Alessandro Secchi

SEVEN Il sacro valore di una squadra

The Italian Spirit of Le Mans non è solo un film, ma un insegnamento
Il sacro valore di una squadra
di 05 dicembre 2018, 00:33

L'intenzione di raccontare la seconda partecipazione alla 24 ore di Le Mans da parte del Cetilar Villorba Corse dopo la prima, fantastica esperienza, non aveva di certo contemplato la possibilità di trovarsi di fronte all'imponderabile, l'imprevedibile, l'ostacolo da sormontare non previsto dai piani originali.

Il film che ho potuto apprezzare in anteprima sabato pomeriggio, nel fantastico scenario della Dallara Academy (ho gli occhi ancora invasi dai cuoricini, giuro), ha proprio nell'imprevisto il suo elemento fondamentale. Imprevisto racchiuso in questa immagine drammatica: la Dallara #47 che, dopo un problema alla posteriore destra, picchia sul guardrail dello stesso lato e vola, nel vero senso della parola, all'ingresso della prima delle due chicane che spezzano il lungo rettilineo dell'Hunaudières. Decine di metri in aria, incontrollabile, per poi atterrare distrutta a ridosso del guardrail del lato opposto. Un momento potenzialmente devastante per le possibilità di correre al sabato (l'incidente è avvenuto al giovedì, durante la qualifica) che si è rivelato, a mesi di distanza, il punto di forza della pellicola, a chiusura della trilogia dedicata al team tutto italiano. 

Perché da questo film emerge un aspetto che spesso viene ignorato o non sufficientemente esaltato in qualsiasi categoria, dalla Formula 1 in giù: la squadra. Ci si concentra spesso sul pilota, colui che la macchina la porta in pista. Siamo spesso portati a pensare che l'automobilismo sia uno sport individuale ma non è per niente così, anzì. Chi guida è la punta dell'iceberg, il più visibile, acclamato, criticato ma non è solo. Più che mai nelle corse il valore di una squadra, l'amalgama, la capacità di lavorare in gruppo e di fare gruppo è importantissimo, basilare per il successo di un team. 

The Italian Spirit of Le Mans mette in luce tutto questo. Dal momento dell'incidente in poi parte una prima 24 ore intima, privata, quasi sacra. Quella di una squadra in lotta per poter correre la 24 ore più importante, quella che tutti conosciamo. E, mentre in città tutti seguono la parata dei piloti al venerdì, ai box è una vera e propria corsa contro il tempo per limare, piegare, aggiustare, buttare e rimontare, ricalibrare, ricalcolare. Una corsa che mette alla prova la forza di un team, di tutte quelle persone che non hanno la stessa visibilità dei piloti ma che permettono loro di poter scendere in pista dopo turni massacranti ed ore infinite di lavoro. Succede ovunque, a Le Mans come in qualsiasi altro garage del mondo. È per questo che apprezzo chi ha sempre le parole giuste per il proprio team, anche nei momenti peggiori.

E così, dopo un tour de force estenuante, il sabato sulla griglia di partenza della gara più bella del mondo la Dallara #47 è lì, pronta per partire. Se non fosse per il cofano motore grezzo, adornato solo dagli sponsor, nessuno si accorgerebbe di nulla. Forse, però, è più bella così, con i segni della prima battaglia, quella per essere presente insieme agli altri, bene in vista. La corsa, poi, vivrà di alti e bassi, con un'altra toccata ed un altro pezzo grezzo, il muso, a sostituire quello rovinato. Ma non sarà un problema: perché, dopo essere sopravvissuta al botto di giovedì, la #47 la sua seconda 24 ore la porta a termine per la gioia e le lacrime, commoventi, di tutti. Piloti, ingegneri, meccanici, dal primo all'ultimo, si lasciano andare per un risultato non tanto sportivo, quanto umano, meraviglioso.

Il risultato, la classifica, contano fino ad un certo punto: ciò che è veramente importante di questa seconda esperienza a Le Mans è la forza delle persone, capaci di compiere un miracolo sportivo nell'arco di una giornata, fondamentale per poter essere al via. Dalla sfortuna dell'incidente è nata la possibilità per mostrare a tutti cosa significa lavorare insieme per lo stesso obiettivo. Non succede spesso ed è per questo che questo film merita la visione, perché insegna cosa sono l'unione, la perseveranza e la voglia di lavorare nella stessa direzione.

Solo così possono arrivare i risultati. Nello sport come nella vita.

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