MXGP | 20 anni fa, l'Italia del motocross sul tetto del mondo

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20 anni fa, l'Italia del motocross sul tetto del mondo

Quando gli azzurri sbancarono Indaiatuba con una formazione da sogno di 26 Settembre 2019, 10:00

Il 26 settembre 1999 è una data storica per il motocross italiano. Questo giorno infatti ha messo il sigillo su una stagione strepitosa per il tassello azzurro, con la prima vittoria della nostra squadra nel Motocross delle Nazioni.

Nel 1999 il Nazioni si disputa per la terza volta al di fuori dell’Europa, dopo Unadilla 1987 e Manjimup 1992. Si corre infatti sul circuito brasiliano di Indaiatuba (nella foto), che ha già ospitato due Gran Premi del Brasile della classe 125cc nel 1998 e nello stesso 1999. In entrambi i precedenti Nazioni extraeuropei a vincere sono stati gli USA, che anche in Brasile si presentano con possibilità di titolo. Il trio a stelle e strisce è infatti il migliore che si possa schierare, con il campione della 125cc Ricky Carmichael affiancato da Mike LaRocco e Kevin Windham, battuti nel National 250cc solo dal fuoriclasse sudafricano Greg Albertyn. Lo stato d’animo degli americani è assolutamente dei migliori, poiché Windham due settimane prima del Nazioni ha vinto l’ultima prova del mondiale 250cc a Budds Creek.

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I campioni in carica però sono i belgi, emersi vincitori 12 mesi prima dalla palude di Foxhill. La triade ricalca per due terzi quella dell’anno precedente, con Stefan Everts e Patrick Caps affiancati da Joël Smets al posto di Marnicq Bervoets. Everts viene da una stagione molto travagliata, con il primo dei due infortuni rimediati nel Gran Premio di Beaucaire prima dell’inizio della stagione (il secondo lo subirà l’anno dopo) e il debutto arrivato solo in Lussemburgo a inizio agosto; ciononostante, Everts ha ritrovato il 100% della forma in poche settimane, vincendo il Gran Premio di Germania a Gaildorf e perdendo quello degli Stati Uniti solo per il peggior piazzamento nella seconda manche rispetto a Windham. Anche Smets ha passato un campionato difficile nella classe 500cc, chiudendo solo terzo dopo avere vinto due mondiali di fila, ma è stato comunque preferito a Bervoets che a sua volta ha passato un infortunio nel corso della stagione. La presenza di Caps è dovuta a ragioni puramente di esperienza, poiché nel mondiale 125cc è stato preceduto in classifica dal giovane emergente Steve Ramon, alla sua prima stagione ad alti livelli: entrambi, comunque, sono stati ben lungi dal lottare per il titolo della ottavo di litro, pertanto il pilota della 125cc è ancora un punto debole non indifferente per il Belgio.

E poi c’è l’Italia. Nel 1999 i nostri piloti si sono portati a casa ben due titoli mondiali, con Alessio Chiodi vincitore per la terza volta consecutiva nella 125cc e Andrea Bartolini (nella foto) capace di battere giganti del calibro di Peter Johansson, Yves Demaria e lo stesso Smets in 500cc. A questo duo viene affiancato Claudio Federici, vice-campione della 125cc e dirottato sulla versione 250cc della Yamaha anche in vista del già programmato impegno nel mondiale 2000. Ad aggiungere pepe alle ambizioni italiane c’è senz’altro il fatto che ad aprile, nel round del mondiale 125cc disputatosi proprio a Indaiatuba, Chiodi e Federici si sono scambiati un primo e un secondo posto di manche.

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Quarta incomoda è la Francia, che schiera il campione del mondo della 250cc Frédéric Bolley, il suo predecessore Sébastien Tortelli e David Vuillemin, che nell’ultimo mondiale della quarto di litro ha chiuso terzo. Tortelli, dopo il clamoroso finale di Megalopolis 1998, è partito alla conquista degli Stati Uniti, rimediando però una magra figura nel Supercross e chiudendo anticipatamente la sua stagione outdoor per colpa di un infortunio ad un polso rimediato a Unadilla, quando si trovava in testa al campionato. Tortelli viene comunque preferito ad un altro pilota fresco di ritorno e mostratosi già in forma, Mickaël Pichon, che ha invece svolto il percorso inverso dagli USA all’Europa dimostrandosi piuttosto competitivo nelle ultime prove del mondiale 250cc.

