Il Codice della strada, questo sconosciuto

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Il Codice della strada, questo sconosciuto

di 15 Aprile 2014, 09:00
Alessandro Secchi

Per la serie 'argomenti extra', ma pur sempre a quattro ruote, vorrei affrontare un tema che mi sta tremendamente a cuore. E, sempre tremendamente, manda a rotazione da turbina i miei attributi pressochè quotidianamente.

Il Codice della strada. Uno sconosciuto con il quale si ha a che fare tutti i giorni. E che, essendo appunto sconosciuto ai più, si cerca di evitare in tutti i modi possibili e immaginabili.

Sarà che ho appena compiuto 10 anni di patente, sarà che ne ho piene le palle, ma devo sfogare il malessere e lo stress da viaggiatore che, nei 70 km quotidiani in scooter, rischia una media di 4/5 incidenti al giorno per l'idiozia di chi ha ricevuto la patente a fronte del pagamento di una semplice tassa.

In scooter, in macchina, in bicicletta, a piedi. L'80% degli utenti della strada (stima oltretutto ottimista) è totalmente indisciplinato e inadatto all'utilizzo di qualsiasi mezzo di trasporto. Piedi compresi.

Sono stato, nei miei primi 31 anni, appartenente a tutte e 4 le categorie, per necessità o per passione. E ho acquisito esperienza necessaria per vedere la strada sotto diversi punti di vista. Quello che è sconcertante, è che da qualsiasi parte la si voglia vedere, la negligenza e l'idiozia degli utenti della strada è a livelli impensabili. Mancanza di educazione, cultura, buon senso misti ad arroganza.

Parto dal pedone. Colui che dovrebbe essere meno incline al danno fisico (andando a 5 km/h) ma che ama il rischio ad ogni costo. Lo vedi attraversare rigorosamente fuori dalle strisce, sguardo rivolto al lato dal quale le auto, ovviamente, non arrivano. Magari cellulare all'orecchio, o cuffie stile TeleMike. Il pedone ha sempre ragione e così conquista, con l'arroganza di chi pensa di essere immortale, la precedenza anche dove non dovrebbe. Guai a sottolineare che sta attraversando dove non ammesso dal CDS, perchè la risposta nel 90% dei casi è il dito medio rivolto a chi avrebbe ragione a far di lui un cartonato, invece di rallentare. Sulle strisce, il classico è l'attraversamento con il semaforo rosso, come se le zebre fossero sempre e comunque garanzia di passarla liscia e di diventare corpi 'attraversabili'. Dotati di ancora maggior furbizia sono quelli che sbucano dagli autobus in fermata o dai furgoni. E che ti costringono alla tendinite ai polsi per fermare lo scooter o ad un massaggio serale alla gamba destra per chi è in auto. Purtroppo, a volte, costano loro cara la non attenzione durante l'attraversamento e la sensazione di essere immortali. Quando basterebbero pochi secondi in più per evitare guai seri o una maggior educazione sin da piccoli da parte dei genitori.

Passiamo al ciclista. Il ciclista medio, e soprattutto quello metropolitano, pensa di non essere soggetto al CDS: crede, forse, che questo si applichi solo ai veicoli a motore. E si comporta di conseguenza. Quando sale in sella il suo mondo si trasforma in un'immensa prateria dove non esistono strisce, semafori, corsie, precedenze, divieti. Pertanto, si sente libero di pedalare ovunque e in qualunque direzione. Marciapiedi, sensi unici al contrario, attraversamenti repentini sulle strisce (cosa VIETATA, la bicicletta sulle strisce andrebbe portata A MANO). Il semaforo non esiste, anzi si arrabbia se la coda non gli permette di superare le auto per passare con il rosso. Non indossa quasi mai il caschetto protettivo, ma semina il panico nelle aree pedonali, specialmente nelle ore di punta. In centro Milano, in Corso Vittorio Emanuele durante l'ora di pausa, vi assicuro che le protezioni devono indossarle i pedoni. Gomiti che saltano, costole a rischio, gente che vola a terra per il tentativo di infilarsi dove non c'è oggettivamente spazio. Ma, anche per il ciclista ci sono problemi. Quelli disciplinati (pochi), ad esempio, viaggiando il più possibile sulla destra per non disturbare il resto del traffico, rischiano la vita ogni qualvolta il rimba di turno apre la portiera della propria auto pensando di essere l'unico essere vivente al mondo. Situazione personalmente vissuta decine di volte. Purtroppo, c'è anche chi si fa male e molto.

