Gara limitata a 2h a causa della Indy500. I piloti mettono in scena una prestazione imbarazzante che non omaggia la memoria di Kyle Busch. Vittoria sotto caution di Riggs
Imbarazzante. Non c’è altro termine per definire la corsa della NASCAR Truck Series a Charlotte. Doveva essere un grande momento in memoria di Kyle Busch e di quella che probabilmente era la sua categoria più amata, a tutto questo si era aggiunto il fatto che, grazie al posticipo causa pioggia, quella dei pick up sarebbe stata la corsa n°5000 nella storia* delle categorie principali NASCAR (Cup+OAP+Truck). Invece i piloti, con la complicità indiretta della FOX, ha trasformato quella di Charlotte in una gara al limite dell’inguardabile per la serie di incidenti, soprattutto evitabili, e di poca cura anche da parte del broadcaster nel seguirla. Per dovere di cronaca, vittoria anche meritata di Layne Riggs.
*Corsa considerata valida per il campionato e che ha assegnato punti. Dunque sono inseriti ad esempio i Duel degli anni ’60 (parte del calendario e che assegnavano punti), ma non i Duel degli anni ’70-’10 (nessuna delle due categorie), ma nemmeno quelli recenti (che assegnano punti, ma sono ritenuti parte integrante dell’evento che è la Daytona 500). Così come sono esclusi Clash, Open, All-Star Race, batterie del Dash4Cash o delle dirt race.
La gara
La NASCAR Truck Series arriva a Charlotte probabilmente con l’animo più cupo di tutti perché Kyle Busch, scomparso all’improvviso da poche ore, aveva vinto “alla sua maniera” appena sette giorni prima a Dover. Forse il cielo si vuole unire alla tristezza e regna il grigiore. Non ci sono precipitazioni straordinarie, ma quel tanto che basta a rovinare tutto.
Inizia a piovere giusto 15′ prima della sessione di libere e ovviamente tutto viene messo on hold, poi visto che la situazione non migliora, purtroppo si deve cancellare sia le libere che le qualifiche. E, come segno del destino, l’algoritmo mette in pole position proprio il Truck #7 di Spire Motorsports che anche in questo weekend sarebbe dovuto essere guidato da Kyle Busch, che vede ancora il nome di Kyle Busch, che per l’occasione porta i loghi di Kyle Busch Motorsports (Spire ha rilevato proprio KBM), ma che al volante vedrà invece Corey Day. A seguire in griglia Riggs, Honeycutt, Majeski, B.Jones, Honeyman (al debutto stagionale sulla #62), Eckes, C.Smith, Garcia e LaJoie; DNQ amara per Costner.
Il rischio pioggia incombe ancora per la serata e la NASCAR anticipa di oltre mezz’ora la bandiera verde, ma dopo le cerimonie ed il sentito omaggio a Busch, proprio nei giri di formazione inizia a cadere qualche goccia di pioggia. Dopo più procedure waved off perché continua a piovigginare, la NASCAR si arrende e riporta tutti ai box in attesa di vedere come va. Dopo 1h di attesa, arriva la decisione di posticipare la corsa al sabato con partenza fissata addirittura alle 8:00 locali visto il programma già pieno e a sua volta traballante per il meteo. Cade così dopo addirittura dopo 218 gare consecutive (dalla Daytona 500 del 2024, oltre due anni fa) non posticipate per pioggia, una striscia clamorosamente fortunata e mai vista in NASCAR.
Anche al sabato mattina, purtroppo, Charlotte si sveglia con lo stesso cielo, pioviggina ma non troppo. E la sensazione di pessimismo è lampante. Mentre nel garage si consuma la commozione all’arrivo del RCR e dell’hauler di Kyle Busch, tacciono anche i jet dryer. Dopo 40′ di attesa consapevole, arriva un nuovo posticipo, stavolta alla nottata (le 3:00 italiane) in coda alla corsa della OAP Series.
Arriva la nottata, ma anche la OAP Series ha dei problemi, questa corsa inizia regolarmente (più o meno), poi torna la pioggia e quindi viene interrotta con la bandiera rossa per 4h. Ovviamente la precedenza per chiudere la competizione viene data a chi è già in corsa e non a chi deve ancora iniziare, dunque arriva il terzo posticipo per i Truck, stavolta alle 10:00 di mattina della domenica.
