INDYCAR Flashback: Riverside 300 1968 [Parte 2]

La gara
Indycar | Flashback: Riverside 300 1968 [Parte 2]
di 09 settembre 2018, 09:00

Al termine delle due giornate di prove di qualificazione per la Rex Mays 300 del 1968 Dan Gurney ha conquistato la pole position con un decimo e mezzo di vantaggio su Andretti e quasi un secondo su Joe Leonard e Al Unser. Al quinto posto si è classificato Mark Donohue davanti a Jack Brabham, mentre dalla settima casella partirà Jerry Titus, compagno di squadra di Andretti. Bobby Unser, l'unico contendente di Andretti al titolo, si è classificato al nono posto alle spalle di AJ Foyt e davanti ad Art Pollard.

Al calare della bandiera verde Dan Gurney conserva la prima posizione davanti ad Andretti e ad Al Unser, che relega Leonard al quarto posto. Parte male Bobby Unser che perde qualche posizione e finisce a centro gruppo.

Già al secondo giro succede di tutto: al termine della sezione delle “Esse” Jack Brabham perde il controllo della sua monoposto e finisce in testacoda, portando un po’ di scompiglio in mezzo al gruppo e sporcando la sede stradale. Passano pochi secondi ed ecco che si verifica l’incidente più cruento dell’intera gara: alla frenata dell’ultima curva la ruota posteriore destra si stacca dalla Eagle #39 di Lou Sell; la macchina vola fuori pista e si incendia, col pilota che rimane all’interno dell’abitacolo. Fortunatamente i soccorritori arrivano a tempo di record per spegnere il fuoco e Sell, sia pur con qualche bruciatura, riesce a scendere autonomamente dalla propria monoposto.

Non finisce qui: nel corso del giro successivo Gurney ha un’esitazione all’uscita dell’ultima curva e Andretti ne approfitta per scavalcarlo in accelerazione portandosi al comando della gara; nel frattempo Mark Donohue era risalito dal quinto al terzo posto davanti ad Unser e Leonard. Quattro giri dopo, alla staccata dell’ultima curva, le prime due posizioni si invertono nuovamente con Gurney che torna in testa alla gara; al decimo giro anche Donohue compie una manovra analoga e sale al secondo posto, mentre Andretti scivola al terzo.

Le difficoltà di Andretti proseguono e al 13° giro anche Al Unser prova un attacco nei suoi confronti, questa volta all’esterno dell’ultima curva; Unser tuttavia arriva troppo veloce in curva, perde il posteriore e la sua macchina va a colpire le balle di fieno poste all’esterno; Al riesce a tornare ai box, ma la macchina è irreparabilmente danneggiata; dopo un paio di giri viene richiamato ai box il suo compagno di squadra Skip Scott, partito 18°, che gli cede la macchina permettendogli di continuare la gara.

In questa fase di gara solamente Donohue riesce a tenere il passo di Gurney, mentre alle loro spalle Andretti continua a perdere terreno. Per Mario la situazione peggiora ulteriormente durante il 28° giro quando il suo compagno di squadra Jerry Titus, ingaggiato appositamente per questa gara per fungergli da supporto, è costretto al ritiro dal cedimento della sospensione posteriore destra.

Al 36° giro la classifica nelle prime posizioni cambia nuovamente: Mark Donohue, che per tutta la prima parte di gara ha seguito da vicino Gurney, commette un errore nel segmento finale delle “Esse”: la sua Eagle-Chevy finisce fuori pista e Donohue, nel tentativo di tornare in pista, colpisce uno degli pneumatici affossati nel terreno per delimitare il percorso; così facendo distrugge la sospensione anteriore destra ed è costretto a fermarsi. Gurney può quindi proseguire indisturbato al comando della gara davanti ad Andretti e a Joe Leonard.

