Alyoska Costantino

PAROLA DI CORSARO Sedici metri

Distanza quasi nulla o un’eternità?
Sedici metri
di 23 giugno 2018, 20:05

Sezione 35 paragrafo 4 del regolamento sportivo per il campionato mondiale di Formula 1, rilasciato dalla FIA. “La griglia sarà sfalsata in file 1x1 e le suddette file sulla griglia saranno separate di 16 metri l’una dall’altra”. Poco più di 52 piedi, ecco la distanza che domani separerà Charles Leclerc dalla seconda Ferrari in griglia, quella a cui il monegasco probabilmente ambisce, quella di Kimi Raikkonen. Una giornata ottimale per il campione della F2 con la Sauber e una (un’altra) storta per il finlandese hanno dato questo risultato. Proprio nel weekend in cui, ancora più insistentemente del solito, si chiacchiera di Kimi fuori dalla Ferrari in favore del giovane rampante.

Voci per quanto mi riguarda, finché non sento Kimi dire le parole “Mi ritiro” o “Lascio la Ferrari”. Ma spesso queste voci mettono le pulci nell’orecchio anche dentro ai paddock, spesso facendo venire fretta anche a chi queste scelte le deve fare; siamo in un’era in cui tutto si è capovolto, dove le voci all’esterno dei paddock vanno a influenzare i fatti all’interno, e non viceversa. Questa è tutta fretta, che di solito non contraddistingue il campione del mondo 2007 nei suoi modi di fare, quindi non mi aspetto di certo una risposta rapida qui a Paul Ricard. Nel frattempo, fan e appassionati già dicono la loro su quale sarebbe la scelta giusta da fare in Ferrari, e la maggior parte è preponderante per dare a Leclerc il posto che (giustamente o meno, questo sta a voi deciderlo) gli spetta.

La posizione di Kimi già la conosciamo, ed è la stessa da tre anni oramai: sempre sulla graticola, sul bordo del precipizio tra la conferma e la bocciatura. E’ un po’ il destino di chi fa il secondo pilota in Ferrari purtroppo, ovvero di passare per lo “sfigato” di turno rispetto al caposquadra. C’è da ammettere però due cose: la prima è che questa visione è (volutamente) enfatizzata ed esagerata, anche dai media e non solo dagli spettatori; la seconda è che Kimi non ha fatto molto per districarsi dalla posizione di gregario. Con Alonso prima e con Vettel poi, Raikkonen ha dovuto cedere il passo nel corso della stagione, o il team è stato costretto a farlo per dare maggiori chance titolate al proprio pilota di punta.

Esempi come il GP d’Ungheria dello scorso anno sono la prova di cosa Kimi dovrebbe fare nella squadra, e che non sempre gli riesce. Il gioco di squadra visto con Vettel lo scorso anno mi ha stupito in positivo in alcune gare, anche se fatto un po’ controvoglia (come in realtà fanno tutti i piloti, anche i gregari affermati).
Io paragono Raikkonen a un Pedrosa in MotoGP: quando il finlandese si sveglia dalla parte giusta del letto, vederlo correre rimane ancora oggi un piacere; negli altri casi, Kimi rimane nell’ombra in una grigissima posizione di gregario inservibile, come successo a Montréal due weekend fa. Questo fa di “Iceman” l’esempio perfetto sia di come dovrebbe essere un gregario, sia di come non lo dovrebbe essere minimamente. Vivere di prestazioni isolate non ti fa andare avanti a lungo inoltre, specie quando dietro di te bussano tantissimi piloti. Uno in particolare.

Non credo che Leclerc si aspettasse di avere un corridoio già semi-spianato verso il team numero uno del mondiale di F1. Certo, ciò che ha fatto vedere nel 2017 col team Prema è stato stupefacente, ma già il fatto che sia diventato il candidato in testa per un possibile sedile vacante in Ferrari la dice lunga sulla stima nei suoi confronti, soprattutto rispetto ad altri membri dell’Academy di Maranello o piloti Ferrari in generale rimasti a lungo alla finestra (Grosjean, Perez, Hulkenberg). Forse i vertici hanno visto in lui qualcosa che negli altri nominati non hanno trovato, qualcosa che aspettavano da tempo.

E’ troppo presto? Onestamente, non saprei. Alte attese possono tradursi in delusioni rovinose se Leclerc non andasse anche solo quanto il possibile compagno di squadra, però se Max Verstappen ci ha insegnato qualcosa è che il talento, anche nelle condizioni più impensabili e assurde, emerge. Inoltre, in un mondo del motorsport che muta così velocemente, avere attimi di esitazione riguardo alle proprie scelte per il futuro può essere disastroso. Le qualità del monegasco sono sotto gli occhi di tutti, e il rischio che la stessa Ferrari se lo lasci sfuggire in favore di una Mercedes, una McLaren o chissà cos’altro sarebbe come prendersi un lampione intero nel deretano. Scusate il francesismo.

Leclerc tra l’altro non è salito in Formula 1 nemmeno per fare il pilota Sauber a vita, e se qualche team di spessore come la Mercedes decidesse di prenderlo subito offrendogli un mezzo da mondiale, penso accetterebbe. Da ferrarista, lo scenario peggiore sarebbe che Leclerc lasciasse la FDA e il panorama Ferrari per la concorrenza, e quindi propenderei per il promuoverlo subito, sempre se le prestazioni di Kimi continuassero a essere così altalenanti. D’altro canto, rimane un azzardo perché potrebbe nascere una rivalità tra Sebastian Vettel e Leclerc... ma in fondo, chi non risica non rosica no?

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