Alessandro Secchi

SEVEN Troppo brutto per essere vero

Nessuna scusa potrà giustificare un gesto che, di suo, rappresenta la negazione del concetto di sport
Troppo brutto per essere vero
di 10 settembre 2018, 00:14

C'è chi si è scagliato contro di lui, chi l'ha parzialmente giustificato, chi ha mediato, chi è stato invece durissimo. Parlo di gente comune, come me e come tanti che in moto non ci sono mai saliti e figuriamoci se hanno mai corso.

E poi c'è Cal Crutchlow, che le stesse piste di Fenati e di Manzi le calca e sa benissimo cosa significa essere un pilota da corsa. Oggi, in conferenza stampa dopo il Gran Premio di San Marino vinto da Andrea Dovizioso, se n'è fregato della diplomazia e del politically correct sconfessando in parte quello che lo stesso Dovi e Marquez hanno detto poco prima di lui. Nessuna attenuante, nessun "bisogna vedere cosa è successo".

Cal è stato chiarissimo: "Come potete immaginare per me non dovrebbe mai più correre con una motocicletta". Ed è da qui che parto, dal parere più schietto e vero che si è sentito durante la giornata dalla bocca di chi sa cosa vuol dire correre e rischiare l'osso del collo ogni volta che sale in moto. 

Due anni fa Fenati è stato allontanato dal team Moto3 di Rossi dopo, si dice, un battibecco furioso con Uccio. Va da sé che ai tempi non mancarono le critiche al braccio destro di Valentino per una ormai lontana questione di astio nei confronti di qualsiasi cosa ruoti attorno al 46. Eppure proprio in quella stagione Fenati aveva già dato di escandescenze in pista in Argentina:

Rientrato dalla porta di servizio in Moto3 nella scorsa stagione, Fenati è giunto secondo in classifica per fare poi il salto in Moto2 per il 2018. Ed arriviamo al gesto di oggi. Inqualificabile, insulso, di una pericolosità rara perché ha messo a repentaglio non solo la vita di Manzi ma anche la sua. Perché non puoi mai sapere a quella velocità cosa può succedere, non puoi prevedere le reazioni di una moto, non puoi sapere se uno scarto improvviso può coinvolgere anche te. Ho letto che i dati della telemetria parlano di una decelerazione della ruota anteriore da 217 a 121 chilometri all'ora, Manzi ha parlato di una pressione sulla leva del freno di 20 bar contro i 9 abituali. È come se, per un attimo, la moto avesse inchiodato sull'anteriore. Immaginate cosa sarebbe potuto succede se Manzi fosse caduto, o se fossero caduti entrambi mentre sopraggiungevano altri piloti alle spalle.

Un gesto del genere è totalmente fuori da ogni logica non solo sportiva ma di buon senso, è la negazione dello sport, della competizione sana. Porta con sé qualcosa di più profondo che non mi azzardo ad analizzare. Reazioni di questo tipo non sono da pilota da corsa e mi stupisce che i commissari gli abbiano inflitto solamente due gare di squalifica. Un buffetto per aver praticamente attentato alla vita di un collega. Perché non è che siccome nessuno si è fatto male allora bisogna calcare leggeri con la punizione, anzi. 

Negli anni abbiamo analizzato ed analizziamo ancora tantissimi contatti in Formula 1 chiedendo penalità assurde, ma mi sento di dire che è da tempo che non vedo un gesto così pericoloso e, soprattutto, premeditato. Le scuse di Fenati non servono a nulla: se non hai la testa per gestire le tue emozioni ad oltre 200 all'ora non devi poter correre. Altro che due gare.

Praticamente due settimane fa era stato annunciato l'accordo di Fenati con MV Agusta per correre nel 2019, manco a dirlo, con il team Forward per il quale ora corre Manzi. Già si parla di contratto stralciato da parte della casa italiana e si tratterebbe, se la notizia fosse confermata, del secondo meritato out in due anni.

E, per quanto io cerchi di portare rispetto a tutti i piloti che vedo correre, mi spiace ma in questo caso devo fare un'eccezione. Credo di non aver mai visto con i miei occhi una cosa del genere e, per quanto mi riguarda, Crutchlow non solo ha ragione, ma dovrebbe essere ascoltato immediatamente.

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