Influencer e VIP chiamati per creare visibilità. La serie elettrica è agonizzante tra regole tutte sue e popolarità in discussione
Quando è una serie motoristica ad aver bisogno, per farsi notare, degli influencer e dei loro follower e non il contrario, forse abbiamo un problema. Che poi, non è neanche colpa loro. Qualcuno, VIP e influencer, ce li ha fatti diventare, qualcun altro ha deciso di offrire un posto in prima fila su una monoposto di Formula E. E loro, dal loro conveniente punto di vista, hanno accettato volentieri. Forse lo farebbe chiunque. Il punto della questione, qui, è un altro.
La serie elettrica ha debuttato nel 2014 e, mai come ora, è in discussione: soprattutto in un mondo che, sull’elettrico applicato all’auto, sta iniziando a ricredersi. Con case che stanno riconvertendosi in parte al termico e colossi come Toyota che ne criticano veridicità (sulle emissioni) e potenzialità di diventare l’unica alternativa possibile.
La Formula E, in sé, era partita in un certo modo: con la doppia vettura per gestire le batterie e poi, progressivamente, con una sola monoposto. Ma sempre col mito della gestione della batteria fino ai livelli attuali, che portano le gare ad essere per 3/4 della loro distanza una passerella in cui bisogna stare attenti a non rimanere incastrati in incidenti e scontri vari. Solo alla fine si può spingere, che poi dovrebbe essere il motivo per cui si corre. Il tutto condito da regole che variano da gara a gara (una volta il pit boost, una volta l’attack mode con durate diverse) che non fanno altro che creare confusione.
La Formula E è in crisi principalmente per due motivi. Il primo è un regolamento per il quale si vive di lift and coast. Nonostante monoposto sempre più veloci, si continua a privilegiare l’obiettivo dell’efficienza e non quello della prestazione. E, endurance a parte (dove in realtà il concetto è molto meno estremizzato), nelle corse sprint parlare solo e soltanto di gestione è ridicolo.
Il secondo motivo riguarda la FIA, che ha messo per prima in ombra la Formula E aumentando sempre più l’elettrificazione in Formula 1. Gli ibridi sono entrati nel 2014 – anno di debutto proprio della serie elettrica – e nel 2026 è arrivato il grande cambio che rischia di creare un disastro anche nella massima serie.
Io non so cosa passi per la testa di chi ha potere decisionale, ma mi pare evidente che qui si stia letteralmente scherzando con il fuoco. L’interesse dei giovani nei confronti dell’auto è crollato negli ultimi vent’anni e tutte le decisioni prese sono volte, invece che a invogliare a seguire, a minare i concetti di motorsport, corsa, prestazione, velocità. Invece di utilizzare la Formula E per mettere in mostra le potenzialità di una vettura elettrica abbiamo dei taxi portati in pista da piloti che girano al 50% (e forse sono buono) delle loro possibilità. Non contenta, la FIA ha deciso di abbassare i requisiti anche per i piloti di Formula 1, che dovranno fare lift and coast in qualifica per non rischiare di arrivare a terra a fine giro.
Se organizzi delle gare in cui non si può correre e performare, il risultato è esattamente quello di essere costretti a stilare una lista di influencer e VIP, ordinati per numero di follower, e portarli in macchina per raggiungere una visibilità altrimenti impossibile tramite i propri eventi.
Sarei curioso di vedere una gara di Formula E con potenze leggermente limitate, 50% della distanza attuale e niente Attack Mode o simili; con piloti che non si devono preoccupare della percentuale della batteria ad ogni giro o dell’ingegnere che suggerisce di frenare di più, alzare di più, risparmiare di più.
La cosa fantastica è che l’errore è stato portato anche nei pressi della sorella maggiore e, potenzialmente, potrebbe avere una risonanza infinita. Vedremo come andrà a finire.
Immagine di copertina: Media Formula E
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