1991, la prima volta di Ayrton Senna in Brasile

1991, la prima volta di Ayrton Senna in Brasile

La gara di casa, per ogni pilota, rappresenta da sempre quella nella quale la voglia di fare bella figura diventa smania, ossessione. Soprattutto se ti chiami Ayrton Senna, sei fresco di secondo titolo iridato e, in sette precedenti tentativi nel Gran Premio del Brasile, a fronte di quattro pole position hai portato a casa un 2° ed un 3° posto, con ben cinque ‘zeri’.

Nel weekend del 22-24 marzo 1991, Interlagos ospita la seconda gara del Mondiale, cominciato due settimane prima sul cittadino di Phoenix con una grande prova di forza di Senna e della McLaren-Honda MP4/6. Il Campione in carica domina la scena con pole, vittoria e gara sempre al comando; Jean Alesi (ritirato alla prima in Ferrari) ne impedisce il Grand Chelem, siglando il giro più veloce. Da segnalare due mutamenti importanti nel regolamento sportivo, ovvero l’abolizione del sistema degli scarti e l’introduzione dei 10 punti a vittoria.

Ma torniamo al Brasile. Si tratta della seconda edizione ospitata dal circuito paulista in versione rinnovata, intitolato a José Carlos Pace, sul quale il Circus è tornato a gareggiare dall’anno prima dopo nove edizioni a Jacarepaguà, Rio de Janeiro. Un tracciato, quello di Interlagos, pesantemente ridimensionato, passato dai 7.960 metri della prima versione ai 4.325 metri del 1990, perdendo tra l’altro tutta la velocissima parte iniziale.

C’è da dire che la vigilia non è stata delle più tranquille. Precipitazioni eccezionali hanno interessato la zona nel mese di marzo, provocando danni anche al circuito, al punto che l’allora Direttore di Gara, il belga Roland Bruynseraede, ordina delle misure d’urgenza per ripulire le zone più malmesse. La situazione migliora ma, in caso di pioggia la domenica, non viene scartata l’ipotesi di rinviare la gara a lunedì 25 marzo. Evenienza poi scongiurata dal meteo stabile.

Ayrton (derubato nei giorni del GP di una busta contenente una settantina di biglietti destinati ad amici e parenti), dopo il successo in Arizona è il grande favorito e ha tutta l’intenzione di sfatare il tabù della gara di casa. I rivali principali sono i due piloti di casa Williams, Nigel Mansell e Riccardo Patrese: la sofisticata FW14 è da subito molto veloce, ma pecca in affidabilità soprattutto nel nuovo cambio semi-automatico, che ha causato enormi problemi a Phoenix, tanto da costare un doppio ritiro all’inglese e all’italiano (centrato poi dalla Benetton-Ford di Roberto Moreno). La Ferrari (che richiama nell’occasione l’aerodinamico Jean-Claude Migeot), nonostante il 2° posto al debutto stagionale di Alain Prost non pare abbastanza competitiva da poter impensierire il binomio Senna-McLaren. Stesso discorso per la Benetton, pur terza a Phoenix con Nelson Piquet.

Passando all’azione in pista, non può non evidenziarsi un dato che stride fortemente con la Formula 1 degli ultimi anni: mentre ora si fatica ad avere 10 team per 20 monoposto, al Gran Premio del Brasile 1991 sono iscritti addirittura 34 piloti (sì, trentaquattro!!!), per un totale di 18 scuderie. Si disputano le mitiche prequalifiche il venerdì mattina, che vedono prevalere i piloti della Dallara, JJ Lehto ed Emanuele Pirro (poi 12° in griglia), e della debuttante Jordan, Andrea De Cesaris e Bertand Gachot, quest’ultimo addirittura 10° al via della gara mentre il compianto pilota romano si schiererà in 13° posizione.

