La formazione titanica che ha costruito il secondo dominio di Milton Keynes continua a sfaldarsi di anno in anno e sembra essere sempre più vicina all’epilogo della sua storia
Ogni impero, per quanto glorioso e apparentemente in salute, è destinato a crollare. La notizia della separazione tra la Red Bull e Gianpiero Lambiase, storico ingegnere di pista di Max Verstappen, è soltanto l’ultima di una lunga serie che ha contraddistinto la squadra sei volte Campione del Mondo. Le partenze di figure di spicco verso nuovi orizzonti, la maggior parte delle volte un team rivale, non stanno certo contribuendo a migliorare un quadro tecnico alquanto complicato da quasi tre anni a questa parte.
Per quanto possa sembrare in estremo contrasto con quello che è stato lo scenario sportivo passato, i guai della Red Bull sono iniziati quando le cose, in pista, non sarebbero potute andare meglio. La scomparsa dello storico fondatore Dietrich Mateschitz, avvenuta il 22 ottobre del 2022, ha rappresentato il primo, durissimo colpo all’azienda da lui stesso creata più di quarant’anni fa. Le lotte interne per assicurarsi fette sempre più ampie di potere decisionale hanno visto la formazione di veri e propri schieramenti, generando spaccature che, all’esterno, erano coperte ampiamente dagli incredibili risultati.
Il campionato 2023, il più dominato nella storia della F1, è stato per assurdo un ulteriore passo verso il declino dell’egemonia Red Bull. Nonostante lo strapotere di Verstappen, qualcosa ha iniziato ad incrinarsi ulteriormente. Nel maggio di quell’anno, il capo progettista Rob Marshall è stato annunciato in partenza verso la galassia McLaren, squadra della quale ha iniziato a ricoprire il ruolo di direttore tecnico dal 1 gennaio 2024. Il suo addio è stato determinante nella logica delle gerarchie in pista, vista la rapida ascesa del team di Woking che è culminata nella conquista degli ultimi due titoli Costruttori e di quello Piloti lo scorso anno.
Il 2024, successivamente, ha generato ancora più rumore. Le accuse mosse nei confronti di Christian Horner per molestie nei confronti di una collega hanno scosso il mondo della F1 prima ancora dell’inizio della stagione, ma il terremoto, per la Red Bull, non si è certo placato. Proprio dal caso dell’ex team principal, successivamente licenziato nel luglio 2025, sono nati i dissapori con la famiglia Verstappen, dei quali il padre di Max, Jos, si è sempre fatto grande portatore. Il primo maggio dello stesso anno, è stato annunciato che anche Adrian Newey, padre di tutte le vetture vincenti della storia di Milton Keynes, si sarebbe presto accasato altrove. Lo stesso cammino l’ha seguito anche il direttore sportivo, Jonathan Wheatley, il quale si è diretto sponda Audi prima di lasciare spazio ad interim a Mattia Binotto.
Altri profili sono emigrati verso la concorrenza, come il capo delle strategie Will Courtney, ora in McLaren, e diversi dei membri della pit crew dello stesso Verstappen. Ai saluti, lo scorso dicembre, è arrivato infine Helmut Marko, dopo una vita trascorsa a scoprire talenti tra i giovanissimi, sui quali spiccano sicuramente proprio il quattro volte iridato olandese e Sebastian Vettel. Il prossimo addio di Lambiase, al momento confermato per il 2028, potrebbe essere la goccia per far traboccare in modo decisivo il vaso all’interno del quale, al momento, si ritrova lo stesso Max.
Lui stesso, in passato, ha affermato come, in caso di ritiro da parte del suo storico ingegnere di pista, avrebbe immediatamente detto basta alle competizioni, quantomeno in F1. Il legame tra i due è sempre stato fortissimo e la loro intesa ha contribuito a molti dei successi più recenti della Red Bull. Il fatto che la destinazione di Lambiase sia proprio la McLaren potrebbe non essere un caso. Marshall e Courtney, al momento, vestono papaya e lo stesso farà presto anche Lambiase. Per cercare di convincere Verstappen a mettere piede a Woking, di certo, queste non sono affatto carte da sottovalutare.
In ogni caso, è bene rimanere assai cauti sul futuro del quattro volte Campione del Mondo. Il suo disappunto per le ultime derive tecniche della nuova F1 potrebbe giocare un ruolo fondamentale in una sua ipotetica decisione di ritiro dalle corse. In quel caso, difficile pensare che tanti nomi amici potrebbero spronarlo a cercare una nuova sfida altrove, persino se si trattasse della voce che, nelle ultime 11 stagioni, lo ha guidato verso ognuno dei suoi 71 trionfi nella massima serie.
Immagine di copertina: Media Red Bull
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