Lo scooterista/motociclista: passando alle due ruote motorizzate, la situazione migliora solo lievemente. Una percentuale di questi utenti della strada adora vantarsi di andare in giro a metà dicembre, con -5°, in maglietta e calzoncini senza alcun tipo di protezione in caso di caduta. Non ci sono tracce di caschi integrali, guanti, giacche imbottite, pantaloni o stivali. Questa categoria la si può identificare con il nome di 'zarro di periferia'. Passando al lato pratico, lo zig zag tra le auto e l'impennata perenne ne fanno un gruppo unico. Altre due categorie sono quelle che voglio sottolineare, perchè meritano una riflessione. La prima è quella di chi, all'interno del rigoroso casco jet, inserisce il telefono tra la calotta e l'orecchio per parlare durante la marcia, specialmente in ora di punta. Al di là del fatto che mi chiedo cosa possa sentire il malcapitato interlocutore oltre alle scie da galleria del vento, provo sincera soddisfazione nel leggere e sapere che ad alcuni di questi fenomeni, alla prima buca, il cellulare vola libero, felice e incontrollabile per un incontro di passione con l'asfalto, tornando allo stato di atomo. Altresì comica è la categoria dei business men che, in perfetto stile giacca e cravatta, portano la sigaretta (o ancora meglio il sigaro) in bocca o direttamente tra le dita della mano sinistra durante la guida. Che basta una frenata brusca di chi è davanti e voglio vedere, con la mano sinistra, cosa fai. Assolutamente dei geni. Mediamente, comunque, il possessore di due ruote a motore cerca di sfruttare a suo vantaggio la larghezza limitata del mezzo per saltare le code e guadagnare tempo durante gli spostamenti. C'è chi lo fa con discrezione restando sulla destra e chi si avventura sulla sinistra. In entrambi i casi, si troverà sempre e comunque l'automobilista incazzato in coda perenne che, per invidia di chi è su due ruote, romperà la fila buttandosi tutto su un lato per non farlo passare. Menzione speciale per quelli che vanno in tre, soprattutto se sono mamma,papà e piccolino. La sicurezza prima di tutto, ottimo insegnamento.

L'automobilista: ecco qui il re indiscusso dell'NCDS (Non Codice Della Strada). Non saprei quasi da dove partire nel descrivere la categoria principe degli utenti indisciplinati. Quasi da non chiamarli nemmeno utenti, ma dei poveri malcapitati che sono stati messi su un'auto senza alcun timore. Partiamo da un presupposto. L'automobile è una potenziale arma di distruzione di massa. Con un colpo d'auto si possono colpire più persone che con un colpo di pistola. Solo questo pensiero dovrebbe mettere in guardia chi si mette al volante sul pericolo che comporta portare in giro una tonnellata di ferro. Ma, evidentemente, la maggior parte dell'utenza non è consapevole del significato della parola rischio, così come chi autorizza tali persone a mettersi in marcia non ha alcuna responsabilità sui danni che queste provocano in giro.

Ai tempi, 10 anni fa, non ho seguito il corso teorico per conseguire la patente. Dovevo seguire l'università serale, la presenza era obbligatoria. Feci l'esame di teoria senza aver mai visto gli istruttori ma studiando solo il libro. Al di là dell'essere passato senza un errore, casistica che può essere identificata essenzialmente con la parola 'culo' viste le domande idiote che vengono poste, ancora oggi quei corsi teorici mi incutono timore. Quello che, seguendoli, sarei potuto diventare anche io un 'utonto della strada'. Perchè mi pare semplicemente assurdo che la maggior parte degli automobilisti ignorino le regole più semplici ed importanti per la tutela della sicurezza di sè stessi e degli altri.