Senna ottiene il miglior tempo nelle qualifiche del venerdì (1:18.711), disturbate da un acquazzone, per poi confermarsi 24 ore dopo, siglando la sua 54esima pole in carriera in 1:16.392, un crono di 885 millesimi più rapido della pole di un anno prima. Le Williams si confermano insidiose, con Patrese in prima fila (+0.385) e Mansell subito dietro (+0.451), affiancato da un Berger ad un secondo dal compagno di box (+1.079). Staccate in terza fila le due Ferrari, con Alesi (+1.209) davanti a Prost (+1.347); quarta fila per la Benetton di Piquet, ad oltre due secondi (+2.185), assieme alla Leyton House dell’altro brasiliano Gugelmin (+2.272). Completano la top-10 la Tyrrell di Modena (+2.455) e la già nominata Jordan di Gachot (+2.490).

Non manca qualche polemica. L’ingresso ai box viene considerato pericoloso dai piloti; la direzione gara, allora, decide di considerare la linea che delimita l’ingresso verso la pitlane come margine per impostare la curva. La pena per chi dovesse ‘tagliare’ in qualifica è la cancellazione del miglior tempo. La mannaia dei commissari colpisce il pilota della Minardi, Morbidelli, mentre grazia l’idolo di casa Senna. La domenica ecco la pioggia, seppur ad intermittenza, sia nel warm-up (miglior tempo di Mansell) che nei minuti precedenti la gara. Si parte comunque sull’asciutto, ma il cielo è molto nuvoloso e si prevede altra pioggia durante la gara.

Allo spegnersi dei semafori è perfetto lo spunto di Ayrton, il quale approccia la prima staccata in tutta tranquillità, mentre alle sue spalle Patrese viene infilato all’esterno da Mansell. Berger fa pattinare molto gli pneumatici, perdendo la posizione a vantaggio di Alesi, mentre Prost viene passato da Piquet. Nella parte centrale del gruppo Pirro, per evitare Gachot, finisce sull’erba e riparte in fondo. I primi due provano subito a creare un solco sugli inseguitori, mentre fa tanta fatica il vice-campione del mondo della Ferrari, che deve sudare per respingere l’assalto di Modena.

L’avvio di Senna fa ben sperare, ma Mansell non ha la minima intenzione di lasciarlo scappare e, dopo aver toccato i 2.5″ di ritardo al giro 8, comincia pian piano a rosicchiare decimo su decimo; a quasi 10″ c’è Patrese, più cauto nella gestione della sua Williams, con quasi 4″ di margine su Alesi, che tiene dietro Berger. Prost tallona Piquet ma non riesce a passarlo e, dopo 10 giri, è già ad oltre 20″ dalla vetta. Il Leone inglese comincia a mettere seriamente sotto pressione Ayrton, portandosi a 7 decimi di distacco al giro 20; nei passaggi seguenti il margine oscilla continuamente tra i 5 decimi ed il secondo.

Al giro 26 Mansell torna ai box per un cambio gomme che si rivelerà disastroso; questo dura infatti addirittura 14 secondi, costringendo il nativo di Upton-upon-Severn a rientrare momentaneamente al 4° posto, dietro Patrese ed Alesi, che si fermeranno di lì a poco. Ayrton intanto effettua la sosta in scioltezza al giro 27 e rientra con 8″ circa di vantaggio sulla FW14 #5. Una volta conclusa per i primi la girandola dei pit stop, la classifica al giro 30 vede Senna sempre in testa, seguito a distanza da Mansell (7.2″); poi Piquet (19.8″, ancora senza soste), Patrese (27″), Prost (32″, che aveva anticipato il pit al giro 18), Alesi (36.3″) e Berger (38″).

Con 41 passaggi ancora da completare, però, Nigel vuole dare il tutto per tutto pur di ricucire sul rivale. Così, a suon di giri veloci (quello definitivo arriva al 35° giro, in 1:20.436), l’inglese comincia la rimonta, anche se Senna sembra poterlo tenere ad una distanza di circa 3″. Poi, all’improvviso, il brasiliano perde la terza marcia. Siamo al giro 46, ma la buona sorte sembra arridere al pilota di casa: Mansell, infatti, perde terreno in maniera consistente a causa di una foratura lenta, oltre che per il doppiaggio oltremodo problematico di Moreno; una volta effettuato il secondo pit (giro 51), l’inglese torna in pista a 34″, benché ancora 2°. La gara sembrerebbe in ghiaccio, ma non è affatto così e, nei giri seguenti, la situazione per Ayrton si complica.

