Alyoska Costantino

PAROLA DI CORSARO La Formula 1 che vorrei... in un videogioco

Codemasters ci offre una F1 diversa, e il confronto è spietato
La Formula 1 che vorrei... in un videogioco
di 31 Dicembre 2018, 10:00

E’ molto probabile che non siate abituati a leggere articoli che trattano di questa tematica, quella del mondo videoludico. Ma ho deciso di prendermi questa libertà considerando sia la penuria di notizie di Formula 1 che abbiamo (ma ci sta, siamo in pieno periodo natalizio in fondo), sia per il punto d’incontro che questo titolo costituisce non solo con uno sport che amo, ma anche con uno sport che vorrei tornasse al meglio, allo splendore di un tempo.

Il Natale, ogni anno, porta spesso molte cose. Amore, abbracci, leccornie, luci natalizie, alberi, chili in più. Tutto questo, e non solo, forma ciò che rende, per me, questo periodo molto caro. E la parola “caro” ha più di una valenza, perché in questa lista c’è spazio, ovviamente, anche per i doni. I regali, le sorprese, chiamatele un po’ come vi pare insomma. Sinceramente non sono mai stato granché interessato a tutti i discorsi esterni relativi al consumismo e al fatto che quelli che festeggiano per davvero, nel mese di dicembre, sono i negozianti e i rivenditori. In casa Costantino non ci pensiamo, in fondo è un momento di festa, non di lamentela.

I miei gusti sono risaputi: non serve nemmeno conoscermi così bene per intravedere la mia anima da nerd, e soprattutto di appassionato dei motori. Le due cose non collidono spesso, ma c’è un ambiente in cui invece lo fanno molto frequentemente, ovvero i videogiochi. Il mio 2018, tra Need For Speed e Gran Turismo, era stato abbastanza carico di corse a quattro ruote virtuali. Ma siccome non c’è due senza tre, ecco spuntarmi sotto l’albero addobbato una copia di Formula 1 2018. Quando vedo ancora oggi una custodia di un videogame sotto l'albero di Natale la sera del 24 dicembre, il mio fanciullo interno si emoziona ancora.

Già la mattina successiva inserisco il gioco nella console, trascrivo i soliti codici regalo con vari bonus (due vetture classiche in omaggio in questo caso), creo il mio avatar, smanetto un po’ con le modalità, faccio qualche giro di prova. Insomma, la prassi, e per non farmi mancare nulla, nemmeno le maledizioni di certa gente, come primo tracciato di prova scelgo Baku. Le piste sono riprodotte fedelmente, il feeling della vettura è buono (nonostante stia usando il pad), c’è la solita miriade di aiuti selezionabili e non sia per i novizi che per i giocatori più esperti, e anche il pubblico all’esterno della pista non sembra incollato con lo sputo sullo sfondo. Tutto molto buono da mamma Codemasters, che prende a ceffoni in faccia sul piano tecnico MotoGP ’18 (anch’esso ricevuto a Natale), prodotto dalla meno cara ma italianissima Milestone che in pratica fa un gioco per PS2 ma su PS4. Triste storia.

Per quanto sia un gran gioco di F1, non mi soffermo ulteriormente sulla qualità, comunque ottima per quanto abbia provato fino a ora, del gioco. Preferisco invece passare al fulcro dell’articolo.
Tra le modalità provate c’è chiaramente anche la “Carriera”, in cui mi cimento con la Sauber-Alfa Romeo. Sembra di avere a che fare con un vero e proprio lavoro di pilota di Formula 1, un simulatore a tutti gli effetti... e purtroppo, la cosa presenta anche degli svantaggi. E’ possibile fare anche le libere, che diventano però un vero e proprio strazio tra i vari step da attuare sul risparmio delle gomme, del carburante, col familiarizzare con la pista, e tanto altro. Il divertimento fa spazio alla rottura di balle, non è quello che cercavo in un videogioco, in cui vorrei qualcosa sì di fedele, ma non di tedioso.

