Alessandro Secchi

SEVEN Un problema di nome Lorenzo

Il contratto, il ruolo in squadra, un'esperienza negativa. Ducati deve prendere una decisione di 07 maggio 2018, 00:29 Condividi
Un problema di nome Lorenzo

Credo sia inutile girarci troppo intorno. Quello di Jerez è almeno il terzo episodio che dimostra come Jorge Lorenzo per la Ducati sia più un problema che altro. E non parlo dell'incidente in sé che ha messo fuori causa sia lui che Dovizioso, ma di quanto visto prima del botto. Botto che, per carità, ci può stare, ma nel quale secondo me il 99 ha una percentuale di responsabilità maggiore rispetto a Pedrosa. Non posso credere che un pilota professionista, o meglio un campione come lui, non "sappia" quanti piloti ci sono alle sue spalle. Non ci voglio credere. Al posto di Dani molti altri avrebbero tentato l'infilata con una prateria apertasi davanti. Ha affrettato l'ingresso? Probabile, ma parliamo pur sempre di piloti e non tassisti.

Tornando al punto, il problema (nel problema) è che in tutto questo macello la responsabilità più grande ce l'ha Ducati stessa, perché già da tempo dovevano essere prese alcune decisioni sulle quali si è tergiversato, fino ad arrivare al patatrac di oggi.

L'esperienza Lorenzo è fallimentare per enne motivi. Perché è stato preso e strapagato per lottare per il mondiale e il mondiale l'ha sfiodato Dovizioso. Perché non è mai, mai, mai stato al livello del compagno quando ci si sarebbe aspettato proprio questo ma a nomi invertiti. Che si voglia ancora raccontare, dopo un anno e mezzo, che prima o poi Lorenzo troverà il feeling con questa moto se lo possono bere in molti, ma credo che l'unica soluzione intelligente sia quella di separarsi alla fine dell'anno. 

Ducati, se vuole giocarsi ancora il mondiale con Dovizioso, deve assumersi la responsabilità di chiarire le gerarchie all'interno del team alla faccia del blasone e dello stipendio. Jorge, che lo voglia o meno, per risultati è il numero due della squadra ed in un campionato che vede come avversario un tale Marc Marquez è totalmente suicida perdere punti come quelli di oggi, non esiste per alcuna ragione al mondo. Non è questione di cattiveria nei confronti di un campione in difficoltà, è questione che un team come Ducati deve sfruttare ogni occasione possibile. In Formula 1 Red Bull ha confermato, dopo la fagiolata di Baku, che Ricciardo e Verstappen saranno liberi di giocarsi le posizioni senza gerarchie. In Red Bull, però, non si giocano il titolo. Qui la Rossa a due ruote sì, eccome. Per farlo, però, deve mettere assolutamente dei paletti.

Il problema è che Lorenzo, da campione quale è, non accetta di essere messo sotto da un compagno che probabilmente ritiene inferiore. Da qui nasce il grande equivoco, che per Jorge è probabilmente la normalità. Nelle rare occasioni in cui si trova davanti a lui, si ostina a tenere la posizione. Si vedono così scene come quelle di Sepang e Valencia 2017, con il Dovi in piena lotta mondiale e Lorenzo impegnato nella sua personale lotta col compagno per dimostrare che, indipendentemente da un anno disastroso, il più forte e lui. Come se una gara facesse una stagione. Già dallo scorso anno, già da quei "Mapping 8" di Sepang, Ducati avrebbe dovuto far capire al suo numero 99 che doveva lavorare per il team e non solo per se stesso. Concetto evidentemente mai presentato. Arriviamo ad oggi, con Marquez che se ne va e Lorenzo che affonda le staccate come se fosse lui in lotta per il titolo costringendo due volte Dovizioso all'errore: un primo all'ultima curva, dove riesce a fermarsi in tempo, un secondo alla Dry Sac dove va lungo, viene incrociato e poi centrato dopo la carambola con Pedrosa. 

Da un punto di vista di squadra trovo che questo atteggiamento sia inconcepibile. O meglio, credo che un team che vuole giocarsi il titolo debba fare di tutto per evitare questo tipo di situazioni. Che Lorenzo voglia rivendicare in qualche modo un ruolo che non ha ci può anche stare dall'alto della sua carriera, ma non sono questi i modi né i tempi. Per questo credo che lo zero in classifica di Jerez sia sì dovuto ad un mix di errori in pista ma, soprattutto, all'errore principe di non voler definire come stanno le cose a quello che doveva essere, ma non è mai stato, pilota di punta. 

Quindi, già da Le Mans, se davvero si vuole tornare a rincorrere Marquez bisogna essere chiari. Il mondiale può arrivare (ancora) solo per opera di Dovizioso. Da qui alla fine dell'anno non so in quante altre occasioni Jorge potrà trovarsi davanti ad Andrea in gara, e lo spagnolo a questo punto può fare solo una cosa per salvare un'avventura fallimentare: dimostrare di essere un campione aiutando il compagno quando possibile. I venti punti persi oggi sono un disastro, perderne altri sarebbe imperdonabile.

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