Sono appena 20 le squadre presenti a Indaiatuba. Prevalentemente l’attenzione è concentrata sulle quattro sopra indicate, senza però dimenticare la Gran Bretagna di James Dobb, Paul Malin e Rob Herring e l’Olanda di Rémy van Rees, Léon Giesbers e Willie van Wessel. Peter Beirer, vice-campione della 250cc, guida una Germania ben poco omogenea con i “rincalzi” Jochen Jasinski e Bernd Eckenbach, mentre senza il nubifragio visto l’anno prima a Foxhill la Finlandia è destinata a ricoprire nuovamente un ruolo di comparsa nonostante il buon trio composto da Jussi Vehviläinen, Marko Kovalainen e Miska Aaltonen. Addirittura assente la terza classificata in carica, la Nuova Zelanda, che pur avendo due piloti come Joshua Coppins e Darryl King tra le sue fila preferisce restare a casa, non avendo un terzo all’altezza dopo il ritiro di Shayne King. Non partecipa nemmeno il Sudafrica di Albertyn, che nel caso sarebbe stato validamente affiancato da Grant Langston e Collin Dugmore.

QUALIFICHE

La presenza di sole 20 Nazionali riduce le gare di qualificazione ad un mero show per decidere la griglia di partenza alle spalle delle tre squadre qualificate di diritto: Belgio e Finlandia, salite sul podio l’anno prima, e l’ospitante Brasile. La gara di qualifica della 125cc vede James Dobb battere a sorpresa Ricky Carmichael (nella foto), dopo una caduta di quest’ultimo, mentre Chiodi porta a casa un insoddisfacente terzo posto; nella 250cc, Windham conferma il suo stratosferico stato di grazia precedendo Beirer e Tortelli, mentre Federici non va oltre un sesto posto; nella classe Open, infine, Bartolini vince davanti a Bolley, LaRocco, van Wessel e Herring. Considerando i due migliori risultati, gli USA si aggiudicano il quarto posto in qualifica con tre punti contro i quattro dell’Italia e i cinque della Francia.

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GARA-1

Alla domenica il tracciato si presenta piuttosto rovinato, a causa di un’eccessiva irrigazione da parte degli addetti alla pista, ma le gare si disputano sotto il sole. La prima corsa vede contrapposte le classi 125cc e Open. Alla partenza è Smets il migliore davanti a Bartolini, van Wessel, Eckenbach, all’australiano Michael Byrne, Aaltonen e LaRocco, mentre nelle retrovie si innesca un’ammucchiata che coinvolge anche Herring. Nonostante l’ottimo start di Bartolini, le cose per l’Italia non si mettono bene poiché dopo nemmeno un giro Chiodi è a terra. Nemmeno il momento di gloria di Smets dura a lungo, perché nel corso della seconda tornata l’anteriore della sua Husaberg si chiude in un tornante a destra e il gigante belga finisce a sua volta al suolo. I colpi di scena si susseguono, dopo pochi secondi anche Aaltonen cade per gentile concessione di LaRocco. Dopo essersi rialzato piuttosto rapidamente, Smets deve recuperare un gap di cinque secondi a Bartolini, mentre nelle retrovie prova a risalire l’iridato 250cc Bolley, poco a suo agio sulla pista scavata dopo una partenza infelice. Brutto momento per la Francia, con Vuillemin che a causa di una partenza ancora peggiore del connazionale si ritrova oltre la decima posizione. Solo al settimo giro Bolley ha ragione dello sconosciuto 20enne Byrne, che anni dopo troverà casa negli Stati Uniti, per il quinto posto. Un’Australia che si comporta molto bene fino alla caduta di Troy Dorrn, arrivata mentre sta occupando una delle prime posizioni tra le 125cc. Chi sta deludendo più di tutti le aspettative è però Carmichael, partito a sua volta male e incappato in diverse cadute, una delle quali danneggia anche lo scarico della sua Kawasaki: per RC4, questo Nazioni dimostra perfettamente come il suo immenso talento debba ancora trovare il giusto compromesso con la mentalità del campione maturo. In casa USA LaRocco fatica a trovare il giusto ritmo, ma dopo avere perso un paio di posizioni riesce a recuperare la settima con un gran sorpasso ai danni del giapponese Takeshi Koikeda nel mezzo della chicane in discesa. Dopo 12 giri, Bartolini ha altrettanti secondi di vantaggio su Smets, van Wessel è terzo a oltre mezzo minuto e precede Bolley e LaRocco, il quale si è liberato anche di Byrne ed Eckenbach; Chiodi è risalito 11°, alle spalle di Dobb e davanti a Vuillemin nella lotta tra le 125cc. Nelle ultime battute Smets riesce a limare qualche secondo al pilota italiano, ma la classifica non subisce variazioni rispetto a quanto detto poco sopra. Bartolini vince gara-1 davanti a Smets, van Wessel, Bolley e LaRocco, mentre Dobb con il decimo posto ha la meglio su Chiodi e Vuillemin per quanto riguarda le ottavo di litro. L’Italia comanda dunque la classifica con 12 punti, contro i 16 della Francia e i 18 dell’Olanda, il Belgio è settimo a quota 26 (dopo il magro 24° posto di Caps) e gli Stati Uniti sono noni con 32.

