Un incidente elimina i favoriti van Gisbergen e Zilisch. Nel finale di San Diego emergono (ancora) le Toyota di 23XI, Reddick sbaglia e regala la prima vittoria in carriera a Corey Heim
L’orologio ha suonato decisamente in anticipo a San Diego, per ben due volte. La prima è stata come un orologio collegato ad un detonatore, Austin Hill ha commesso un errore ed ha innescato l’incidente che ha eliminato dalla corsa due dei favoriti principali, ovvero Shane van Gisbergen e Connor Zilisch (ancora sfortunatissimo). La seconda, invece, a tre giri dalla fine quando Corey Heim ha superato il compagno di squadra, presente e futuro, Tyler Reddick (che poi ha forato prima del traguardo) per andarsi a prendere la prima vittoria in carriera in NASCAR Cup Series, alla 13esima presenza assoluta e prima ancora di essere approdato a tempo pieno nella categoria.
La gara
San Diego, pista di Coronado all’interno della base navale. 16 curve (anche di più in realtà) su ben 3.4 miglia di circuito. Una pista lunghissima e difficile da interpretare, metà circuito da cittadino sull’asfalto, metà quasi da stradale ma sul cemento. 50′ a disposizione nelle libere per le 39 vetture presenti: le tre Open sono la #84 di Johnson (presente anche nella gara dei Truck), la #67 di Corey Heim e soprattutto il ritorno della #91 di Trackhouse/Project91 con al volante Kevin Magnussen che vuole replicare quanto fatto da papà in una estemporanea ma fruttuosa (12°) presenza a Sonoma nel 2010.
Le libere scorrono via relativamente tranquille a parte un testacoda di Cindric, Keselowski si appoggia nelle gomme, Magnussen si appoggia al muro all’ultima curva mentre Johnson completa uno spettacolare 360° in curva1. Miglior tempo in una simulazione di qualifica per Larson (2’16.588″) mentre van Gisbergen (leader nelle fasi iniziali in compagnia di Austin Hill, unico che può guidare in due categorie pur essendo pilota a tempo pieno per una esenzione concessa dalla NASCAR) che non rischia ed è ottavo.
Sabato è giornata di qualifiche e la curiosità è quella di vedere i piloti tornare sul luogo “del delitto” avendo toccato con mano la pista. Intanto, visto il degrado delle libere, la NASCAR decide di assegnare un set di pneumatici per la corsa e questa forse non è una buona notizia per il grande favorito van Gisbergen. Completare un giro perfetto su questa pista è praticamente impossibile e il 2’14.788″ di SVG nel primo gruppo è sì il migliore, ma il neozelandese è tutt’altro che felice della sua prestazione malgrado i 0.6″ di margine su Smith. Anche Zilisch non è contento: ha sbagliato il primo tentativo e così non potrà partire molto avanti.
Il gruppo2 vede qualche brivido in più: Chastain arriva lungo alla chicane di gomme (in apertura di giro con la linea del cronometraggio anticipata) e a 5′ dalla fine è senza tempo. Hocevar, intanto, è l’unico ad essere sceso sotto il 2’15” oltre alla #97. Ci potrebbe provare anche Blaney che a metà giro è in vantaggio di tre decimi su SVG, poi invece perde mezzo secondo. Il piccolo colpo di scena è il testacoda di Reddick in curva2 con la #45 che si appoggia al muro ammaccando lo splitter.
Pole, dunque, ancora per van Gisbergen davanti a Hocevar, Blaney, Smith, Gilliland, Suárez, Preece, Zilisch, McDowell ed Hill. Magnussen buon 21° al debutto in una griglia di partenza senza vetture Hendrick o JGR in top10.
L’attesa nel pre-gara è per l’annunciata “game time decision”: già venerdì nelle prove libere Christopher Bell aveva lasciato per qualche minuto la sua #20 al sostituto designato che in questo caso non è Brandon Jones (notoriamente poco performante sugli stradali), bensì il giovane Brent Crews. Sabato le qualifiche non vanno bene (37°) e così domenica Christopher annuncia che alla prima caution scenderà dalla sua Camry per cedere il volante al giovane compagno di squadra. Le sconnessioni di Coronado si fanno sentire sul polso rotto in Michigan, quindi su una pista più liscia come Sonoma si dovrà rivalutare tutto.
Dopo aver retrocesso in fondo alla griglia Bell, Jones e Reddick per modifiche in parco chiuso, può avere inizio l’ultima maratona del weekend, addirittura 75 giri (20+20+35) per 255 miglia in cui giostrarsi sette set di gomme, uno in più del previsto dopo il degrado notato nelle libere dopo poche tornate.