Mentre Donohue arresta la propria monoposto, la rimonta di Bobby Unser giunge al termine: dopo essere scivolato a centro gruppo nei primi giri, il principale rivale di Andretti nella corsa al titolo risale fino al terzo posto superando Joe Leonard; quest’ultimo inizia a lamentare problemi ai freni che successivamente lo porteranno a perdere un’ulteriore posizione a vantaggio di Lloyd Ruby. In questo frangente, quando ancora non siamo arrivati ad un terzo di gara, Gurney è al comando con 16.8 secondi di vantaggio su Andretti e 1:04.4 su Bobby Unser.

Al 46° giro Foyt rientra ai box, ma la sua non è una sosta di routine: mentre si ferma indica la ruota anteriore sinistra, che per alcuni secondi viene presa in esame dai suoi meccanici; il texano riparte, ma dopo un paio di giri è costretto a fermarsi definitivamente per la rottura del differenziale.

Al termine del 58° giro, esattamente a metà gara, Dan Gurney rientra ai box per effettuare il suo rifornimento: il rabbocco di carburante dura una ventina di secondi e il pilota della Eagle torna in pista subito alle spalle di Andretti, il quale si ritrova quindi al comando ma con una sosta ancora da effettuare.

Andretti, tuttavia, non effettuerà mai il suo pit stop: al termine del 59° giro il motore Ford montato durante la notte sulla sua Brawner esplode e Mario è quindi costretto a fermarsi. Fortunatamente riesce a riportare la macchina ai box, pertanto si mette subito in contatto con Parnelli Jones che richiama ai box il suo pilota, Joe Leonard, affinché ceda la macchina ad Andretti.

C’è un problema: Andretti non è abituato a guidare una macchina spinta da un motore a turbina e dotata di quattro ruote motrici, tanto che la sua esperienza con questa tipologia di vettura si limita ad una manciata di tornate percorse ad Indianapolis durante un test svolto per la Goodyear.

L’inesperienza di Andretti con la Lotus a quattro ruote motrici si palesa quasi subito: al termine del 63° giro Mario prova a sdoppiarsi dalla vettura gemella schierata dal team di Andy Granatelli e portata in pista da Art Pollard: all’ingresso di curva 9 Andretti non è particolarmente vicino, ma ciononostante entra troppo veloce in curva finendo col carambolare addosso alla macchina di Pollard. Entrambe le monoposto sono irrimediabilmente danneggiate e Andretti, per la seconda volta nel giro di pochi minuti, è nuovamente a piedi.

Andretti torna nuovamente ai box in motorino e avvia delle ferventi trattative con Gene White, proprietario dell’omonimo team, per rilevare il pilota Lloyd Ruby al volante della Mongoose-Ford #24. Al termine del 69° giro Ruby, che era quarto, rientra ai box e cede il volante ad Andretti.

Nel frattempo Dan Gurney si trova sempre in testa alla gara con un ampio margine di vantaggio nei confronti di Bobby Unser, che a sua volta è comodamente al secondo posto. In terza posizione troviamo Ronnie Bucknum, ma il suo momento di gloria dura poco: sulla sua Eagle-Ford cede un anello di tenuta per l’olio e il motore finisce KO. Al terzo posto risale quindi Mario Andretti, che però non ha alcuna chance di recuperare lo svantaggio di quasi due giri che lo separa da Bobby Unser.

Da questo momento in poi la frenesia si sposta dalla pista ai box: nelle prime posizioni la situazione è oramai stabilizzata, ma in pit lane si iniziano a fare calcoli in ottica campionato: Unser è comodamente secondo e pronto ad incamerare 480 punti, mentre a Mario Andretti spetta solo una frazione dei 420 che spettano al terzo classificato. Avendo rilevato il posto di Ruby dopo 69 dei 116 giri previsti, la terza posizione non potrà fruttare ad Andretti più di 170 punti; questo valore potrà poi scendere ulteriormente nel caso in cui Andretti non completi l’intera distanza di gara prevista a causa dei vari giri di ritardo accumulati. Insomma stando così le cose Andretti perderebbe almeno 310 punti da Unser a fronte dei 304 punti di vantaggio accumulati in classifica prima della gara di Riverside.

