Blog | McLaren e il “volemose bene”: come anestetizzare (con il rischio di indirizzare) un mondiale che rischia di essere presto dimenticato

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 8 Settembre 2025 - 15:00
Tempo di lettura: 3 minuti
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Blog | McLaren e il “volemose bene”: come anestetizzare (con il rischio di indirizzare) un mondiale che rischia di essere presto dimenticato

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Posizioni restituite, errori appianati, approccio di squadra estremizzato quando a vincere può essere uno solo

Ne avevo parlato già un mese fa e mi spiace ripetermi, ma più questo mondiale va avanti più rischia di diventare il più piatto tra quelli contesi tra due piloti della stessa squadra. Addormentato, anestetizzato, quasi indirizzato dall’estremizzazione del concetto di squadra e politically correct che, in realtà, poco ha a che vedere con una competizione motoristica.

La scenetta della posizione restituita a Monza a Norris e tutte le belle parole del finale di gara sullo spirito della McLaren, sul rispetto tra i suoi piloti è un qualcosa di sicuramente nuovo nel panorama della F1, ma non per questo positivo. Come avevo già detto, tutto questo politically correct ha reso una lotta per il titolo mondiale una specie di scampagnata tra amichetti ed è, francamente, inaccettabile.

Nessuno vuole due piloti che si sbattono fuori a vicenda ad ogni Gran Premio, ma le continue intromissioni del muretto McLaren nella battaglia tra i suoi pupilli rischiano di indirizzare inconsapevolmente le sorti del titolo con decisioni, suggerimenti ed imposizioni che non dovrebbero essere ammesse.

Dall’inizio dell’anno è successo ripetutamente che la squadra si sia aperta via radio: è capitato con Piastri in Australia, in Giappone, in Austria e in Ungheria. A Silverstone l’unico “no” (a ragione, ci mancherebbe altro) quando l’australiano ha chiesto di riavere la posizione dopo l’erroraccio dietro la Safety Car. Richiesta figlia, evidentemente, proprio del clima ad amichetti (vero o finto lo scopriremo) che si è creato all’interno del team. E poi quante raccomandazioni di correre puliti, di non esagerare, di non fare questo e non fare quello. Ma sul serio?

Il risultato è che stiamo vivendo un mondiale che ha il sapore del latte totalmente scremato, appianato dalla volontà di Woking di mantenere un’immagine illibata quando, nella sua storia, ha avuto lotte allucinanti come quelle tra Prost e Senna e quella tra Hamilton e Alonso. E, infatti, c’è un motivo per cui quegli anni vengono ricordati. Qui il rischio è quello di archiviare un mondiale che, tra cinque anni, non ricorderà nessuno, e non solo per il continuo rinnovo del pubblico della F1.

L’unico momento ad alta tensione per questo titolo, ad oggi, resta l’errore con toccata di Norris in Canada. Per il resto, confronti a distanza o calmierati via radio, come se al muretto avessero il terrore di vedere un patatrac che non necessariamente deve avvenire ma che, se ci fosse, farebbe semplicemente parte della lotta tra due piloti dello stesso team, che si stanno contendendo il titolo mondiale di F1 e non il torneo di bocce della spiaggia, con tutto il rispetto.

Quanto successo ieri rappresenta, poi, un precedente. A quanti altri scambi di posizione dovremo assistere, da qui alla fine dell’anno, se dovesse esserci un nuovo problema durante un pit stop? E se questo avvenisse ad Abu Dhabi, come si giustificherebbe l’assegnazione del mondiale con un team order?

Onestamente, ne escono male anche gli stessi piloti. La risatina di Verstappen via radio, quando ha saputo dello scambio di posizione, dice tutto. Anche questo contribuisce ad appianare un pathos che, di fatto, è come se non ci fosse. Nessuna scelta libera, nessuna intraprendenza, nessuna forzatura, nessun gesto che dica chiaramente “io voglio vincere il mondiale”, nessun carisma e nessun carattere da vincente vero, da chi ha una fame che va sopra qualsiasi cosa, anche sopra gli ordini.

Ne abbiamo anche criticati, in passato, di comportamenti sopra le righe, ma forse è meglio un Multi21 ignorato che quanto visto ieri. Altro che complimenti, come leggo da ieri, per la lealtà sportiva. Sembra di assistere ad una soap opera di bassa lega, ad un “C’è posta per te” in salsa motoristica e non ad un mondiale di F1, quello che ci ha fatto appassionare con lotte all’ultima curva.

Piastri e Norris rischiano, se non daranno sfogo alle proprie ambizioni, di passare per due scolaretti in gita con i maestri che li istruiscono a dovere. E, quando sacrifichi una vita intera per diventare campione di F1, onestamente è un po’ alienante. Staremo a vedere.

Immagine di copertina: Media McLaren

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