Il delegato FIA per la sicurezza Nicolas Klinger non le manda a dire dopo svariati atteggiamenti definiti “irresponsabili” dei tifosi sulle Prove Speciali del Monte-Carlo
La direzione gara non ha cancellato nessun tratto cronometrato del Rally di Monte-Carlo 2026, ma l’allarme è scattato lo stesso: due speciali sono state, infatti, interrotte con bandiera rossa, seppur per cause multiple (la PS3 interrotta per nebbia e per la moltitudine di fumogeni accesi dagli spettatori e la PS16 interrotta dopo l’incidente, senza conseguenze per l’equpiaggio, di Pablo Sarrazin).
Tuttavia, il comportamento “poco consono” di alcuni spettatori lungo tutto il weekend di gara non è passato inosservato agli organi incaricati della gestione della sicurezza e la stessa FIA teme che certe “derive” possano diventare un problema strutturale per il futuro del mondo dei rally.

A lanciare l’avvertimento è stato il delegato sicurezza FIA per il WRC Nicolas Klinger, ex navigatore tra gli altri di Thierry Neuville e Nicolas Vouilloz, che in un’intervista ha parlato di scene “pazzesche” viste sulle speciali del Monte. Il punto, secondo Klinger, è che una minoranza rumorosa rischia di trascinare con sé altri tifosi, trasformando un singolo gesto in un effetto domino.
“Il 95% fa tutto giusto”, ma il 5% può far saltare il banco
Il delegato ha voluto difendere il lavoro degli organizzatori: “non possiamo dare la colpa all’organizzatore”, spiegando che le aree spettatori erano state predisposte correttamente, ma che alcuni scelgono deliberatamente di oltrepassare i limiti.
Klinger ha insistito su un concetto chiave: la stragrande maggioranza rispetta le indicazioni (“circa il 95%”), tuttavia basta un gruppo ristretto a mettere a rischio persone e credibilità dell’evento.
Fumogeni e fuochi nella nebbia: “La prova è stata fermata per il pericolo creato dal pubblico”
Uno degli episodi più critici, ricostruiti da Klinger, riguarda una speciale, la terza, la “Vaumeilh-Claret 1” in cui la nebbia sarebbe stata peggiorata dall’uso di fumogeni e fuochi d’artificio. Da lì, la situazione sarebbe degenerata: spettatori sempre più vicini al margine strada e visibilità ridotta, fino alla decisione di fermare la prova per motivi di sicurezza.
Il ragionamento è brutale ma semplice: con vetture che arrivano veloci e spesso “al limite” (specialmente in condizioni miste di ghiaccio e fango), un’uscita di strada di pochi metri può avere conseguenze gravissime. Klinger ha richiamato anche un episodio che ha coinvolto Oliver Solberg nel pomeriggio del sabato di corsa. Il tutto, per ricordare quanto imprevedibile possa essere la traiettoria di un’auto quando perde aderenza.

Il paragone con la Formula 1: “Un tifoso attraverserebbe la pista?”
Per rendere l’idea, Klinger ha usato un confronto diretto con la Formula 1: il tifoso che si sposta sulla carreggiata durante una speciale sta facendo l’equivalente di chi “attraversa la pista” durante un GP. Un comportamento che nessuno si sognerebbe di giustificare in circuito, ma che in rally continua a ripresentarsi.
Evans appoggia la FIA: “In certi punti era… da veri senza cervello”
Anche i piloti hanno fatto quadrato. Il secondo classificato del Monte, Elfyn Evans, ha parlato senza filtri di persone posizionate in modo pericoloso, soprattutto nei tratti in discesa e con fondo insidioso: “mancava il buon senso”, ha detto, aggiungendo che oltre a controlli e regole “c’è un limite a ciò che si può fare” se non collabora l’intelligenza individuale.
Il messaggio è chiaro: passione sì, ma dentro le regole
Il Monte-Carlo è da sempre una tappa ad altissima affluenza e con un’atmosfera unica, ma il confine è netto: la passione non può diventare un fattore di rischio. La FIA, attraverso Klinger, ha messo in guardia su un punto che vale più della singola gara: se certi comportamenti continuano, la sostenibilità stessa del rally ai massimi livelli può finire sotto pressione.
immagini: Red Bull Content Pool
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