Sei la FOX, sei il main broadcaster della NASCAR Truck Series ed hai in programma sulla stessa rete (non stesso canale) l’evento principale dell’anno insieme alla Daytona 500, ovvero la Indianapolis 500. Perché allora concordi (perché si concorda sempre con le emittenti) con la NASCAR di mettere la bandiera verde appena 2h prima dell’inizio della 500 miglia (anche se poi la bandiera verde sarà 45′ dopo l’orario pubblicizzato)? Perché non mettere i Truck ancora una volta alle 8:00 come il giorno precedente o alle 9:00? Perché ridurti a pochi secondi dalla bandiera verde ad annunciare che la corsa avrà come orario limite quello delle 18:00 italiane (dunque 2h, secondo più, secondo meno) invocando la clausola delle condizioni avverse quando l’unica condizione avversa te la sei autoflagellata? Un mistero, ma si sa che la FOX da anni trascura la categoria e lo si vedrà anche durante la corsa visti i zero (sì, zero) post social dedicati in diretta.
Detto questo, stavolta la pista è finalmente asciutta e si può partire per i 134 giri in programma. Vista la prima stage da appena 30 giri, non è fissata alcuna competition caution. Alla bandiera verde Day scatta al meglio, Riggs per sua fortuna trova un varco dietro alla #7 e si infila alle sue spalle. Il suo teammate Chandler Smith, invece, apre subito il 3-wide. Il primo vero attacco, tuttavia, è quello di Honeycutt che ci prova all’esterno e, liberatosi di Riggs, attacca anche Day. I due viaggiano affiancati, poi Kaden scivola e si allarga portando con sé Day. Honeycutt sfiora anche il muro, Riggs ringrazia e passa al comando seguito da Eckes, poi Day e Kaden che resiste all’attacco di Jones.
Mentre Baldwin è già ai box dopo essere finito a muro in curva2 nella lotta con Perez, Honeycutt si rilancia immediatamente e ripassa Day che inizia a perdere il muso nella corsia interna, al punto che poco più tardi verrà superato anche da Jones e Smith. La prima di tante, troppe caution, arriva all’ottavo giro: van Gisbergen (qui sul truck #71 di Spire per fare ancora esperienza sugli ovali), perde la vettura all’interno di Muniz mentre lotta nelle ultimissime posizioni. Lucky dog per Baldwin che prima recupera e poi riperde un giro.
Fra le poche soste in coda (speeding per Travis Pastrana sulla #25 di Kaulig), stupisce invece quella di Majeski. Ty, infatti, sta iniziando ad accusare problemi meccanici. Si riparte ai -19 nella prima stage con Riggs al comando su Eckes, Honeycutt, Jones, Smith, Day, Friesen, Chastain, Honeyman (con questi ultimi due leggermente ammaccati da contatti vari al via) e Garcia.
Riggs si difende subito, ma Eckes, con la spinta del tandem Jones-Day, rimane lì anche se perde subito l’aiuto di Corey che scivola largo e rischia l’incidente con Chastain. Davanti si forma la fila indiana, a centro gruppo molti 3-wide. Eckes va subito all’attacco e al giro 14 approfitta di Riggs che involontariamente gli apre la porta. I due sono affiancati sul trioval e arriva anche il contatto fra le fiancate con Layne che deve alzare il piede e perde tre posizioni.
Mentre Eckes e Honeycutt allungano, chi non molla è Chastain che attacca Smith e sale in top5 dietro alla coppia Jones-Riggs. Da dietro fa impressione, invece, la rimonta di Hemric che entra di prepotenza in top10. Ai -10 nuova caution: Majeski viaggia a passo d’uomo sull’apron e deve essere spinto ai box. Sul momento Ty crede sia un guaio all’acceleratore, invece sarà la pompa della benzina. Anzi, le pompe perché in casa ThorSport pochi istanti più tardi arriva in pit lane anche Butcher con lo stesso identico problema. Baldwin stavolta davvero lucky dog.
Visto che manca relativamente poco al break, quasi tutti vanno ai box. Tirano dritto solo Haley e Sutton, poi dai box esce davanti Enfinger (due gomme) a precedere Riggs, Eckes, Chastain, Honeycutt, Jones, Ruggiero e Sawalich, lunga sosta per Wright con annessa penalità. Butcher riparte quasi immediatamente, il guaio per Majeski invece gli farà perdere moltissimo nel garage a confermare il suo inizio di 2026 che lo ha visto alternare perfettamente gare buone e pessime (i piazzamenti in ordine: 4-28-2-31-8-23-9-24-2-33).
