Alessandro Secchi

SEVEN La F1 le pensa, la Indy le fa: che bomba la "nuova" DW12!

La Dallara rivista nell'aerodinamica è semplicemente fantastica
La F1 le pensa, la Indy le fa: che bomba la
di 12 marzo 2018, 19:30

Le attese sono state ampiamente rispettate. Il nuovo kit aero montato sulla già buona Dallara DW12 (che ha cambiato nome ufficiale da IR12 a IR18) per la stagione 2018 della Indycar ha dato da subito i suoi frutti, con una gara spettacolare nella quale le specifiche della nuova versione della monoposto italiana sono affiorate nonostante il circuito piuttosto tortuoso di St. Petersburg.

Mi viene da sorridere nel pensare che la F1 le pensa mentre la Indy le fa. Intendo dire che da anni nel Circus si sente dire che si devono modificare le monoposto per rendere più agevole il sorpasso, il tutto inteso come facilità nel restare vicini all'auto che precede anche in curva. Ecco, ci è arrivata prima la Indy con una DW12 che, pesantemente rivista nelle fiancate e in tutto il retrotreno toglie carico, rende le frenate più difficili e soprattutto permette la lotta tra piloti. Tralascio il discorso Halo/Windscreen, anche se sono moderatamente certo che i primi a trovare una soluzione seria saranno gli americani.

La gara di ieri sera, che ha aperto il campionato 2018 con la vittoria nel finale di Bourdais, ha messo in evidenza le capacità del nuovo pacchetto aerodinamico, diverso esteticamente e nel risultato in pista. I piloti riescono a contenere il distacco dalla vettura che precede anche nelle fasi di curva, e questo ovviamente permette di prendere prima la scia sul dritto, senza aiuti extra. La più grande difficoltà sembra quella legata ai freni posteriori. È facile perdere grip e lo abbiamo visto nella prima curva dove diversi piloti (anche quotati, come Dixon) hanno toppato clamorosamente i punti di frenata. Lo stesso incidente che ha deciso la gara a due giri dal termine deriva da un errore in fase di frenata da parte di Alexander Rossi, che ha perso la sua monoposto in ingresso andando a sbattere su Robert Wickens, fino a quel momento meritatamente in testa alla corsa (da rookie, tra l'altro) e poi costretto mestamente al ritiro. Il tutto considerando anche, a parziale discolpa dei piloti fallosi ieri, che in questa occasione rispetto al passato la segnaletica aeroportuale non è stata trattata con materiale abrasivo.

La Indycar parla di ben 366 sorpassi durante la corsa di ieri senza specificare, però, come questi siano stati calcolati. Il numero annebbia un attimo la vista, soprattutto se rapportato ad una F1 che nel 2017 si è attestata su una media di 22 sorpassi a gara. In ogni caso bisogna fare un passo indietro: come si è sempre detto da queste parti, soprattutto per quanto riguarda il DRS in Formula 1, non conta la quantità di sorpassi quanto la qualità. Bisogna ammettere che a St. Petersburg sono aumentate sia l'una che l'altra. Le azioni di sorpasso sono state tante e in diversi punti del tracciato, non solo sul lungo rettilineo iniziale. I piloti ora possono spingere di più e restare attaccati al diffusore posteriore di chi precede nonostante una perdita generale di carico sulla vettura. Il primo appuntamento 2018, insomma, è decisamente positivo. Resta da vedere cosa succederà su ovali e circuiti permanenti.

Il fattore estetico è certamente quello che conta meno in una rivoluzione tecnica con fini precisi, ma anche l'occhio vuole la sua parte. La DW12 con questa configurazione è LA monoposto da corsa, senza dubbio. Per quanto mi riguarda vincerebbe il confronto con la F1 anche se su questa non ci fosse l'Halo, per una semplice questione di proporzioni. Le due monoposto non si discostano molto per quanto riguarda la lunghezza: entrambe ormai passano complessivamente i cinque metri. Quello che le distingue maggiormente è la posizione del pilota, ben più avanzata sulla F1 rispetto al passato per via di tutto quello che sta alle sue spalle tra motore termico, componenti ibridi e via dicendo. Il posteriore Mercedes, ad esempio, sembra non finire più e fa sembrare la monoposto molto più lunga.

Quest'ultimo resta comunque dettaglio soggettivo, sia chiaro. Dopo mesi di attesa la curiosità era quella di saggiare (da spettatori, ovviamente) queste nuove monoposto. Ed ora che le abbiamo viste lo possiamo dire: non sono belle solo in foto.

Immagine: Indycar Twitter

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