Indycar | Indy 500 2019: Pagenaud conquista la pole davanti a Carpenter

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Indy 500 2019: Pagenaud conquista la pole davanti a Carpenter

Alonso, O'Ward e Chilton gli esclusi dalla Indy 500 di 20 Maggio 2019, 00:48

Nonostante la pioggia avesse messo in dubbio il regolare svolgersi delle attività in pista nella giornata di oggi, la Indycar Series è riuscita a disputare le ultime due manche di qualificazione, sia pur con diverse ore di ritardo rispetto alle previsioni, e le emozioni non sono affatto mancate.

Partiamo dalla seconda sessione di oggi, quella che ha deciso le prime tre file dello schieramento: a spuntarla è stato Simon Pagenaud, che grazie a tre giri consecutivi ad una media superiore alle 230 miglia orarie è riuscito a piazzare la sua gialla Penske #22 davanti a tutti; il francese ha completato i suoi quattro giri lanciati alla media di 229,992 mph, leggermente meglio di quanto fatto ieri. Pagenaud ha beffato l'intero Ed Carpenter Racing, che alle sue spalle ha piazzato una tripletta capitanata dallo stesso team owner. Ed Carpenter ha dovuto rinunciare alla sua quarta pole position ad Indy nonostante abbia migliorato sensibilmente la prestazione ottenuta ieri: il pilota americano ha chiuso il suo tentativo di qualifica a 229,889 mph, una prestazione che gli ha permesso di guadagnare ben 5 posizioni rispetto alla griglia provvisoria stabilita ieri.

A chiudere la prima fila ci sarà Spencer Pigot, che non è riuscito a ripetere la straordinaria prestazione messa in mostra sabato: il pilota del team Carpenter si è dovuto accontentare della terza piazza alla media di 229,826 mph, tre decimi di miglio più lento rispetto a quanto fatto ieri. Ad aprire la seconda fila ci sarà la terza monoposto dell'Ed Carpenter Racing, quella portata in pista da Ed Jones: il pilota di Dubai ha leggermente migliorato il tempo di ieri, guadagnando due posizioni rispetto alla griglia provvisoria.

Quinta posizione per Colton Herta, che in termini di posizione in griglia ha confermato il risultato di ieri: a livello velocistico la sua prestazione è peggiorata di 0,4 miglia orarie, tuttavia anche ripetendo la prestazione di ieri non sarebbe riuscito a guadagnare ulteriori posizioni; unico rookie ad aver avuto accesso alla Fast Nine, Herta si è confermato anche come miglior pilota Honda sulla griglia di partenza. A chiudere la seconda fila ci sarà Will Power, che come Pigot non è riuscito a bissare il suo run di ieri ad oltre 230 miglia orarie di media.

Settima posizione per Sebastien Bourdais alla media di 228,621 mph, di appena un centesimo e mezzo più lento rispetto a Power; il francese può comunque consolarsi col fatto di aver guadagnato un paio di posizioni rispetto alla classifica di ieri. Decisamente peggio è andata a Josef Newgarden, che come il suo compagno di squadra Will Power ha perso il feeling che aveva ieri con la macchina perdendo così ben quattro posizioni sullo schieramento di partenza: domenica prossima il campione Indycar 2017 prenderà il via dal centro della terza fila. Alexander Rossi chiude il gruppo dei piloti ammessi alla Fast-Nine: il californiano, che durante il suo run ha avuto dei problemi di sottosterzo, ha chiuso la sua qualifica alla media di 228,247 mph, un miglio orario più lento rispetto a ieri.

Se la lotta per la pole position è stata intensa, il Last Chance Qualifying ha regalato emozioni ancora più forti e per assaporarle conviene procedere in ordine cronologico. In base al sorteggio effettuato venerdì, il primo a scendere in pista è stato James Hinchcliffe con la #5T del team Schmidt-Peterson: i suoi quattro giri lanciati si sono conclusi alla media di 227,643 mph, una prestazione apparentemente buona ma ancora velata da interrogativi in assenza di altri punti di riferimento.

