SBK | GP Spagna, analisi del contatto Rea-Lowes all’ultima curva

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GP Spagna, analisi del contatto Rea-Lowes all’ultima curva

Andiamo a osservare cosa è effettivamente successo nell’ultimo giro di Jerez. di 09 Giugno 2019, 09:30

Poche ore fa sono stati annunciati i provvedimenti presi dai commissari Dorna in merito all’incidente che ha coinvolto, al ventesimo giro di gara-1 a Jerez de la Frontera, Jonathan Rea su Kawasaki e Alex Lowes su Yamaha, con la caduta di quest’ultimo a seguito di un contatto innescato dal primo alla curva Lorenzo, mentre i due erano in lotta per il terzo posto. Johnny ha rimediato una penalizzazione in griglia e la perdita di una posizione in classifica, a vantaggio di Marco Melandri.

Vedere Jonathan Rea commettere una manovra simile è di certo un caso più unico che raro, e per tanto meritevole di essere analizzato. Dal punto di vista sportivo sconvolge che sia stato il tetracampione a causare il contatto, un pilota sì aggressivo quando necessario ma sempre nei limiti della correttezza (come testimoniato anche dal duello odierno, fino all’ultima curva). Per questo P300.it ha voluto dare uno sguardo più riavvicinato alla scena vista alla curva Lorenzo, luogo di tanti contatti storici a cui si aggiunge anche questo.

Le immagini sono state prese dai video ufficiali sul sito WorldSBK.com.

INIZIO ULTIMO GIRO | Siamo all’inizio del ventesimo e ultimo giro di gara-1. Álvaro Bautista ha superato il traguardo per iniziarlo già più di dieci secondi fa, seguito a sette secondi da Michael van der Mark stabilmente al secondo posto. Il suo compagno Alex Lowes deve invece vedersela col campione del mondo Jonathan Rea, che nonostante abbia fatto una gara molto al di sotto delle aspettative, è deciso a non mollare il podio; i due britannici sono separati da pochi metri, circa due o tre decimi di secondo. Durante la gara, nei box delle Verdone si è visto Pere Riba con in mano un foglietto passatogli da un uomo della Pirelli, sintomo di come la gara del #1 sia stata condizionata da una qualche sorta di problema. Sarà lo stesso Rea ad affermare, nel post-gara, di aver avuto un’usura eccessiva allo pneumatico anteriore.

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USCITA CURVA 10 | Si esce dalla 10, la curva Peluqui che fa parte del “ferro di cavallo” che compone il T3. Uscire forte da qui significa poter preparare al meglio un attacco al tornantino Jorge Lorenzo. Rea è vicino, ma rispetto a inizio giro sembra aver perso quell’inezia che poi, come scopriremo, si rivelerà fatale.

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CURVA 11 | Siamo alla Crivillé, una lunga a destra nel quale chiudere il gas, inserire e poi ricominciare a girare la manopola col polso destro, facendo attenzione a non andare oltre il cordolo e verso la pericolosa sabbia. Dall’immagine è più chiaro il buon lavoro fatto da Lowes nell’ultimo giro, mettendo quindi lo spazio sufficiente per essere al sicuro da un attacco pulito del suo avversario. In ingresso l’inseguitore entra leggermente di traverso, mettendo anche più in fuori il piede sinistro.

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CURVA 12 | Rea riguadagna parte dei metri perduti in ingresso e uscita dalla curva Ferrari, dove la Kawasaki (grazie anche al riferimento del #22 davanti) si dimostra migliore della Yamaha R1. Le immagini in diretta a questo punto staccheranno di netto sul traguardo per celebrare la 12a perla di Bautista, e ci sarà bisogno del replay dalla telecamera di curva 13 per capire meglio la distanza tra i due rivali.

