Alessandro Secchi

SEVEN La morte ti fa bello... o quasi

L'incidente di Wickens riporta alla ribalta la morbosità e la notorietà temporanea
La morte ti fa bello... o quasi
di 20 agosto 2018, 12:29

Era da tempo che non vedevo tanto interesse intorno alla Indycar.

L'ultima volta era tre anni fa, sempre a Pocono. Allora Justin Wilson, che dopo essersi preso un musetto sul casco non ce l'ha fatta. Adesso Robert Wickens, che grazie alla dea bendata ed al lavoro supremo di Dallara tra parecchi mesi potrà tornare in monoposto.

L'incidente devastante di ieri è tutto nell'immagine di quel palo piegato dalla vettura del canadese, piombato impotente sulle recinzioni dopo una carambola che poteva avere effetti mortali e che, per almeno tre quarti d'ora, ha tenuto tutti col fiato sospeso. Perché quando le notizie non arrivano, nell'era ultramoderna di oggi, dopo un po' inizi a pensare male, al peggio.

Ho visto morire in diretta diversi piloti negli ultimi venticinque anni. Quando ho visto il sangue sul casco di Ratzenberger ne avevo undici e quella scena non me la scorderò mai e poi mai. Essendo il primo forse sarà ancora più indelebile di Senna, inquadrato dall'alto dell'elicottero e non in primo piano mentre il casco si reclina inerme, macchiato di rosso, sull'abitacolo ancora aperto di quelle monoposto.

Nel 2011 seguivo casualmente in streaming la gara di Las Vegas, quando ad andarsene fu Dan Wheldon, in un modo simile ma più sfortunato rispetto a Wickens. Una settimana dopo toccò a Marco Simoncelli. Il dramma di Jules Bianchi durò mesi ma già in quel 5 ottobre si era capito che la situazione era gravissima. E poi Wilson. Sempre a Pocono. Con una casistica assurda che ha avviato gli studi sull'areoscreen che la Indy sta provando e sul quale, probabilmente, spingerà ancora fino alla sua introduzione.

Apro e chiudo parentesi. A proposito di streaming complimenti a Sky che, ancora una volta, ci ha obbligati a trovare soluzioni alternative per seguire la gara in diretta, proponendo la differita quando ormai era bella che terminata. Il tutto nonostante la rivisitazione dei canali di un mesetto fa ed un abbonamento non certo economico. È una battaglia ormai inutile, l'anno scorso ci siamo impuntati ma non ne vale davvero più la pena.

Tornando al discorso principale, negli episodi critici come questi ci sono sempre dei comuni denominatori. La fame morbosa da parte di tutti di condividere immagini e video. La notorietà che ti colpisce quando sei in fin di vita o, meglio ancora, quando la perdi. Così che qualcuno, orgogliosamente, se ne possa saltare fuori vaneggiando che il Motorsport dovrebbe essere abolito. Oggi, domani, tanti avranno sulla bocca Wickens come tre anni fa hanno avuto Wilson e prima ancora Wheldon. Oppure, riavvolgendo ancora il nastro, il povero Henry Surtees, giunto all'incontro col suo destino nel 2009 quando una gomma l'ha colpito mortalmente in piena testa. Pochi giorni prima che una molla ci portasse quasi via Felipe Massa, uno dei pochi miracolati degli ultimi dieci anni insieme a Fernando Alonso (Melbourne 2016) e Dario Franchitti (per tornare alla Indy), costretto a chiudere la carriera dopo l'orribile botto di Houston nel 2013. 

Le immagini di Wickens fanno il giro del mondo, ma il rispetto vero questi ragazzi se lo guadagnano ogni volta in cui scendono dalla loro monoposto. La sicurezza ha fatto passi avanti, anzi passi da gigante come ha sottolineato anche Mario Andretti in diretta ieri sera. Ben vengano le migliorie. Ho visto troppi morti in questi anni, per me ogni intervento possa salvare una vita è ben accetto. Ma, sempre citando il grande Mario, il rischio c'è sempre perché questo è il Motorsport. 

Non ero pronto a dover scrivere di un'altra perdita, non lo si è mai a dire il vero. Per quanto quello dei motori sia uno degli sport più rischiosi, il suo fascino resta in me intatto indipendentemente dalla percentuale di rischio, scesa negli anni. Così come resta intatto il rispetto per tutti questi ragazzi, dal primo all'ultimo, dal più al meno veloce. Rispetto che si alimenta guardandoli gara dopo gara, curva dopo curva, vittoria dopo vittoria ed anche delusione dopo delusione. E non certo condividendo, sull'onda della morbosità, quattro screen in croce quando c'è il big crash.

Condividi

2 commenti

Prendi parte alla discussione
  1. ozneroles
    #1 ozneroles 20 agosto, 2018, 13:13

    Una domanda che potrebbe sembrare stupida, i pali dei "fence" o reti, al posto di essere disposti in verticale, non potrebbero essere disposti in orizzontale? Perché la botta Robert l'ha presa proprio per il palo. Non sono esperto di queste cose, ne sono un ingegnere ma non potrebbe rendere più sicuri questi tipi di incidenti?

    Reply this comment
    • Alessandro Secchi
      Alessandro Secchi Author 30 agosto, 2018, 01:46

      In qualche modo le reti fanno sorrette in altezza, se non lo fai con i pali verticali devi inventarti un'altra soluzione. Ma sono sicuro che in Indy qualcuno ci stia pensando.

      Reply this comment

I tuoi dati sono al sicuroIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Anche gli altri dati non verranno divulgati a terzi.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.