Alla bandiera verde van Gisbergen sceglie l’esterno in curva1 e subito si mette davanti ad Hocevar che in curva2 viene attaccato senza successo da Zane Smith che, di slancio, viene superato invece da Blaney ma non da Suárez. La partenza, nel complesso, è pulita e tutti escono indenni dalle prime pieghe. SVG ha allungato approfittando delle lotte alle sue spalle, ma come di consueto approccia le prime miglia con estrema prudenza, preferendo non rischiare e cercando di capire il limite delle gomme.
Mentre le battaglie proseguono (Larson ci prova di forza su Gibbs in curva8, Suárez ci riprova su Smith e i due si toccano in curva13 favorendo l’attacco alle loro spalle di Preece su Zilisch che inizia qui una spirale negativa che gli farà perdere una decina di posizioni), Hocevar riprende il neozelandese e lo segue da vicino portandosi dietro Blaney. Al secondo giro, invece, in curva6 il messicano passa Smith. In curva9 Allmendinger tocca Austin Dillon (che non la prende per nulla bene) e lo manda in testacoda. La #3 ci mette molto tempo a ripartire, poi si rimette sulla retta via.
Il terzo giro vede la lotta accendersi fra chi sta gestendo e chi vuole forzare: Hocevar attacca deciso van Gisbergen in curva6 e il neozelandese non è contento del piccolo contatto subito e in curva12 ripassa in maniera quasi facile. Carson ha perso velocità e nelle due successive chicane viene infilato sia da Blaney che da Preece che sta rimontando velocemente dopo aver appena superato Suárez qualche decina di metri prima in curva13. Dunque, Hocevar passa da secondo a primo ed infine a quarto; in top5 ora c’è anche McDowell che sta seguendo come un’ombra la #60.
Van Gisbergen continua sulla via della prudenza e Blaney di slancio lo attacca, senza passare, in curva1 all’esterno. Pochi metri più tardi in curva2 anche McDowell infila Hocevar che pare avere quasi le gomme già cotte. Sta rimontando in fretta anche Wallace che aggira Hill in curva4.
Se il primo tentativo di Blaney non era andato a buon fine, il secondo invece sì, accelera meglio in curva5 e passa la #97 prima ancora della frenata successiva. SVG non sta forzando? E invece no, il team radio è sorprendente e il neozelandese dice di non avere grip al retrotreno, al punto che Preece lo infila in curva8. I sorpassi ci sono quasi ad ogni inquadratura: pure Smith scavalca Hocevar in curva12 e dietro a loro ci sono Suárez e Wallace. A.Dillon firma di pura frustrazione un giro più veloce che è migliore addirittura di un paio di secondi migliore di come sta girando Blaney.
Quinto giro, altre lotte: mentre Ryan allunga su Ryan (ovvero Blaney su Preece e guadagna in questo singolo passaggio ben 1.6″), Suárez ci prova su Hocevar in curva2, ma non completa la manovra e allora viene attaccato da Wallace in curva3, Bubba passa nell’incrocio alla piega successiva e pure Larson ne approfitta in curva5. Daniel è costretto alla difesa su Hill in 6 e così Buescher infila alla 7 Austin. Alla fine di questo giro c’è il primo incidente: Johnson, in quel momento 37° davanti ai soli Jones e A.Dillon, perde il controllo in frenata alla chicane di gomme e picchia il muso contro muro e pneumatici. Gara virtualmente finita per lui, chiuderà 28° seppur a pieni giri.
I fatti della #84 fanno perdere i sorpassi di Wallace su Smith e quelli di Buescher sulla coppia Larson-Suárez, non quello all’inizio del settimo giro di Bubba su McDowell in curva3. Le gomme di Preece intanto sono andate, van Gisbergen lo ha già ripreso, lo supera in curva8 e lo stacca in pochi metri. Alla fine della tornata Hocevar viene infilato anche da Buescher.
SVG, tuttavia, ancora una volta viaggia sul suo ritmo e nello stesso punto al passaggio successivo Preece perde la posizione anche da Wallace con Ryan che non chiude la porta. Chi non si ferma è proprio Bubba che si scatena e in curva13 infila anche Shane.
Dopo otto giri di assoluta frenesia, Blaney guida con 3.5″ su Wallace, 4.0″ su SVG, 4.4″ su Preece, 6.4″ su McDowell, 6.6″ su Buescher, 7.8″ su Smith, 11.8″ su Hocevar, 12.1″ su Suárez e 12.6″ su Hill che ha escluso dalla top10 Larson. Elliott e Reddick, in quel momento 28° e 29°, sono i primi ad andare ai box per un cambio gomme forse leggermente anticipato rispetto alla media inglese da tenere. Per Chase la situazione precipita dato che fa spegnere la vettura ripartendo dallo stallo e perde parecchi secondi.
