P300.it ha intervistato Xavi Vierge, pilota di PATA Maxus Yamaha nel WorldSBK, durante il Round Emilia-Romagna.
da Misano Adriatico – Xavi Vierge sta affrontando una stagione di transizione importante, dato il cambio di casacca di cui è stato protagonista a inizio anno. Il ventinovenne di Barcellona ha raccontato alcuni retroscena sulla sua carriera, nonché le sue opinioni sulla Superbike odierna, all’interno di quest’intervista esclusiva svolta con P300.it durante il Round Emilia Romagna del Mondiale SBK.
Ciao Xavi, grazie di essere qui con noi. Per cominciare questa intervista vorrei farti tornare indietro nel tempo. Come hai fatto ad appassionarti alle moto?
“Ho scoperto il mondo delle moto a 3 anni, quando le ho viste per la prima volta in TV. Mi sono innamorato subito, era come un ossessione. Basti pensare che prima di allora non ero mai stato fermo per molto tempo sul divano! Penso sia stato qualcosa di speciale, dato che nessuno della mia famiglia era un motociclista, anzi, erano tutti appassionati di calcio! Ero il primo ad amare le moto per dirla tutta.”
Immagino che i tuoi siano dei tifosi del Barcellona…
“Esatto! Mio papà è un tifoso del Barcellona e, per questo motivo, voleva che io giocassi a calcio. Certo, ci ho giocato per un po’, ma le mie idee erano un po’ diverse dalle sue (ride).”
Torniamo sui nostri binari. Hai per caso qualche ricordo in particolare dei tuoi primi anni da pilota?
“Ho iniziato a correre nel motocross come hobby. Come ti ho detto prima, nessuno della mia famiglia proviene da questo ambiente e, quindi, non sapevano quale fosse la strada da seguire. Ecco perché ho competuto nel cross dai 6 agli 8 anni. A quell’età ho ricevuto l’opportunità di testare una minimoto da pista e non me la sono fatta sfuggire! Ho cominciato quindi a correre su asfalto nel campionato catalano, che ho concluso in seconda posizione già al termine della mia prima stagione. Negli anni seguenti ho continuato a progredire, salendo di categoria. Ho degli ottimi ricordi di quei periodi, perché ogni weekend tutta la famiglia veniva con me sui circuiti di kart, dove trascorrevo le giornate guidando la mia moto.”
Andiamo avanti con gli anni. Sei arrivato nel Motomondiale dopo essere riuscito a ottenere grandi risultati nel campionato europeo di Moto2. Quanto è stato difficile?
“Sono arrivato in Moto2 dopo aver preso un percorso diverso da quello degli altri. Di solito, si raggiunge questa categoria passando dalla Moto3, ma, dato che sono cresciuto prima dei miei avversari, sono dovuto passare dall’europeo di Moto2, che ho concluso in seconda posizione, prima di arrivare al mondiale con Tech 3, squadra con cui ho svolto due stagioni complete. Nonostante non avessi tra le mani una moto troppo competitiva, la squadra prendeva delle ottime decisioni, le quali mi hanno permesso di lottare sempre in alta classifica e di raggiungere il podio. Dopo sono passato in una squadra molto competitiva, Dynavolt. A inizio stagione ero in lotta per il titolo, ma dopo ho subito un grave infortunio. Dopodiché ho deciso di cogliere quella che, almeno all’apparenza, sembrava l’opzione migliore. Sai, appena ti perdi un attimo, è difficile tornare indietro, quindi non tutto è andato per il meglio in quel periodo, in cui ho comunque dato il massimo, come sempre. Ora sono qui nel mondiale Superbike, dove sono davvero felice. Sono contento di star crescendo in questo mio primo anno con Yamaha, dove stiamo lottando per tornare a combattere per le posizioni migliori!”
Data una delle ultime frasi che hai detto, mi sembra d’obbligo farti questa domanda molto personale. Pensi di aver lasciato qualcosa a metà nell’altro paddock?
“Sì, sicuramente. Sono conscio di quale sia il mio potenziale e sento di non aver mostrato il mio vero livello in Moto2. Credo ci sia stato qualcosa che mi abbia impedito di farlo, ma, come dico sempre, anche questo fa parte del gioco, quindi devi sfruttare ogni opportunità e dare il massimo sempre. Mi sento come dici tu, incompleto, ma fortunatamente questo rappresenta il passato. Ora sto guardando solo al presente e al futuro.”
Focalizziamoci su ciò che ti ha permesso di arrivare in Superbike nel 2022. Come e quando è nata questa opportunità?
“Ti devo dire, negli ultimi 2 o 3 anni di Moto2 avevo già ricevuto delle offerte per venire qui, ma, all’epoca, ero giovanissimo e il mio obiettivo era diverso: volevo lottare per il titolo prima di salire in MotoGP. Dopo aver preso alcune decisioni che non sono andate nel verso sperato, ho capito che il mio tempo in Moto2 era giunto al termine. A essere sincero, essere spagnolo ti aiuta molto a crescere e a raggiungere un livello alto, ma, appena ci arrivi, è difficile tornare sui propri passi se non tutto va nel modo migliore e ‘perdi anche solo un treno’. Ecco perché ho pensato che il mio stint in Moto2 fosse giunto al termine e, quindi, che fosse il momento di guardarmi attorno. Per me, le top class sono MotoGP e World Superbike, quindi, quando il capitolo Moto2 è terminato, ho deciso di cogliere l’opportunità di venire nel WorldSBK.”
