NASCAR | Byron si aggiudica la pole della Daytona500, Johnson vince

NASCAR Byron si aggiudica la pole della Daytona500, Johnson vince "The Clash"

Il Team Hendrick conferma il dominio sul giro singolo, ma è protagonista anche in gara di 11 Febbraio 2019, 14:00

Cielo grigio a Daytona, umore dello stesso colore in pista. La giornata inaugurale della stagione 2019 si chiude senza tanti sorrisi. Le qualifiche della Daytona500 hanno assegnato la pole position al favoritissimo team Hendrick e bisognava solo scegliere a quale dei quattro piloti sarebbe andato questo titolo prestigioso. Poi in "The Clash", dopo 40 giri di fila indiana e due bandiere rosse per pioggia, un controverso incidente provocato, ma non causato, da Jimmie Johnson gli ha consegnato il trofeo del vincitore dopo essere sopravvissuto al big one e alla terza bandiera rossa.

Qualifiche Daytona500

La fine dell'inverno in Florida porta ancora un cielo plumbeo e il timore della pioggia, anche se non così intensa come alla 24 ore di due settimane fa. I team nella giornata di sabato hanno avuto a disposizione "solo" un'ora e mezza di libere, dato che gli ultimi 30 minuti delle FP2 sono stati cancellati da uno scroscio di pioggia.

I favoriti assoluti per la pole sono i piloti del team Hendrick, come sempre molto veloci sul giro singolo ma meno a loro agio nel gruppo per un assetto più estremo. Debutta anche il nuovo sistema di penalità per le violazioni ai controlli tecnici, e nelle verifiche pre-qualifica ne fanno le spese subito (dopo due tentativi falliti) i car chief di Chase Elliott, Austin e Ty Dillon, che vengono espulsi dal garage e quindi non guideranno i loro team fino a domenica, giorno della Daytona500.

Nella entry list sono presenti "solo" 42 team rispetto ai 44 annunciati, mancano infatti la vettura #7 del NY Racing Team (con JJ Yeley), ma soprattutto la #97 del giovane Obaika Racing (e con Tanner Berryhill alla guida), che a fine 2018 aveva annunciato l'intenzione di disputare l'intera stagione, pur senza charter, e appena mercoledì scorso aveva convocato una conferenza stampa alla Hall of Fame per annunciare gli sponsor proprio per la Daytona500.

Con 42 auto iscritte dunque sono destinate a rimanere fuori dalla griglia di partenza due delle sei auto presenti senza charter. Il regolamento prevede che si qualificano per la gara la migliore di queste auto di ciascun Duel (le gare di qualificazione di giovedì notte che definiranno la griglia di partenza) e le altre due fra le migliori delle prove cronometrate, dunque l'attenzione nelle prime fasi è tutta su di loro, dato che la conseguenza di queste norme è che le migliori due si qualificano automaticamente, qualsiasi cosa succederà giovedì. Il primo a scendere in pista è Joey Gase (#66) e il suo 180.930 è già sinonimo di "rimandato ai Duel". Il successivo tentativo è quello di Ryan Truex (#71), che con 189.737 ci spera, ma pochi minuti dopo Casey Mears (#27) lo beffa per appena 28 millesimi e si porta lui in vetta alla classifica "degli altri". Parker Kligerman (#96) è solo terzo e dunque tutto è nelle mani di Brendan Gaughan (#62) e Tyler Reddick (#31): Brendan non batte né Truex, né Mears e quindi è al momento fuori, ma Reddick, con la terza vettura del RCR, stacca il miglior tempo dei sei a 190.836 (sarà 16° assoluto). 

Con questa classifica (Reddick, Mears, R.Truex, Gaughan, Kligerman, Gase) Reddick e Mears sono sicuri della qualificazione alla Daytona500, Truex e Gaughan possono farlo se "vincono" il loro Duel oppure se lo fanno gli stessi Reddick e Mears, mentre Kligerman e Gase saranno obbligati a battere i rivali diretti in pista.