La freccia. E' lo strumento meno utilizzato in assoluto. Ovviamente, è anche uno dei più importanti, se non il più importante. Non so come è stato e come viene descritto nei corsi. Ma dal non utilizzo della freccia deriva una percentuale altissima di incidenti. Segnalare con dovuta premura la direzione che si vuole seguire significa rendere cosciente chi ti segue di quello che stai per fare. Andare a sinistra (freccia a sinistra), a destra (freccia a destra), o continuare diritto (nè una nè l'altra). Indipendentemente dalla distanza di sicurezza che l'automobilista (o lo scooterista) può mantenere, frenare di colpo e girare a destra o a sinistra senza l'utilizzo della freccia in anticipo provoca una situazione inaspettata, e una conseguente reazione, in chi è alle spalle o di fronte. In una frenata corposa una distanza di sicurezza adeguata potrebbe non essere comunque sufficiente. Così come non serve a nulla inserire la freccia quando ormai la frenata è conclusa e si sta iniziando a girare. La direzione va segnalata almeno 200/250 metri prima di svoltare, o comunque appena possibile compatibilmente con la strada. E poi le rotonde. Tranne pochissimi, nessuno indica se si vuole continuare a girare o se si vuole imboccare un'uscita. E così tu, che entri in rotonda sicuro di avere spazio di manovra, vedi l'auto che con freccia rigorosamente spenta, invece di uscire la percorre e quasi ti centra. Quando non ti va male e sei tu, evitandola, a farti male imboccando il centro della rotonda. E, anche qui, guai a far notare al fenomeno di turno che non si è comportato bene. Ma l'applicazione di questo malcostume è valida per tutte le situazioni, precedenze e stop compresi. Fatico molto a capire il perchè del non volersi applicare in un gesto di mezzo-secondo-mezzo che può davvero essere determinante.

Lo specchietto: essendo un oggetto 'pendente' al di fuori dell'abitacolo, la maggior parte degli utenti della strada ne ignora l'esistenza ma, soprattutto, l'utilità. Ligi ad una filosofia di vita che insegna a non guardarsi mai alle spalle, molti, moltissimi automobilisti ignorano totalmente la loro importanza. Nei casi più eclatanti, per vantarsi della loro ignoranza, alcuni non li aprono proprio. Magari pensando di diminuire la resistenza all'avanzamento e consumare meno benzina (ocio che tra poco anche in F1 finirà così). Lo specchietto, invece, è il sistema principe per capire cosa sta succedendo dietro di noi, ed è molto più importante di quello che molti pensano. Un'occhiata rapida a destra o a sinistra aiuta a sapere in tempo reale chi si sta avvicinando a noi da entrambi i lati. Diverso il discorso per lo specchietto interno, quello attaccato al parabrezza, sempre rivolto verso la guidatrice per il make-up pre ufficio oppure girato a caso per il guidatore maschio. Anzi no, se ha da mostrare il medio gli serve per capire se chi è dietro lo sta guardando. Il buon senso è talmente rovesciato che, da scooterista, ho imparato a guardare io il guidatore tramite il suo specchietto esterno per capire se si è accorto di me e mi agevolerà il sorpasso. Quante volte succede? "Uno su 1000 ce la fa".

Il cellulare: l'automobilista, in una percentuale che spazia tra il 50 e il 70%, è allergico a bluetooth, auricolari e qualsiasi alternativa all'utilizzo del telefonino appoggiato all'orecchio. Alcuni si ingegnano per tentare di tenerlo su con la spalla. A breve mi aspetto altri con il casco jet in auto e il telefono incastrato come fanno gli scooteristi. La pericolosità dell'uso del cellulare in auto è altissima. Se c'è chi si lascia scappare l'sms o il messaggino su whatsapp tra un semaforo rosso e un altro (e i consueti 5 secondi di ritardo quando scatta il verde), c'è chi invece pensa di essere seduto comodamente sul divano di casa a chiacchierare con l'amico. Magari mentre si è in autostrada a 120 all'ora. Se frecce e specchietti sono inesistenti in condizioni normali, con l'aggiunta del cellulare l'automobilista si isola in un mondo a sè stante nel quale, mentre ti taglia la strada senza freccia e ti fa rischiare l'osso del collo, puoi anche suonare con delle bitonali sotto il suo pianale senza che lui se ne accorga. E guai a svegliarlo dal torpore della sua amorevole conversazione. Il dito medio è un must anche in queste occasioni.

La cura del mezzo: aspetto di poco conto almeno dal punto di vista estetico, ma ci sono alcuni punti fondamentali da tenere presenti. L'auto deve..dovrebbe..essere meccanicamente ed elettricamente in ordine. Intendo dire che, per esempio, i gruppi ottici devono essere funzionanti. In particolare, le luci degli stop. Ed è inutile inventarsi la scusa che non si può sapere se sono a posto o meno, quando ormai le auto sono piene di sensori e basta un piccolo test prima di partire. Anche freni e sospensioni sono importantissimi. Devono essere periodicamente controllati. E quante auto si vedono circolare con gomme sgonfie, copricerchi volanti tipo lame di Batman e via dicendo? Molti si giustificano dicendo che 'non tengono' all'auto. Ma qui non stiamo parlando di affetto per il mezzo, ma di viaggiare in condizioni che si possano ritenere sicure. Il bello, o il brutto, è che spesso auto pronte per essere schiacciate passano senza problemi le revisioni biennali. Tanto basta pagare, come per la patente (ma ne parlerò alla fine).