Mentre Wallace a pista libera recupera 1.5″ a Blaney, la corsia box si anima e pittano Larson, Logano, Gilliland e molti altri. A metà stage è la volta di un Blaney che stava cedendo sempre di più e Preece, ma anche Suárez (penalità per falsa partenza dei meccanici), Hocevar, Allmendinger (che uscendo dallo stallo rischia l’incidente con Custer), Gibbs e Zilisch che era sceso al 16° posto, emerge invece Buescher che sembra aver gestito bene la situazione iniziale ricca di incognite. Wallace è dunque passato al comando con 0.5″ su van Gisbergen e 1.7″ su Buescher.
Wallace ha però osato troppo e ai -9 paga dazio: van Gisbergen lo infila in curva2, Buescher lo segue in 3. Passano pochi secondi e arriva la prima caution: Stenhouse fermo in pista con problemi elettrici. Questa bandiera gialla favorisce sia chi ha cambiato gomme, sia chi sembrava voler andare lungo perché quel paio di giri persi dietro alla pace car proietta SVG e gli altri diritto verso un pit stop ad anticipare il break di fine stage risparmiando un set di gomme sulla concorrenza. Fortunato invece Suárez che era in pit lane a scontare la penalità al momento della bandiera gialla.
Mentre la #47 viene spinta ai box per un cambio batteria e Johnson riprende le riparazioni, in pit lane momento storico: Bell scende dalla vettura (era in fondo da inizio corsa) e lascia la #20 a Brent Crews che a nemmeno 18 anni e 3 mesi di età debutta – seppur in maniera non ufficiale dato che non ha preso il via – in NASCAR Cup Series. Il 2026 entra doppiamente nella storia dato che mai si erano visti nello stesso anno due piloti debuttare in questo modo, il primo era stato Myatt Snider al posto di Bowman ad Austin.
Ai box ci vanno regolarmente solo Hill, Keselowski, Nemechek e Chastain, dunque SVG riparte ai -6 al comando su Buescher, Wallace, McDowell, Smith, Herbst, Briscoe e poi Blaney con gomme fresche dall’ottava posizione precedendo Preece, Hamlin (che non si è ancora fermato), Larson, Jones e via via una miscellanea di gomme fresche e usate.
Il neozelandese scatta bene e precede Buescher che si è infilato su Preece in curva1. Blaney sceglie di andare tutto esterno in 2, tuttavia passa solo Briscoe, poi approfitta della battaglia davanti a lui per aggirare Smith ed Herbst. Scappano via in due, anche se van Gisbergen è ancora prudente e permette il rientro di Wallace. McDowell perde terreno e viene scavalcato da Blaney in curva6 e da Preece in 8. Il pilota Penske passa pure Wallace in curva13 e, al giro successivo, Buescher in curva3. SVG è ormai a pochi metri e viene aggirato in curva4-5.
Preece invece perde qualche occasione e pure la scia della #12, così arriva sulla #97 solo in curva13 dove passa un po’ in maniera forzata e con un contatto. Anche in questa occasione Shane decide di farsi rispettare e in appena una curva (la esse veloce) si rimette dietro la #60 aprendo la porta anche a Larson. Wallace, invece, ha perso parecchie posizioni dato che sta recuperando terreno il tandem Allmendinger-Gibbs.
Ai -4 van Gisbergen viene passato in sequenza in curva3-4 da Larson e Preece e questo è il segnale che è il tempo di andare a cambiare le gomme. Pittano SVG, Buescher (che passerà la #97 nell’out lap), Wallace, McDowell, Smith, Briscoe ed Herbst. Blaney si trova così con 2″ di margine ai -3 su Larson e Preece anche se ha perso quasi un secondo in un sol passaggio (giro più veloce di Kyle). La sosta di Bubba non è stata ottimale, infatti il meccanico che ha cambiato la anteriore destra è caduto a pelle di leone per fissare la ruota. Anzi, per cercare di fissarla. Bubba esce dai box, percorre mezzo giro, perde il dado in curva6 e l’intera ruota in curva9.
Arriva la caution che innesca il primo vero break della corsa, infatti sia Stenhouse torna a pieni giri col lucky dog, sia Wallace si prende due giri di penalità, sia non c’è tempo per ripartire. Blaney vince la prima stage dietro la pace car e davanti a Preece, Larson, Gibbs, Allmendinger, Gilliland, Hocevar, Logano, Zilisch e Byron con Buescher 26° e SVG 27°.