Tornando alla lotta per la pole assoluta, il primo tempo di rilievo lo fissa Austin Dillon (191.742), battuto poi - con relativa sorpresa, visti i precedenti - dalle Ford del Team Penske di Logano e Keselowski (rispettivamente 192.382 e 192.320). Ma a due terzi del turno (l'ordine di uscita è l'inverso del combinato dei risultati delle libere) è la volta dei piloti del team Hendrick. Il primo a scendere in pista è Johnson, che va in testa con 192.930, ma viene battuto da Chase Elliott (due pole alla Daytona500; 193.678), a sua volta sorpassato da Byron (193.832) e alla fine completa l'opera Bowman (in pole l'anno scorso) con 193.932. Gli ultimi tentativi non cambiano la classifica e quindi al secondo round avanzano Bowman, Byron, Elliott, Johnson, Logano, Keselowski, M.Truex Jr., Bowyer, Hemric, A.Dillon, Hamlin e Menard.

I primi otto tentativi del secondo round sono un intermezzo in attesa dei quattro piloti di Rick Hendrick. E come prima Johnson passa in testa, sorpassato da Elliott, a sua volta battuto da Byron. Bowman invece non si ripete e finisce dietro al giovane compagno di squadra, alla prima gara con Chad Knaus al muretto, per appena 36 millesimi ma salva la prima fila. William Byron diventa così a soli 21 anni 2 mesi e 12 giorni il secondo più giovane poleman della Daytona500 (con Chase Elliott che mantiene il record); infine, per la Chevrolet è la 700esima pole in Cup Series. Tuttavia questo risultato è ancora in bilico. Byron e Bowman partiranno dalla prima fila domenica prossima solo se le loro vetture usciranno indenni dalla settimana: se dopo un incidente, o in caso di motore rotto, dovessero ricorrere al muletto, allora dovranno partire dal fondo della griglia. Giovedì notte verranno decise infine tutte le posizioni dalla terza alla quarantesima nei tradizionali Duel.

La classifica delle qualifiche per la Daytona500

Le griglie di partenza del primo e del secondo Duel

The Clash

Subito dopo le qualifiche inizia a piovigginare a Daytona, ma è un passaggio rapido - il primo di tanti - e quindi "The Clash", la storica gara-esibizione che apre la stagione, parte regolarmente. La griglia di partenza dei 20 piloti ammessi (coloro che hanno conquistato una pole nel 2018 e quelli che hanno vinto pole e/o gara alla Daytona500) è formata tramite sorteggio effettuato dai crew chief. E a pescare la pallina fortunata è Paul Menard, ma fa ancora più impressione che Paul, nei cinque "The Clash" a cui ha partecipato, è partito per ben tre volte dalla pole. 

Chase Elliott e Danny Hamlin partono invece dal fondo dopo l'incidente provocato dallo stesso Chase nella sessione di libere e che ha coinvolto anche Harvick e Newman. Al via Kyle Busch passa in testa, ma già al secondo giro Keselowski spinge Menard al comando della gara e in poco tempo il gruppo si organizza in fila indiana. La tregua, tuttavia, dura poco e la pioggerellina prima ritorna e poi aumenta, tant'è che all'ottavo giro arriva la prima caution e subito dopo la bandiera rossa.

Come detto, però la pioggia è a sprazzi e in appena 20 minuti la pista è asciutta e la gara può riprendere. Dopo una sosta di Harvick, Almirola, Elliott e McMurray (che puntano a fare solo uno splash&go nel finale), alla bandiera verde la classifica non cambia e si forma il trenino Ford, composto da Menard, Keselowski, Logano e Blaney e che viaggia indisturbato fino alla caution programmata al giro 25 (su 75).

