Ma se Charles fosse semplicemente... Charles?

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Ma se Charles fosse semplicemente... Charles?

Ci servono davvero i paragoni? di 10 Settembre 2019, 23:22
Alessandro Secchi

"Charles è come Gilles", "come Lauda", "come Senna". E se fosse come Charles?

Faccia d'angelo e cattiveria clamorosa. Agnellino fuori e diavolo in macchina. Bisogna necessariamente trovare un riferimento per valutare la grandezza di un ragazzo che, a 21 anni, si prende due vittorie in sette giorni con la Ferrari?

Non siamo lontani, tra l'altro, dagli ultimi paragoni raccontati per spiegare la crescita di Verstappen. Lui era accostato a Senna e Schumacher: ora che è alla quinta stagione non si sente più nulla, per fortuna, anche perché ormai Max è Max e questa stagione lo sta consacrando a sua volta. Botto di Spa e partenza dal retro a Monza a parte, l'olandese è protagonista di un anno pazzesco, considerate le differenze del mezzo con quello di chi domina.

Con Charles le stiamo provando tutte. Forse per nostalgia o non so per cosa, sembra che tramite lui si voglia rivivere qualcosa del passato, dei grandi nomi della F1. Allora ognuno gli attacca l'etichetta che vuole, pensando di aver trovato in lui la variante 2.0 del suo idolo del passato. Comprensibile, ma non funziona così. Chi c'è stato vive sempre nel cuore, ma non con il volto altrui.

Charles è Charles: dobbiamo imparare a conoscerlo per quello che è, non per interposto idolo. Sin dalla GP3 ha mostrato una fame pazzesca, non si è mai arreso a niente, sembra avvolto da una corazza di ferro. Ha perso Jules, ha perso suo papà e pochi giorni dopo era a dominare a Baku, ora ha perso Hubert. Il giorno dopo gli ha dedicato la prima vittoria, una settimana dopo ha vinto la seconda ed oggi era tra gli altri a salutarlo per l'ultima volta.

In lui vedo una maturità pazzesca, che non coincide assolutamente con la carta d'identità. È uno che per forza di cose è dovuto crescere in fretta, che nel farlo ha capito perdendo chi gli era vicino il rischio del mestiere. Si è trovato senza guida paterna in età critica per la sua carriera e ha continuato come un rullo compressore. È critico con se stesso, lucidissimo nell'analizzare l'andamento della corsa. Non si fa intimorire da un cinque volte - ormai sei - campione del mondo che lo pressa per decine di giri. Ha l'egoismo di chi vuole tutto e subito e chi se ne frega se a farne le spese, contro le regole interne, è quello che dovrebbe - doveva? - essere il suo caposquadra.

Senna, Lauda, Villeneuve? No, non ci siamo. Questo è potenzialmente Leclerc. Non un metro di paragone, ma qualcuno a livello. Assoluto.


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