La lunga pausa (la punizione ulteriore per Wallace è stare praticamente 10′ fermo ai box mentre sconta la penalità) porta poi ad un giro di soste molto ricco in cui sia Preece tira dritto con Zilisch, sia Elliott si prende una penalità per falsa partenza dei meccanici. Sosta veloce per Gibbs che precede in uscita Blaney e Larson, ma ben 17 auto hanno tirato dritto.
Bandiera verde ai -18 nella seconda stage e Zilisch supera subito Preece e i due vanno via approfittando della battaglia fra Chastain e Hill con Austin che poi passa la #1. Buescher completa la top5 davanti a van Gisbergen e McDowell. Per un giovane che finalmente può sorridere (primo giro in testa in carriera in Cup Series per Zilisch, a 19 anni, 10 mesi e 30 giorni è il più giovane di sempre a farlo su uno stradale), uno invece soffre, infatti la battaglia dura nel gruppo è il benvenuto degli altri piloti a Crews che perde terreno.
Al giro successivo, tuttavia, un vero papocchio: Buescher dopo curva4 va all’attacco di Chastain, ma arriva leggermente lungo, van Gisbergen vede un varco e ci si tuffa troppo frettolosamente mentre Chris sta invece chiudendo la porta. La #17 si gira sul muso della #97 (danni leggeri per entrambi) e inizia un 360° da cui riparte immediatamente, ma alle loro spalle la pista quasi viene bloccata e incredibilmente la NASCAR non chiama la caution. Le conseguenze però sono notevoli: ai -16 Zilisch guida con 0.4″ su Preece, 1.6″ su Hill, poi un vuoto, infatti Herbst è a 8.6″ (l’unico ad aver evitato quasi del tutto l’intoppo perdendo “solo” 4″), Chastain a 9.8″ (da qui in poi 8-9″ persi in un sol colpo dalla vetta), Buescher a 10.8″, McDowell a 12.2″, van Gisbergen a 12.5″, Smith a 13.5″ e Suárez a 13.9″.
La gara cambia completamente volto. Hill cerca di tenere la scia della coppia al comando, ma non ce la fa del tutto e col passare delle miglia nemmeno Preece: Zilisch si invola in progressione. SVG si dà la sveglia e scavalca McDowell in curva8, Herbst forse invece sogna troppo ad occhi aperti ed in sol giro viene superato da Chastain (curva6), Buescher (curva9) e lo stesso van Gisbergen (curva12).
Malgrado uno splitter leggermente ammaccato, SVG prosegue nel recupero, sospinge Buescher nel riprendere Chastain ai -14, poi infila lo stesso Chris in curva3, infine anche Chastain lasciandolo sul posto al punto che anche la #17 passerà al giro successivo. Sta rimontando forte, approfittando dei distacchi “annullati”, Larson che si mette alle spalle McDowell. Keselowski bacia con decisione il muro in curva5 e e danneggia la vettura.
Shane sta forzando e ai -12 firma due giri veloci in sequenza, tuttavia anche se è ben distante. Dopo una fase tranquilla, si arriva a quasi metà stage con Zilisch al comando con ben 5.7″ su Preece, 6.5″ su Hill, 10.5″ su van Gisbergen, 16.2″ su Buescher, 18.5″ su Chastain, 18.9″ su Herbst, 20.7″ su Gibbs, 23.7″ su Larson e 24.6″ su Suárez.
Qui arriva la caution che cambierà la corsa: Crews si ferma a bordo pista in una nuvola di fumo, sembra saltato il motore e invece è esplosa la trasmissione e qui si può capire poco se è stato un difetto congenito oppure la poca esperienza di Brent con il cambio sequenziale a innescare la rottura. La sintesi, tuttavia, vede Bell tornare a casa con appena un punto da San Diego e la classifica ne risente. Lucky dog per Wallace che recupera uno dei due giri.
La pit lane si apre e Zilisch tira dritto con Hill, van Gisbergen e un gruppo spaccato a metà. Preece invece deve per forza pittare con Buescher, Briscoe, Allmendinger, Chastain ed altri; Ty Dillon si ferma col cofano alzato per un tirante della convergenza ko (la #10 perderà vagonate di secondi in seguito al punto che non si capisce la gravità del danno), ma ci sono soste prolungate anche per Johnson, Keselowski ed un Cindric drammaticamente in fondo alla classifica senza ammaccature ma sistemando la anteriore destra.
