WRC Analisi 2018: Ogier sempre più nella storia, occasione sprecata per Neuville

Toyota con i galloni di favorita per il 2019, grazie anche ad un super Tänak
WRC | Analisi 2018: Ogier sempre più nella storia, occasione sprecata per Neuville
di 21 novembre 2018, 16:16

Quella conclusasi domenica è senz'altro una delle stagioni più belle di sempre, per quanto riguarda il WRC. Era infatti dal 2011 che il titolo non si decideva all'ultima gara e per la prima volta dal 2003 ben tre piloti hanno avuto concrete possibilità di vincere il campionato. Si sono confrontati tre piloti di assoluto spessore come Sébastien Ogier, Thierry Neuville e Ott Tänak, tre piloti che stanno a tutti gli effetti segnando un'era. La nascita delle WRC Plus ha rivoluzionato il mondiale rally, facendolo tornare quantomeno ai fasti dei primi anni duemila in quanto a spettacolo e competitività. In entrambe le stagioni disputatesi con questo regolamento, tutte e quattro le Case impegnate hanno vinto almeno una gara e questo è un dato molto importante, dopo l'interminabile striscia vincente di Sébastien Loeb contrastata solo in parte dalla Ford e il quadriennio targato Volkswagen.

Molti sono i temi sviscerati da questa stagione 2018, andiamo ad analizzarli.

Ogier ancora campione, nonostante tutto

Sembra strano, visti i presupposti, ma in quanto a difficoltà il sesto titolo mondiale di Sébastien Ogier è riuscito a superare persino il quinto. A dicembre 2017 è arrivata la notizia del ritorno ufficiale di Ford, tanto atteso dopo cinque anni al 100% targati M-Sport, ma questo non ha assolutamente migliorato la situazione. Dopo tre vittorie nelle prime quattro gare, che avevano dato l'impressione di un ritorno al periodo di dittatura targata Ogier-Volkswagen, è iniziato un autentico baratro: nei sei rally successivi a quello di Corsica per il francese è arrivato infatti un solo podio, accolto peraltro con più dolore che gioia vista la rimonta subita da Neuville in Sardegna; inoltre, cosa parecchio rara, il pilota di Gap si è lasciato andare a grossolani errori come quelli del Portogallo e della Turchia, tanto che il -23 da Neuville dopo l'albero colpito nella PS11 turca lasciava presagire un passaggio dello scettro a fine campionato.

Negli ultimi tre rally, però, Ogier è risorto dalle proprie ceneri approfittando anche del doppio kappaò di Tänak tra Galles e Catalunya per rovesciare le sorti del mondiale: il duello vinto con Latvala in Galles ha riacceso subito le speranze e la situazione si è capovolta già in Catalunya, con Neuville autore di un altro errore "sanguinoso" e Ogier battuto (ma con grande onore) dal solo Loeb dopo una lunga rimonta. Nonostante una situazione sfavorevole, data dal ruolo di apripista su un percorso così accidentato come quello australiano, Ogier ha giocato per l'ennesima volta alla perfezione e i tanti rischi presi da Neuville per vincere il titolo non hanno assolutamente pagato. 

Il rapporto tra Ogier e Ford (o meglio, tra Ogier e M-Sport), nato per caso dopo l'improvviso ritiro di Volkswagen, si è concluso nel migliore dei modi e soprattutto ha dato grande spolvero ad entrambe le parti. Da una parte, il pilota francese è entrato di diritto nella leggenda dei rally vincendo un mondiale da privato e replicandosi in una situazione (se possibile) ancora più sfavorevole, dall'altra c'è l'équipe di Malcolm Wilson che ha dimostrato una professionalità e una preparazione eccellenti, rivalutando in positivo anche l'enorme tasso di competitività raggiunto da Loeb prima e dalla Volkswagen poi. M-Sport si è trovata tuttavia a perdere i suoi piloti di punta, a causa di un supporto nullo o comunque scarso da parte della Casa ufficiale, e le previsioni per il 2019 non sono assolutamente rosee, ma Wilson e la sua squadra si sono guadagnati una stima incondizionata da parte di tutto il mondo rallistico. A livello di mercato si parla anche di un clamoroso contatto con Loeb: strapparlo al Gruppo PSA sarà difficilissimo, ma se il tentativo dovesse andare a buon fine bisognerebbe riconsiderare qualche previsione...