Si riparte per uno sprint di due giri. Haley scatta bene, Sutton malissimo e viene fagocitato. Nel varco lasciato libero da Dawson si infila Enfinger, ma a imitarlo è anche Eckes che con gomme fresche aggira tutti lasciandosi alle spalle una confusione incredibile fra 3- e 4-wide. Eckes vince la prima stage davanti a Jones, Riggs, Enfinger, Honeycutt, Sawalich, Day, Stenhouse (sulla #4 di Niece), Garcia e Sutton. Nella serie di contatti pagano dazio Queen e soprattutto Haley, entrambi con una foratura. Lucky dog per Butcher che recupera uno dei due giri persi.
Al break si completa il giro di soste (Sutton pitta e lascia il posto in top10 a Chastain), ma vanno ai box anche piloti come Friesen, evidentemente anche lui toccato nelle fasi convulse, poi si riparte con 25 giri da disputare nella seconda stage, 99 nella gara e con 1h20′ ancora a disposizione.
Jones scatta bene, ma viene subito fatto saltare dal tandem Eckes-Riggs e così questi due scappano via mentre Honeycutt perde un attimo di tempo dietro a Brandon; il quasi omonimo Honeyman invece va ai box con ulteriori danni. Ma arriva subito una nuova caution: il motore di Baldwin salta e prende fuoco con Luke costretto ad accostare in curva2 e scendere in fretta dalla vettura. Butcher torna a pieni giri.
Dopo le riparazioni danni anche per Conner Jones e Queen e i pit ulteriori in coda per LaJoie e Wright, ennesima ripartenza ai -15/-89/-1h08′ con Eckes davanti a Riggs (che si stava lanciando sempre più esterno vicino al muro), Honeycutt, Jones, Chastain, Day, Enfinger, Ruggiero, Stenhouse ed Hemric.
Green e quasi subito caution. Mentre Honeycutt rappresenta l’elemento di disturbo (prima spinge tanto scomponendo la corsia interna, poi va nel mezzo sul backstretch favorendo l’avanzata di Riggs), a metà rettilineo opposto un incidente abbastanza spaventoso. Day decide di bloccare Ruggiero, ma insistendo (se ne assumerà la colpa e Ruggiero dirà “perché fare così per un blocco del genere a questo punto della gara?”) si gira sul muso della #17 e, mentre è in testacoda, la #7 prende aria dal retrotreno evitando per poco il flip, ma non l’impatto di piatto con la fiancata lato pilota contro il muro interno. Poi Day rimbalza in pista e viene centrato da Tyrrell. Piloti ok, macchine distrutte, lucky dog per Honeyman.
A forza di giri dietro la pace car, siamo ormai in zona strategie e la sensazione al muretto è sempre più pessimistica: di questo passo non si arriverà mai in fondo alla distanza prevista di 134 giri. Intanto il gruppo si spacca, i leader proseguono, altri big come Smith, Enfinger e Sawalich vanno ai box.
Tirano dritto in 18, fra di essi in top10 Riggs, Jones, Eckes, Honeycutt, Chastain, Hemric, Rhodes, Garcia, Ankrum e Perez, Enfinger esce davanti dai box (due gomme) ed è 19° su LaJoie, Stenhouse, C.Smith, SVG, Sawalich, Gray, Sutton e Zilisch che non si è ancora fatto vedere ma è in corsa sulla #77 di Spire in sostituzione di Hocevar perché già a inizio settimana il team ha preferito far concentrare Carson solo sulla Coca-Cola 600.
Il brutto segnale arriva ora: siamo esattamente a metà della finestra a disposizione di 2h, si sono completati 51 giri e ne mancherebbero ancora 83… Dopo la pulizia della pista, si riparte ai -7/-81/-56′. Chastain va subito 3-wide all’esterno e favorisce involontariamente la corsia di Riggs mentre anche Eckes si fa vedere, ma Layne chiude la porta in maniera decisa. Nonostante tutto, questi due allungano ancora su Jones, Chastain ed Hemric. Ross attacca Brandon e lo passa al pelo in curva2, Daniel non riesce a cogliere l’occasione al volo.