Bandiera verde ai -9, bandiera gialla ai -9, bandiera rossa ai -9. Il luogo del destino è sempre curva1, come il giorno precedente. Austin Hill precipita in meno di 24h dalle stelle alle stalle, infatti (in una ripartenza non eccezionale della prima fila, al punto che SVG era andato momentaneamente 3-wide) non si capisce come possa arrivare a bloccare i freni posteriori in una piega poco accennata come quella e a velocità non pari a quelle di un giro lanciato.
La sintesi, però, è che Austin scivola larghissimo e trascina con sé verso il muro l’incolpevole Zilisch mentre van Gisbergen non può evitare il tappo che si è formato davanti a lui. In un sol colpo, oltre ad una nuova botta severa con il muro che si sposta, finiscono nel garage e ritirati tre dei favoriti: Shane, Connor (ancora una volta molto sfortunato) ed Austin. Nel parapiglia però ci finiscono anche altri: Suárez (muso danneggiato al punto che pure il motore ne risente), Blaney (qualche ammaccatura), Herbst, Nemechek, Gibbs (muso dal lato destro quasi squarciato) e McDowell.
Dopo 9’33” di bandiera rossa (con un SVG molto arrabbiato ma composto alle interviste), il lucky dog che riporta Wallace a pieni giri e soste solo per alcuni degli ammaccati, si riparte ai -7 incredibilmente con Herbst al comando su Larson, Suárez, Smith, Logano, Heim, Reddick (che ha evitato l’incidente per poco), Byron, Nemechek ed Hocevar. Herbst e Larson si toccano anche prima della ripartenza nello zigzag per scaldare le gomme, poi arriva l’allungo e a sorpresa è Smith a superare Kyle in curva1. Zane non si ferma qua e in curva3 infila anche Herbst venendo poi seguito dalla #5.
Dietro di loro Logano aggira Suárez che sta cercando di capire come vada la sua vettura e col sorpasso subito in curva5 fa entrare Heim in top5. Daniel resiste a Reddick in curva6 e così Hocevar supera la #45, Preece non riesce ad infilarsi e così Byron lo riprende.
Che la gara si sia completamente aperta lo si capisce già da questo, ma anche i giri seguenti lo dimostrano. Allmendinger si tuffa su Buescher in curva2 e lo passa di forza, Reddick prova stavolta il divebomb sul messicano in curva6, ma ancora non trova il varco venendo fregato da Preece in curva8. Daniel alla fine paga e viene infilato sia da Ryan, sia da Hocevar che va a riprendere Logano che, ad una prima impressione, sembrava poter tenere il ritmo di Heim dopo il sorpasso subito da Corey.
Però è già tempo di soste: mentre Reddick perde parecchie posizioni, Nemechek è il primo ad andare ai box ai -4. In questo passaggio Preece inizia la sua rimonta finale mentre Larson supera Smith in curva2 e passa al comando. Box anche per Gibbs che gira bene (a differenza di McDowell e T.Dillon) malgrado i danni subiti. Logano, invece, crolla ma non verrà richiamato ai box malgrado i sorpassi da parte di Hocevar e Preece in curva6-7, Ryan prosegue di slancio e si tuffa su Carson in curva9-10. Poco più dietro Reddick finisce in testacoda da solo proprio in questo punto.
Ai -3 pittano Smith, Heim, Byron, Custer, un Hamlin finora invisibile e Jones. In questo giro c’è anche l’incidente in curva4 fra Magnussen (finora più o meno stabile fra 15esima e 20esima posizione a seconda delle strategie) e Gragson con il danese che tocca Noah e lo manda a muro. La manovra è aggressiva e si capisce subito che Kevin non abbia alzato il piede. Nel post gara (la #4 si deve ritirare dopo essere tornata ai box) cerca di chiarirsi faccia a faccia con Magnussen che risponderà con un espressivo “Fuck off!” che riassume in sole due parole una clip sui social di ben otto minuti di manovre precedenti di Gragson che avevano fatto perdere le staffe al pilota della #91.
Larson pitta ai -2 (rientrerà in pista come leader virtuale davanti a Smith) e chiude la pit lane lasciando la prima posizione di nuovo ad Herbst che ha sì 2.1″ su Preece, ma la #6 ha recuperato nell’ultimo passaggio ben 1.2″ alla #35. Ryan vola e in appena mezzo giro riprende il leader e il sorpasso arriva alla chicane di gomme.
Preece vince la seconda stage davanti a Herbst (+1.3″), Buescher (+4.831″), Allmendinger (+4.887″, sorpasso subito in volata), Blaney (+5.2″, arrivato troppo tardi), Hocevar (+7.9″), Suárez (+8.4″), Chastain (+10.3″), Gilliland (+12.1″) e Logano (+12.9″) che ha salvato un punto ma che ha perso tutto forse per la decisione di non pittare prima. Larson è 19° davanti a Smith, Heim, Byron, Wallace (tornato in corsa di strategia), nessun lucky dog in quanto T.Dillon è ancora a pieni giri seppur se staccato di 2’10”.
