Ma che vi ha fatto di male Susie Wolff?

SEVEN
Ma che vi ha fatto di male Susie Wolff?

di 05 Novembre 2015, 11:00
Alessandro Secchi

Sono sempre partito dal presupposto, e sempre questo sarà, che anche il più scarso pilota professionista di questa terra riuscirebbe a doppiarmi nello stesso giro, cieco e con i piedi legati.

Vale per chiunque: per gli Ide, i Mazzacane, gli Yoong, e tutti quei personaggi che hanno lambito e incrociato la loro esistenza con un sedile di Formula 1 almeno una volta nella vita. Ma non solo quelli della Formula 1! Ho capito troppo tardi che sarebbe potuto essere anche un sogno della mia, di vita. Probabilmente non avrei avuto i mezzi per farlo (prima di tutto tecnici, oltre che economici) e, questo sicuramente, l'unica strada che potrei percorrere ora per riuscirci almeno una volta è quella di vendere un rene, sempre che venga valutato bene. Non bevo, non fumo, a quasi 33 anni potrebbero essere ancora entrambi sani.

Detto questo, ieri ho saputo del ritiro di Susie Wolff, meglio definita come "la moglie di Toto Wolff", o meglio ancora "quella che grazie al marito ha poggiato il culo su una Williams di Formula 1", e via dicendo. Ha annunciato il suo appendere il casco al chiodo con un comunicato tradotto in diverse lingue, tra le quali l'italiano. Noi l'avevamo pubblicato nel pomeriggio di ieri con l'articolo della nostra Alessandra.

Tra i commenti al suo comunicato, ce ne sono diversi che deridono appunto la notizia e la stessa Wolff per i motivi che potete immaginare. "Capirai che perdita", "Ma tanto cos'hai mai guidato?", "Ah ma il casco lo usavi ancora?", "Finalmente", etc etc etc.

Vedete: io sono invidioso dei piloti. Perché rendono facile qualcosa che per me sarebbe impossibile. Tutti. Dal primo all'ultimo. E ci metto dentro anche Susie Wolff. Che sarà la moglie di Toto, sarà diventata test driver Williams esclusivamente per la sua parentela, sarà tutto quello che volete. Però io non sarei mai stato in grado, nemmeno arrivando ultimo, né di correre in Formula Renault, né in Formula 3 inglese, né nel DTM per alcuni anni. Questo per dire che la donzella, a me, voi che leggete e tanti altri, impartirebbe lezioni di guida da farci sovvertire i giudizi sulle donne al volante. Indipendentemente dal fatto di chiamarsi Suzanne Stoddart (il cognome da nubile) o Susie Wolff.

La mia è invidia positiva, non negativa. Non sento il bisogno di denigrare tizio e caio perché fanno un qualcosa che piacerebbe fare a me. Non mi sento derubato di un qualcosa che non sarei comunque capace di fare. Mentre vedo che ormai questo sentimento dilaga, nel web, nella vita di tutti i giorni. E si collega a quello che sta succedendo parallelamente in MotoGP in questi momenti.

Se poi volessimo mettere i puntini sulle "i", potremmo anche parlare del fatto che i piloti attualmente titolari per merito e talento, e non per una valigia colma di dollaroni, mi risultano essere molto pochi. Quindi, di cosa stiamo parlando? Volete dirmi che un Ericsson, un Maldonado, un Merhi o altri sono in F1 esclusivamente per il loro talento? Poi corrono e in auto ci sanno andare (vale anche per loro il discorso del rispetto), ma la meritocrazia in F1 ultimamente non mi pare il presupposto fondamentale. Chiedere a Magnussen e Vandoorne, ad esempio.

Quindi, se tanto mi dà tanto, non vedo il motivo di dare addosso a una pilota donna che, anche (soprattutto?) grazie agli agganci, e questo l'abbiamo capito, ha provato a far qualcosa in un mondo di soli uomini, che già di per sé conta delle difficoltà maggiori. Ma l'ha fatto non rubando sedili a nessuno, tra l'altro, se non per delle prove libere. Avesse voluto sfruttare il cognome fino in fondo, magari, una gara da titolare l'avrebbe pure potuta correre, chi lo sa. Arrivando ultima? Probabile, ma avrebbe avuto sempre il mio rispetto, comunque. Perché io mi ribalterei in corsia box, così come tanti altri che pontificano dal divano.

Non c'è problema che questo possa succedere in futuro. Però vi lascio con un'immagine che rispecchia molto il mio pensiero di queste ultime settimane.

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