SBK | Intervista esclusiva a Michael Van Der Mark: “Voglio sempre il meglio possibile dalle mie performance”

Di: Tommaso Pelizza
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Pubblicato il 15 Giugno 2026 - 10:00
Tempo di lettura: 4 minuti
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SBK | Intervista esclusiva a Michael Van Der Mark: “Voglio sempre il meglio possibile dalle mie performance”

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P300.it ha avuto il piacere di intervistare Michael Van Der Mark, durante il Round Emilia-Romagna 2026 della SBK

da Misano Adriatico – Michael Van Der Mark è arrivato nelle derivate come nuova stella nascente di questo mondo, ma tra cadute e infortuni ha raccolto meno di quello che ci sarebbe potuti aspettare. Nonostante tutto, però, è diventato un pilota solidissimo nel mondiale SBK, in cui ha vinto diverse gare. Noi di P300.it abbiamo avuto il piacere di intervistarlo, parlando sia del suo passato che del presente tra EWC e SBK. Buona lettura.

Ciao Michael, grazie mille di essere qui. Per iniziare: come stai?

Bene, grazie. Mi godo la vita. Le ultime settimane sono state piene di impegni ma poco male; questo inverno avevo paura di non esserlo così tanto. La situazione, fortunatamente, è cambiata. Sono molto felice di poter aiutare la squadra in questo momento strano e molto difficile”.

Parlando dei tuoi inizi, come hai cominciato la tua carriera?

In realtà non ero così giovane, perché ho cominciato all’età di 12 anni. Ho visto per tanto tempo mio padre correre, ovviamente guardavo le gare alla tv senza parlare d’altro durante la settimana e ho visitato più volte il TT (Assen, ndr.) in Olanda durante i track days. Ho deciso di voler cominciare a correre a undici anni. La cosa migliore, secondo me, è che tutto questo è cominciato perché l’ho fermamente voluto io in primis”.

Dopo tre anni in 125 sei passato alle derivate, in Supersport. Quando e perché hai preso questa decisione?

Non era ciò che volevo, ma non riuscivo più a sostenere tutte le spese a livello finanziario e, in più, stavo diventando molto alto. Quindi, quando è arrivata l’opportunità, ho corso prima nel campionato olandese di Supersport, dove ho fatto due gare, e, in seguito, le ultime gare della Stock”.

Nel mondiale Supersport sei diventato campione del mondo dopo una stagione incredibile, con sei vittorie e dieci podi su undici gare. Cosa ricordi di quell’anno?

È stato incredibile; il primo anno siamo andati in crescita continua, ma al secondo anno abbiamo trovato la quadra sulla moto per fare uno switch. È stato uno di quegli anni in cui, in ogni pista, la moto andava sempre al meglio delle sue possibilità. In realtà il mio capotecnico e tutti i meccanici a volte si annoiavano, perché non c’era niente da aggiustare: era tutto perfetto”.

Quali sono stati i più grandi cambiamenti che hai affrontato in sella, quando ti sei unito a Yamaha dalla Honda?

“La Honda era molto solida a livello di passo nonostante ci fossero delle mancanze in diversi campi. Per il resto era ok. La Yamaha era appena arrivata e con un nuovo progetto: in curva andava bene ma, allo stesso tempo, avevo delle difficoltà in altri aspetti. Al primissimo anno non erano migliori (di Honda, nda.), ma, appunto, erano dei novizi”.

Con Yamaha hai vinto la tua prima gara in Superbike, ma hai dovuto aspettare quattro anni. Perché, secondo te, è arrivata dopo un tempo così prolungato questa soddisfazione?

Ogni anno diventa sempre più lunga, ma sono le corse e possono andare anche così. Va detto che, quando ho cominciato a vincere con Yamaha, anche i miei compagni di squadra l’hanno fatto. Da li in poi sono stato concentrato solo sul migliorarmi. Ripensandoci, è stato l’inizio di ciò che hanno ottenuto in Superbike negli anni a seguire, specialmente con Toprak”.

Parlando proprio di Razgatlioglu; com’è stato condividere il paddock con lui con due team diversi. Lavoravate bene insieme?

Era una normale situazione professionale. Per esempio, ricordo che il primo giorno in cui è arrivato nel box BMW il clima è cambiato completamente. Abbiamo due personalità molto simili ed entrambi abbiamo cercato di goderci il momento. Anche per questo motivo l’atmosfera nel box era migliore”.

Per quanto riguarda il tuo lato del box: quali sono le differenze maggiori tra la prima BMW che hai guidato nel 2021 e quella attuale?

È completamente diversa. Per quanto il look sia simile, tutto il resto è cambiato nel corso degli anni. In passato abbiamo avuto tanti problemi, ma penso che BMW abbia fatto tantissimi passi avanti in questo campo. Tutto il pacchetto è migliorato tanto e possiamo concentrarci completamente sul dare il massimo in gara”.

Invece, nell’EWC hai trovato difficoltà ad adattarti al paddock, oppure l’aver corso la 8 ore di Suzuka più volte ti ha aiutato nell’ambientamento?

Cambia tutto nell’approccio alla corsa; condividi la tua moto con più di un pilota e devi essere più calmo durante la gara. Nell’Endurance la calma è un fattore chiave, nonché quello su cui dovrò lavorare. In Superbike, quando ti passa qualcuno, è spontaneo cercare di tornargli davanti il prima possibile, mentre nell’EWC hai più tempo e devi affrontare questa sfida in modo completamente diverso”.

Come ti sei sentito quando BMW ti ha chiamato per tornare a correre qui, anche se come sostituto?

Ho visto la gara dell’Ungheria in TV e ho capito subito che questa situazione non potesse essere risolta in breve. Infatti, due giorni dopo, ho ricevuto la chiamata della squadra. Scendere in pista in SBK era già tra i miei piani, soprattutto perché mi avevano chiesto di essere preparato nel caso avessero avuto bisogno. Alla fine è stato proprio così”.

Ti senti al 100% fisicamente dopo tutti gli infortuni che hai patito negli anni?

Sì, perché non ho più questo tipo di problemi con gli infortuni. Voglio sempre il meglio possibile dalle mie performance e le cose cominciano a cambiare quando l’età avanza”.

Penso che la pista stia parlando per te, specialmente Aragon…

Assolutamente si (ride, ndr.). Prendo i rischi in maniera diversa ma sono sempre pronto a dare battaglia”.

Ringraziamo Michael Van Der Mark e Juliane del team BMW, augurando il meglio per il resto della stagione.

Media: Bonora Photo Agency (Andrea Bonora e Micaela Naldi)

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