Riggs vince la seconda stage precedendo Eckes, Chastain, Hemric, Jones, Honeycutt, Friesen, Rhodes, Garcia e Ankrum, a seguire Smith, Enfinger, Zilisch, Hill, Ruggiero, van Gisbergen, Stenhouse, Sawalich, LaJoie e Honeyman, nuovo lucky dog per Butcher che fra riparazioni ulteriori e rallentamenti aveva riperso il giro.
Al break vanno in moltissimi ai box al punto che tirano dritto solo Enfinger, Zilisch, Ruggiero, SVG, Stenhouse, Sawalich, Gray e Wright, segue poi Honeyman con due gomme cambiate, dunque Eckes, Chastain, Riggs (due posizioni nette perse), Jones, Friesen e Honeycutt; Perez e Sutton doppia sosta. Al traguardo mancano ora 44′, dunque in caso di gara senza interruzioni sarebbe ancora possibile completare gli ultimi 68 giri in programma. Ovviamente andrà a finire malissimo.
Alla ripartenza Enfinger scatta bene e si porta dietro Ruggiero, poi verrà infilato da Gio quasi immediatamente. Sul rettilineo opposto clamoroso rischio: Honeycutt blocca Honeyman sulla sua sinistra, ma Leland non si accorge che lì c’è già Chastain e fra i due c’è un leggero contatto con Ross che deve andare sull’apron senza però alzare il piede. Ma il danno c’è e una foratura alla anteriore destra al giro successivo porterà Chastain ai box proprio mentre Boyd in coda perde il controllo in curva1 e finisce in testacoda. Lucky dog per Majeski che è da poco uscito dal garage e recupera così uno dei 39 giri di ritardo.
Soste per gli ammaccati oltre ad Ankrum, poi si riparte ai -62/-47′ con Ruggiero al comando su Zilisch, Enfinger, Sawalich, Eckes, Gray, Jones, Riggs, van Gisbergen e Stenhouse. Il tandem Ruggiero-Enfinger avanza bene mentre Eckes recupera andando all’esterno di Sawalich in 3-wide che si propagano fra vari piccoli contatti nel gruppo.
Christian sfrutta al meglio le gomme fresche e di lì a poco aggira Zilisch. Il problema per gli altri è rappresentato da van Gisbergen che fa un po’ da tappo al gruppo. Jones lo passa, il prossimo nella lista dovrebbe essere Riggs, ma non completa la manovra e viene sfilato da Hemric e Honeycutt. Poi ci prova Daniel, stesso copione e viene riaggirato da Kaden e Layne. Alla fine Honeycutt completa lui il sorpasso prima di una nuova caution: Honeyman, con una vettura già danneggiata, è 3-wide in curva2 con Butcher e C.Jones, perde il controllo e finisce a muro. Nessun lucky dog perché Majeski è tornato nel garage.
Ruggiero torna così in corsa, perché l’accorciamento della gara appare sempre più probabile e con la sosta (quasi) generale si mette al pari degli altri con la strategia. Tirano dritto solo Ankrum e Sutton, poi Riggs osa tantissimo cambiando due gomme e precede Friesen, Chastain (che recupera avendo appena pittato), Sawalich, Hemric, Smith, Jones, Eckes, Honeycutt e Zilisch.
Alla ripartenza mancano 52 giri e 26’+2L, quindi per i piloti davvero non c’è più margine di manovra se volessero completare le 201 miglia in programma. Riggs spinge forte Ankrum e lo manda avanti per poi aggirarlo in curva2 sfruttando il fatto che Sutton è stato fatto saltare. A sorpresa a seguire Layne è Chastain che sogna ancora il bis di vittorie. Eckes sceglie anche lui l’esterno e aggira anche lui Ankrum, ma soprattutto Smith; penalità per Zilisch per cambio corsia prima del traguardo.
In confronto a Christian ovviamente Ross è messo peggio, la #45 apre la porta in curva3-4 ed Eckes si infila completando il sorpasso mezzo giro più tardi, giusto in tempo (guess what?) di una nuova caution. Non è per Friesen che tocca il muro in curva4, ma al giro successivo per Kris Wright che, forse con la complicità di una toccatina di Stenhouse, decide di allargarsi verso il muro ignorando completamente la presenza di Queen. Le due vetture si incastrano sul traguardo prima di un ulteriore momento tragicomico, con Wright che scarica la colpa sullo spotter che controbatte subito dicendo “io ti ho detto che non eri clear.” Lucky dog per Reaume.