Neuville, un'altra occasione sprecata

Alla fine del 2017 si tendeva a pensare che Thierry Neuville avesse perso il treno della vita: una Hyundai incredibilmente competitiva che non era stata portata al titolo da un pilota falloso ma anche sfortunato, nel momento migliore della stagione. A distanza di 12 mesi, si può dire che il belga abbia perso un'occasione ancora più grossa. Nonostante la Hyundai sia stata sovrastata come forza dalla Toyota (ma non dalla Ford), Neuville ha comandato gran parte del campionato ma alla fine è riuscito a perderlo nuovamente. E questa volta la sfortuna occupa una percentuale irrisoria: il terribile weekend messicano e l'ammortizzatore esploso in Turchia non nascondono gli errori di Montecarlo, Galles, Catalunya e Australia, che hanno reso un autentico incubo la seconda parte di stagione di Neuville insieme all'incolore prestazione della Finlandia. 

Tutto sommato, comunque, Neuville non avrà troppo da rimpiangere in questa breve pausa prima del Montecarlo 2019. Il suo modo di correre impone sempre l'essere al 100%, senza mai darsi attimi di "pausa", pertanto l'errore è sempre dietro l'angolo: al Gala di fine stagione è stato premiato per il salvataggio dell'anno in riferimento all'episodio del Colin's Crest in Svezia, un rischio che potrebbe essere considerato tranquillamente inutile vista la situazione di quel rally (al comando con una quindicina di secondi su Craig Breen e in totale vantaggio "di terreno") ma che perfettamente combacia con lo stile di Neuville. Dopo due mondiali persi potrebbe essere il momento di dare una piccola regolata al suo carattere in gara, ma probabilmente un Neuville più riflessivo sarebbe anche un Neuville meno veloce, cosa che andrebbe a sfavore suo e della Hyundai.

Il 2019 sarà comunque un anno decisivo per l'accoppiata belga-sudcoreana: con il livello raggiunto da Toyota e Ogier su una Citroën più competitiva di quanto non si pensi, per Neuville quella di quest'anno potrebbe essere stata davvero l'ultima occasione, almeno nel raggio d'azione di qualche anno.

Tänak e Toyota, che forza! E con meno sfortuna...

Ott Tänak è stato eletto pilota WRC dell'anno e non c'è ragione di pensarla diversamente, a prescindere dal titolo non vinto. L'estone ha ribadito di essere un candidato al ruolo di forza dominante del mondiale rally in futuro e la Toyota ha raggiunto un altissimo livello di competitività in questo 2018. A pararsi tra l'ex pilota Ford e il titolo è stata una sfortuna sfacciata accanitasi soprattutto all'inizio e alla fine del campionato, quando la rimonta più incredibile nella storia di questo sport stava per giungere al suo culmine. Dopo la vittoria in Sardegna, Neuville comanda il campionato con 149 punti e Ott occupa la terza posizione con ben 72 lunghezze di distacco, al termine di un rally compromesso da un radiatore distrutto all'atterraggio da un salto; da quel momento è un monologo dell'estone: in Finlandia e in Germania va talmente forte che a Ogier, Neuville e compagnia serve un telescopio per vederlo, mentre in Turchia sopravvive alla prevedibile e consueta mattanza di componenti meccaniche, riscoprendo anche una Toyota incredibilmente affidabile. In tre rally, il distacco si è clamorosamente ridotto ad appena 13 punti.

E la musica non cambia nemmeno in Galles, poiché dopo 15 prove speciali ha qualcosa come 42 secondi di vantaggio su Ogier. La prova speciale del "dolce agnellino", nella foresta di Hafren, dà però una prima mazzata a Tänak, con la rottura del radiatore. Il colpo del kappaò arriva in Catalunya, quando i 33 secondi di vantaggio accumulati in nove frazioni evaporano a causa di una banale foratura. La malasorte quindi ha aggiunto un duro tassello al motore ammutolito in Messico e al problema meccanico patito in Portogallo già nella seconda prova speciale. La situazione di classifica con cui si è presentato in Australia ha pienamente giustificato i suoi errori, che comunque non hanno influito sulla vittoria del titolo costruttori di Toyota.

Ed è proprio qui che nel 2019 si ripartirà, perché se ad inizio stagione si parlava di una Toyota molto fragile e difficile da mettere a punto ora la Yaris è la vettura più competitiva su ogni superficie. Basti pensare al Rally di Corsica, perso da Tänak nelle prime quattro prove speciali a causa dell'asfalto bagnato, in confronto al Catalunya dominato dall'estone in condizioni analoghe, oltre al già citato Rally di Turchia in cui Tänak e Latvala hanno firmato una doppietta nel weekend in cui l'affidabilità costituiva la componente principale.

