.

Esce da Indianapolis col sorriso anche Todd Gilliland, vincitore inaspettato dell’In-Season Challenge, più per grazia ricevuta (Nemechek che centra clamorosamente Blaney ad una ripartenza) che per quanto dimostrato nelle 400 miglia nel complesso.

La gara

La NASCAR arriva a Indianapolis per chiudere i primi cinque mesi abbondanti di attività e prendersi un weekend di riposo. La pausa coincide anche con la finale dell’In-Season Challenge fra il favorito Ryan Blaney, che gioca in casa sulla pista di proprietà di Roger Penske, e la sorpresa Todd Gilliland, arrivato in finale avendo la meglio di molti big sfruttando al meglio le occasioni presentatesi.

Fra i temi della settimana (tralasciando le inutili discussioni da social che hanno – onestamente – avvelenato il weekend su molteplici fronti) arriva una notizia bomba: Alex Bowman annuncia sì il rinnovo del contratto per il 2027, ma anche il ritiro dall’attività a tempo pieno al termine della prossima stagione con l’obiettivo di dedicarsi anche ad altro nella vita, fiaccata negli ultimi mesi da due infortuni non di poco conto. Mentre già si vocifera sulla voce del possibile sostituto (Connor Zilisch dato in vantaggio su Corey Day), Hendrick Motorsports come lo ringrazia? Prima Jeff Gordon pensa solamente alla mostra dedicata a lui (e aperta praticamente in contemporanea) all’IMS, poi Rick Hendrick autorizza Jimmie Johnson a correre la sua prossima – e ultima – Daytona 500 con lo storico #48 anche se sarà messo su una Toyota di Legacy MC. Ad essere onesti, Bowman meritava un po’ più di rispetto, non solo in questo frangente.

Venerdì è giornata dedicata interamente ad una sessione di libere da 50′ (così come avverrà per ogni gara dal New Hampshire in poi, notizia ufficializzata in settimana) dato che la Goodyear ha portato una nuova mescola di pneumatici, testata a inizio luglio da Chastain, Preece e Nemechek. I risultati non saranno esaltanti.

Nella sessione di libere, in cui da notare c’è solo una toccata a muro di Wallace, una foratura proprio per Preece e problemi elettrici per Cindric, il miglior tempo (49.043″) va a Christopher Bell davanti a Nemechek, Gibbs, Jones ed Hamlin, dunque Toyota già scatenate.

Sabato è tempo di qualifiche per le 39 auto iscritte (le Open sono la #62 di Casey Mears, la #67 di Corey Heim e la #78 di Daniel Dye) e la pole position, stavolta senza beffa finale da parte della #11, va ad uno scatenato Carson Hocevar (48.232″) che batte di circa mezzo decimo il compagno di squadra Daniel Suárez, poi Reddick, Gibbs, Hamlin, McDowell, Heim, Bowman, Allmendinger e Larson. Qualche voce maligna, pensando alla causa in corso per la spy story di Chris Gabehart passato a Spire, dice sommessamente: “Nelle prime sette posizioni ci sono sette auto con assetti JGR…”

Domenica è una bella giornata di sole e il caldo maggiore rispetto ai giorni precedenti scombinerà solo in minima parte l’assetto delle vetture. Come di consueto, 160 giri in programma (50+50+60) per 400 miglia, pieno da circa 40 giri e ben 11 set di gomme a disposizione perché i problemi dell’edizione 2008 rimangono comunque un tarlo presente nella testa di molti. Nessun problema ai controlli tecnici, né imprevisti, dunque nessuna retrocessione in fondo alla griglia.

Alla bandiera verde Hocevar scatta bene e Reddick prova a seguirlo dall’interno, tuttavia dopo curva1 Suárez sfrutta l’accelerazione e si rimette al secondo posto. I tre vanno subito in fuga sulla coppia Hamlin-Gibbs con Heim, Larson, McDowell, Bowman e Allmendinger in top10.

E, sostanzialmente, il primo stint finisce qua. Malgrado la nuova mescola (parziale), Indianapolis si conferma anche quest’anno una pista in cui sorpassare non si dimostra difficile, ma addirittura quasi impossibile. Impossibile riprendere del tutto le vetture davanti malgrado la scia, poi il muro d’aria fa il resto. Quindi, come previsto, la Brickyard 400 diventa nuovamente una battaglia fatta di track position e strategia.