Ora è ufficiale, non si arriverà mai al giro 134. Ai box ci vanno SVG, Gray, Sutton, Honeyman e anche Zilisch che ringrazia la caution perché aveva appena scontato la penalità. Nuova classifica con Riggs al comando su Eckes, Chastain, Smith, Hemric, Honeycutt, Ankrum, Sawalich, Friesen e Rhodes. Bandiera verde a questo punto ad appena 15’+2L alla fine.
La prima fila ha vita facile, ma Eckes ancora di più. Le sue quattro gomme relativamente fresche hanno la meglio delle due di Riggs malgrado il compagno di squadra di Layne (C.Smith) abbia provato a far deragliare il suo treno e a salvarlo ci pensa invece Honeycutt. Riggs sembra mettersi in atteggiamento difensivo, invece torna all’attacco sulla traiettoria estrema ad un pelo dal muro. L’attacco arriva ai -13′ con Layne che si lancia dal banking di curva2 e poi si tuffa interno in 3-4 completando la manovra con uno slide job in curva1-2 ai -12′.
Friesen, intanto, che perde il controllo in curva4 e nel 360° taglia il prato e si ritrova in pit lane pronto per una sosta lampo, ma la caution, l’ennesima e la decima a pareggiare il record della corsa, non arriva a causa sua, bensì per Perez che scivola all’interno di Gray e finisce in testacoda in curva1-2. Friesen recupera immediatamente il giro perso.
Solo ora (sì, solo ora!) la NASCAR decide di implementare le quickie yellow, come se non fosse stato perso abbastanza tempo prima, come tamponare una emorragia con un cerottino. Ma soprattutto, a 8′ dalla fine della gara, che senso ha pittare per cambiare gomme? Anche i crew chief si uniscono gettando benzina su una gara che è già una polveriera in fiamme. Vanno ai box Hemirc, Ankrum, Jones, Enfinger, Sawalich ed altri.
La bandiera verde arriva ad appena 4’30″+2L dalla fine, sulla carta quindi 11 giri, abbastanza per uno show finale da regalare ai tifosi. Davanti ci sono Riggs, Eckes, Honeycutt, Smith, Chastain, Rhodes, uno Zilisch in rimonta clamorosa, LaJoie, Ruggiero e Garcia. Invece il tutto durerà appena tre giri. Eckes scatta bene, poi però Smith spinge forte il compagno di squadra e lo manda avanti proprio quando Honeycutt mette nel mezzo Eckes. Kaden poi riesce ad aggirare Chandler in curva3 e salire al secondo posto.
Il prossimo ad attaccarlo in curva1 dall’esterno è Zilisch, Smith resiste fino a quando perde il controllo in curva2 e finisce a muro a 3′ esatti dal tempo limite. Bisognerebbe spostare in fretta i detriti lasciati dalla #38, forse c’è ancora una piccola speranza, ma a chiudere i giochi ci pensa Chastain, fermo a sorpresa sull’apron e che ha bisogno di una spinta verso i box.
Il tempo scade mentre c’è ancora la pace car in pista, dunque gli ultimi due giri diventano cerimoniali e chiudono (per fortuna) una delle gare meno apprezzabili degli ultimi anni di NASCAR. Se non fra tutte le 5000 nella storia. Un Riggs visibilmente commosso pensando a Kyle Busch vince a Charlotte precedendo Honeycutt, Zilisch, Rhodes, Ruggiero, Eckes, Jones, Gray, Stenhouse e Sawalich; Enfinger 16°, Friesen 26°, Chastain 29°, Smith 30°.
Alla fine, dei 134 giri in programma ne sono stati completati appena 110, di questi appena 57 di bandiera verde e addirittura 53 sotto caution con il long run più duraturo di appena 11 tornate. Sì, decisamente non è stato onorato al meglio Kyle Busch.
I risultati odierni
La classifica della “North Carolina Education Lottery 200”
La classifica generale
Così in campionato a 8 gare dalla fine della regular series della NASCAR Truck Series 2026
I prossimi appuntamenti
A mezzanotte, meteo permettendo, a Charlotte ci sarà la Coca-Cola 600 con Tyler Reddick in pole position. La Truck Series tornerà venerdì prossimo a Nashville.
Immagine: Media NASCAR
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