Al break ancora gruppo spaccato, Preece e Buescher tirano dritto con Blaney, Gilliland, Briscoe, A.Dillon, Bowman, Magnussen e chi aveva anticipato la sosta. Bandiera verde ai -33 e Preece mantiene il comando mentre in curva2 arriva l’incastro, a centro gruppo Nemechek tocca Custer che manda in testacoda Berry che tocca #41 e muro danneggiando pesantemente il muso con Reddick che rimedia qualche graffio.
Davanti c’è però battaglia Gilliland ci ha provato in curva2 su Buescher, ma è costretto a riaccodarsi e difendersi da Blaney che passerà in curva6 malgrado una #12 molto instabile in frenata. Scappano via quattro Ford, ma davanti non c’è più Preece bensì Buescher. Cosa è successo? Su un mezzo attacco da parte del compagno di squadra, Ryan ha deciso di non insistere e accodarsi alla #17 per “avere qualcuno da inseguire/avere un punto di riferimento”. Col senno di poi, decisione deleteria.
Di lì a poco arriva infatti una caution per i detriti lasciati in pista da Berry. Ai box ci vanno solo vetture ammaccate: Suárez, Berry, T.Dillon (due giri persi), Reddick, Keselowski più Ware, ma non Johnson che era finito quasi su due ruote nella serie dei contatti. Nuova bandiera verde ai -30 con Buescher al comando su Preece, Blaney, Gilliland, Briscoe, Larson, Smith, Byron, A.Dillon ed Heim.
Preece scatta male e Blaney lo passa in curva2 venendo seguito da Briscoe in 3-4 e da Larson+Smith in 5 e così Ryan da primo scivola al sesto posto, anzi l’ottavo perché nel corso del giro passeranno anche da Byron ed Heim. Magnussen finisce in testacoda in curva2 e precipita in fondo. Larson si sveglia nuovamente e addirittura aggira Briscoe in curva6 venendo seguito da Smith e Byron.
Vanno via Buescher e Blaney con Ryan che si incolla alla #17, ma le sorprese in questo giro non mancano, infatti Heim supera Briscoe e torna in top5, Byron forza troppo e centra da solo il muro interno in curva6 e con la sospensione danneggiata perderà giri su giri ai box. Preece è finito nella spirale negativa e viene passato anche da Gilliland, Hocevar ed Hamlin che entra per la prima volta in top10.
La lampadina di Buescher si spegne ai -28: mentre c’è un contatto fra A.Dillon e Jones, Blaney lo attacca in curva3 e lo aggira in 4, pure Larson lo raggiunge e lo passa in tuffo in curva12. Saltano altri big: Elliott finisce in testacoda in curva12 (probabilmente toccato da dietro da Cindric) e nel rallentamento Stenhouse stringe a muro Keselowski che rimedia ancora danni alla sospensione.
Larson è ormai scatenato e la leadership di Blaney dura appena una tornata, poi Kyle lo supera alla chicane di gomme. Classifica ancora in mutamento con i sorpassi di Hocevar su Briscoe, Hamlin su Gilliland ed Heim su Buescher di pura accelerazione in curva3. Ai -25 inizia il giro potenzialmente finale di soste (anche se è dura andare in fondo da qui) con Briscoe e Gilliland (lungo nello stallo) che si fermano. Larson guida con 1.8″ su Blaney, 2.6″ su Smith, 3.3″ su Heim, 6.4″ su Buescher, 9.3″ su Hocevar, 11.6″ su Hamlin, 12.1″ su un sorprendente Gibbs, 13.6″ su Chastain e 15.8″ su Wallace rientrato in top10.
Al passaggio successivo pittano Smith (che era incollato a Blaney lasciando il testimone ad Heim), Buescher e Preece. Blaney è in crisi di gomme, ma dai box vogliono aspettare una finestra più certa per il pieno, intanto però ha perso 2.4″ netti da Larson, ai -23 (soste per Bowman e Cindric) viene infilato agilmente da Heim che gira più o meno come Larson (5.2″ il divario, 2’15.5″ contro 2’15.8″ i tempi) mentre Blaney passa con un drammatico 2’19.2″.