Latvala e Lappi, tra presente e futuro

Sin da subito, Tänak è riuscito ad imporsi nelle gerarchie di casa Toyota ma questo non ha nascosto il lavoro di Jari-Matti Latvala ed Esapekka Lappi. Sia l'esperto che il giovane hanno disputato un'ottima stagione, tuttavia non è mancato qualche errore di troppo da parte di entrambi. A seguito dello sfortunato 2017 Latvala poteva essere annoverato tra i candidati al titolo con una Yaris più affidabile ma, dopo il podio monegasco, la sua stagione è stata compromessa praticamente subito da una sequenza di rally sfortunati: dopo l'uscita di strada in Corsica, il 33enne di Töysä è stato tradito dal cedimento di una sospensione in Argentina e Portogallo e dall'alternatore in Sardegna, proprio mentre era in lotta per il podio con Lappi. Con ben quattro podi nella seconda parte di stagione, e nonostante qualche punto importante gettato alle ortiche in Catalunya, Latvala è riuscito a recuperare il quarto posto finale ai danni del compagno di squadra proprio in Australia, firmando anche il ritorno alla vittoria dopo oltre un anno e mezzo.

Lappi che ha confermato appieno le sue doti già mostrate nel 2017, quando al quarto rally su una WRC Plus ha realizzato subito il sogno di una vita vincendo il Rally di Finlandia. Pur avendo concluso il 2018 senza vittorie, il 27enne ha portato a casa tre podi ribadendo di essere un pilota alquanto futuribile per il mondiale rally, serio e preparato, pur dovendo limare qualche errore di troppo. E qui entra in gioco Citroën, che nel suo progetto di rilancio della C3 lo ha scelto per affiancare Ogier dal 2019. Tommi Mäkinen e Toyota lo hanno lasciato andare senza pensarci su troppo, a dire la verità, chiamando il rientrante Kris Meeke al suo posto. Il confronto con il sei volte campione del mondo non sarà facile, ma dirà con estrema certezza se nei prossimi anni Lappi potrà andare oltre la vittoria di qualche singola gara.

Mikkelsen, la delusione dell'anno

I piani di Andreas Mikkelsen per il 2018 erano ben differenti. Alla fine del 2017 Hyundai ha puntato sul norvegese per avere un attacco a due punte, vista l'alternanza tra Daniel Sordo e Hayden Paddon decisa per la terza i20 ufficiale. Le prime uscite del 2017 avevano anche raccontato di un Mikkelsen calatosi subito nella parte, con un inizio sfolgorante in Catalunya e il podio sfiorato in Galles, ma la realtà della stagione appena conclusa è stata diversa. 

Il feeling è mancato e nelle poche occasioni buone, come in Turchia, anche la malasorte ci ha messo lo zampino. L'unico podio del 2018 è arrivato in Svezia, in condizioni molto particolari poiché i primi quattro classificati del Montecarlo si sono trovati subito fuori dai giochi a causa delle condizioni impossibili del terreno: gioco piuttosto facile per Mikkelsen, il cui Montecarlo è durato appena tre prove speciali prima del cedimento dell'alternatore. In generale, una distanza siderale da Neuville e un confronto difficile anche con i compagni di squadra part-time: il campionato del norvegese si è concluso con 84 punti contro i 73 di Paddon e i 71 di Sordo, che però hanno corso la metà delle gare.

Nel 2019 ci sarà una nuova possibilità per un pilota le cui capacità sono fuori discussione, essendo stato competitivo con qualunque macchina abbia guidato in passato. Hyundai ha tuttora bisogno di una valida spalla di Neuville per riuscire finalmente a conquistare i titoli e Mikkelsen dovrà totalmente cambiare registro già a partire da gennaio. 

Citroën, dal licenziamento di Meeke alla grande rivoluzione del 2019

Che sotto la tenda rossa di Satory l'aria fosse cambiata lo si era capito già alla fine del 2017. Da questa stagione, Pierre Budar ha ereditato nelle sue mani il lungo e trionfale sodalizio di Yves Matton, il quale però non aveva gestito al meglio l'ultimo campionato tra la conferma di Kris Meeke e la prematura perdita di Mikkelsen in direzione Hyundai. Nel corso del 2018 la C3 è migliorata sotto ogni aspetto, dalla miglior guidabilità che l'ha resa meno "asfalto-dipendente" alla maggior facilità nella messa a punto. 

