Montoya sbanca Indianapolis, la 500 Miglia 2015 è sua

Montoya sbanca Indianapolis, la 500 Miglia 2015 è sua

di 24 Maggio 2015, 23:45

Una pazza 99ª edizione della 500 miglia di Indianapolis è andata in archivio con la storica vittoria di Juan Pablo Montoya, al suo secondo successo sulla Brickyard a ben 15 anni di distanza dal primo. Mai in tutta la storia di Indianapolis era intercorso così tanto tempo tra due vittorie consecutive di uno stesso pilota; sempre a livello statistico, con questa vittoria Montoya si colloca al terzo posto nella graduatoria dei piloti più longevi nella storia della 500 Miglia, ovvero quelli che hanno visto trascorrere più tempo tra la prima e l'ultima vittoria. davanti a lui ci sono solo Al Unser (1970-1987) e AJ Foyt (1961-1977).

Montoya ha piegato la resistenza del compagno di squadra Will Power proprio negli ultimi giri di gara, quando ormai il pilota australiano già pregustava il sapore del latte della sua prima vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis. A rendere ancora più speciale la vittoria di Montoya c'è il fatto che dopo una decina di giri il pilota colombiano si trovava addirittura al 30° posto, a causa di un tamponamento subìto da parte di Simona de Silvestro durante un periodo di neutralizzazione. Alla ripartenza dopo il primo periodo di caution, il colombiano è però riuscito pian piano a farsi strada attraverso il gruppo, andando a ricongiungersi col gruppo dei primi.

La maggior parte della gara ha visto un dominio imbarazzante da parte dei piloti dei due top team motorizzati Honda: Dixon, Kanaan e Kimball per Ganassi, Pagenaud, Montoya, Power e Castroneves per Penske hanno mostrato un ritmo inavvicinabile per tutti gli altri, e a metà gara era ormai chiaro che sarebbero stati loro a giocarsi la gara. Poi gli eventi hanno via via scremato il gruppo di testa: Kanaan è uscito di scena al 152° giro dopo essere andato a sbattere alla curva 3; alla successiva ripartenza Castroneves è stato risucchiato dal resto del gruppo mentre a 25 giri dalla fine Pagenaud ha toccato un avversario e ha piegato un baffo della sua Dallara, trovandosi così di fatto estromesso dalla lotta per la vittoria.

Il problema di Pagenaud e il suo successivo rallentamento ha provocato un ricompattamento della parte retrostante del gruppo, e inevitabilmente all'uscita della curva 4 è successo il patatrac: Saavedra e Hawksworth sono andati in testacoda, il pilota colombiano è tornato verso l'interno della pista ed è stato colpito da Stefano Coletti; tutti e tre i piloti coinvolti nell'incidente sono finiti fuori gara, con Saavedra che ha subito anche delle conseguenze fisiche dall'impatto: il pilota del team Ganassi è rimasto sofferente per alcuni lunghi minuti all'interno dell'abitacolo, prima di venire estratto dallo staff medico della Holmatro, e i successivi esami hanno rilevato dei problemi al suo piede destro; non è ancora stata ufficializzata la loro entità, ma già si sa che prima di tornare al volante della sua vettura Saavedra dovrà essere sottoposto ad ulteriori esami.

Al momento dell'esposizione della bandiera verde dopo il periodo di neutralizzazione successivo all'incidente di Hawksworth, Saavedra e Coletti, i top driver che si sarebbero giocati la vittoria erano Power, Montoya, Dixon e Kimball; tra questi quattro, il neozelandese è quello che è ripartito più a spron battuto, ma è stato immediatamente ripreso da Power e Montoya e, negli ultimi giri di gara, ha mostrato di non averne più cedendo il passo anche a Kimball.

Davanti intanto si consumava la lotta tra Power e Montoya: l'australiano ha mantenuto la testa per una buona decina di giri, dando l'illusione ai suoi tifosi di poter finalmente conquistare la sua prima, sospirata vittoria nel catino dell'Indiana, ma a tre giri dalla fine è stato costretto a cedere il passo ad un Montoya in stato di grazia, che dopo aver preso la leadership della gara ha gestito perfettamente la leadership della gara, la condizione più difficile negli ultimi giri ad Indianapolis: il colombiano è riuscito a mantenere sempre a distanza di sicurezza il compagno di squadra percorrendo sempre alla perfezione le curve 2 e 4, quelle che immettono nei due rettilinei più lunghi, dove inevitabilmente Power poteva sfruttare la sua scia.

