Alessandro Secchi

SEVEN Vedi Zanardi e ti chiedi: "chi sono i veri disabili?"

di 16 settembre 2016, 23:20 Condividi
Vedi Zanardi e ti chiedi:

Mi sento a disagio.

Sono un essere, come si suol dire, normodotato: due braccia, due gambe, nessun problema fisico a parte una schiena che risente delle ore al pc. La mia salute mi permette di fare sostanzialmente tutto quello che, ai normodotati, è permesso.

Eppure mi sento a disagio, tremendamente a disagio. Perché Alex Zanardi ogni volta mi dimostra che, rispetto a lui, quello disabile, moralmente, sono io. Ci sono giornate in cui mi alzo dal letto triste o incazzato per motivi diversi, alcuni futilissimi. Giornate in cui mi sento inutile, credo di non esser capace di fare nulla di buono. Giornate in cui mi sento addirittura perso in elaborazioni mentali da psicopatici. Giornate in cui vedo tutto nero e non so e non capisco da che parte girarmi. Altre in cui vorrei vendicarmi di questo o quel personaggio per qualche torto che ancora mi torna in mente. È il risultato degli anni passati, si chiama esperienza, quella che porta ognuno di noi ad autodefinirsi nello spirito, nel carattere, nella volontà.

E poi ci sono giornate come quelle che stiamo vivendo: quelle in cui vedo un uomo di 50 anni che, anagraficamente, potrebbe anche essere mio padre, che per camminare ha bisogno di due protesi da quindici anni e che invece di lasciarsi andare vince ogni sfida che affronta. Un uomo che ha rischiato di morire, che era praticamente già morto, e che mentre io negli anni mi perdevo in stronzate, mi facevo prendere per il naso da questo o quello, perdevo tempo in un sacco di altre azioni ininfluenti per la mia esistenza, da quel letto, da quella morte, è tornato, si è rialzato, ha avuto il coraggio di sognare e di fare dei sogni degli obiettivi. Un uomo che per raggiungere quei traguardi ha creato dei percorsi, non ha mai mollato un attimo, un secondo, e ha trasformato il dolore che quell'incidente gli ha provocato in forza per diventare un essere mitologico, un eroe moderno, l'esempio di quanto la vita dipenda da noi, da quello che vogliamo, da quello in cui davvero crediamo.

Rispetto ad Alex Zanardi io mi sento piccolo, piccolissimo. Perché se domattina avessi un incidente e mi ritrovassi senza la metà di me, non riuscirei a pensare solo alla metà rimasta. Perché al posto suo io, probabilmente, non avrei nemmeno la forza per sognare, figuriamoci quella per provarci. Ci accomuna il nome, ci distingue l'immensità della sua forza. Quella che differenzia un uomo da un mito, uno normale da un esempio di vita.

Alex Zanardi è molto, molto più delle medaglie che ha vinto in questi giorni, negli anni passati, dei risultati che ha ottenuto. Quelli sono certificazioni sacrosante e meritate, sono l'enfasi del momento, ricordano quello di cui questo eterno ragazzo è capace. Ma Alex Zanardi è infinitamente di più, giorno dopo giorno: è materia che, dal 15 settembre 2001, andrebbe studiata, fatta vedere, leggere, a tutti coloro i quali perdono la fiducia in se stessi, quelli che credono di non poter riuscire in qualcosa, quelli che non riescono più nemmeno a sognare perché la vita e chi li circonda gli ha messo in testa che è inutile.

Alex è stato, è, un uomo capace di vivere due vite: una da normodotato comunque irraggiungibile e da ammirare per chi, come me, segue le gesta dei piloti da un divano. L'altra, quella in teoria più sfortunata, da eroe capace di farli sfigurare, i normodotati, ripetutamente: medaglia dopo medaglia, traguardo dopo traguardo, lacrima di gioia dopo lacrima di gioia.

Leggetevi il suo libro, studiate la sua storia. Scoprirete i sacrifici dietro le medaglie, gli sforzi dietro i trionfi, il dolore provato per tornare a vivere. Scoprirete quello che la forza dentro di noi è capace di fare, oltre ogni limite. Non si può restare indifferenti di fronte a tutto questo, non ci si può sentire normali davanti a chi, ogni volta che lo vedi, ribalta i ruoli e fa sentire te senza qualcosa. La forza d'animo.

Grazie Alex, ancora una volta.

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