Nella settimana precedente al GP di Francia, Manuel González ha accettato il nostro invito a ripercorrere la sua carriera.
Manuel González si è affermato sin da subito come uno degli astri nascenti del motociclismo, vincendo gare nella European Talent Cup a soli 15 anni e conquistando il Mondiale Supersport 300 a 17. Attualmente è leader del mondiale Moto2 ed ha tanta fame di rivincita dopo aver sfiorato il successo lo scorso anno. Con lui abbiamo parlato di questo e tanto altro, in un’intervista esclusiva rilasciata ai microfoni di P300.it prima del Gran Premio di Francia. Buona lettura.
Ciao Manuel, grazie mille di aver accettato il nostro invito. Come stai?
“Molto bene. Le cose stanno andando nel verso giusto, quindi sono molto contento”.
Chi è Manu Gonzalez, e com’è cominciata la sua carriera nel mondo delle moto?
“Ho avuto a che fare con le moto sin da quando sono nato, perché andavo in pista a vedere mio padre che gareggiava nel campionato regionale spagnolo. Mi era piaciuto tantissimo, così a tre anni mi è stata regalata la prima minimoto e non pensavo ad altro che salire in sella e girarci sopra”.
Qual è stata la prima pista in cui ti sei allenato?
“C’era una piccola pista a Madrid, vicino a dove vivevo io. Tanti ragazzini, me compreso, andavano li a girare per imparare a guidare la moto ed era sempre piena, nonostante fosse molto piccola”.
Li hai potuto conoscere dei piloti che hai ritrovato da avversari durante il tuo percorso?
“Sì. Li ho conosciuto David Salvador, che ora corre nel campionato Sportbike, ed anche altri ragazzi che attualmente corrono in Spagna, ma non sono mai usciti da questo palcoscenico”.

Hai mosso i primi passi nei campionati più importanti già a 15 anni, e a 17 sei diventato il campione del mondo più giovane della storia vincendo la Supersport 300. Cosa ricordi di quegli anni e come hai raggiunto questi traguardi così presto?
“In quasi tutte le categorie che ho corso ero il più giovane di tutti. In Rookies Cup ho cominciato a competere quando avevo solo 13 anni, mentre in European Talent Cup ero tra i 14/15. Volevo fare subito il salto in Supersport 300, ma ho dovuto aspettare perché il limite di età minimo era 16 anni e quindi non potevo ancora parteciparci. Quando sono arrivato nel mondiale ho avuto la fortuna di incontrare il team ParkinGO, con cui poi ho vinto il campionato, continuando a correre con loro anche in Supersport successivamente. Li ho conosciuto gente come Giuliano Rovelli, il capo del team, che è stato il mio manager e con cui tutt’ora lavoro assieme. Quegli anni sono stati molto belli, perché avevo poca pressione ed ero più tranquillo” (dice ridendo).
La figura di Rovelli, assieme a tutta la squadra ParkinGO, quanto ha aiutato nella tua crescita come pilota?
“Ho avuto buoni rapporti con tutti. Alcuni di loro mi hanno aiutato anche durante il mio percorso in Moto2 con il team Mastercamp e con Gresini. Sono contento di aver potuto lavorare con loro”.
Molto spesso i piloti intraprendono la strada della Supersport, lasciando il Motomondiale dopo la Moto2. Te però hai scelto il percorso opposto: perché?
“Il mio obiettivo alla fine è sempre stato quello di arrivare in MotoGP, come tantissimi altri piloti sognano. Ho scelto di andare in Supersport perché non avevo i fondi necessari per pagare la Moto3, quindi non avevo molte altre opzioni. Poi è cominciato il progetto Mastercamp in Moto2 ed ho deciso di cogliere quest’opportunità, perché sarebbe stata perfetta per farmi notare nel paddock MotoGP“.

Com’è stato l’adattamento ai prototipi, nel primo anno di Moto2?
“Non è stato facile. Io sono cresciuto con le moto da strada ed ho sempre corso con quelle. Rispetto a Moto3 e Moto2 è tutto diverso, soprattutto nello stile di guida. Arrivando in Moto2 sono cambiate anche le gomme, perché da Pirelli sono passato alle Dunlop che erano tutta un’altra storia, quindi ho dovuto fare tanti cambiamenti al mio stile e alla mia posizione in sella”.
Pirelli però l’hai ritrovata, in qualche modo...
“Si, ma con le Dunlop ho dovuto adattarmi, cambiando tante cose. Poi, quando sono arrivate le gomme Pirelli in Moto2, mi sono trovato subito ed è stato più facile. Non solo per me, ma anche per gli altri piloti. Con le Pirelli c’è molta più varietà e meno difficoltà nel guidare la moto, mentre con le Dunlop lo stile di guida era praticamente uguale per tutti”.
