Venticinque anni fa l’incidente che ce lo avrebbe portato via. Il ricordo è, però, ancora vivissimo
Era il 25 aprile 2001 quando questa giornata di festa nel nostro paese fu trafitta dalla notizia della scomparsa di Michele Alboreto. Arrivò come un fulmine a ciel sereno: Michele era impegnato in un test con l’Audi R8 per Le Mans. La casa dei quattro anelli lo aveva chiamato per sviluppare la barchetta che poi avrebbe dominato in lungo e in largo, per anni, la gara di durata più famosa del mondo.
Una gomma afflosciata decise il destino del pilota milanese, allora 44enne. Fu la posteriore sinistra a tradire Michele: la vettura si alzò in volo per ricadere decine di metri più avanti. Non ci fu nulla da fare. Il luogo dell’incidente, il Lausitzring, in Germania, sarebbe rimasto indigesto al motorsport italiano anche pochi mesi dopo, con il terribile incidente che a settembre avrebbe fatto rischiare la vita ad Alex Zanardi.
Una carriera lunghissima, condita da cinque successi in Formula 1 e il rischio di vincere il mondiale con la Ferrari nel 1985, sfumato così come i problemi della Rossa alle turbine. Alboreto viene ricordato con affetto immutato ancora oggi, a venticinque anni dalla scomparsa. Chi ne parla ricorda l’uomo prima che il pilota: un uomo gentile, educato, di un’altra epoca. Soprattutto, un uomo schietto: e questa schiettezza emerse ancora una volta nel tragico weekend di Imola ’94, quando la perdita della ruota dalla sua Minardi concluse l’elenco degli incidenti irreali a cui il mondo del motorsport dovette assistere in quella tre giorni.
Alboreto denunciò apertamente il non ascolto della Federazione alle richieste di misure di sicurezza maggiori da parte dei piloti, e fu tra i pochi ad anticipare i dubbi sull’incidente di Senna. L’italiano fu protagonista di un botto importante nel 1991 proprio al Tamburello, e per esperienza, disse chiaramente “Quella è una curva dove senza un guasto tecnico non si esce”.
La sua avventura in F1 terminò proprio in quell’anno, dopo 14 stagioni, ma la sua passione per il Motorsport non era legata solo al Circus. I prototipi l’hanno accompagnato all’inizio della sua carriera e dopo la fine della lunga parentesi in F1: Sebring, Le Mans con una vittoria nel 1997 e poi la chiamata di Audi dal 1999. DTM, IMSA, IndyCar sono altre voci che si trovano nella lunga carriera di Michele Alboreto.
Oggi l’assenza di Michele conta un quarto di secolo. Ma l’intensità e l’affetto con cui viene ricordato da parte del mondo dei motori lo rende sempre vicino, com’è giusto che sia.
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