Da notare nelle prime fasi c’è Blaney (qualificatosi 13°) impegnato nella lotta con Briscoe e soprattutto su un Jones che già al secondo giro soffre di sottosterzo e rischia grosso in curva2 e che verrà infilato alla piega successiva da Byron. Al secondo giro Hocevar piazza un notevole 49.855″ che sarà destinato a lungo a rimanere giro più veloce e al passaggio successivo ha già 2.5″ su un Suárez che sta tenendo a bada un Reddick che pian piano si staccherà.

Al quarto giro Gibbs tocca leggermente il muro in curva4, ma non subisce danni mentre, in un replay, si nota come al via sul backstretch Wallace (quasi dal fondo, dato che era 29° al via) ha rischiato grosso pizzicando l’erba per evitare auto più lente. Il primo a pagare una crisi di assetto (o una foratura lenta non confermata) è Austin Dillon che dal decimo giro in poi crolla letteralmente con una vettura inguidabile per il sovrasterzo. La #3 perde almeno una decina di posizioni fino a scivolare in coda e andare ai box al giro 18.

Uno dei migliori nella prima fase è Byron che, col sorpasso su Briscoe al giro 15, ha guadagnato cinque posizioni dal via ed ora è 13°. Elliott, invece, fin dalle libere non ci ha capito di assetto col crew chief, una #9 inguidabile e al 24° posto deve addirittura bloccare duro van Gisbergen verso curva1 per difendere la posizione; al giro 22 anche Chase si arrenderà andando ai box per cercare una svolta.

Dal 20° giro Hocevar perde velocità e gli inseguitori si avvicinano ricompattando per quanto possibile il gruppo di testa. Fra i pochi sorpassi, quello di Berry su Bell sempre fuori dalla top20 e la sosta anticipata anche per Ty Dillon (per lui anche penalità per pit exit irregolare) e Ware. A metà stage (giro 25) Hocevar guida con 0.6″ su Suárez, 2.2″ su Reddick, 3.1″ su Hamlin, 3.4″ su Gibbs, e via via gli altri fino a Bowman, appena passato da Allmendinger a circa 10″.

Poi, iniziano le strategie e il gruppo si spacca in sintesi fra chi vuole seguire la tattica delle quattro soste (quindi a spanne stint di 32 giri, ma che viene anticipato ora visto il piccolo giro di boa) e chi quella dei tre pit che ignora completamente (o quasi) le stage e punta alle soste ai giri 40, 80 e 120 all’esaurimento del pieno. Il primo ad andare ai box ai -24 è Briscoe seguito al passaggio successivo da Byron, ai -22 è la volta di Larson. Il rischio, ovviamente, è quello di venire intrappolato fra i doppiati, tuttavia Kyle esce proprio davanti ad Hocevar e a pista libera gira 1.5″ meglio della #77.

Ai -20 Gibbs è il primo dei leader a pittare (con Stenhouse) mentre il leader deve vedersela con i doppiaggi di Dye e Mears; la notizia in questo momento è che l’undercut ha messo Larson davanti alla #54. Ai -19 si fermano McDowell e Allmendinger, ma al passaggio successivo (ai -18, dunque esattamente al citato giro 32) è la volta di Hocevar.

Carson ormai era stato ripreso del tutto dagli inseguitori e Suárez viene quasi sorpreso dal pit del compagno di squadra, al punto che deve andare in difesa su Reddick che lo attacca all’esterno. I due viaggiano affiancati dal traguardo fino a curva2 dove Daniel resiste e a far cedere Tyler ci pensa Byron che è arrivato di slancio per sdoppiarsi. Al termine dello stesso giro anche il messicano va ai box a ruote fumanti rischiando uno speeding.

Intanto, ad approfittare della manovra mancata della #45 è Hamlin che passa Hamlin e si porta dunque al comando mentre il leader virtuale, e non di poco, non è più Hocevar (che ha fatto il pieno, come a pensare già di cambiare strategia e si è fermato più a lungo) bensì Larson che ha 3″ su Carson e 1″ su Gibbs. Proseguono le soste: ai -15 è la volta di Gragson, ai -13 di Herbst e van Gisbergen, ai -12 Keselowski, ai -11 il gruppo di Bowman, Custer e Buescher con Chastain e Zilisch.

Ai -10 pitta Denny Hamlin, dunque esattamente al giro 40 e pure lui si mantiene in media inglese insieme a Gilliland che lamenta una cronica mancanza di grip. Reddick lo segue al giro successivo con Blaney, Bell (loose), Preece e Wallace. Ai -8 pittano Jones, Logano e Smith, ai -7 Nemechek, Berry e Cindric.

