Blog | Supercross: lettera a Ken Roczen

Di: Andrea Ettori
AndreaEttori
Pubblicato il 11 Maggio 2026 - 11:30
Tempo di lettura: 2 minuti
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Blog | Supercross: lettera a Ken Roczen

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Grazie Kenny, per ciò che mi hai regalato nel 2026 e non solo.

Ken, volevo soltanto dirti grazie. Perché andare oltre sarebbe superfluo, e perché certe storie non hanno bisogno di essere spiegate: si sentono, si vivono, si attraversano. Chi non ha seguito davvero la tua carriera non può capire quanto sia impattante questo titolo, quanto sia emotivo vederti di nuovo lì, in cima, dopo tutto ciò che hai superato.

L’abbraccio della tua splendida famiglia al traguardo è stato l’abbraccio simbolico di tutti noi. Era l’immagine perfetta: tua moglie, i tuoi figli, ed intorno uno stadio intero ai tuoi piedi. Era come se Salt Lake City, per un attimo, avesse smesso di respirare solo per guardarti.

E poi c’è quella moto. Una Suzuki con ancora l’avviamento a pedivella, un dettaglio che oggi sembra quasi impossibile da raccontare. Ma è proprio questo che ti rende un campione ancora più romantico. Hai vinto con ciò che avevi, non con ciò che era più facile. Hai trasformato una moto che nessuno voleva più in un manifesto di resilienza. E l’hai fatto in un anno in cui anche il tuo team manager, Larry Brooks, è tornato a bordo pista mentre combatte contro il cancro. La vostra è una storia che non si inventa: si vive.

C’è stato un momento preciso in cui tutto è cambiato. Ricky Carmichael che dice in cronaca “It’s over” mentre Hunter Lawrence si rialza dalla caduta. Tutti noi abbiamo pensato che non fosse davvero finita, che potesse ancora succedere qualcosa. E infatti qualcosa è successo: sei rimasto in piedi, hai resistito, hai creduto. Hai fatto quello che hai sempre fatto.

Questa stagione 2026 del Supercross è forse la migliore di sempre, e lo è perché tu hai permesso che lo fosse. Perché ogni tua scelta, ogni tua rimonta, ogni tua vittoria ha costruito un racconto che meriterebbe di essere fissato per sempre. E allora sì, Ken: sarebbe bello se, un giorno ci fosse una serie TV per raccontare tutto questo. Perché il tuo titolo non è solo un risultato sportivo: è una storia di vita, di coraggio, di seconde possibilità. Una storia che merita di essere vista, ascoltata, tramandata.

Per tutto questo, Kenny, volevo soltanto dirti grazie.

Fonte immagine: supercrosslive.com

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