Blog | Hamilton, il 2026 sarà già l’anno della verità

Di: Alessandro Secchi
alexsecchi83 alexsecchi83
Pubblicato il 2 Settembre 2025 - 10:30
Tempo di lettura: 3 minuti
Condividi su
Blog | Hamilton, il 2026 sarà già l’anno della verità

RICEVI LE NOTIFICHEP300.it SONDAGGIO 2025

Home  »  BlogSeven

Il 2025 è già l’anno più negativo della carriera del sette volte iridato. Il prossimo diventa già decisivo

Credo che davvero nessuno, né il più incallito dei tifosi e né il più acerrimo detrattore di Lewis Hamilton, avrebbe potuto immaginare che le prime 15 gare del 2025 avrebbero rappresentato, ad ora, la stagione peggiore del sette volte iridato da quando è in Formula 1. Perché questo è, ad oggi, il ruolino di marcia dell’inglese da quando è arrivato a Maranello. Non ci sono né 2009 e né 2022, al momento, che possano essere confrontati con quanto successo in questi primi sei mesi vestito di rosso.

Lasciamo da parte, per ora, la statistica sull’aver mancano per 15 volte il podio superando, in questa singolare classifica, Ivan Capelli. E no, non riportiamo in auge le Sprint che, a conti fatti, non valgono nulla in termini statistici. In linea generale, con ancora nove gare a disposizione, è probabile che l’occasione per fare un buon risultato – magari con un po’ di fortuna – possa arrivare. Sarebbe, però, un’eccezione all’interno di un primo anno completamente perso, straordinariamente lontano sotto qualsiasi punto di vista da quelli dei suoi illustri predecessori iridati a Maranello.

Michael Schumacher (1996), Kimi Raikkonen (2007), Fernando Alonso (2010) e Sebastian Vettel (2015) hanno fatto tutti molto meglio di lui. Potremmo discutere sul fatto che Leclerc sia potenzialmente più forte di qualcuno dei compagni avuti dai nomi qui citati. Ma la differenza che il monegasco sta facendo su Lewis, per quanto preventivabile, è al momento allarmante.

Lo sapete, l’avete letto, inutile ripeterlo. Per quelle che erano state le ultime stagioni con il regolamento ad effetto suolo, mi aspettavo che Lewis faticasse con Charles. Ma sono i termini della fatica a lasciarmi sbigottito. Siamo onesti: chi poteva immaginare esclusioni dal Q1, dal Q2, addirittura un doppiaggio e un Lewis quasi mai davanti in qualifica? Ed è anche inusuale vedere, da parte sua, quattro errori nello stesso weekend come successo a Zandvoort. I due testacoda nelle libere, la svista clamorosa delle doppie bandiere gialle nei giri di riscaldamento e l’errore che lo ha mandato a muro in gara sono cose mai viste da parte dell’inglese, che ci aveva abituati per tutta la carriera ad uno, massimo due sbagli all’anno.

Se Charles gli arrivasse costantemente dietro ci si potrebbe appellare ad una monoposto tremenda. Eppure, con lo stesso materiale, Leclerc a podio è andato più volte in stagione e, forse, ci sarebbe andato anche in Olanda senza l’incidente con Antonelli. Insomma, la situazione è pesante e non aiutano le dichiarazioni altalenanti e, a volte, confusionarie rilasciate ai media.

Il tempo scorre rapidissimo e non attende nessuno. Dalle vacanze estive a Natale passa solitamente un battito di ciglia e questo significa che, da qui a tre mesi, il mondiale sarà concluso. Il 2026, con un 2025 che sembra impossibile ribaltare, diventa quindi non più l’anno dell’assalto vero al titolo (ok, qualcuno lo pensava già di questo…) ma l’anno della verità per la permanenza in rosso. Perché non so fino a quando sarà possibile nascondersi dietro l’ambientamento e la monoposto non adatta. E, per inciso, per quanto questa vettura non sia cortese con lo stile di Lewis (siamo consapevoli, ora, che non guida come Charles?!) è anche vero che lui, ad oggi, non ci ha messo un briciolo in più per cercare di compensare. E, con il passare della stagione, il gap dal compagno sembra aumentare.

Poi possiamo parlare di dossier, di pianificazioni, ma non è nemmeno normale sentire parlare di “cose che succedono dietro le quinte” dopo pochi mesi di permanenza. Se fossi la Ferrari, mi porrei due domande sull’eventuale convenienza di seguire lo sviluppo e la progettazione della prossima monoposto sulla base delle indicazioni del pilota più lento. Certo, l’investimento Hamilton va protetto per tutto quello che è significato in termini di prestigio ed immagine. Ma, alla fine della fiera, in Formula 1 contano sempre e solo i risultati, che oggi non arrivano. E perché, quindi, si dovrebbe puntare sullo stile di chi fatica andando, indirettamente, a penalizzare chi sta portando comunque risultati?

È senza dubbio un bel dilemma. Sono curioso di vedere cosa succederà.

Immagine di copertina: Media Ferrari

Stai visualizzando da visitatore. Accedi o registrati per navigare su P300.it con alcuni vantaggi

È vietata la riproduzione, anche se parziale, dei contenuti pubblicati su P300.it senza autorizzazione scritta da richiedere a info@p300.it.