Manca praticamente solo una auto all’appello ed è quella di colui che è passato al comando, ovvero Corey Heim che sta per completare ben 44 giri con un pieno. La #67 imbocca la corsia dei box e al passaggio dei -6 è destinata a passare effettivamente la leadership della gara a Larson con circa 1.4″ su Gibbs, 2.4″ su Hocevar, 4.5″ su Suárez, 9.5″ su McDowell, 9.7″ su Byron, 10.7″ su Hamlin e ben 14.3″ su Reddick. Larson, tuttavia, non prenderà mai il comando: in curva3 la posteriore sinistra cede e Kyle finisce a muro. Per Larson gara finita, ancora una volta, all’ultimo posto. Lucky dog per Austin Dillon che si salva dopo i guai iniziali.

La nuova top10 vede dunque Gibbs al comando su Hocevar, Suárez, Heim (che ringrazia la bandiera gialla arrivata mentre era in pit lane), McDowell, Byron, Hamlin, Reddick, Briscoe e Allmendinger, ma AJ decide di anticipare il break con Elliott, Stenhouse, Chastain, SVG, Gilliland (lunga sosta per sistemare l’assetto), Gragson (che sta facendo delle inutili scaramucce sotto caution con Zilisch, ancora più inutili quando si capisce il motivo per cui Noah si è innervosito al punto che in molti iniziano a dubitare della lucidità al volante di Gragson) e Hill.

Si va ad uno sprint di un giro e Gibbs scatta bene all’interno a differenza del tandem Spire, al punto che Ty viene seguito da Heim e pure da McDowell in curva2 a beffare i compagni di squadra sulla spinta di Hamlin. Gibbs vince la prima stage davanti ad Heim, McDowell, Hocevar, Byron, Hamlin, Suárez, Briscoe, Buescher e Reddick. Lucky dog per Ty Dillon, pure lui graziato dalle caution dopo la penalità, a lasciare a -1 i soli Ware, Mears e Dye.

Al break poche soste, infatti come detto chi è sulle tre soste prosegue a testa bassa. Si fermano solo Briscoe (loose), Byron, Chastain, Preece e ancora Gilliland e A.Dillon. Le lunghe soste di Todd cominciano a far venire un sospetto: “e se la #34 sia talmente messa male che alla fine per Blaney arriverà il consueto colpo di sfortuna a metterlo ko e fargli perdere il milione di dollari?” Dietro alla pace car, intanto, van Gisbergen ha un problema al volante e mentre lo stacca e riattacca sul piantone finisce brevemente sull’erba.

Ripartenza al giro 55 (dunque a -45 nella seconda stage) con i nuovi ingressi in top10 di Keselowski e Bowman. McDowell spinge bene un Gibbs che deve tirare forte sulla sua strategia a quattro pit e infatti forzerà il ritmo come Hocevar qualche decina di minuti prima. Michael trova la svolta della sua gara infilando Heim e si mette sul ritmo della #54 dovendo seguire lo stesso piano. Corey può aspettare invece, addirittura è quello che può andare più lungo di tutti. E anche questo stint è finito qua con Gibbs davanti a McDowell, Heim, Hocevar, Hamlin, Buescher, Reddick, Custer, Keselowski e Suárez.

Da notare nel gruppo qualche mossa, come il sorpasso di Logano su Blaney in curva4 e il 3-wide sulla brickyard fra Wallace, Cindric e Allmendinger. Gragson rischia di finire a muro mentre Jones cerca di riprendersi col sorpasso su Herbst.

Ai -40 piccolo colpo di scena: Elliott rallenta con la posteriore destra forata e torna ai box. Ancora più sorprendente è il motivo: anche in questa gara la combinazione pilota-spotter crea casini in casa Hendrick e in uscita di curva2 Chase praticamente si gira sul muso dell’incolpevole Stenhouse e si appoggia pesantemente al muro. La #9 torna ai box, poi dopo un controllo per Elliott è inevitabile il passaggio nel garage per riparare il tirante della convergenza. Chase tornerà in pista, ma chiuderà la gara al 37° posto staccato di 41 giri.

La lunga pausa favorisce chi è sulle quattro soste perché può migrare più facilmente (come nel caso di Hocevar) verso i tre pit. La media inglese direbbe per i primi la seconda sosta al giro 64 contro l’80 degli altri, ma a metà del guado (giro 72, dunque ai -28) nessuno si è ancora fermato. In questo momento Gibbs guida con 3.2″ su McDowell, 3.6″ su Heim, 4.1″ su Hocevar, 4.3″ su Hamlin, 4.7″ su Buescher, 5.3″ su Reddick, 6.0″ su Custer, 6.4″ su Keselowski e 6.9″ su Suárez.

