Alyoska Costantino

PAROLA DI CORSARO Il fascino della roulette russa

Facile, per chi sta a casa o sulle tribune, richiedere lo spettacolo quando c’è di mezzo la vita altrui
Il fascino della roulette russa
di 28 agosto 2018, 19:00

Quando nel film “Il cacciatore”, anno 1978, Michael e Nick, interpretati rispettivamente da Robert de Niro e Christopher Walken, si ritrovano con un revolver in mano a fare il gioco della roulette russa su minaccia dei vietcong, sanno di non avere scelta se non sperare nella dea bendata che i colpi che sono stati messi nella pistola non finiscano in canna. Un destino da cui riusciranno a scampare solo grazie al beneficio della fortuna e a un piano che definire disperato è poco.

A quanto pare, da quello che sto leggendo in queste ore (con fortunatamente una diminuzione delle lamentele durante il lunedì, essendo il weekend finito), durante le tante ore di attesa per il Gran Premio di Gran Bretagna per il Motomondiale, in molti tra fan in pista e gente da casa avrebbero proposto una nuova versione del macabro gioco, ovvero far scendere in pista i più di venti piloti a bordo di motociclette con più di 240 cavalli sotto la pioggia, su una pista più simile a un Lago di Garda, perennemente scivolosa e bagnata a causa del tanto discusso asfalto non drenante. Per quanto apprezzi la fantasia nel proporre queste idee, direi di stendere un velo pietoso sulla questione.

Andiamo con ordine: nella giornata di domenica molti hanno assistito a un calvario stancante e snervante, in primis per i piloti, gli addetti ai lavori e i team concorrenti, ma non dobbiamo di certo dimenticare i tifosi inglesi e non, muniti di ombrello e impermeabile in puro stile britannico. Le cinque ore di attesa nella speranza che il meteo sopra la Gran Bretagna fosse un minimo clemente sono state inutili, e alle fine tutti quanti i fan presenti se ne sono tornati con la coda tra le gambe e con un umore peggiore anche del meteo.

In giornate così difficili bisogna cercare di capire cosa salvare nel bilancio finale. Qualcosa c’è, come la decisione di dare importanza prioritaria alla sicurezza dei piloti (punto focale di questa bloggata), il fatto che si sia chiesto agli stessi protagonisti di voler correre o meno e che alla fine il peso politico di ciascuno di essi non sia valso né più né meno di un voto. A questo proposito, i nove piloti che avrebbero voluto gareggiare ufficialmente o ufficiosamente (Zarco, Miller, Lorenzo, Dovizioso, Márquez, Redding, Baz, Nakagami e Crutchlow) dai fan sono stati etichettati come quelli con gli zebedei cubici, come se invece i loro avversari fossero mezze cartucce quando invece in ogni altro weekend rischiano grosso costantemente, a oltre 300 km/h su piste difficili e su moto, come detto prima, con prestazioni spaventose.

Se i restanti quattordici hanno reputato che la situazione non fosse gestibile e che l’asfalto fosse inadatto a correre, è perché lo era per davvero. Stiamo parlando degli stessi piloti che a Misano, l’anno scorso, hanno preso molta più pioggia e deciso comunque di correre senza problemi affrontando le intemperie, e la MotoGP è la stessa categoria che nel 2008, a Indianapolis, corse nel bel mezzo di un dannatissimo uragano. Sempre a Silverstone, tre anni fa, si corse senza problemi sotto l’acqua, per cui la scelta fatta dai piloti sulla base della maggioranza è stata più che saggia; l’incidente di Rabat il giorno prima (a proposito, auguri di buona ripresa Titone) probabilmente avrà anche destabilizzato molti, ma vedere quattro moto che tirano dritte nella via di fuga per una totale mancanza di controllo in frenata alla Stowe farebbe preoccupare chiunque. E vedere una BMW quasi finire per funghi e alzare delle onde tra la Becketts e la Chapel lo avrà fatto ancora di più.