Per quanto sia stato apprezzabile l'impegno di Craig Breen e Mads Østberg, al Double Chevron sono mancati i piloti ma questa è stata l'eredità finale di Matton. La conferma di Meeke è stata un grosso errore nel momento in cui al nordirlandese non è stato affiancato un pilota davvero in grado di ricoprire un ruolo da prima guida. Citroën ha spinto a tutti i costi per attribuire a Meeke una carica non sua, quella dello sviluppo e dell'obbligo di portare sempre a casa il risultato, senza riceverne ovviamente i frutti: la vettura #10 è rimasta vittima di incidenti in Svezia, in Corsica (mentre occupava la terza posizione) e in Portogallo, rally che ha decretato la fine del rapporto tra Meeke e la Casa francese. Una separazione dovuta, perché l'ambiente ha cominciato a risultare scomodo per Meeke ancora più di quando venne tenuto in panchina per il Rally di Polonia dell'anno scorso. Nel 2019 il pilota di Dungannon avrà la possibilità di ricominciare da Toyota in un ruolo più adatto, visto che Tänak e Latvala inizieranno uno scalino più in alto nelle gerarchie del team e pertanto saranno caricati di maggiori responsabilità.

Dopo le ospitate di Svezia e Portogallo, la palla è passata in mano a Mads Østberg, catapultato improvvisamente da un programma di pochi rally con la propria Ford Fiesta privata ad un ruolo full-time Citroën. Il norvegese ha raccolto la sfida e si è pure comportato bene, chiudendo sul podio in Finlandia e in Australia, ma chiaramente non può essere considerato materiale da titolo. Stesso discorso per Breen, che dopo un buon inizio con il podio svedese è andato in calo, ottenendo solo un quarto posto in Galles come miglior risultato. 

Da qui è partita la riscossa. Il Gruppo PSA ha deciso per l'all-in sul WRC, rinunciando anche al programma WRX con Peugeot per tornare ai vecchi fasti. Il ritorno al passato è più che mai adeguato, perché dopo un anno di voci di corridoio Citroën è riuscita a riportarsi a casa Sébastien Ogier, puntando sulla sua possibilità di vincere il mondiale con tre Case differenti. Nel biennio 2010-2011 Ogier era riuscito a mettere in discussione a più riprese la suprema leadership di Sébastien Loeb ma alla fine, non essendo riuscito a chiudere la sua striscia vincente, aveva dovuto accasarsi in Volkswagen; ora che può già essere considerato una leggenda dei rally, con sei titoli mondiali, la possibilità di eguagliare il record di Juha Kankkunen è molto ghiotta e farlo proprio con la Casa che lo ha lanciato chiuderebbe un cerchio, tramite quello che Ogier ha già chiarito essere il suo ultimo contratto nel WRC.

La nota finale è dedicata proprio a Loeb, il nove volte iridato che ancora una volta non ha resistito alla tentazione di tornare al primo (e forse unico al 100%) amore. Dopo avere perso la possibilità di vincere al debutto con una WRC Plus in Messico, a causa di una foratura, Loeb ha chiuso il suo Rally di Corsica già alla seconda prova speciale uscendo di strada. L'ultima possibilità, in Catalunya, è stata però quella buona, con il successo in volata proprio davanti a Ogier e la tanto desiderata 79esima perla. Quale sia il futuro di Loeb dopo la Dakar 2019, che correrà con una Peugeot 3008 DKR privata, ancora non si sa, ma l'impressione è che nemmeno il Catalunya 2018 possa essere stato il suo ultimo atto nel WRC.

Ford, quale futuro?

Come abbiamo già accennato più sopra, nonostante due mondiali piloti e uno costruttori negli ultimi due anni Ford non ha potuto arrestare una "fuga di piedi destri" piuttosto importante. Dopo Tänak a fine 2017, la Casa americana ha perso anche Ogier e nel 2019 sarà necessario correre ai ripari. Nel 2018, Elfyn Evans non è riuscito a replicare l'ottimo 2017 corso con il team DMACK e la tanto attesa esplosione di Teemu Suninen non si è verificata, pertanto Malcolm Wilson dovrà puntare lo sguardo altrove per restare sugli alti livelli di queste due stagioni e per mantenere una certa appetibilità nel Circus mondiale.