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GARA-2

Gara-2 vede le 250cc prendere il posto delle Open, con le 125cc che quindi si giocano la loro classifica individuale. All’abbassarsi dei cancelletti, Everts non lascia spazio a nessuno e si infila per primo alla prima curva; alle sue spalle si portano il suo grande rivale Tortelli, lo spagnolo Josep Alonso e Windham, a formare una quaterna di Honda. Lo statunitense però commette subito un piccolo errore, venendo scavalcato anche da Kovalainen e Beirer. Il vice-campione del National 250cc tuttavia non perde tempo e alla fine del primo giro si rimette subito alle spalle il tedesco e il finlandese, con quest’ultimo che cede il passo anche all’australiano Andrew McFarlane. Nelle retrovie, Jasinski cade e blocca il passaggio a diversi piloti, tra i quali spicca Caps, che perde molte posizioni a svantaggio del team belga. In una nube di polvere cade anche Carmichael, che finisce letteralmente sotterrato dalla sua Kawasaki: il suo Nazioni finisce qui e gli Stati Uniti hanno già la certezza di non poter scartare il suo 27° posto di gara-1. Continua ad arrancare anche la Gran Bretagna, che nonostante la giornata di grazia di Dobb vede i due piloti delle cilindrate più grosse continuare a commettere errori, con Malin che finisce contro lo sloveno Sašo Kragelj rischiando una caduta. Al terzo giro il terzetto di testa vede Everts, Tortelli e Windham chiusi in un paio di secondi, mentre Beirer non riesce a liberarsi di Alonso per la quarta piazza. Passano pochi secondi e nella discesa successiva alla prima curva la Honda di Tortelli si impunta, scaraventando per aria lo sventurato pilota francese, che rischia di finire in mezzo ai fotografi ma fortunatamente non coinvolge nessuno e si rialza, illeso; la moto si riaccende velocemente, ma Tortelli è costretto ad una sosta ai box per sostituire una ruota rimasta danneggiata nello schianto.

Si ripropone quindi il duello già visto due settimane prima a Budds Creek, ma stavolta la distanza tra i due è molto più ravvicinata: Everts detta un gran passo, ma Windham non cede. Alle spalle dei due fuggitivi, la terza posizione di Alonso ha brevissima durata poiché McFarlane lo scavalca quasi subito; lo spagnolo cerca una reazione ma cade, perdendo cinque posizioni. L’australiano si trova dunque terzo ad oltre mezzo minuto da Everts, davanti a Giesbers, Kovalainen e Federici; Dobb è di nuovo il primo delle 125cc in decima posizione, con Chiodi 12°. Anche Beirer, dal settimo posto, finisce a terra nella stessa curva di Alonso ma riparte senza subire sorpassi; al contrario, l’intoppo carica a mille il teutonico che in due giri recupera e scavalca Federici. Un calo fisico costringe invece McFarlane a cedere il passo a Giesbers. Una gara dal ritmo incredibile si conclude con Everts vincitore e Windham nella sua scia, ma senza avere mai portato un vero attacco al belga della Honda; terzo Giesbers davanti a McFarlane, mentre Beirer e Federici scavalcano Kovalainen nel finale. Ottavo Chiodi, che riesce finalmente ad avere ragione di Dobb tra le ottavo di litro. Con questa manche disastrosa, conclusasi con Vuillemin 13° e Tortelli 20°, le speranze di vittoria della Francia diminuiscono drasticamente, visti i 23 punti da recuperare sull’Italia. Gli azzurri restano infatti al comando con 26 punti contro i 39 dell’Olanda, i 43 della Gran Bretagna, i 46 del Belgio e i 49 della Francia. Anche “proiettando” il risultato da scartare, l’Italia ha sei lunghezze di vantaggio sull’Olanda: 15 a 21. Arriva infine anche il primo verdetto individuale, quello riguardante la 125cc: grazie al miglior piazzamento in gara-2, Chiodi vince per il secondo anno consecutivo il trofeo della ottavo di litro, con gli stessi 19 punti di Dobb; terzo Vuillemin, con 25.