Ora il grande dilemma: l'eterna rivalità uomo-donna. Gli uni accusano le altre di non saper guidare e creare più incidenti, e viceversa. Entrambi hanno pregi e difetti, ma visto che il mio articolo è di sfogo mi voglio soffermare sulla seconda parte. In un modo o nell'altro, entrambi hanno una capacità altissima di provocare crisi di nervi intensissime, soprattutto nelle situazioni in cui vorresti evitarle.

L'uomo: l'automobile è, nella maggior parte dei casi, una sua costola. Lui, figlio segreto di Alain Prost, che abbia una Smart piuttosto che una vecchia 500 o un Suv da 2 tonnellate e mezza, sente il bisogno di dimostrare le sue doti alla guida all'universo, con tendenza all'infinito. Poco importa se così rischi di uccidere qualsiasi essere si ponga tra lui e la sua destinazione, superando (senza freccia, ovviamente) con doppia striscia continua oppure attraversando 3 corsie in autostrada per uscire al casello, tentando di saltare il chilometro e mezzo di coda formata da mezz'ora. Perchè è furbo solo lui. Di fronte alla dimostrazione del torto risponde con il dito medio, della serie 'io posso'. E comunque, è capace di andare a 280 all'ora solo sul dritto, dove inizia a sfanalarti dal casello precedente, per il gusto di metterti pressione (o romperti le palle). In curva, basta un'utilitaria con un minimo di assetto per doverlo spingere. Salta stop e precedenze pensando sempre di riuscire a farla franca, ma alcuni esemplari non hanno un corretto timing della situazione e questo porta a danni inevitabili, e a volte, anche seri.

La donna: una gran percentuale, al contrario dell'uomo, salta precedenze e stop non volontariamente, ma semplicemente perchè non sa dove si trova. Mai. Nel momento in cui allaccia la cintura (..si allaccia, vero?), i vetri si oscurano e lei viaggia completamente alla cieca. Infatti gli specchietti diventano inguardabili (quello in abitacolo sappiamo già a cosa serve), e le frecce..quali frecce? Sono dotate, in molti casi, della totale mancanza di valutazione delle misure esterne, e qui mi faccio serio. La differenza tra essere sorpassati da un uomo e da una donna, spesso si nota dalla distanza che tengono rispetto a chi stanno sorpassando. L'uomo lascia almeno un metro e mezzo di spazio, la donna spesso fa il filo allo specchietto. Sui parcheggi potrei elencare diversi casi che confermano la tesi dei problemi sul relazionarsi negli spazi. Un giorno, una collega ammise candidamente che, quando non ce la fa, "ma sì..una botta davanti e una botta di dietro..". Spero preghi ancora di non farlo con, davanti o dietro, la mia macchina. Inoltre, il problema del relazionarsi con lo spazio incide anche sulla velocità di crociera. Molte donne vanno o troppo forti o troppo lente: non esiste per loro una via di mezzo adeguata alla situazione. Puoi trovare chi, con il sole e la strada deserta, supera appena i 40 km/h con limite 70, e chi con la pioggia e una coda infinita tenta di passare sopra le altre auto, manco avesse i superpoteri.

Chi si mette al volante dopo aver bevuto. Ora mi faccio serio, perchè tra le tante casistiche descritte ne ho lasciata una in fondo, appositamente. Non parlo del bicchiere di vino o la birra media, che personalmente evito a prescindere quando devo guidare ma che dopo un paio d'ore sono belle che smaltite. Parlo di chi si mette al volante senza sapere nemmeno più come si chiama. Forse sono diverso io, ma anche provando a mettermi nei panni di questa gente non ho mai capito e non capirò mai il perchè dell'assumersi rischi del genere. O, forse, non ci pensano. Ci sono persone che credono di essere immortali. Che mentre bevono credono che tanto, a loro, non può capitare nulla. Ho conosciuto gente che sosteneva di 'reggere' l'alcol, per poi vederla camminare a zig zag prima di salire in auto. Se ne parla da anni di questo problema, ma si cerca sempre e solo di porre dei rimedi e di sensibilizzare gli automobilisti, soprattutto i giovani, quando ormai la patente ce l'hanno. Posti di blocco, multe, non servono a nulla se mancano le basi, se manca la consapevolezza di mettersi alla guida ubriachi su una potenziale arma. Mancano il buon senso e il rispetto per sè e per gli altri, e questi non si acquisiscono con le multe e i rimproveri quando ormai il danno è fatto. Sempre che ci si sia fatti male abbastanza poco da poterli ascoltare.