La pressione è ora interamente sulle spalle di Bobby Unser, cui basta semplicemente portare la monoposto al traguardo per aggiudicarsi il campionato. Gli ultimi giri sono carichi di tensione, ma nell’ultimo terzo di gara l’unico evento degno di nota si verifica a 6 giri dalla fine, quando Gurney doppia Unser suggellando così la sua supremazia sul circuito di Riverside.

Al termine delle 300 Miglia di gara Dan Gurney taglia il traguardo in solitaria e vince per la seconda volta consecutiva la Rex Mays 300. Bobby Unser taglia il traguardo in seconda posizione mentre Mario Andretti è terzo con tre giri di ritardo dal vincitore. Gli ufficiali dello USAC assegnano a Mario Andretti 165 dei 420 punti messi in palio dalla terza posizione, mentre ovviamente Bobby Unser fa bottino pieno dei 480 attribuiti al secondo classificato. La classifica finale incorona quindi Bobby Unser come campione nazionale USAC con 4330 punti mentre Andretti deve accontentarsi del secondo posto con 4319.

Dopo la bandiera a scacchi entrambi i contendenti al titolo si sono scagliati contro l’assurdo sistema di punteggio che permette di condividere i punti assegnati ad un piazzamento tra due o più piloti. “Nonostante fossi pronto ad usare qualunque cosa su quattro ruote, è comunque una brutta regola. Un pilota dovrebbe poter guadagnare punti solamente guidando la macchina con cui è partito” ha detto Andretti al termine della gara, che poi in merito all’incidente con Pollard ha aggiunto: “Sono entrato in curva 9 e Art era all’esterno: da lì in poi la prima cosa che mi ricordo è che ci siamo agganciati. Non ho potuto evitarlo”.

Soddisfatto e a tratti incredulo Bobby Unser, vincitore del suo primo campionato USAC: “Sapevo di aver recuperato su Mario, ma non di averlo superato. Mi dispiace per lui, è la seconda volta che perde il campionato a Riverside”.

Queste invece le parole dell’eroe del giorno, Dan Gurney, vero e proprio dominatore della gara: “Per un po’ ho avuto una bella battaglia con Donohue, ma la mia maggior preoccupazione sono stati i freni. Al di là di questo non abbiamo avuto problemi per tutta la gara”.

Dopo aver perso per due anni consecutivi il campionato a Riverside per una manciata di punti, Mario Andretti si rifarà alla grande nel 1969 quando dominerà il campionato USAC vincendo inoltre la 500 Miglia di Indianapolis. Da questo momento in poi, per lui si spalancheranno definitivamente le porte del mondo della Formula 1, categoria dove vincerà il mondiale nel 1978 al volante della imprendibile Lotus 79 ad effetto suolo. Andretti sarà impegnato in pianta stabile in F1 fino al 1981, stagione per lui avara di soddisfazioni al volante della Alfa Romeo. Se si escludono tre fugaci apparizioni al volante di Williams e Ferrari, dal 1982 Andretti torna in pianta stabile negli USA per correre nel campionato CART, che farà suo nel 1984. Mario abbandonerà le competizioni americane al termine della stagione 1994, alla veneranda età di 54 anni.

Bobby Unser invece rimarrà fedele al mondo delle Indy Cars, correndo per squadre prestigiose come quelle di Dan Gurney e Roger Penske. Nel '74 ha conquistato il suo secondo e ultimo campionato USAC sconfiggendo ampiamente Johnny Rutherford, mentre l'anno dopo ha fatto sua la Indy 500 per la seconda volta. Nel 1979 Unser, come gran parte dei suoi colleghi, non si è fatto molti scrupoli a "tradire" la USAC unendosi al nuovo campionato CART, per il quale è rimasto in gioco fino all'ultimo vincendo ben 6 gare. Nel 1981 Unser ha vinto in modo molto controverso la sua terza Indy 500, battendo ancora una volta Mario Andretti; al termine di quella stessa stagione Unser si è preso un anno sabbatico che però, pochi mesi dopo, si è trasformato in un ritiro definitivo dalle competizioni.

Questa la classifica completa della Rex Mays 300 1968

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