Larson ovviamente prosegue ancora ai -22 mentre Hocevar supera Blaney in curva12 come se la #12 fosse ferma e in questo giro i secondi persi dalla #5 sono addirittura 4.3″. Ai -21 finalmente Ryan si ferma ai box, anche perché stava rischiando di essere ripreso da Chastain e Wallace che hanno approfittato del cedimento di Gibbs, superato da Reddick e Allmendinger. Intanto, con gomme fresche Buescher sfiora il giro più veloce che è ancora in mano a SVG, tuttavia il leader virtuale è (ancora per poco) Smith davanti a lui.
Ai -20 piccolo allarme in casa Larson, infatti Heim inizia a recuperare terreno su di lui, e il segnale negativo è che Berry con gomme fresche e muso devastato riesce a girare come la #5 procedendo nella sua scia. Persino Hocevar gira meglio di loro, ma è a 7″. Anche Reddick si è svegliato ed ora ha pista libera, ma è a 14.5″. Dietro di loro, Allmendinger perde due posizioni, Hamlin ne guadagna due, Herbst si vede scambiare le figure fra parabrezza e specchietto.
Ai -17 Heim è sempre più pericoloso, è ormai a 1.7″ da Larson e Hocevar è a 4.3″, Allmendinger, Herbst e Stenhouse vanno ai box. Dal muretto della #67 capiscono bene la situazione e decidono di fermare Corey al passaggio successivo, prima che riprenda e perda tempo dietro a Berry. Larson, tuttavia, in curva6 ha subito lo sdoppiamento da parte di Josh ed ora ha Heim poco più dietro. Ai -16 pitta in sincro la coppia di testa con posizioni invariate ed i due escono dietro a Buescher e Smith, ma hanno gomme più fresche di ben otto giri.
Poi la svolta: Stenhouse ha picchiato contro il muro esterno in curva1 ed il contraccolpo ha rotto qualcosa sotto il cofano, la #47 tira dritto nella via di fuga lasciando dietro di sé una lunga scia d’olio. Qualcuno se ne accorge e Hocevar si tuffa in pit lane con Reddick, Wallace e Chastain. Quando questi sono ai box, arriva la caution (lucky dog per Ty Dillon che passa da -2 a -1) che sconvolge la classifica.
La classifica effettiva dietro la pace car vede Buescher al comando su Smith, Hamlin, Hocevar, Larson, Heim (problemi radio), McDowell, Reddick, Suárez, Blaney, Gibbs, Wallace e Briscoe, tuttavia ora bisogna decidere cosa fare. Per chi ha anticipato tanto la sosta (o chi deve ancora farla come la #11) è inevitabile dover tornare ai box, anche perché la bandiera a scacchi è ancora lontana. Si fermano Buescher, Smith, Suárez, Blaney, Hamlin, McDowell, Preece e pochi altri.
La classifica alla ripartenza dei -12 vede quindi Hocevar al comando su Larson (rassicurato sul suo short run migliore della #77), Heim, Reddick, Gibbs, Wallace, Chastain, Bowman, Magnussen, Herbst, Custer, Allmendinger, Nemechek, Johnson, Elliott, Ware e poi solo ora Buescher, Smith, Hamlin, McDowell, Blaney, Logano, Briscoe e Cindric.
Carson scatta bene e, malgrado sfiori il muro, riesce a difendersi in curva2 e restare davanti in 3. Chi ne approfitta? Ovviamente Reddick che grazie alla caution ha annullato il distacco di oltre 10″ da Heim e lo ha infilato alla ripartenza. Kyle viene superato da Tyler in curva5, da Corey in curva6 e da Bubba in 8. E lo short run della #5 è ufficialmente andato a monte. Hocevar ringrazia, ma ormai è braccato dalle Toyota e crolla immediatamente: bloccaggio in curva9, leggero largo in 12, porta aperta alla #45 in 13, sbandata in 14, poi il colpo di grazia da parte dell’acerrimo nemico (i rancori di Phoenix 2023 non sono stati mai sanati), infatti Heim tocca leggermente Hocevar alla chicane di gomme e Carson finisce in testacoda, toccato nel parapiglia pure da Chastain.
Sembrava una gara sotto controllo da Chevy e Ford, invece ai -11 è dominio Toyota e soprattutto 23XI che ha Reddick incredibilmente primo in una gara che sembrava sottotono per lui, Heim secondo, Wallace terzo (e prima era a due giri di distacco) ed Herbst quinto dietro a Larson e davanti a Gibbs sempre col muso danneggiato.
Dopo un testacoda di Johnson in curva6-7, la gara si placa di colpo. Chi ha gomme fresche non riesce a recuperare. Allmendinger supera sì Gibbs (che poi cederà inevitabilmente), ma la coppia Smith-Buescher non ce la fa e perde qui le ultime speranze di vittoria. Wallace non ne ha (e Larson non riesce a ripassarlo) e quindi vanno via in due, Reddick ed Heim. E tutti gli altri spariscono.