Qual è stato il cambiamento più grande che hai affrontato, proprio nello stile in moto?
“Le cose più difficili da modificare per me sono state la staccata e l’ingresso in curva, perché con la 600 ero abituato a staccare molto forte e fare tanta forza sul freno. Più forza fai sul freno e più velocemente arrivi in curva, avendo anche la moto più stabile. In Moto2 all’inizio ho dovuto frenare molto più piano per entrare in curva, quindi non avevo il feeling giusto durante la staccata, che è sempre stata un mio punto di forza e lo è ancora adesso”.
La figura di Valentino Rossi, che hai incontrato in Mastercamp, che consigli ti ha dato? Ti ha aiutato anche nel cambiamento dello stile?
“Ho avuto la fortuna di allenarmi con lui al Ranch diverse volte, non solo per la 100 Km dei Campioni, ma alla fine non ha potuto darmi tanti consigli su come guidare la Moto2. Non era sempre presente nei weekend di gara, ma quando ho avuto l’occasione di parlarci mi ha dato diverse dritte soprattutto dal lato mentale, dicendomi di stare calmo e di pensare solo a dove lavorare per essere il migliore e vincere”.
Nel 2024 sei passato a Gresini e con loro hai lottato più spesso per il podio, vincendo anche la tua prima gara in Moto2. Com’era l’ambiente nel team, e perché hai deciso di cambiare aria dopo solo un anno?
“Ho scelto di andare in Gresini perché Mastercamp non era pronta per vincere, come mi aveva detto chiaramente il capo di Yamaha. (Gresini, n.d.a.) aveva dimostrato di volermi nel team, loro sanno come si vince. Sono una squadra molto organizzata, con tanta esperienza e non guardano solo il risultato in pista. Puntano ad avere sempre un buon ambiente all’interno del box, vogliono conoscerti anche al di fuori dell’ambiente professionale e si preoccupano di come stai. Con loro sono cresciuto molto ed è stato un anno in cui mi sono trovato molto bene. Poi è arrivato il team Intact, che mi voleva prendere a tutti i costi perché anche loro volevano vincere, dopo diversi anni di fatiche per fare risultato. Così mi hanno cercato a metà stagione ed ho capito subito che fosse un’ottima squadra”.

In Intact hai ritrovato Tom Lüthi, giusto?
“Si, lui è il nostro coach. In Gresini ho lavorato con Elias, mentre con Intact ho ritrovato la sua figura. Ha vinto tanto in Moto2 e conosce benissimo l’ambiente. Ci aiuta tanto, perché conosce ogni minimo particolare e ci dice precisamente cosa fare, per andare veloce in un punto preciso. Sa parlare con noi piloti e ci aiuta tanto in ogni minimo dettaglio, è molto metodico. Come se ci fosse un pilota in più in squadra”.
Nel 2025 sei esploso definitivamente, vincendo diverse gare e togliendoti tante soddisfazioni. Poi però qualcosa si è rotto, ed hai dovuto cedere nella sfida contro Diogo Moreira. Cosa è andato storto secondo te. soprattutto nelle ultime gare della stagione?
“La sfortuna non è mancata; ho perso tanti punti non per colpa mia. In Austria mi è entrato un sasso nel radiator, ed ho dovuto ritirarmi, mentre in Indonesia sono stato squalificato. Quello che è accaduto in quel weekend non è facile da spiegare, perché Marelli aveva portato un aggiornamento al software della centralina, che per regolamento doveva essere portata alla versione più nuova, ma questo ci venne detto solo dopo la gara. Così è arrivata la squalifica ed ho perso altri punti molto importanti. In Australia, poi, sono caduto in FP1, danneggiando il telaio. Per questo, quando la gomma non era nuova, sentivo vibrazioni strane alla guida ed a Valencia, dove ne ho poi montato uno nuovo, ho avuto problemi che a metà gara mi hanno costretto nuovamente al ritiro. Li ero tornato ad avere il passo per lottare per il podio e vincere, quindi è stato un gran peccato”.
Com’è stato ripartire dopo la gara di Valencia?
“In un calendario lunghissimo, di 22 gare, quando sei sempre in testa al mondiale non è facile essere costantemente al top a livello mentale. Quindi quando è finita la corsa ho tirato un sospiro di sollievo, perché ho potuto dimenticare tutto e cominciare a recuperare, anche di testa”.
La preparazione quest’inverno sarà stata sicuramente molto intensa, vedendo anche come hai ricominciato nel 2026...
“È stato un inverno molto lungo per me. Sono cambiate anche un po’ di cose nell’ambiente ed ho fatto delle modifiche per allenarmi meglio, cercando quel che fosse giusto per me per migliorare ancora di più. Adesso mi sento molto più forte fisicamente quando sono in sella; ho fatto quel che volevo per progredire”.
