Alessandro Secchi

SEVEN Quel volante tra le mani

Calarsi nei colori di un tempo e ripercorrere curve di successi di 28 agosto 2017, 16:15 Condividi
Quel volante tra le mani

Per anni ti hanno ricordato che sei "il figlio di Schumacher".

Come se tu non lo sapessi, poi. L'hai sentito alla TV, l'hai letto sulle riviste, insomma da quando hai iniziato a correre sei stato vittima del disegno altrui. Di chi ha detto che vai in monoposto grazie al cognome, di chi disprezzava tuo padre e per osmosi non vede bene neanche te, di chi al contrario amava lui e lo vede nei tuoi occhi, nelle tue movenze, nei tuoi sguardi. Tutti, per tanto tempo, hanno raccontato il loro Mick Schumacher senza il tuo parere perché hai, avete, deciso che non era ancora il momento di uscire allo scoperto. Giustamente, aggiungerei. Per quanto tutti ne fossero al corrente fino ad ora mancavi tu all'appello: mancava il tuo sigillo definitivo ad un qualcosa che tutti avevano dipinto e raccontato a modo loro.

Per mostrarti finalmente e definitivamente ci voleva un evento particolare in un luogo sacro per la famiglia. Ed allora cosa c'è di meglio di Spa, quei sette chilometri che per lui hanno significato tanto e che, tra Eau Rouge e Pouhon, negli anni si sono trasformati nel giardino di casa. Per dire ufficialmente al mondo "Sì, io sono Mick Schumacher, il figlio di Michael" non hai scelto una comparsata normale da figurina da mostrare al pubblico, ma un tuffo al cuore lungo 26 anni da quel 23 agosto 1991 quando, per la prima volta, papà affrontò la discesa verso l'Eau Rouge al volante della Jordan col numero 32.

L'anniversario dei 25 anni dalla prima vittoria, giunta un anno dopo con la B192, ha aperto la strada alla tua uscita allo scoperto in segno di ricordo. Certo, non sulla stessa vettura, ma chi se ne importa. La B194 del '94 è quella del primo titolo, quella con cui in realtà a Spa papà aveva anche vinto, se non fosse stato per il fondo troppo consumato. Ma davvero non è rilevante: qualunque fosse stata la monoposto, il solo fatto di vederla portata in pista da chi ne ha più di tutti il diritto avrebbe aperto il rubinetto dei ricordi, e così è stato.

Perché solo vedendo quel casco, metà con i tuoi colori e metà con i suoi, si sono riaccesi gli occhi. Quando ti sei calato in quel mix di colori verde, azzurro e blu e hanno messo in moto il Ford che spingeva quella vettura, anche le orecchie hanno iniziato a ricordare. E quando hai iniziato a girare il calendario è tornato indietro nel tempo. Hai ripercorso su quella Benetton metri storici, sei passato dove papà ha mandato giù dei bei rospi, tra un Hakkinen che lo passa da campione sul Kemmel con un incredulo Zonta nel loro panino e un Coulthard di troppo sotto la pioggia prima di Pouhon. Ma, soprattutto, da Eau Rouge all'ormai diversa Bus Stop hai attraversato i luoghi nei quali papà ha esordito, ha vinto la prima gara della carriera e poi altre cinque, ha conquistato il suo settimo mondiale e celebrato i vent'anni di carriera prima e 300 Gran Premi in F1 poi. E tu solo sai cosa puoi aver provato con quel volante tra le mani, per il quale magari avrai provato sicuramente più tensione di quando corri abitualmente. Come tutti i figli che si cimentano con qualcosa che il loro babbo conosce bene, con la paura di rovinarlo, di non essere all'altezza.

Per quei due minuti ti sei portato a quegli anni in cui non eri neanche nei suoi pensieri, così come hai riportato a quel tempo tutti coloro che ti hanno visto, in pista e in tutte quelle case dalle quali, per un quinto di secolo, si è assistito alle gesta di chi ti ha cresciuto. Ed è stato bello e simbolico indipendentemente da quello che sarà della tua carriera, che in quanto tale non deve essere confusa o paragonata con quella di papà.

Se doveva esserci, però, una via per affrontare la realtà e mostrarti finalmente per quello che sei per tua voce, che per te sono il volante e i pedali, e non per quella altrui, non poteva essercene una migliore che entrare nel mondo di Michael e riportarlo alla luce nelle vesti dell'unica persona adatta a farlo. Il figlio orgoglioso di una Leggenda.

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