Eppure, ecco che si parla di gente incapace e che non ha il coraggio di mettersi una gomma Rain e cominciare a correre. Qualche settimana fa ho difeso la schiera dei tifosi comprendendo le loro arrabbiature e le loro frasi a caldo al netto delle situazioni, ma qui non si sta parlando né di successi né di delusioni legate a un proprio beniamino, ma di questioni di sicurezza che dovrebbero essere bellamente ignorate giusto per regalare ai fan qualche giro di pista dei loro beniamini. Scusate ma a queste stronzate non ci sto, perché non so voi, ma rivedere l’incubo di Mosca 2013 e di Andrea Antonelli a cinque anni di distanza giusto per rendere i piloti degli eroi che corrono su una pista in cui non si dovrebbe nemmeno stare e poi rischiare di piangere qualcosa di ben più grave sarebbe osceno.

Io ho avuto la gran fortuna di assistere al Gran Premio comodo comodo e al calduccio (beh, insomma...) in un bar mentre mi trovavo al mare, e a riempire la mia giornata di attesa interminabile per le due ruote ci ha pensato il buon Sebastian Vettel a Spa. Ma tralasciando me dal conteggio, l’arrabbiatura degli appassionati che hanno sborsato decine, se non centinaia, di euro per stare sugli spalti e non, la comprendo al 100%, intendiamoci. E probabilmente le scuse in video di Stewart Pringle, direttore manageriale della pista inglese e uno dei protagonisti più importanti della vicenda (in negativo), insieme alla promessa di fare il possibile per il rimborso dei biglietti (che sarebbe il minimo), non placheranno la delusione e la rabbia di chi è stato tutta la mattina e tutto il pomeriggio ad aspettare sulle tribune, ma per chi stava per guardare tutto il palinsesto da casa la scusante dell’arrabbiatura vale molto meno, non trovandosi lì sul tracciato a prendersi litri d’acqua. D’accordo, anche per loro la spesa per Sky o qualsiasi altro servizio usato è stata uno spreco per vedere la gara, ma non la reputo una motivazione sufficiente per inveire contro i protagonisti innocenti della vicenda, i piloti.

Coloro che ne escono ben poco puliti sono Silverstone, la compagnia che ha riasfalto la pista (Aggregate Industries, si ringrazia Alessio Piana della segnalazione) e infine Dorna. Se per le prime due le motivazioni sono abbastanza chiare, cioè l’aver preferito una riasfaltatura approssimativa a inizio anno per far fronte alle grosse difficoltà in cui versa la pista inglese, quelle di Dorna oramai hanno radici un po’ più datate. Negli ultimi due anni, tra Qatar 2017, Argentina 2018 e l’ultimo weekend non corsosi, è già il terzo caso in cui Dorna ne combina una più del diavolo.

L’analisi fatta al giovedì, positiva per Uncini e i suoi, è stata fatta con l’asciutto e chiaramente non si sono riscontrati problemi, ma anche se non si può far piovere a comando ci sono dei modi per verificare quanto dreni l’asfalto con l’acqua anche senza la pioggia (autobotti che spruzzano acqua in pista e passaggio delle vetture). Inutile dire quanto sia grave aver fatto questa ispezione così tardi e a così poco tempo dalle gare previste. La sensazione che questi eventi mi hanno dato è di una Dorna che un po’ sta dormendo sugli allori, consapevole che attualmente la MotoGP è una categoria molto seguita, combattiva e dal livello competitivo di tutto rispetto. Questo atteggiamento dovrà cambiare al più presto in modo da non ripetere nuovamente figuracce simili, perché alla fine la faccia ce la perderà più la padrona della MotoGP che le Aggregate Industries, essendo più in mostra.

Un altro grosso rammarico è non aver spinto minimamente sul fare la gara magari al lunedì, ma considerando che il meteo inglese non perdona, molto probabilmente sarebbe stato inutile. Oggi, fare confronti col passato, quando la Safety Commission non esisteva e quando le misure di sicurezza erano molto meno funzionali, non ha molto senso. Come ho detto prima, anche se si fosse corso, girare su un lago con 23 piloti in gruppo e con zero visibilità rispetto a chi si ha davanti, avrebbe solo portato a qualcosa di terribile. Dal canto mio, le tre gare le potrò recuperare benissimo anche a Misano, mentre un incidente grave può segnare la vita di uno di questi eroi per sempre. Per me la scelta è semplice.

Fonte immagine: motogp.com

Condividi

Nessun commento

Prendi parte alla discussione

I tuoi dati sono al sicuroIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Anche gli altri dati non verranno divulgati a terzi.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.