Alessandro Secchi

SEVEN L'alba di un nuovo Valtteri

Bottas stravince a Melbourne ma, soprattutto, è tornato rigenerato
L'alba di un nuovo Valtteri
di 17 Marzo 2019, 10:24

Nel giudicare le prestazioni di un pilota ci sono mille aspetti da considerare, molti dei quali a noi sconosciuti. Non siamo loro e non siamo nella loro testa, non sappiamo quanto sia stressante e difficile essere nella loro posizione quando commettono un errore o stravincono una corsa. Per comodità o sufficienza ci limitiamo al cronometro e al suo significato più importante, quello di definire la classifica finale di una qualifica o una gara.

La vittoria netta di Valtteri Bottas di questa mattina fa bene a lui ed anche alla Formula 1. Perché, dopo un anno trascorso tra gli sberleffi, restituisce al finlandese parte della dignità perduta tra prestazioni non al suo livello e momenti difficili da digerire come, ad esempio, il regalo della posizione a Sochi.

Valtteri Bottas non era quel pilota e probabilmente non è neanche quello visto oggi, capace di rifilare 20 secondi al ben più quotato Lewis Hamilton. Sulla prestazione dell'inglese, tra l'altro, pare pesare un problema rilevato al fondo, anche se non si sa con certezza quando si sarebbe verificato e quale sia stata l'entità del danno sul distacco finale.

Detto questo, va ricordato che nel record della pista sbriciolato ieri in qualifica dall'inglese Valtteri si è fermato a soli 112 millesimi e non a diversi decimi come accadeva nella scorsa stagione. Nell'anteprima Mercedes di qualche giorno fa, di lui scrivevo così: "se Bottas non vuole sentirsi battuto in partenza deve necessariamente credere nei propri mezzi e puntare in grande". Siamo decisamente troppo piccoli per sperare che ci abbia letto, ma è quello che ha fatto effettivamente. Prima di tutto è tornato rigenerato dalle vacanze, con una nuova aria e non solo nella tanto (troppo) citata barba. Lo sguardo, gli occhi, sono quelli di chi ha trovato nell'inverno le risposte ad alcune domande. L'incredulità nel rispondere a Martin Brundle una volta sceso dalla sua Mercedes è figlia di un'incosciente e ritrovata concentrazione, che forse ha sopreso anche se stesso. Chissà, magari il rally corso a gennaio ha aiutato a ritrovare un po' di autostima.

Va ricordato anche un altro dettaglio non da poco. Avere al fianco il campione in carica, quello che sta riscrivendo record su record, non è proprio la condizione migliore in cui trovarsi. Perché, soprattutto se hai sotto mano la macchina migliore, il confronto sarà sempre dietro l'angolo.

I piloti non sono solo piedi vellutati e mani fatate. Sono anche testa e la testa spesso è determinante per il funzionamento di quel poco che a noi è dato vedere. Troppo spesso ci limitiamo a commenti superficiali e battute di scherno. C'è un mondo là fuori fatto di meme che cavalca questo filone, l'anno scorso Bottas ne è stato tra i maggiori protagonisti. A volte è semplicemente innocenza, senza alcun intento di offendere. A volte, invece, si critica senza ritegno e senza la minima conoscenza di cosa significhi essere pilota. Nemmeno noi lo sappiamo, ma tentare di immedesimarsi è già un passo avanti sulla via del rispetto.

"To whom it may concern, fuck you". "A coloro a cui può interessare, fottetevi".  Il team radio post traguardo è chiaro. E lo appoggio in pieno. Bravo Vallteri.

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