Le scuole guida. Ecco dove voglio arrivare. Tutto quello che ho scritto fino ad ora è legato ad un problema specifico, prima che alla mancanza di sale in zucca nelle persone. Ho sempre sostenuto, e sosterrò sempre, che la mancanza di disciplina al volante, o al manubrio, siano in gran parte una precisa responsabilità delle scuole guida, che di fatto in questo paese non servono a nulla. In Italia ottenere la patente è una barzelletta. E', semplicemente, una tassa. Basta saper evitare i marciapiedi in curva e centrare un parcheggio. Ed è fatta. Ma questo non significa assolutamente saper guidare. I corsi teorici, a quanto pare, non servono assolutamente a niente, se nessuno fa uso della freccia e si comporta come se fosse da solo in strada. La pratica, ridotta al giretto nel quartiere, non prepara la persona al mondo della strada. La scuola guida non mette gli aspiranti automobilisti di fronte alle conseguenze della loro eventuale futura ingenuità. Non li prepara agli imprevisti. Non inculca in loro il senso del rispetto e del dovere di viaggiare in sicurezza, anche per gli altri. Perchè non lo fa? Perchè, sostanzialmente, una volta che ha 'venduto' la sua patente, è sollevata da qualsiasi responsabilità. Ed è per questo che il conseguimento della patente è una barzelletta, ed è a portata di tutti. Basta fare i bravi per 20 minuti all'esame pratico e si ha il permesso di essere deficienti per il resto della vita. E se fosse tutto diverso? Se si prevenisse, invece di dover curare?

Una mia ipotetica scuola guida sarebbe diversa. Più selettiva, forse anche più cara, ma utile a lasciare il volante a persone preparate e adatte ad affrontare la strada nella maggior parte delle situazioni. Con la consapevolezza che l'esperienza farà il resto e non tutto, come ora. La mia scuola guida richiederebbe più esami teorici e non solo con il sistema del vero/falso come ai miei tempi. Obbligherei le persone a conoscere cosa c'è sotto il cofano in modo da non vedere facce stranite quando lo si apre. Le porterei a vedere dal vivo, negli ospedali e nei centri di recupero, i risultati e i danni causati del bere prima di mettersi in auto. Piuttosto le farei bere anche solo uno dei drink del sabato sera per metterle poi su un simulatore, o mostrare loro una volta lucide quali sono gli effetti dell'alcol. Renderei obbligatori i corsi di guida sicura, con un esame finale da superare per poter proseguire nel conseguimento della patente. Per chi volesse guidare auto sopra una certa potenza, invece, renderei obbligatorio un corso di guida sportiva in pista. Farei guidare le persone in qualsiasi condizione possibile, per capire se sono capaci di districarsi in tutte le situazioni. Giorno, notte, pioggia, autostrada, sterrato.

Per quanto riguarda le due ruote, invece, imporrei come obbligatorio il casco integrale, con un anno di tempo per mettersi in regola. Fin dal cinquantino. La mia indole iper-protettiva mi porterebbe a rendere obbligatorio anche un minimo di abbigliamento tecnico: almeno giacca con protezioni e guanti, niente infradito nè sandali. Non si possono vedere le persone in sella a moto da pista con canotta e pantaloncini corti.

Ma, soprattutto, introdurrei la responsabilità oggettiva delle scuole guida. Se l'utente provoca un disastro e la patente è stata consegnata da te, Scuola Guida X, una piccola percentuale del danno è a tuo carico. In modo da capire che non si deve pensare solo al guadagno ("qui vendiamo le patenti come il pane") ma anche a sensibilizzare ed educare i 'clienti' sui pericoli della strada.

Insomma, renderei la scuola guida una prova seria, perchè serio è il rischio che si corre al volante, in scooter o in moto. Non sarebbe più una semplice tassa, come purtroppo capita attualmente. E credo che qualcosa cambierebbe. Ci sarebbero persone più coscienti al volante, meno incidenti, più rispetto.

Forse ho vaneggiato per oltre 3500 parole in questo sfogo (e sicuramente mi sono dimenticato qualcosa...) ma credo che, per quella che è ora la situazione in questo paese, non ci dobbiamo lamentare di stragi e tragedie se siamo proprio noi stessi a non fare niente per migliorare. Partendo dal rispetto per noi stessi e per gli altri.

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