Il primo ad andare ai box è proprio il messicano ai -27 (e anche lui allunga il pit come a voler cambiare tattica) seguito al giro successivo da McDowell. Gibbs si ferma esattamente a metà stage lasciando pista libera ad Heim che al primo giro senza traffico guadagna tre decimi secchi ad un Hocevar pressato da Hamlin. Anche per Ty c’è il pieno fino all’orlo, tuttavia esce lo stesso davanti a McDowell ed è pure a pieni giri a differenza di Michael. Ai -24 pitta T.Dillon seguito ai -23 da Jones.

Mentre Heim se ne va, ai -20 si entra nella zona sosta per i nuovi leader. Ma non è ancora il momento: ai -19 pitta Zilisch, ai -18 è la volta di Hocevar e Buescher con Hamlin che, dunque, ha pure lui pista libera. Carson con un nuovo pieno completa il cambio di tattica. Il problema per la #77 è l’uscita dai box, infatti esce ampiamente dietro a Gibbs, ma soprattutto dietro ad Heim.

Per Hocevar ovviamente questo è un problema, già vorrebbe pista libera per riprendere Ty, poi si trova dietro all’acerrimo rivale (sì, l’acrimonia nata a Phoenix nel finale dei Truck 2023 non si è mai risolta, né forse si risolverà mai). Carson prova a sdoppiarsi di slancio, ma si deve riaccodare. Hamlin, intanto, si ferma ai -16 e, non inquadrato, c’è qualcosa che (pare) innervosisca ancora di più Hocevar. A suo dire, infatti, Heim rallenta per non finire davanti al proprio titolare e così Hamlin si trova aria fresca a differenza di Carson. Ma si va avanti, per ora.

Seguono i pit di Keselowski ai -15, poi ai -13 quelli di Bowman, Herbst, Byron e Allmendinger, ai -12 Custer, ai -11 Reddick e Smith. Dopo qualche giro di insistenza, intanto, Hocevar lascia andare Heim per non surriscaldare troppo le gomme. Ai -10 box per il tandem Logano-Blaney con Bell, Wallace, SVG e Stenhouse. Per la leadership virtuale, invece, Hamlin ha ripreso Gibbs.

Dopo la sosta di Hill ai -9, ai -8 è la volta di Heim e Hocevar fa capire di non aver preso bene le manovre di Corey e, mentre la #67 sta entrando in pit lane, Carson fa come un side draft alla Toyota e passandole di fianco espone in maniera chiara il dito medio.

Mancano poche auto ormai, solo quelle che avevano rabboccato al break e che, non notate, forse erano andate in fuel saving fin dal principio. Nemechek pitta ai -7, ai -6 tocca a Berry, Cindric e Gragson, ai -5 Briscoe e A.Dillon, ai -4 Preece, tuttavia mentre Ryan è in pit lane una nuova caution sul finale di stage. Dye ha perso il controllo in curva3 (per lui niente foratura) ed è finito a muro. Ritiro per la #78, lucky dog per Gragson.

A beneficiare della bandiera gialla più che Chastain e Gilliland che non si erano ancora fermati è, un po’ come Heim nella prima stage, Preece che esce dai box sotto caution in top10. Ross e Todd salvano abbastanza benzina per gestire il finale dietro la pace car. Chastain vince la seconda stage davanti a Gilliland, Gibbs, Hamlin, Heim, Hocevar, Preece, McDowell, Jones e Suárez. Fra i doppiati rimangono ora solo A.Dillon a -1 (che prenderà la wave around) e la coppia Ware-Mears a -2.

Al break, oltre a Ross e Todd, pittano anche Zilisch, Allmendinger, T.Dillon ed Hill, poi si riparte al giro 105 (dunque ai -56, circa a -16 dall’apertura dalla finestra per l’ultima sosta) con Gibbs al comando (ma fuori sequenza) su Hamlin, Heim, Hocevar, Preece, McDowell, Jones, Suárez, Buescher e Reddick.

Gibbs scatta bene, Hamlin si fa vedere ma Ty copre e scappa via lasciando Denny a lottare con Heim così come Hocevar con Preece, tuttavia Carson si tiene dietro Ryan alla South Chute. Hocevar si lancia così all’inseguimento di Heim che riesce a coprire in curva3 e mantenere la posizione. La gara di Blaney cambia qui, dato che alla ripartenza perde più di qualche posizione e finisce nella pancia del gruppo.

