F1 Schumi, Senna, Bianchi: Verstappen a tutto tondo

Tanti i temi toccati da Max in un'intervista a Ziggo Sport di 30 gennaio 2018, 17:30 Condividi
F1 | Schumi, Senna, Bianchi: Verstappen a tutto tondo

Max Verstappen è uno dei protagonisti più attesi sul proscenio del Mondiale 2018 di Formula 1. Il pilota della Red Bull, dopo aver alternato errori a picchi prestazionali tali da farlo paragonare ai grandi del passato più o meno recente, è chiamato a cimentarsi per la prima volta nell'agone iridato. Red Bull permettendo. Nei giorni scorsi, Max è stato intervistato nella sua abitazione di Monaco dall'emittente olandese Ziggo Sport, toccando vari temi.

Innanzitutto, al 20enne viene sottoposta una foto di Jim Clark: "So qualcosa di lui, ma sinceramente la mia conoscenza della Formula 1 non si estende molto indietro nel tempo" - spiega Max - "Conosco i nomi dei piloti, ma le monoposto molto vecchie non suscitano il mio interesse. Non proverei mai l'impulso di guidarle, essendo troppo vecchie e lente. E' vero che qualsiasi cosa guidata al limite sia impegnativa, ma non fa per me. Ragazzi come Vettel sono appassionati di auto e moto d'epoca, io sono più moderno".

Wilfried de Jong, il giornalista che ha condotto l'intervista, gli mostra delle immagini del funerale di Jules Bianchi, con il tono della conversazione che si fa giocoforza più serioso: "Il suo incidente si verificò nel Gran Premio del Giappone nel quale debuttai nelle prove libere. Una sensazione agrodolce. Non conoscevo Jules, essendo io appena arrivato in Formula 1, e quel che è successo è stato tragico. Si poteva intuire immediatamente che c'era qualcosa che non andava, non essendoci stato nessun movimento dopo l'impatto con la gru. E' terribile, ma i rischi ci sono sempre".

"Avevo già visto qualcuno morire in pista prima di quella volta" - prosegue il pilota Red Bull - "Nel 2009, durante un evento in kart, ho visto qualcuno esser sottoposto a rianimazione, e sapevo che la situazione era critica. Qualche ora dopo ne avemmo la conferma. Non è bello, ma bisogna andare avanti, non puoi aver paura in questo sport. Se provi questo sentimento non puoi spingere al massimo. Nelle corse nessuno parla della morte".

Restando in argomento, la discussione non poteva non finire sulla figura di Ayrton Senna, al quale Verstappen è stato ripetutamente paragonato, soprattutto dopo lo show sul bagnato ad Interlagos nel 2016. "A dir la verità non mi piace molto venir paragonato ad altri piloti, dato che cerco sempre di focalizzarmi su me stesso. Detto ciò, è bello sapere che le persone ti giudicano positivamente. Ma non bisogna pensarci troppo, poiché in Formula 1 è un attimo al passare da eroe a zero. La gara in Brasile nel 2016 è stata super, ma bisogna guardare oltre", dice Verstappen.

Qualche mese prima di quella bagnatissima gara, in Spagna e all'esordio in Red Bull, Verstappen colse la sua prima vittoria. "Un momento speciale. Helmut Marko è stato uno di quelli ad aver scommesso maggiormente su di me, promuovendomi dopo sole quattro gare nella mia seconda stagione, e abbiamo vinto subito. Helmut è stato come un secondo padre per me, nelle corse ovviamente, volendo sempre il massimo per me" - continua l'olandese - "Durante i weekend di gara parliamo molto, soprattutto di cosa migliorare. Lui ha tutto sotto controllo, per cui può consigliarmi a 360° ed è sempre onesto, sia quando le cose vanno bene sia, soprattutto, quando non lo soddisfano. Per me è importante avere vicino persone come lui, che mi consiglino e che mi coprano le spalle".

Dopo aver parlato in questi termini di Marko, è semplice passare al rapporto con papà Jos. "Mi fido molto di lui e siamo molto uniti, pur avendo entrambi un ego molto forte. Ciò non significa che non faccio le mie scelte. Per esempio in Malesia lo scorso anno, avevamo parti nuove, le quali però non avevano funzionato sulla macchina di Daniel. Pur avendo problemi di set-up, ero convinto che sarebbero tornate utili e ho spinto per usarle in qualifica. Papà venne da me e disse che non avrei dovuto usare quelle nuove componenti, ma io rimasi sulle mie posizioni e alla fine ebbi ragione, dato che mi qualificai terzo. Quando poi tornai da papà, lui rise e fu contento della mia scelta".

Tocca quindi a Michael Schumacher, con il quale papà Jos vantava un sincero rapporto d'amicizia. Un punto dell'intervista che ha creato non poche polemiche. "Ero molto giovane al tempo, per cui non ho mai pensato al fatto che ero in vacanza con il grande Michael Schumacher. Ero troppo impegnato a giocare con suo figlio" - sottolinea Max, che si dichiara affascinato dalla sua insaziabile voglia di vincere, ad ogni costo, anche superando i limiti - "Michael ha sempre mostrato la sua incredibile voglia di essere il migliore. E' parte dell'essere e del voler essere il migliore".

Passando all'attualità, Max preferisce non rispondere alla domanda su chi sia attualmente il miglior pilota in griglia: "Credo che tu debba sempre pensare a te stesso come il migliore, altrimenti che senso ha competere? L'obiettivo è essere il migliore e devo dimostrarlo quando ne avrò la possibilità".

In conclusione, Verstappen parla di Daniel Ricciardo e del suo rapporto con il compagno di box. "E' raro avere questo tipo di rapporti tra compagni di squadra, ma io e lui andiamo molto d'accordo. Non ci frequentiamo molto fuori dalla pista, ma al suo interno siamo amici e ci rispettiamo l'un l'altro" - spiega Verstappen, parlando poi del famoso contatto a Budapest l'estate scorsa - "Ho capito perché, sul momento, Daniel era così arrabbiato. Più tardi abbiamo riso dell'incidente, ma a caldo l'adrenalina è forte. Io avrei reagito allo stesso modo a parti invertite. Non sarebbe giusto non essere emotivi in quelle situazioni, soprattutto se vuoi vincere ed essere il migliore. Non siamo qui per arrivare secondi".

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