Quasi tutti si fermano all'ultimo istante e la caution arriva mentre sono ancora tutti in pit lane, tant'è che la direzione gara ci mette qualche giro a ricostruire la classifica esatta. Quello che è certo è che Almirola (troppo veloce nella corsia dei box) e Suarez (infrazione della pit crew) sono i primi penalizzati del 2019. Si riparte al giro 33 sempre con Menard in testa, ma Hamlin, già protagonista di un'ottima manovra in ingresso ai box, riesce a rompere il trenino Ford e si infila in seconda posizione. 

La pioggerellina però torna e al passaggio di metà gara Menard inizia a sognare, e infatti al giro 39 arriva un'altra caution seguita al giro 41 dalla seconda bandiera rossa. Ma in appena 8 minuti la pista è già pronta e le auto possono uscire di nuovo dalla pit lane, tuttavia all'orizzonte c'è uno scroscio più intenso che potrebbe segnare la fine della gara. Secondo le previsioni è lontano soltanto 10 minuti e un jet dryer che perde fluidi in pista ritarda la ripartenza e sale il nervosismo.

La bandiera verde arriva al giro 48 con Menard davanti a Johnson e Kurt Busch. La fila indiana si riforma in fretta e solo il trio del team Penske prova - inutilmente - a smuovere la situazione. Il cielo si fa sempre più grigio e al giro 56, evidentemente, Jimmie Johnson vede una goccia di pioggia sul parabrezza e decide che è il momento di andare all'attacco. Sul rettilineo opposto si sposta e cerca di affiancarsi a Menard, il quale impercettibilmente si sposta alla sua sinistra per far desistere Jimmie. Johnson però decide di resistere e il contatto è inevitabile. Quello che ne nasce è - almeno percentualmente - l'incidente più grande della storia recente della Nascar, forse anche più di quello della Aaron's 312 del 2002 a Talladega, Sul traguardo passano solo otto vetture, seguite poi da altre quattro, ma quelle uscite dal big one senza nemmeno un graffio sono soltanto tre su 20 (Kurt Busch, Blaney e Logano).

In tutto questo però Johnson è riuscito a mantenere il controllo della vettura ed è in testa alla gara, passano un paio di minuti e arriva la pioggia, ben più intensa. In breve arriva la decisione - scontata - della Nascar e la gara viene dichiarata ufficiale, con Johnson che torna in victory lane (anche se solo per una gara di esibizione) dopo un 2018 a secco, ma le polemiche non mancano. Menard dichiara che negli ultimi anni Johnson ha causato molti incidenti così (e le prove ci sono, e Paul è stato sempre vittima incolpevole di questo), ma non vuole creare troppa zizzania. Dal canto suo Johnson, prima se ne esce con una frase discutibile sulla dinamica, poi esce indenne da un possibile reclamo del team di Kurt Busch (secondo) sul sorpasso effettuato a Menard al di sotto della linea gialla (la Nascar dice che è stato forzato ad andare oltre, ma sarebbe più corretto dire che "ha forzato Menard a forzarlo" a fare ciò) e infine in conferenza stampa si dice pieno di rimorsi per quanto successo, ma che non causerebbe mai intenzionalmente un incidente per vincere.

Sia chiaro, quanto fatto da Johnson in pista non è scorretto, in fondo ha messo Menard davanti alla questione se resistere oppure lasciar affiancare Jimmie, ma a tutti è apparso che la manovra del pilota della #48 (coinvolto in incidenti negli ultimi sette Clash) è stata frutto sia della situazione meteo, sia di un po' di disperazione a causa di un 2018 sottotono. La domenica di Daytona si chiude così con un sapore dolceamaro e con la statistica che al primo giorno da "separati", dopo 18 anni di trionfi, Chad Knaus ha vinto la pole per la Daytona500 con William Byron e Jimmie Johnson ha vinto "The Clash" e Rick Hendrick può festeggiare grazie ai piloti più e meno esperti della sua squadra.

La classifica di "The Clash"

Immagini: GettyImages per nascar.com

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