Vanno via Gibbs, Hamlin, Heim ed Hocevar, poi più staccato Preece che non fatica a tenere a distanza McDowell, Jones, Suárez, Buescher e Keselowski. Chastain, malgrado gomme fresche, non solo non recupera, ma pure perde terreno in coda. La situazione rimane calma e senza scossoni fino ai -48, quando un detrito in pista provoca una nuova caution; lucky dog per Mears.

Il piano tattico cambia completamente: infatti, con un pochino di fuel saving, facendo il pieno ora si può andare fino alla bandiera a scacchi, forse rischiando in caso di overtime. Il problema, però, è che chi era sulle quattro soste deve fare un rifornimento molto più lungo di chi era sui tre pit e col gruppo compattato si perderebbero molte più posizioni.

Succede proprio questo, unito al fatto che molti dei big decidono pure di cambiare sole due gomme. Heim (che deve mettere meno carburante di tutti) balza al comando davanti ad Hamlin, Logano, Bell, Briscoe, Reddick, Keselowski, Buescher, Preece (suicidio tattico dato che dovrebbe rifornire ancora meno di Corey, ma il muretto decide per quattro gomme), Bowman e Berry (che tocca leggermente Wallace il quale finisce storto nello stallo e colpisce anche i suoi meccanici), Hocevar invece scende al 12° posto con un pit completo ed esce qui dalla lotta per la vittoria. Seguono poi Blaney, Gibbs, Smith, Nemechek, Cindric, Custer, SVG, Suárez e Gilliland.

Dopo i rabbocchi di Stenhouse, Herbst, A.Dillon e Wallace, bandiera verde ai -41, bandiera gialla ai -41. L’incidente è un effetto farfalla che inizia in curva1 e arriva all’epilogo in curva3. Hamlin dall’esterno scatta meglio di Heim che viene per un attimo attaccato da Logano in 3-wide. Joey infila il muso esattamente come successo 10 anni fa a Homestead con Carl Edwards. Allora in palio c’era un titolo e forse 15 giri al traguardo, adesso ci sono ancora 15 gare al gran finale sempre a Miami e quindi verso curva1 Logano alza leggermente il piede e si riaccoda, anche se perde la posizione da Bell.

Il rallentamento della #22 innesca un rallentamento a catena da curva2 (in cui c’è anche un bump di Reddick su Keselowski che manda largo Brad) verso il backstretch in cui il plotone si comprime e si allunga su varie corsie disorganizzate. In curva3 Bowman è all’interno, Blaney all’esterno e sta per portarsi al fianco della #48 quando viene letteralmente centrata da un divebomb assolutamente incomprensibile di Nemechek. Ryan si gira e si appoggia al muro col muso sul lato destro dopo un 360°.

Dietro un parapiglia in cui finiscono anche – chi più, chi meno – Chastain, Allmendinger, Hill, Herbst, Mears e (ovviamente) Zilisch. E chi ha la peggio? Proprio Connor che riceve una botta sul muso, all’apparenza quasi innocua e invece Connor è costretto all’ennesimo ritiro senza colpa insieme a Herbst, Mears e Hill (che stavolta non parte 33° e arriva 33° sulla #33 come a North Wilkesboro, bensì è partito 33° e arriva 32°). La piroetta di Blaney sul momento non sembra aver causato tanti danni, ma tornando ai box si notano sospensione e splitter danneggiati. La #12 viene riparata e riprende la corsa a pieni giri (come Ware dopo il lucky dog) fra mille incognite. Intanto, come da pensiero iniziale, Gilliland prosegue indenne e mette una mano sul milione di dollari.

Dopo la pulizia della pista (che facilita il fuel saving, infatti la benzina non sarà più un tema), si riparte ai -34 con Hamlin passato al comando (e alla caccia dell’unica classica monumento che gli manca in bacheca) davanti ad Heim, Bell, Logano, Briscoe, Reddick, Keselowski, Preece, Berry ed Hocevar.

E, a questa ripartenza, i ruoli si scambiano completamente. Stavolta è Heim a ripartire meglio, a smarcarsi non è Logano bensì Briscoe che ostacola – ovviamente involontariamente – la fila della #11 che sul momento non molla, dopo curva2 però rimbalza e viene passato da Heim all’inizio del rettilineo opposto. Denny sul backstretch tenta un blocco su Logano all’interno, ma di slancio è arrivato Bell all’esterno e la #11 perde altre due posizioni, infine ad approfittarne è anche lo stesso Briscoe che passa Hamlin in curva1 al giro successivo.

