Piloti che si lamentano

MOTORCRONICO
Piloti che si lamentano

Il caso Vergne nell'ultimo appuntamento di Formula E di 23 Luglio 2019, 11:00
Samuele Prosino

A tutti noi appassionati fa piacere vedere un duello in pista. Magari un bel duello a ruotate, di quelli che ti fanno venire i brividi. Di quelli che fanno capire ai piloti che il mestiere che hanno scelto è quello giusto. Il motorsport è fatto di tante cose e il rischio, i sorpassi e i controsorpassi fanno parte dell'elenco fin da quando i bambini mettono per la prima volta le mani su un volante dei kart.

Poi questi bambini crescono, a forza di duelli e ruotate appunto, e finiscono in Formula 1, in Formula E, nel WEC e ovunque vogliano. Guidano e chiedono regole che permettano loro di avere più importanza rispetto all'elettronica; chiedono di poter seguire la macchina davanti in curva senza perdere carico aerodinamico; chiedono ai commissari di avere meno severità.

Poi però si lamentano. Oh, se si lamentano. In continuazione. "Mi ha spinto fuori, ha ottenuto un vantaggio, ha cambiato punto di frenata qui, ha cambiato traiettoria più volte là, mi ha frenato in faccia, mi ha stretto a muro"... Quante volte abbiamo sentito queste cose? In F1 è un continuo di pulsanti schiacciati e di parole dette, spesso confezionate ad arte per impietosire squadra di appartenenza, opinione pubblica e soprattutto commissari.

Il top dei flop è però stato raggiunto dal fresco campione di Formula E Jean-Eric Vergne. Durante la prima gara disputata a New York il francese ha schiacciato il bottone per comunicare con il team, e ha detto testuali parole: "Tell Andre to stop ... to bring out the Safety Car". Il contesto è molto semplice: Vergne, spaventato di perdere il campionato e lontanissimo dai primi, vuole sfruttare le sfortune di Lotterer (il suo compagno di squadra, of course) per avere un vantaggio e cercare di recuperare in classifica.

Ai commissari Vergne ha parlato di una generale "preoccupazione per la sua sicurezza e degli altri piloti riguardo a detriti in pista", ma ovviamente nessuno se l'è bevuta. Alla fine non è stato punito per questa richiesta antisportiva ed è tornato a casa con una punizione sicuramente abbordabile: un giorno di servizi sociali.

Vergne ha fatto sapere (prima di ricevere la suddetta penalità) che, fosse per lui, i piloti dovrebbero smettere di lamentarsi via radio e che lo ha fatto solo perché... "tutti lo fanno".

La situazione è chiara: la lamentela via radio è il doping nascosto in grado di rovinare la competizione in pista. Come il doping vero, se uno lo fa e nessuno prova a punirlo, tutti gli altri seguono a ruota: la denuncia del collega è pura utopia, e si pensa (sbagliando) che facendo tutti lo stesso errore si arrivi al punto di partire tutti di nuovo dallo stesso livello.

Guardiamo al tanto insultato mondo del calcio: gli arbitri, pur sbagliando, non si lasciano condizionare dalle lamentele dei calciatori - e prendono le decisioni in modo autonomo. Nel basket la lamentela porta solitamente al fallo tecnico e nel rugby il livello di rispetto per l'arbitro è elevato, tanto da microfonarlo in modo che in tutto il mondo si possa sentire la spiegazione delle regole dalla sua viva voce.

La soluzione a questo problema è piuttosto chiara: dare ai commissari la totale libertà d'ufficio di aprire un procedimento o di prendere una decisione senza ascoltare i team radio; vietare ai team di lamentarsi lasciando gli arbitri in pieno controllo della situazione.

Lasciamo a questi benedetti piloti la libertà di lottare in pista, di provarci e di sbagliare. I tamponamenti, le malizie e i sorpassi con le ruote sull'erba ci sono sempre stati, e finché il sorpasso non diventa antisportivo o la manovra non si trasforma in un rischio per la vita, sarebbe anche il caso di non sindacarci su. E, al contempo, portiamo loro a convincersi che invece di lamentarsi sia più produttivo concentrarsi sul lavoro da fare in pista.

I piloti hanno comunque il diritto di esporre le loro ragioni nei vari briefing a cui partecipano. E hanno il diritto di prendersi a schiaffoni nel retrobox, che forse è la cosa migliore. Un sano battibecco guardandosi negli occhi fa pure audience.


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