Il principino inglese pensa, ancora una volta, ai suoi interessi dimenticandosi il suo ruolo. Che senso ha averlo a capo della GPDA?
Viso pulito, portamento da principino, stile elegante e dialogo fluente. George Russell è, apparentemente, il perfetto modello di rappresentante per un’associazione, una proloco, un qualsiasi gruppo organizzato. Sarebbe anche un perfetto politico, in effetti. “Apparentemente” è la parola chiave della questione: perché, dietro questo savoir faire da lord inglese, si nasconde una verità che, puntualmente, viene a galla ogni qual volta accade qualcosa di pertinenza di chi guida l’associazione dei piloti. Ed è una verità diversa dall’immagine che Russell ostenta. Mai come ieri, infatti, l’inglese ha dimostrato di essere solo e soltanto il sindacalista di se stesso.
Come un Batman che picchia solo quando un criminale tocca casa sua fregandosene di Gotham, come un Uomo Ragno che mette nella ragnatela solo chi gli sta sulle palle, George Russell sta alla guida della GPDA come Genny Cardinale a quella del Milan: un insulto all’intelligenza. Possiamo disquisire ore sulla scaltrezza e la furbizia di ieri, nell’alzare il piede quel tanto che basta a perdere 15 km/h scarsi con Verstappen a muro e ancora in macchina. Tutto vero e tutto fedele a quello che dice un regolamento scritto, come spesso capita, con i piedi.
Ma se c’è un pilota tra i 22 in griglia (insieme a Sainz) che deve assumersi la responsabilità di dare l’esempio nei confronti dei colleghi, questo è proprio Russell. E se, oltre a fregarsene di ciò che succede al Verstappen di turno, poi si apre via radio facendo il santarello per giustificare la sua furbizia, significa solo e soltanto una cosa, che non è degno di essere a capo dell’associazione che offende ogni volta che si rende protagonista di azioni come queste. Perché puntualmente, ieri, è stato l’unico pilota a farsi i fatti suoi facendo passare per cretini i colleghi, dal suo compagno Antonelli in poi.
Spiace perché, al di là di questo inizio stagione da gambero, sono convinto che Russell sia uno dei migliori piloti in griglia. Però è insostenibile l’ipocrisia che mostra praticamente ogni volta in cui è coinvolto in situazioni controverse. E mi sorprende come nessuno si sia posto delle domande quando ha mentito spudoratamente ai commissari in Qatar su Verstappen o quando gli ha frenato in faccia con la Safety Car in Canada per farsi sorpassare e, anche lì, aprirsi via radio per punirlo; dimostrando, oltretutto, di non conoscere il regolamento.
Se il suo modo di correre è questo, ovvero fare l’opportunista sempre e comunque, nessun problema: non sarà né il primo né l’ultimo caso in F1. Ma che abbia, per lo meno, la decenza di fare un passo indietro dalla GPDA, perché evidentemente non può rappresentare tutta la banda. Se c’è da scegliere tra chi dice le cose in faccia a costo di sembrare scortese e chi mente passando sopra l’etica, per quanto mi riguarda la decisione è molto semplice. Niente mi toglie dalla testa che a parti invertite, con Verstappen in pole e Russell a muro, ancora stamattina George avrebbe smosso mari e monti per chiedere giustizia e condannare il collega, reo di aver tratto vantaggio fregandosene della sicurezza. E non si tratta solo una supposizione, sarebbe semplicemente un nuovo capitolo del personalissimo libro di Russell: “Faccia di bronzo, ma sempre con fare da Lord”.
Immagine di copertina: Media Mercedes
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