E la gara, praticamente, finisce qui. La classifica dopo la ripartenza vede Heim al comando su Bell, Logano, Briscoe, Hamlin, Keselowski, Berry, Preece, Reddick e Buescher, l’unica differenza al traguardo 32 giri più tardi sarà la piccola rimonta di Hocevar dal 12° al nono posto ai danni di Reddick, Buescher e Gibbs. I sorpassi sono quasi impossibili, come detto a inizio gara, dunque si vive più dell’attesa che altro avvenga.

Il più irrequieto all’inizio è ovviamente Hamlin che sente l’occasione buona scivolarsi dalle dita, cerca un qualche aiuto da Briscoe via radio per tornare su, ma a questo punto di soluzioni pratiche (o di amici) non ce ne sono più, anche perché pure Chase vorrebbe vincere la gara di casa. Il problema di Denny è che la #19 non ha il passo di chi è davanti e lentamente si staccherà inesorabilmente. A lottare per la vittoria rimangono Heim e Bell mentre Logano sembra pure lui al gancio ed in breve tempo perde 2″ dai leader.

L’attenzione è anche in coda: dopo la ripartenza Gilliland è 23°, Blaney invece 29° dopo aver passato A.Dillon. Ryan, dopo aver verificato la vettura, capisce che la #12 nonostante tutto ne ha ancora e inizia a recuperare posizioni mentre Todd ne perde una a vantaggio di Byron. Blaney scavalca in sequenza T.Dillon, Wallace probabilmente non ostacola l’amico, infine anche Jones e così fra la #34 e la #12 c’è per gli ultimi 25 giri un secondo di ritardo ed il solo Allmendinger in mezzo. Ryan avrebbe un estremo bisogno di passare immediatamente AJ, ma il sorpasso non ci sarà mai (e chissà se forse c’è stato anche un solo attacco). Senza altri imprevisti, l’In-Season Challenge si decide così, incredibilmente, a vantaggio di Todd Gilliland.

Davanti, intanto, Heim sta forzando e ai -32 ha addirittura firmato il giro più veloce e con un 49.554″ clamoroso abbassa di tre decimi esatti il limite fissato in apertura da Hocevar. Bell, però, rimane lì a circa 4-5 decimi di ritardo e dai box gli dicono che la #67 è leggermente loose, lo incoraggiano a rimanere lì e aspettare l’evoluzione del da farsi. Ai -25, dopo aver accumulato 2.7″ di ritardo, persino Logano inizia a invertire la tendenza e recupera terreno alle Toyota.

Bell, nel frattempo, ha iniziato un lento elastico, quando prende la scia torna sotto a circa 2-3 decimi, poi i disturbi aerodinamici lo riportano a 4-5 e così via a cicli di un paio di giri. Logano, invece, rosicchia ancora con il ricongiungimento che si completa praticamente ai -15. Ma, anche lui, non può nulla contro l’aerodinamica. Bell oscilla così fra la #67 e la #22 senza mai rischiare la posizione.

Dai -8 in poi Heim diventa sempre più loose, ma tiene il controllo della vettura. Il primo vero scivolamento arriva ai -3 in curva1 e qui Bell si fa davvero sotto, Corey perde la corda anche in curva4 e a cinque miglia dal traguardo è costretto a coprire l’interno verso curva1. Qui è Bell che perde il muso nella scia della #67 e, in sintesi, si ritorna allo status quo di un paio di giri prima. L’ultimo giro non vede grossi movimenti e allora per Corey è il momento di un incredibile trionfo.

Corey Heim sbanca Indianapolis alla prima occasione utile e diventa il primo pilota part time dal 1987 (Davey Allison e Tim Richmond) a vincere più di una gara della stessa stagione. La #67 sul traguardo precede Bell (+0.28″), Logano (+0.97″), Briscoe (+5.7″), Hamlin (+6.1″), Keselowski (+6.8″), Berry (+7.5″), Preece (+8.4″), Hocevar (+9.0″) e Reddick (+10.3″). Gibbs 12° ma diventa matematicamente il quarto qualificato alla Chase, Suárez 17°, McDowell 18°, Gilliland 24°, Blaney 26°.

I risultati odierni

La classifica della “Brickyard 400”

La classifica generale

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Immagine: Media NASCAR

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