Decido quindi di virare su “Campionato” e di cimentarmi con le vetture “Classiche”. Un parco di circa venti vetture, una più storica dell’altra: la 312 T4, la MP4/4, la FW14, la F2002, persino la BrawnGP 001. C’è però un grosso problema: per quanto belle e fedelmente riprodotte (eccezion fatta per alcuni sponsor assenti, come quelli del tabacco), è presente solo una vettura ad anno, per cui o si decide di correre con tutte le vetture classiche in pista, quindi con auto degli anni ’70 affiancate in griglia con bolidi degli anni 2000 (sì, avete capito bene, blasfemia), o si decide una vettura uguale per tutti i venti piloti in griglia. Opto per questa seconda scelta.

Con questa scelta, cambiano anche i nomi dei protagonisti sulla griglia, che il gioco s’inventa di sana pianta: al posto dei Vettel, Hamilton, Verstappen e soci, ecco spuntare nomi casuali come Kaufmann, Galles o Murray, immagino per evitare problemi legati all’utilizzo di un pilota su una vettura di una squadra che non gli compete. Nonostante questo piccolo rammarico, faccio qualifiche e gara a Montréal sulla Williams FW25 (quella con cui Montoya e Ralf Schumacher vinsero quattro gare nel 2003), condivisa da altri diciannove piloti. E, in poche parole, è tutto esattamente come dovrebbe essere. Non per un videogioco, non per una modalità di gioco, ma proprio come dovrebbe essere la Formula 1 nella realtà!

Niente strategie obbligatorie, niente gomme color arcobaleno, soprattutto niente DRS. E’ tutto grandioso, entusiasmante, bello. E’ vero, sto gareggiando contro altre diciannove FW25 perfettamente uguali alla mia ma è un dispiacere che viene abbondantemente controbilanciato dalla gioia di poter guidare una vettura al massimo senza pensare alle gomme forzatamente. Sembra quasi un gioco arcade, ma a pensarci, fino a non troppo tempo fa, la Formula 1 era così. Quasi esaltato vinco pure la gara, per quanto possa valere.

Tutta questa esaltazione è quasi assecondata dal gioco, che ti permette di porre alcune modifiche anche al regolamento originale, e non solo con le gare “classiche”. Ti permette sia di modificare il format di qualifiche a un solo turno, quindi niente manche di qualifica a eliminazione, di diminuire la durata del Gran Premio come da prassi nei giochi di corsa ma soprattutto, udite udite, permette l’eliminazione del Parco Chiuso. Una delle regole più stupide e potenzialmente dannose in caso di gara bagnata della Formula 1 odierna che con un semplice click viene totalmente cancellata. Sarebbe bello fosse così anche nella realtà...
E qui ho cominciato davvero a pensare che Codemasters stesse seriamente cercando di giocare coi miei sentimenti, riuscendoci tra l’altro. La cosa si riconferma quando, facendo un Gran Premio con vetture del 2018 poco dopo, l’ala mobile della mia Renault si guasta da sé, come se stessi trasferendo il mio disappunto sulle novità portate negli ultimi anni di F1 dalle mani sul pad, alla console, al videogioco.

Tornando sui binari della serietà, le mie considerazioni sono queste. E’ molto probabile che io, e parlo solo per me nel caso, abbia visto un qualcosa che gli sviluppatori non hanno mai ricercato o a cui non hanno proprio pensato, ovvero rendere quasi più bello ciò che era e non ciò che è adesso questo sport; non c’è malizia da parte loro, assolutamente. C’è invece da parte mia, che più vedere che ciò che non c’è, ho visto ciò che potrebbe essere anche la F1 reale, quella che aspettiamo con trepidazione ogni domenica in previsione del GP, e che purtroppo non è. Perché per quanto ci venga raccontato che questa Formula 1 sia sempre più avanzata, più entusiasmante, più interessante col passare degli anni, molte volte non è così, nonostante negli ultimi anni abbiamo assistito anche a delle lotte titolate interessanti. Come sport in sé, però, è indubbio che l’ago della bilancia sia stato spostato verso lo spettacolo più che la competizione, cosa che non ricerco nella Formula 1.

Con la speranza che questo trend possa cambiare, chiudo qui l’articolo. Buon fine 2018 e un ancor migliore 2019!

Fonte immagine: blog.codemasters.com

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