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GARA-3

Gara-3 è la più attesa anche perché mette di fronte le due classi più paritetiche, 250cc e Open. L’holeshot è di Bartolini, che mette mezza ruota davanti al suo rivale Smets in uscita dalla prima curva; nelle successive due pieghe c’è un incrocio di linee al millimetro tra la Yamaha #33 e la Husaberg #3 ma alla fine è l’italiano a prevalere. In terza piazza si porta Everts davanti a van Wessel, Windham e Bolley. Van Wessel cade subito e Herring dalle immediate retrovie non riesce ad evitarlo, incappando nella seconda caduta di giornata nelle prime battute di gara. Bartolini e Smets sfruttano al massimo il potente propulsore delle loro moto per allungare sul resto del gruppo e solo Everts riesce a resistere con la sua agile Honda 250cc, poiché al termine del primo giro il ritardo di Bolley, quarto, è già di sette secondi. All’inizio del quarto giro Federici occupa invece la settima posizione alle spalle di McFarlane e Malin, mentre anche Windham è scivolato fino alla 20esima piazza a causa di una caduta; in tema di classifica generale, comunque, se la passa ben peggio l’Olanda poiché Giesbers è solo 24°. Termina il quinto giro e arriva il colpo di scena definitivo: un sasso colpisce la pompa della benzina della Husaberg di Smets, che rallenta e pochi metri dopo è costretto a fermarsi. Bartolini, alla lunga, non riesce a mantenere un ritmo costante e all’ottavo giro Everts inizia ad attaccare l’iridato della 500cc: l’imolese rischia di volare fuori pista dopo un salto, per evitare un doppiato, ma riesce a mantenere il comando per qualche centinaio di metri ancora, fino a che Everts non lo scalza alla seconda curva del nono passaggio. Il ritiro di Smets e la pessima gara degli olandesi riporta in auge la Francia, che ha Bolley terzo e Tortelli in rimonta: pur acciaccato, l’iridato della quarto di litro 1998 è quinto in scia a Federici e a circa cinque minuti dallo scadere della mezz’ora di gara prevista ha ragione del pilota italiano. Conscio che il secondo posto è ampiamente sufficiente per conquistare il risultato grosso, Bartolini lascia andare Everts che quindi vince anche gara-3; con il secondo posto di Bartolini e il quinto di Federici, l’Italia vince il Motocross delle Nazioni per la prima volta, davanti alla Francia che grazie al terzo di Bolley e al quarto di Tortelli prende la medaglia d’argento. Il Belgio scarta il ritiro di Smets e conclude terzo davanti agli Stati Uniti, che nell’ultima manche non vanno oltre un sesto posto con LaRocco e un nono con Windham. Everts fa ovviamente sua la classifica delle 250cc davanti a Windham e McFarlane, mentre Bartolini vince la Open su Bolley e LaRocco.

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Per l’Italia è un trionfo davvero storico, che chiude al meglio un 1999 trionfale. La nostra Nazionale aveva già vinto il Trofeo delle Nazioni, riservato alle 125cc, nel 1981 e nel 1982, ma mai era riuscita ad imporsi nel Gran Premio delle Nazioni vero e proprio. Dopo i secondi posti del 1989 e del 1997, alle spalle di due autentiche armate come il “Dream Team” americano di fine anni ’80 e il Belgio di Everts, Smets e Bervoets che in quella stagione mise a ferro e fuoco il Circus del tassello, anche per gli azzurri è il momento di sentirsi i migliori del mondo, avendo battuto tre squadre incredibilmente agguerrite. Con due vittorie individuali di classe e il buon lavoro svolto da Federici al debutto sulla 250cc, 22 punti rappresentano uno score altrettanto eccezionale viste le 14 lunghezze finali di vantaggio sui francesi. Nuova delusione per gli americani, penalizzati da un Carmichael troppo falloso e da un LaRocco poco incisivo, mentre per quanto riguarda il Belgio pesa molto la rottura patita da Smets, che ha “reintegrato” il 24° posto di un deludente Caps in gara-1. Sorpresa è la giovane Australia, ottava alle spalle di un’ottima Spagna ma soprattutto davanti alla ben più esperta Germania. I padroni di casa brasiliani, come previsto, non vanno oltre un ruolo di semplice comparsa chiudendo 14esimi.

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La seconda medaglia d’oro italiana arriverà tre anni dopo a Bellpuig, ma sarà una vittoria dal gusto ben differente: lo spostamento improvviso della sede di gara dagli USA alla Spagna, deciso dalla FIM con appena un mese d’anticipo, porta al boicottaggio da parte degli americani stessi e di tutti gli altri grandi protagonisti del mondiale. Gli unici a partecipare “seriamente” a Bellpuig da protagonisti sono proprio gli italiani, che portano a casa il loro secondo trofeo. Ma nessun’altra vittoria riuscirà ad arrivare al livello di Indaiatuba 1999, il Nazioni vinto dall’Italia nell’anno in cui il motocross azzurro ha raggiunto una vetta mai più eguagliata.


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