Buongiorno a tutti. Mi chiamo Formula 1, vado per i 76 anni e, se permettete, soprattutto dopo questi ultimi giorni, avrei due o tre cose da dire. Sto leggendo tutto quello che state scrivendo su di me: i paragoni con i Mario Kart, con gli aspirapolvere, tutte le critiche che state muovendo contro la mia figura. Ecco, a proposito di questo vorrei raccontarvi un po’ come la vedo io, visto che non sempre ho la possibilità di parlare.
Un po’ di vita l’ho vissuta. Sono stata portata qua e là nel corso della mia storia: devo ammettere, una storia meravigliosa. Ho avuto la compagnia di campioni formidabili: Fangio, Clark, Stewart, Lauda, Prost, Senna, Schumacher, Alonso (che forse mi vuole imitare per la longevità) Hamilton e fino agli ultimi fenomeni che popolano la griglia, come Verstappen e Leclerc. Tutti hanno contribuito a rendere la mia vita migliore. E, ovunque io mi sia esibita, fino a qualche anno fa la gente è stata contenta di vedermi e di seguirmi per quello che ero veramente. Non solo per pochi anni, ma anche per decenni. Non finirò mai di ringraziarvi.
So che tanti di voi mi conoscono bene, sin da quando erano piccini, e questo mi fa un sacco piacere. Mi fa un po’ meno piacere sapere che altrettanti, soprattutto negli ultimi tempi, mi hanno abbandonata perché hanno capito che non sono più attraente come una volta. Certo, effettivamente sono un po’ invecchiata e magari potrei non avere più il fascino di quando ero più giovane, spregiudicata, pericolosa. Però devo anche dire una cosa: non è tutta colpa mia per le condizioni in cui sono ridotta oggi.
Purtroppo, da quando il mio grande vecchio amico, Bernie, ha deciso di lasciarmi mettendomi nelle mani di personaggi un po’ stravaganti, le cose sono cambiate. Mi dicevano che sarei stata al sicuro ma, come prima azione, invece di lasciarmi così com’ero nel mio aspetto, hanno cominciato ad agghindarmi come se dovessi partecipare tutti i giorni al Carnevale di Rio, per farmi bella davanti ai loro amici. Li chiamano partner, sponsor, investitori, influencer. All’inizio non capivo quale fosse il loro intento, ma poi, piano piano, ho cominciato a farmi un’idea. Purtroppo, non avendo voce in capitolo e dovendo solo subire le loro decisioni, non ho potuto fare molto per invertire la tendenza.
Sono costretta ad andare in giro come un saltimbanco quando quello che so fare è ben altro, e questo non mi sta affatto bene. Mi sono ritrovata ad affrontare situazioni imbarazzanti, prima di tutto per me stessa. Io, per esempio, non avrei mai voluto farmi vedere con due gare nello stesso weekend. Non avrei mai voluto vedere sparire le qualifiche, seppur per poco tempo, in favore di una gara corta. Non avrei neanche voluto andare in certi posti. Chi se ne frega di Las Vegas, dell’Arabia Saudita e di tutti quei luoghi che, da quello che so, sanno solo elargire montagne di soldi. E ai miei nuovi padroni, questo l’ho capito in fretta, il denaro piace parecchio.
Non pensavo che saremmo arrivati al punto in cui le critiche sarebbero diventate così fragorose nei miei confronti da portarmi addirittura a espormi, come sto facendo oggi. In tutto quello che sta succedendo nelle ultime settimane, ve lo giuro, io non c’entro nulla! A me piaceva suonare con gli strumenti, quelli che hanno tanti cilindri… come si chiamano? Motori, ecco. Già diversi anni fa avevo storto il naso quando hanno deciso di portarmi in giro con le batterie, ma mi avevano assicurato che sarebbe andato tutto bene.
Ora, però, è arrivato il disastro. I miei padroni hanno deciso che dovevo diventare l’esempio della svolta green nel mondo dei motori. E questo mentre, da altre parti, sull’elettrico qualcuno sta già facendo marcia indietro. Mi fa male sentirmi attaccata personalmente per responsabilità non mie: sentirmi dire che sono diventata imbarazzante, inguardabile, vergognosa. E mi devasta ancor di più essere presa di mira da colleghe che fino a poco tempo fa non si sarebbero mai permesse di scalfire la mia immagine: l’IndyCar, perfino alcune categorie GT, mi prendono in giro perché loro le batterie non ce le hanno o ne hanno di piccolissime, mentre io faccio queste magre figure.
Sono stanca. E voglio che questo sia chiaro a tutti.
Io sono nata con un nome — Formula 1 — che voleva indicare in modo assolutamente chiaro il mio status di regina del motorsport. E mi dissocio totalmente dalle imposizioni nei miei confronti e da quello che sto diventando, dal continuo calpestare la mia tradizione e la mia integrità. Non sono assolutamente d’accordo con la stragrande maggioranza delle decisioni che sono state prese: decisioni che hanno portato soggetti vari ad interessarsi a me ma solo per il mio nome ed il loro tornaconto. Mentre, chi mi voleva bene veramente, mi ha visto trasfigurata e se n’è andato. Mi mancano i miei amici, quelli veri. Certo, ci sono tanti ragazzi nuovi, ma vorrei che vedessero la vera me, non l’impalcatura che mi è stata messa addosso.
Io sono inerme: non posso ribellarmi, non posso invertire la rotta. Ma posso fare una cosa: chiedere a voi di essere la mia voce. Tra di voi c’è sicuramente chi mi conosce per quella che sono stata, chi ricorda le emozioni che ho saputo creare. Ed è a queste persone che mi rivolgo. Fatevi sentire, esattamente come state facendo in questi giorni. Ma non prendetevela con me: fatelo con chi, di me, ha fatto quello che più gli conveniva. Io sono sempre la stessa e sempre lo sarò. Ma sta a voi far capire che le cose devono cambiare.
Incazzatevi. Urlate, a chi mi sta tenendo prigioniera di un giochino puramente economico, che la mia dignità non può essere paragonata a Mario Kart. E che le loro azioni avranno conseguenze, prima o poi. Io voglio tornare quella di prima, senza stracci sfarzosi addosso. Liberatemi, per favore: vi prometto che, se mi sarà data la possibilità, ricominceremo a divertirci come una volta.
Con affetto, la vostra Formula 1. Quella che strillava, comandava il mondo dei motori e faceva sognare davvero.
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