Nel 2023 hai partecipato alla 8 Ore di Suzuka. Ti piacerebbe tornare a correre un’endurance?
“Se devo essere sincero, mi piacerebbe tornare alla 8 Ore di Suzuka, che è una gara davvero speciale. All’interno del mondo endurance, la durata di questa corsa non è elevatissima. Ora come ora, penso di essere pronto ad affrontare una 8 ore, ma non una 24 ore, non so come facciano quei piloti! Ho vinto la gara e, in generale, è stata un’esperienza fantastica. Se avessi nuovamente l’opportunità, ci tornerei sicuramente.”
Quest’anno sei passato a Yamaha dopo 4 anni con un altro costruttore. Per te è stato difficile cambiare quella che, a tutti gli effetti, è una seconda famiglia?
“Alla fine il team, dopo un po’, diventa una seconda famiglia. Certo, per quanto la relazione con loro fosse buona, a volte hai bisogno di andare avanti. Sinceramente, è stato semplice adattarsi a Yamaha perché il gruppo di persone è fantastico e abbiamo lavorato bene insieme fin da quando sono arrivato. Nonostante abbiamo partecipato solo ad alcune gare assieme, tutti quanti stiamo lavorando molto per estrarre il massimo dalla moto. Spero che presto potremo combattere per le posizioni più importanti.”
Come è arrivata la proposta di Yamaha?
“Yamaha è uno di quei marchi che un pilota aspira a rappresentare. L’anno scorso ci sono stati molti movimenti in griglia. Quando Johnny (Rea n.d.r.) ha deciso di smettere, questa opportunità si è materializzata e abbiamo cominciato a lavorarci finché non siamo riusciti a trovare l’accordo che mi ha portato qui.”
Da un punto di vista tecnico, come ti trovi sulla Yamaha?
“La base della Yamaha è ottima. La moto si guida e frena in modo estremamente naturale e presenta un’ottima aderenza. Fin dal primo giorno in cui ci sono salito, ho pensato di potermi adattare senza troppi problemi allo stile di guida che si confà meglio a questa moto. Nonostante ciò, sono convinto che ci sia molto più potenziale rispetto a quello che abbiamo mostrato fino a ora. Sfortunatamente, come ben sai, il livello del campionato cresce anno dopo anno, ma stiamo lavorando duramente per chiudere il gap e per concretizzare il nostro potenziale.”
Hai detto di non aver ancora raggiunto il tuo potenziale sulla moto. Nonostante ciò, sei contento dei risultati che stai ottenendo in questo 2026?
“Quando mi sono unito al team mi sono posto l’obiettivo di provare a lottare per il podio. Appena è iniziata la stagione eravamo vicini a questo traguardo, ma, soprattutto nei primi round, ci siamo persi un attimo. Possiamo essere contenti dei risultati che abbiamo ottenuto e sono felice del lavoro che stiamo facendo, dato che tutti sono focalizzati sulla meta da raggiungere e stiamo andando nella giusta direzione.”
Durante questa stagione, Nicolò Bulega e Iker Lecuona stanno ottenendo dei risultati importantissimi. Dato l’altissimo livello raggiunto, pensi che la Superbike possa tornare ad essere un trampolino di lancio verso la MotoGP?
“Sicuramente. Il livello di questo campionato cresce anno dopo anno. Basta notare quello che ha fatto Iker (Lecuona n.d.r.) in MotoGP, che, dopo essere salito per la prima volta su una Desmosedici, ha dimostrato di avere una grande velocità e ha conquistato un bel risultato. Queste moto sono sempre più rapide, quindi si stanno avvicinando ai prototipi per quanto riguarda i tempi sul giro. Certo, il percorso ‘tradizionale’ prevede il passaggio in Moto3 e Moto2 prima di arrivare in MotoGP, ma, come abbiamo visto con Toprak (Razgatlioglu n.d.r.) e come forse vedremo il prossimo anno con Nicolò (Bulega n.d.r.), se dimostri una grande velocità qui potresti avere l’opportunità di competere in MotoGP.”
Siamo giunti a metà stagione. Quali sono gli obiettivi della seconda parte del 2026?
“Il mio obiettivo resta lo stesso: lottare per il podio. Come ti ho già detto, nelle ultime gare abbiamo perso un pochino, ma stiamo lavorando duramente per tornare al livello di inizio anno. I tracciati che ci aspettano sono favorevoli alla nostra moto, quindi proveremo ad adattarci il più in fretta possibile, a estrarre il massimo dal pacchetto a nostra disposizione e a lottare per le posizioni più importanti. L’obiettivo della seconda parte di stagione è provare a salire sul podio.”
Rimanendo in tema tracciati, qual è la tua pista preferita?
“La mia pista preferita è Phillip Island perché è davvero veloce. Oltre al circuito, apprezzo anche l’atmosfera del luogo!”
Sfortunatamente siamo giunti al termine del nostro tempo assieme, Xavi, quindi posso farti solo un’ultima domanda. Hai ancora un sogno nel cassetto?
“Sì, voglio diventare campione del mondo!”
Ringraziamo Xavi per la disponibilità e Oliver di Yamaha per averci permesso di svolgere l’intervista.
Media: Yamaha Racing
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