Il dominatore (non più così tanto) della stagione, quello che ha vinto anche gare imprevedibili come questa contro il giovane fenomeno della Truck Series che salirà a tempo pieno in Cup Series proprio con 23XI Racing dal 2027. La sorte sembra a favore di Reddick, ma mai dire mai. Heim non molla, ai -10 è a 0.57″ malgrado il giro più veloce della #45, ai -9 a 0.61″, ai -8 a 0.72″. Poi, si inverte la rotta. Emerge la vettura che nell’arco della corsa è stata relativamente la più veloce delle due.
Ai -7 Heim si prende il giro più veloce tirando giù mezzo secondo a quello fatto dal teammate poco prima, che però reagisce e mantiene 0.57″, ai -6 si torna a 0.76″, ai -5 non ce n’è per nessuno e si passa a 0.46″. Intanto solo ora Larson supera Wallace in curva3 (mentre Custer e Keselowski tornano ai guai separati, seguirà poi anche Bowman), ma è ormai a 8″ dalla vetta. Anche Magnussen decide di andare ai box, ma è una scelta per l’onore e per la copertina: Kevin monterà un set di gomme fresche e firmerà lui il giro più veloce in 2’12.485″.
Ai -4 Corey rosicchia ancora qualcosa e si porta a 0.32″ da Reddick, Tyler ha un ultimo sussulto d’orgoglio ai -3 tornando a 0.46″, ma il sussulto lo manda fuori sequenza. Reddick arriva lungo in curva2 e apre la porta, Heim lo affianca in 3 e poi tiene la linea anche in curva4 dove c’è anche un leggero contatto. Corey accelera meglio e si mette davanti alla #45 che reagisce e Tyler si tuffa in curva5, ma esagera e c’è il contatto. Heim finisce larghissimo e Reddick forse esagera nel ruolo di compagno di squadra, infatti frena palesemente e lascia andare la #67 cercando di rilanciarsi. Heim, però, ha guadagnato terreno e ai -2 ha 0.60″ di margine.
Il karma dell’eccessivo buonismo (qualcuno potrebbe chiamarlo così) punisce Reddick: il contatto con la #67 ha lasciato il segno e fora la anteriore sinistra. Vai Corey che sei solo, anzi il sorpasso della coppia Larson-Wallace alla #45 permette a Bubba di rilanciarsi e infilare Kyle in curva8. Alla bandiera bianca Heim ha addirittura 9.9″ di vantaggio. Corey può anche gestire l’ultimo lungo passaggio mentre Bubba deve forzare per tenersi dietro Kyle. Dunque, caro lettore, sul traguardo quanto margine rimane ad Heim? La risposta è sorprendente: addirittura guadagna e i 10.365″ sul secondo alla bandiera a scacchi sono il margine più ampio per un neo-vittorioso in Cup Series addirittura da Alan Kulwicki a Phoenix nel 1988.
Alla presenza n°13 in Cup Series, Corey Heim conquista probabilmente la prima di tantissime vittorie ed è subito Heim Time. La #67 (prima vittoria per questo numero) precede Wallace (+10.3″), Larson (+10.6″), Smith (+17.1″), Allmendinger (+17.6″, crollato all’ultimo giro), Buescher (+17.8″), Chastain (+18.4″), Herbst (+19.2″, impietosa l’intervista a Riley che pareggia il miglior risultato in carriera nel giorno della vittoria del suo sostituto futuro), Blaney (+19.5″ dopo un deludente ultimo stint) e McDowell (+24.1″). Preece è 11° davanti ad Elliott, Suárez, Hamlin, Gibbs, Nemechek, Briscoe, Logano, Hocevar e Jones. Reddick è 25°, Magnussen 27°, Johnson 28°, Byron 32° a -7, Keselowski 34° a -16.
I risultati odierni
La classifica della “Anduril 250”
La classifica generale
Così in campionato a 9 gare dalla fine della regular season della NASCAR Cup Series 2026
Le altre categorie
O’Reilly Auto Parts Series: Austin Hill vince nel nome di Kyle Busch
Truck Series: finale folle, Riggs vince anche a Coronado!
I prossimi appuntamenti
Nel prossimo weekend la NASCAR rimane in California. Mentre i truck tornano a casa per una breve vacanza, le altre categorie saranno a Sonoma per un nuovo stradale. Sabato sera appuntamento con la OAP Series, domenica invece la Cup Series. In questa corsa prenderà via anche il contestuale In-Season Challenge con il tabellone tennistico dei 32 piloti qualificati.
Immagine: Media NASCAR
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