L’inglese ha vissuto un fine settimana più complicato del previsto, non riuscendo a centrare il podio dopo una gara corsa nell’ombra del più rapido compagno di squadra
Annoverato come il favorito assoluto alla vigilia di questo Mondiale, George Russell si ritrova all’inseguimento della leadership iridata alla conclusione delle prime tre tappe stagionali. L’inglese, nel corso del GP del Giappone 2026, non ha saputo esprimersi sul livello mostrato in Australia e in Cina, finendo al di fuori della top 3 e cedendo il comando del campionato ad Andrea Kimi Antonelli. Uno scenario probabilmente figurato da pochissimi, agli albori della stagione, che però racconta una parte importante del momento che sta attraversando il pilota della Stella a tre punte.
Vestire i panni di colui che gode dei favori del pronostico, in qualunque ambito, non è mai semplice. All’interno del panorama sportivo, poi, risulta ancora più complicato. Affacciandosi alla sua quinta stagione al volante della Mercedes, Russell ha senza dubbio immaginato di potersi ritrovare finalmente in lotta per l’obiettivo inseguito da tutti. Dopo sette anni trascorsi a competere per piazzementi non sempre di rilievo, il peso di non essere ancora riuscito a sedersi su una monoposto potenzialmente vincente comincia a farsi sentire. La vittoria a Melbourne è sembrata l’inizio di una possibile cavalcata trionfale, ma i valori in campo sono mutati con incredibile anticipo rispetto al previsto.
Già a Shanghai qualcosa non era girato nel verso giusto per Russell, fin dalle qualifiche del sabato. L’affermazione di Antonelli ha sicuramente inflitto un colpo rilevante sul morale del britannico, il quale aveva però tutte le carte in regola per riaffermare la propria leadership a Suzuka. Il confronto con il più giovane vicino di box, però, è proseguito sulla stessa lunghezza d’onda della Cina. George non è mai riuscito ad impensierire il bolognese, se non allo spegnimento dei semafori, e anche una volta guadagnata la prima posizione grazie alla sosta di Oscar Piastri il suo ritmo non è parso così schiacciante.
L’entrata della Safety Car, immediatamente dopo il suo passaggio in pit lane, ha certamente impedito a Russell di giocarsela alla pari con Antonelli, rimasto in pista quella tornata che bastava per riprendersi il comando. Sfortuna a parte, il classe 1998 non ha successivamente mostrato il passo per andarsi a giocare quantomeno il secondo posto, specialmente dopo il sorpasso subito da Charles Leclerc poco prima della curva Spoon. A nulla sono valsi i tentativi nel finale di riprendersi almeno il terzo gradino del podio, complice anche una difesa strenua da parte del ferrarista.
I 12 punti del quarto posto, rapportati ai 25 messi da parte da Antonelli, fanno retrocedere Russell al secondo posto in classifica, a nove lunghezze dall’italiano. Eppure, non è il cambio della guardia iridato ciò che dovrebbe mettere in allerta il 27enne di King’s Lynn. Affermare che l’inglese possa essere preoccupato del rendimento del compagno, nonché sotto pressione per le prestazioni di Kimi, appare al momento forse un po’ prematuro. Non bisogna dimenticare quanto dimostrato fin qui dal britannico, soprattutto quando si è ritrovato a sedere su monoposto non competitive quanto l’attuale W17. In ogni caso, di campanelli potenzialmente d’allarme non ne mancano.
Antonelli sta bruciando le tappe e quanto da lui racimolato in queste prime tre gare ne è la prova. Russell lo vede certamente come il proprio rivale principale per la rincorsa al titolo, ma anche come colui che potrebbe soffiargli il ruolo di caposquadra all’interno del box Mercedes. Di fatto, è quella la leadership di cui ogni pilota si preoccupa, poiché è da quella che poi deriva la controparte iridata. Racimolare 16 secondi di distacco è soltanto il secondo di due colpi subiti dal britannico nel corso del fine settimana giapponese. Con due tute nere sul podio, la situazione sarebbe stata in parte diversa.
In questo lungo mese di sosta, Russell dovrà senza dubbio lavorare assai duramente su se stesso. Le sue doti sono sempre state sotto gli occhi di tutti e di certo non possono scomparire da un anno con l’altro. Quando c’è da spalleggiare con gli avversari, però, non sembra che George riesca davvero a fare la differenza. Non è un caso che, sulle sei vittorie conseguite in carriera, nessuna sia giunta a seguito di un confronto diretto con un avversario. Fa in parte eccezione quella di Melbourne, nel corso della quale il duello con Leclerc aveva comunque avuto un esito negativo per il britannico.
Prima ancora di recuperare il comando della classifica Piloti, Russell dovrà preoccuparsi di riconquistare quello all’interno del proprio garage. Vincere aiuta a vincere e non c’è spinta morale maggiore della vittoria. Se Antonelli dovesse continuare ad esprimersi su questi livelli, per l’inglese diventerà sempre più complicato difendere la sua posizione nelle gerarchie del team anglo-tedesco. Non è un segreto il rapporto profondo che lega Toto Wolff ad Antonelli, anche considerando che è stato proprio il manager austriaco ad insistere per promuoverlo immediatamente nella massima serie, dopo averlo seguito fin da giovanissimo. Ricordare al grande capo che, prima di Kimi, c’è stato anche George non sarà facile.
Immagine di copertina: Media Mercedes
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