Ciò si è visto molto bene nel corso dell'ultimo giro, quando Power ha perso alcuni metri all'uscita della curva giocandosi così la possibilità di prendere la scia di Montoya nel backstretch, il rettilineo opposto a quello dei box, per attaccarlo poi all'uscita dell'ultima curva. Il pilota della Penske #2 ha così tagliato per primo il traguardo dei 200 giri con appena un decimo di vantaggio su Power e 8 decimi su Kimball, ottimo terzo a fine gara.

Quarto posto finale per Dixon, che ha ceduto proprio negli ultimi giri, davanti a due figli d'arte, Graham Rahal e Marco Andretti, i migliori tra i piloti motorizzati Honda. Rahal ha confermato il suo ottimo stato di forma già mostrato da inizio stagione, mentre Andretti ha avuto il pregio di mettere una pezza alla pessima giornata della scuderia di suo padre Michael: ad eccezione di Marco, il migliore tra i piloti della Andretti Autosport è stato Ryan Hunter-Reay, il vincitore della 500 Miglia 2014, che però ha tagliato il traguardo in 15ª posizione a quasi 10 secondi da Montoya; ancora più indietro la De Silvestro, Muñoz e Wilson, rispettivamente al 19°, 20° e 21° posto. Questi ultimi due, per sparigliare le carte in tavola, avevano provato una strategia alternativa, sfasata rispetto a quella degli altri, ma entrambi sono dovuti rientrare ai box a due giri dalla fine per uno splash&go.

Dietro ad Andretti si sono classificati Helio Castroneves, autore di una prestazione tutto sommato abbastanza deludente, JR Hildebrand, Josef Newgarden e Simon Pagenaud, molto bravo a recuperare una decina di posizioni negli ultimi giri di gara dopo il problema al baffo della vettura.

Non sono mancati, ovviamente, gli incidenti: già prima del via Conor Daly è stato costretto alla resa a causa del cedimento del suo motore Honda, mentre alla partenza Karam ha stretto a muro Sato provocando la prima neutralizzazione della giornata; nella carambola è rimasto coinvolto anche Briscoe, il sostituto dell'infortunato Hinchcliffe, ma incredibilmente solo il giovane pilota di Ganassi è stato costretto al ritiro, mentre gli altri due sono riusciti a proseguire. Dopo 61 giri è toccato a Bryan Clauson andare a muro all'uscita della curva 4, mentre poco dopo metà gara, al giro 113, Oriol Servia ed Ed Carpenter sono entrati in collisione all'entrata della curva 1. 4 giri dopo, durante le fasi dei vari rifornimenti, si è verificato un incredibile pasticcio in casa Coyne, con Davison che è ripartito colpendo la vettura della sua compagna di squadra, Pippa Mann, andando poi a rimbalzare verso la piazzola dove era fermo Tristan Vautier, il terzo componente della squadra, e investendo due meccanici; fortunatamente non ci sono state gravi conseguenze per loro, solo un problema alla caviglia per uno dei due, mentre l'altro è già stato rilasciato dal centro medico. Gli altri incidenti sono stati quelli di Kanaan e di Saavedra/Hawksworth/Coletti, di cui si è già parlato in precedenza.

La classifica del campionato vede Montoya rafforzare la propria leadership con 272 punti davanti a Power con 247 e Dixon con 211; seguono poi Castroneves a 206 e Rahal, primo pilota Honda, a 204.

Per i piloti Indycar non ci sarà nemmeno il tempo di riprendere il fiato dopo le due settimane di Indianapolis: già nel prossimo weekend, infatti, si torna in pista per l'unico double header stagionale sul circuito cittadino di Detroit, situato a Belle Isle.

Questa la classifica finale della gara

 Indy06R

Questa invece la classifica del campionato. Da ricordare che la 500 Miglia di Indianapolis assegna punteggio doppio

T8jweUu

Fonte immagine di copertina: account ufficiale Twitter della IndyCar


Condividi