WRC | Rally del Portogallo: anarchia... in piena regola

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Rally del Portogallo: anarchia... in piena regola

La perversione strategica come frutto di un format complesso di 04 Giugno 2019, 17:14

Il Rally del Portogallo disputatosi lo scorso weekend ha messo in mostra, forse una volta per tutte, che nel WRC c'è qualche problema da risolvere. La strada intrapresa dalla FIA, con regole volte a ridare spettacolo ad un mondiale che aveva perso molto appeal nella seconda metà dello scorso decennio, si sposa sempre peggio con la rinascita totale che questo campionato ha conosciuto a livello tecnico a partire dal 2017. Nel WRC attuale, infatti, la strategia sta iniziando ad essere preponderante anche rispetto alla prestazione pura e questo, come intuibile, non è affatto positivo.

Ricapitoliamo quanto accaduto in Portogallo, con protagonista il team Hyundai. Nella giornata di venerdì, precisamente durante la PS3, le i20 di Sébastien Loeb e Daniel Sordo sono costrette allo stop lungo il percorso a causa di un problema alla pompa della benzina. Il francese perde 15 minuti e mezzo, lo spagnolo addirittura 18 e mezzo. Alla fine della prima tappa Thierry Neuville precede il suo rivale Sébastien Ogier di 1"6, ciò significa che nella seconda tappa il belga può partire alle spalle del francese: una situazione di discreto vantaggio sullo sterrato lusitano, a tratti coperto da un'insidiosa e scivolosa ghiaia. Andrea Adamo, da quest'anno a capo di Hyundai Motorsport anche per quanto riguarda il WRC, decide però di rincarare la dose attardando appositamente anche Sordo (senza ormai alcuna speranza di classifica) al via della prima prova di sabato: Neuville resta nella stessa posizione, Ogier "scende" di una ed è dunque ulteriormente svantaggiato; passano due prove speciali e anche Loeb riceve lo stesso trattamento. Nella seconda tappa Neuville incrementa il vantaggio su Ogier, dunque anche nella giornata conclusiva c'è possibilità di ripetere la stessa strategia, cosa che puntualmente avviene. Neuville conclude il rally con 41"2 su Ogier, il quale però vince la Power Stage; in quest'ultima occasione, che come sempre vede un ordine di partenza differente rispetto al resto della tappa, Hyundai non attua il solito "piano" poiché, in caso di ritardi sulla tabella di marcia, Sordo e Loeb diventerebbero "invisibili" ai fini del punteggio extra assegnato dall'ultima prova speciale.

Scena non nuova, a dirla tutta, e in questo caso sono proprio Ogier e Citroën a "fare scuola". Nel Rally di Svezia dello scorso febbraio, dopo l'incidente che toglie il francese dai giochi al venerdì pomeriggio, il team di Pierre Budar decide di piazzare il campione del mondo tra lo stesso Neuville ed Esapekka Lappi nel giro pomeridiano del sabato. Il belga, che ha appena superato il finlandese al termine della mattinata, deve cedere nuovamente la posizione poiché la C3 #4 corre su un terreno in condizioni migliori.

Nessuna regola proibisce strategie così cervellotiche, o per meglio dire perverse. Anzi, le regole sembrano proprio incoraggiare comportamenti del genere. Il dito, in questo caso, si punta principalmente contro la formula Rally2, che consente ai piloti ritirati di poter rientrare in gara nella tappa successiva. Introdotta nel 2006, primo anno di "crollo" del WRC dopo l'addio contemporaneo dei team ufficiali di Citroën, Peugeot, Mitsubishi e Škoda, il suo ovvio scopo era (ed è tuttora) quello di mantenere in gioco i protagonisti principali del mondiale (e i relativi sponsor) anche in caso di ritiro. Questa regola, già sperimentata nel Rally RAC del 2005, ha regalato un colpo di scena già alla prima occasione di utilizzo "fisso": Sébastien Loeb ha concluso al secondo posto il Montecarlo del 2006 proprio grazie alla Rally2, senza aver concluso l'ultima prova speciale del venerdì a causa di un incidente. Un episodio che, preso singolarmente e a posteriori, avrebbe tolto il terzo titolo mondiale al pilota alsaziano. Bisogna precisare che in Portogallo Sordo e Loeb non erano in gara con la Rally2, discorso invece valido per Ogier in Svezia. Il discorso relativo a questa formula si unisce con il regolamento riguardante l'ordine di partenza in caso di Rally2, modificato proprio quest'anno: se fino al 2018 i piloti rientrati in gara venivano accodati a quelli "regolari", da quest'anno sono stati posti in cima alla startlist, generando scene come quella vista in Svezia.