Max Chilton è stato il secondo ad entrare sul tracciato, ma già al termine del secondo giro (completato ad una media di poco superiore alle 225 miglia orarie) si è intuito che lui sarebbe stato uno degli eliminati: al termine dei quattro giri la sua media complessiva è stata di 226,192 mph, molto al di sotto delle 227 miglia orarie che ieri per buona parte del pomeriggio avevano rappresentato la soglia di sicurezza.

È quindi toccato a Fernando Alonso scendere in pista, forte di alcuni consigli da parte del Team Penske e dei nuovi ammortizzatori forniti dal team Andretti. La sua prestazione, abbastanza costante, gli è valsa la seconda posizione provvisoria alle spalle di James Hinchcliffe alla media di 227,353 mph.

Il quarto pilota impegnato nel suo ultimo run di qualifica è stato Sage Karam, il quale ha messo fin da subito in chiaro le cose con un primo giro a 228,501 mph di media oraria. Al contrario di quanto accaduto ieri, quando la sua macchina perdeva competitività in maniera sensibile lungo i 4 giri lanciati, questa volta la monoposto #24 del team Dreyer&Reinbold è stata veloce fino all'ultima curva; Karam ha tagliato il traguardo alla media di 227,740 mph, una prestazione che è valsa a lui la prima posizione provvisoria, a Chilton il bump e ad Alonso il posizionamento "on the bubble".

Dopo Karam è stata la volta di Patricio O'Ward, che fin da subito ha dato l'impressione di essere ben più veloce del suo compagno di squadra Chilton; purtroppo per lui, la velocità della Carlin #31 non è stata sufficiente per permettergli di lottare contro Alonso e al termine del suo run di qualifica il campione in carica della Indy Lights ha ottenuto solamente il quarto posto alla media di 227,092 mph, insufficiente per ottenere l'ammissione alla Indy 500. Chi ha invece potuto gioire è stato James Hinchcliffe, matematicamente qualificato alla gara di domenica prossima.

L'ultimo posto in griglia si sarebbe deciso con l'ultimo run di qualifica: da una parte Kyle Kaiser e il piccolo team Juncos, dall'altra (on the bubble) Fernando Alonso e la sua McLaren. Nel suo primo giro il californiano ha pagato 99 decimillesimi allo spagnolo, ma nel secondo ha invertito il trend guadagnandone 246 e portandosi così in vantaggio per 147; il terzo giro ha confermato il trend del secondo, con Kaiser che ha mangiato altri 177 decimillesimi ad Alonso portando il suo vantaggio a 32,4 millesimi di secondo. Tutto si è così deciso nell'ultimo giro: rispetto alla McLaren #66 il pilota della Juncos ha perso quasi 2 centesimi di secondo (195 decimillesimi per la precisione), ma il vantaggio accumulato tra il secondo e il terzo passaggio gli ha permesso di ottenere la 33esima e ultima posizione sullo schieramento di partenza con un vantaggio di appena 0,0129 secondi su Alonso.

L'incredibile si è quindi compiuto ad Indianapolis: il piccolo team Juncos, che aveva perso i suoi sponsor proprio alla vigilia della Indy 500, che aveva visto Kaiser andare a muro venerdì distruggendo la macchina titolare e che aveva dovuto riadattare in fretta e furia la monoposto con cui lo stesso Kaiser aveva corso ad Austin, ha beffato proprio all'ultimo il colosso McLaren. E questa non è altro che l'ennesima testimonianza che nel Month of May ad Indianapolis non si può mai dare nulla per scontato.

La Last-Chance Qualifying si è conclusa quindi con Karam, Hinchcliffe e Kaiser qualificati in ultima fila e con Alonso, O'Ward e Chilton eliminati; curiosamente due di queste tre macchine sono schierate dal team Carlin e la terza dalla McLaren, che con Carlin aveva stretto una (infelice) partnership tecnica in vista della Indy 500.

Il prossimo appuntamento con la Indy 500 è per domani, quando tra le 18 e le 20 si disputerà la penultima sessione di prove libere, che stavolta sarà interamente incentrata nella ricerca del passo gara.

Questa la griglia di partenza completa

Immagine di copertina da https://twitter.com/Team_Penske

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