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INGRESSO CURVA 13 | La manovra azzardata (e forse disperata) di Rea inizia da questo punto: Lowes mantiene una traiettoria più simile a quella ottimale ma spostandosi leggermente al centro per evitare di lasciare totalmente aperta la porta al rivale. Johnny è invece uscito molto forte dalla penultima curva e si appresta a tentare l’attacco allargando la traiettoria il più possibile, sfruttando anche l’inclinazione della pista che pende verso il centro curva. Nella seconda immagine Rea sta già puntando al piccolo spazio interno rimasto con Lowes già in piega, ma con una velocità molto superiore al normale per un ingresso in curva con la giusta traiettoria. Se anche il sorpasso si sarebbe compiuto, non sarebbe stato affatto pulito, ma giustificabile come “manovra da ultimo giro”.

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CONTATTO | Siamo al momento fatidico del contatto. Rea è ancora dietro al connazionale in termini di metri (o centimetri adesso) e la curva si avvicina. Forse per l’ingresso troppo forte, forse per i guai alla Pirelli anteriore citati all’inizio, Rea sopraggiunge a velocità più alta rispetto alle sue previsioni, proprio mentre Lowes ha già cominciato l’inserimento. Si vede come il #1 tenti di risollevare all’ultimo la sua ZX-10 R, ma il contatto è oramai inevitabile e avviene con l’avambraccio e il gomito di Alex.

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CADUTA DI LOWES | Lowes perde l’anteriore e l’equilibrio e, nel cadere, il suo guanto sinistro rimane impigliato nel semimanubrio, sfilandosi dalla mano del suo proprietario. La moto di Lowes scivola nella via di fuga mentre il pilota si ferma pochi metri dopo la corsia del “long lap penalty” usata nel Motomondiale, a pancia in su. Subito Lowes gesticola con la mano sinistra per il dolore e la strattonata presa, probabilmente imprecando, mentre Rea solleva il braccio e si dirige a passo d’uomo verso la linea del traguardo, osservando lo scenario che si è creato.

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Difficile non dare colpe a Rea, e ciò giustifica il lavoro dei commissari di gara che hanno deciso di penalizzarlo in ben due modi diversi (anche se con svariate ore di ritardo). Viene da chiedersi quale sarebbe stato l’atteggiamento di questi se Lowes fosse rimasto in piedi e se Rea avesse completato il sorpasso per come stava avvenendo, cioè con un ingresso così cattivo e sporco ai danni dello yamahista. L’ultima curva a Jerez rappresenta un’occasione troppo ghiotta per non cercare di coglierla, e questo spiega la manica larga usata nel corso degli anni per i tanti contatti visti alla ex-Ducados e attuale curva Lorenzo, come quello tra Rossi e Gibernau (2005) e quelli con protagonista lo stesso Jorge, prima con Pedrosa (nel 2010) e poi con Márquez (2013).

Sarebbe anche da chiedersi se il Rea del 2018, nella stessa situazione e con gli eventuali stessi problemi, avrebbe agito nella stessa maniera. L’aver trovato un avversario molto ostico per il titolo come Álvaro Bautista, che sta piano piano guadagnando sempre più terreno nella generale, sembrerebbe destabilizzare il campione del mondo in carica, che ad Assen due mesi fa aveva perso il duello per il secondo posto con l’altra Yamaha R1 Pata di Michael van der Mark (tra l’altro tentando anche un ingresso simile a quello di oggi). Anche la stessa Kawasaki non sembra aver più il ruolo di moto di riferimento, con merito di Ducati e la stessa Yamaha che potrebbe aver scavalcato, nelle gerarchie tecniche, la Verdona. Il doppio podio van der Mark-Melandri in qualche modo lo conferma. Un ulteriore dettaglio sullo stato emotivo di Rea lo potrebbe dare quanto successo prima a Buriram con Bautista, con l’attacco in curva 3 che ha quasi fatto rischiare la caduta allo spagnolo, e poi ad Aragón nella partenza di gara-1, quando Rea non si è risparmiato nell’inserirsi in uno spazio minimo alla partenza facendo cadere Markus Reiterberger in pieno rettifilo.

Fonte immagine: worldsbk.com


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