"Su certe tattiche non c'è nulla da dire, non si può dire che non possano essere attuate", ha detto correttamente Ogier nella conferenza stampa di chiusura. "Non ho problemi con queste tattiche. A maggior ragione dobbiamo ringraziare Daniel Sordo. Una fonte certa mi ha riferito che Hyundai aveva in serbo un'altra tattica, lui si è rifiutato. È stato un vero signore. Andrea Adamo gli ha chiesto di fermarsi lungo la Power Stage e di ripartire prima che arrivasse Meeke, per svantaggiarmi. Lui si è rifiutato...". Se quanto detto da Ogier sia vero o meno non ci è dato saperlo, anche se Hyundai non ha smentito, ma giova spiegare anche questa situazione. Il Rally del Portogallo è stato caratterizzato anche dal problema della polvere, tanto che gli organizzatori sono stati costretti a dilatare le distanze di partenza tra i piloti fino a quattro minuti; pare, stando alle parole di Ogier, che Hyundai abbia pensato di fermare Sordo lungo la Power Stage per poi farlo ripartire all'avvicinarsi di Ogier e Meeke (in seguito ritirato per incidente) al fine di disturbare il loro attacco ai punti extra.

Perché non far partire in ritardo Sordo (e magari pure Loeb) anche in questa occasione? Si torna a Ogier e si torna in Svezia, episodio riferito al 2018: il francese, decimo e senza possibilità di guadagnare ulteriori punti, si presenta al via della Power Stage in ritardo per avere possibilità di vincere l'ultima prova, fallendo di poco. Nelle condizioni in cui avrebbe dovuto correre, Ogier non avrebbe avuto alcuna chance di prendere i quattro punti aggiuntivi che invece si è portato a casa usando una strategia antisportiva ma consentita. Dopo avere assistito ad una scena analoga in Messico, attuata stavolta da Ott Tänak e da Neuville, la FIA decide di togliere i punti extra ai piloti che avessero accumulato un qualunque tipo di ritardo nella Power Stage.

A proposito di startlist, è il caso di soffermarsi su un'altra regola che sta creando dissapori nell'ambiente del WRC ancora dal periodo di dominio Volkswagen. Il fatto che l'ordine di partenza della prima tappa ricalchi quello della classifica generale continua a turbare le notti dei principali protagonisti del campionato e, anche in questo caso, le strategie a rally in corso non mancano. Si torna dunque allo scorso weekend, che precede uno dei peggiori rally in assoluto per fare da "apripista", quello di Sardegna. Ott Tänak ha la possibilità di segnare il miglior tempo nella Power Stage e pertanto di scavalcare Ogier in testa alla classifica, ma nel tratto finale della prova l'estone "alza il piede" perdendo 1"7 in 900 metri. "All'inizio abbiamo pensato che ogni punto sarebbe stato importante per questo campionato. Saremmo stati tre punti davanti a Ogier senza la Power Stage, quindi ho pensato che avrei dovuto batterlo ancora. Il piano era quello di fare più punti possibili ma poi Kris è uscito e tutto è cambiato. Séb sarebbe salito sul podio e dunque saremmo stati a pari punti. Quindi ho dovuto essere un poco più lento di Ogier per non fare l'apripista in Sardegna, poi Thierry si è messo in mezzo e ho perso un altro punto". Si ragiona in prospettiva dunque: non essere i primi al via in Sardegna è più importante di guadagnare punti sul proprio avversario quando si presenta una possibilità di farlo. Al termine della Power Stage, quando l'intervistatrice Molly Pettit comunica a Ogier dell'incidente di Meeke, il francese risponde: "È una brutta notizia, fare l'apripista in Sardegna non era previsto". Una situazione che boccia allo stesso tempo sia il regolamento dell'ordine di partenza che la Power Stage stessa.

Cosa dire, dunque, di un WRC totalmente rigenerato dal punto di vista della competitività ma che penalizza la prestazione a favore della strategia? Un po' di "repulisti" generale di sicuro non guasterebbe. La Rally2 porta ai problemi di "traffico" di cui vi abbiamo parlato, oltre ad essere superflua in un mondiale che propone team ufficiali anche nella classe cadetta, per tacere dell'antisportività intrinseca nella formula stessa. La Power Stage, introdotta nel 2011 per dare ulteriore pepe ai rally, oltre ad essere la naturale concretizzazione della Rally2 risulta a sua volta superflua in corse che già si decidono sul filo dei secondi. Per quanto riguarda gli ordini di partenza, l'inversione della classifica nella seconda e nella terza tappa è adeguata ma forse sarebbe il caso di tornare allo "shakedown di qualifica" di inizio decennio per quanto riguarda la prima giornata, con i piloti liberi di decidere la loro posizione di partenza in base alla classifica della prova di riscaldamento del giovedì.

Nella speranza che questa nuova "golden era" del WRC non venga oscurata da regolamenti troppo cervellotici.

Immagine copertina: Red Bull


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