Pensi che ci siano stati dei miglioramenti in pista, o è troppo presto per giudicare?
“Quest’anno sono cambiate diverse cose rispetto allo scorso. Nel 2025 Kalex ha portato un telaio nuovo e la Pirelli ha cambiato le misure del cerchio anteriore (da 3,75 a 3,5 pollici, n.d.a.), dovendo modificare leggermente lo stile di guida. A livello personale sono contento della mia guida della moto; penso che non mi manchi niente e riesco ad andare forte in tutti i circuiti. Il cambiamento più grosso è stato a livello di mentalità; ora sono più tranquillo e so dove non posso sbagliare. L’anno scorso volevo essere primo a tutti i costi, ma ora con dell’esperienza in più so bene cosa devo fare e quando”.
Come arrivi a Le Mans dopo la grande prestazione di Jerez, conscio di essere leader del mondiale?
“Sono fiducioso. Da una parte non mi sento al 100% col pacchetto della moto in gara; nelle prime gare (Thailandia, Brasile, Austin), fino a Jerez, non ero completamente a posto con il feeling in sella. Ma dall’altra siamo comunque in testa al campionato, il che è molto positivo. Alla fine dei conti, poche volte riesci a trovarti al 100% con la moto quando hai 22 gare in calendario e quello che conta è vincere il mondiale. Sto facendo risultati buonissimi ed ora arrivano piste come Le Mans ed il Mugello, dove mi trovo bene e vado sempre forte. Se riusciamo a trovare di nuovo la quadra con la moto, come in Thailandia, penso che potremo fare la differenza ed essere molto competitivi”.
Hai menzionato il Brasile: come ti è sembrato il weekend di Goiânia? Ti è piaciuta la pista?
“È stato un weekend un po’ caotico, perché la pista non era ancora finita. L’asfalto era molto problematico in gara, specialmente in una curva dove si saltava tantissimo. Però siamo riusciti a cavarcela con quello che avevamo, ed abbiamo comunque ottenuto un buon risultato”.
I pezzi del puzzle 2027 sembrano comporsi molto velocemente; te hai già dei piani per l’anno prossimo oppure no?
“Il piano principale è sempre quello di andare in MotoGP. Al momento le acque sono ferme, quindi i team non possono firmare i piloti subito. Noi siamo in contatto con più di un team, ma penso che sia il momento di vincere più gare possibili, così da poter convincere le squadre a puntare su di me. Non ho in testa il chiodo fisso di salire immediatamente e a tutti i costi; quello su cui sono concentrato al momento è continuare a divertirmi in sella e fare il meglio possibile. Inoltre, sono in un team in cui mi trovo molto bene e dove il morale è alto. Se arrivasse una buona opportunità anche con dei team Superbike non direi no a priori; cambierebbero i piani, ma io sono aperto a tutto. Il sogno resta comunque la MotoGP, per cui mi sento pronto”.

Qual è stata, secondo te, la tua migliore e la tua peggior prestazione dall’inizio della carriera?
“Domanda difficile. Non penso ci sia stata una performance migliore né peggiore di tutte. Ma, ad esempio, la gara del Mugello dello scorso anno è stata una di quelle in cui sono andato molto bene, perché non sono partito primo ed ho dovuto lavorare sul passo gara per scappare. Non è stata una vittoria come altre, in cui sono stato in testa dall’inizio alla fine. Un’altra buona prestazione è stata quella della Malesia nel 2022, dove avevo il passo per fare secondo ma negli ultimi giri ho avuto dei problemi fisici a causa dell’irrigidimento del braccio, ed ho finito la gara 5°”.
Ti sei operato durante l’inverno per questo problema?
“Si, mi ero già operato quando ero in Supersport. Le cose erano migliorate, ma nel primo anno di Moto2 è tornato e mi sono dovuto operare un’altra volta. Alla fine ho svolto due interventi in più e non ho avuto problemi solo quando sono passato in Gresini”.
A proposito di Supersport e calendari vari: ci sono piste del programma derivate, che vorresti nel Motomondiale?
“Penso che Magny-Cours sia molto bella da guidare, anche più di Le Mans, ma alla fine Le Mans è molto iconica. Anche Estoril mi piace tanto, così come Portimão. La Supersport va sempre in piste molto belle”.
Ti chiedo di pensare a tre aggettivi che si adattano a Manu González fuori dalla pista. Cosa ti viene in mente?
“Tranquillo, metodico e attivo”.
Ringraziamo Manuel González e Karina, del team Intact GP, per la disponibilità. Auguriamo loro tutto il meglio per il prosieguo della stagione.
Fonte immagini: intactgp.de, gresiniracing.com, worldsbk.com
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