Mentre cominciano a cadere le prime gocce su Interlagos, nell’arco di quattro tornate (giri 52 e 56) Senna perde prima la quinta, poi la seconda e la quarta pressoché contemporaneamente. Con il cambio bloccato in sesta, il brasiliano deve usare tutta la sua bravura ed esperienza per evitare che la monoposto, in particolare nel settore centrale, si spenga. La rimonta di Mansell riprende così vigore ma, in avvio di 60° giro, quando era arrivato a meno di 18″, la Williams finisce in testacoda nella prima esse, per poi ammutolirsi con il cambio ko poche decine di metri più avanti. In seconda posizione sale Patrese, seguito da Berger, Prost, Piquet ed Alesi. I due ferraristi sono stati costretti ad effettuare due soste, mentre il pilota Benetton ha allungato tantissimo il primo stint, fermandosi al giro 47.

Nonostante i 40″ che separano il brasiliano dall’italiano, il finale di gara è tutto da vivere. Con il passare dei giri, per Senna la situazione diventa praticamente un calvario, con la sua McLaren che quasi si ferma ad ogni curva lenta. Non che gli inseguitori se la passino tanto meglio: Patrese non può spingere al massimo, nel terrore che il cambio appiedi anche lui; Berger, non troppo distante dal padovano, ha problemi all’acceleratore. Ciò detto, il margine di Ayrton cala vertiginosamente: 26″ al termine del giro 64, 15″ al giro 66, appena 4″ al giro 69, con la pioggia che diventa via via più fitta e con i meccanici pronti in pitlane per un eventuale pit stop.

La Torcida incita a gran voce il proprio eroe che, nonostante una gran sofferenza fisica, resta concentrato al massimo per raggiungere l’agognato obiettivo. Patrese rallenta a sua volta negli ultimi chilometri, sempre a causa del cambio, sul punto di rompersi. Alla fine, per Ayrton giunge finalmente la bandiera scacchi, davanti all’italiano e a Berger, rispettivamente a 2.9″ e a 5.4″. La prima vittoria in patria è realtà e “Magic” si lascia andare ad un urlo di gioia, liberatorio, genuino e sconnesso, che entra nella storia della Formula 1, mentre si scatena la pioggia.

Ayrton è sfinito, oltre che molto dolorante per i crampi soprattutto al braccio destro. Fermatosi sulla Reta Oposta per raccogliere una bandiera brasiliana, riparte solo spinto dai commissari, salvo fermarsi poco dopo. Riesce ad uscire dall’abitacolo solo aiutato da Sid Watkins e dagli altri membri dello staff medico della Formula 1, per poi tornare ai box sulla Medical Car. Qui, sorretto da Ron Dennis, giunge a fatica sul podio dove, altrettanto con grande affanno, prima prova a sventolare la bandiera del suo Paese, poi cerca di sollevare un trofeo del vincitore mai così pesante.

Come andrà il resto della stagione 1991 è storia. Senna conquisterà il suo terzo titolo iridato prima mettendo fieno in cascina nella prima parte (4 vittorie nelle prime 4 gare). Quindi, diventata la FW14 la monoposto da battere (7 successi nelle successive 9 gare), il brasiliano contiene il ritorno di Mansell con la costanza, la classe e con la grande affidabilità della sua McLaren, chiudendo il conto con un GP d’anticipo in quel di Suzuka.

Immagine: ayrtonsenna.com.br

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Gianluca Zippo
Classe 1988. Laureato in Giurisprudenza, ancora in cerca della sua 'strada'. Appassionato di sport in generale, malato in particolare di Formula 1 e calcio, senza disprezzare MotoGP e NBA. Michael Schumacher, Valentino Rossi, Andriy Shevchenko, Marco Pantani e Stephen Curry i miei 'fari'.

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