Il giovane finlandese è l'unico pilota al momento confermato ma anche Evans, in scadenza a fine anno, potrebbe conservare il suo posto. Per la terza Fiesta ufficiale, dall'annuncio della partenza di Ogier si è speso ogni nome: da Craig Breen a Hayden Paddon passando per il giovane Gus Greensmith dalla WRC-2, fino ad arrivare addirittura a Sébastien Loeb. Quella dell'Extraterrestre non è solo una suggestione, poiché Wilson ha avviato importanti contatti in Catalunya, ma per separare Loeb e il Gruppo PSA ci vuole davvero un'impresa titanica, forse anche al disopra di quella che ha convinto Ogier a guidare una vettura privata nel 2017. Sembrano ormai sfumate le possibilità di vedere in Ford Pontus Tidemand e Kalle Rovanperä, due piloti che per M-Sport ci sono già passati ma che alla fine hanno scelto la Škoda. 

Chiunque si troverà a salire sulla Ford Fiesta l'anno prossimo, comunque, si troverà in un ruolo molto difficile. Le aspettative non saranno probabilmente altissime, ma l'eredità lasciata da Ogier è importantissima e Wilson vorrà mantenere una posizione al top nelle gerarchie del mondiale: in questo caso, poi, Ford dovrà sicuramente dare una spinta maggiore rispetto a quella del 2018.

WRC-2, l'esperto Kopecký trionfa sui giovani

L'esito del mondiale cadetto è stato piuttosto inaspettato. La grande superiorità mostrata da Pontus Tidemand nel 2017 lasciava presagire un 2018 analogo tra le vetture cadette, destando anzi sorpresa per la mancata promozione dello svedese alla guida di una WRC Plus. Škoda ha dominato nuovamente il campionato, perdendo solo in Svezia e in Australia, ma il nuovo campione è l'espertissimo asfaltista ceco Ján Kopecký, che su sei rally ne ha vinti ben cinque. Kopecký e Tidemand si sono confrontati faccia a faccia solo in Turchia ed è stato il ceco a spuntarla, mentre lo svedese è stato costretto allo stop con tutte le gomme forate perdendo quasi tutte le possibilità di titolo. 

Nel finale di stagione, dopo qualche errore di troppo nelle prime gare, è finalmente sbocciata la stella di Kalle Rovanperä, trionfatore sia in Galles che in Catalunya. Del figlio d'arte finlandese si parla come di un futuro campione ma non aveva mai avuto occasione di dimostrarlo appieno, con prestazioni incolori alternate ad errori pesanti nelle prime uscite da pilota Škoda. C'è da scommettere che nel 2019 sarà materiale da titolo per la WRC-2, alla soglia dei 19 anni d'età contro i 37 che nel prossimo mese di gennaio compirà il nuovo campione. 

La categoria cadetta va incontro ad una rivoluzione in vista del prossimo campionato, con la divisione tra ufficiali e privati a formare due serie differenti. A contendersi il nuovo titolo Pro ci saranno infatti le vetture interne e la scelta è stata dettata dal fiorire di Case impiegate nei progetti R5: oltre alla dominante Škoda ci sono le consolidate Ford e Hyundai, ma nel 2018 abbiamo assistito al rilancio di Citroën con la C3 e soprattutto al debutto di Volkswagen con la Polo. In Catalunya, sia Camilli che il rientrante Petter Solberg hanno convinto tutti riguardo il livello del nuovo gioiello di Wolfsburg, per il quale inizialmente non era previsto un impiego ufficiale (al fine di non collidere con Škoda) ma che ora, con la nascita del campionato Pro, necessiterà di una rivisitazione. Anche la nuova C3 R5 ha destato un'ottima impressione fin dal debutto, portando a casa un totale di tre podi con Yoann Bonato in Corsica, Stéphane Léfèbvre in Portogallo e Simone Tempestini in Turchia.

Dopo un mondiale così è difficile aspettarsi qualcosa di ancora migliore, ma anche il campionato 2019 si preannuncia infuocato. Con l'aggiunta del Rally del Cile, alla sua prima volta nel calendario mondiale, e la concreta possibilità di rivedere dal 2020 anche due tappe storiche come Giappone e Kenya, i presupposti per vedere un'altra sfida molto appassionante ci sono tutti.

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