F1 | Pirro, a Rai Radio 1, spiega la sua versione sul Canada ma denuncia:

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Pirro, a Rai Radio 1, spiega la sua versione sul Canada ma denuncia: "Ricevute minacce"

L'ex pilota coinvolto nel "caso Montréal" scosso dalla reazione social alla decisione sul caso Vettel di 17 Giugno 2019, 09:00

Prima di qualsiasi approfondimento riguardante la decisione dei commissari nel GP del Canada è doveroso porre l'attenzione sulla gravità di quanto successo subito dopo e nei giorni seguenti. Emanuele Pirro, l'ex pilota "di turno" in questa occasione nella commissione, è stato infatti oggetto di insulti e minacce in particolare sui Social Network. Una reazione vergognosa ed inqualificabile che, ancora una volta, dimostra l'inadeguatezza di una schiera di pseudo tifosi all'utilizzo di Internet ed al suo intento principale, ovvero quello di condividere e comunicare. 

Intervistato da Rai Radio 1, Pirro ha espresso il suo sconcerto per quanto subito nei giorni scorsi:

"Ci sono delle cose che vorrei dire. Ho subito una gogna mediatica bruttissima che veramente non auguro al mio peggior nemico. Ho ricevuto minacce personali, sono dovuto andare a fare delle denunce alla polizia. Una cosa scandalosa che esula non solo dallo sport e di cui vergognarsi. Vorrei dire anche “grazie” ad una parte della stampa che è stata trascinata dall’emotività e non dalla razionalità. Lo dico potenzialmente a tutta Italia, certe aggressioni denotano un rancore ed un’educazione di così basso livello che fanno male. Penso che da domenica scorsa la vita mi è cambiata e non tornerà più come prima".

Si passa poi al ruolo del commissario di pista.

"Cerco di fare un mestiere, che poi mestiere non è perché non è pagato, solo per aiutare il motorsport nel modo più corretto possibile. Sono state dette tante inesattezze: la nostra televisione, che fa vedere i Gran Premi, si è dimostrata molto poco preparata. Ci sono quattro commissari, ogni volta c’è un ex pilota e questa è una cosa che esiste da dieci anni. C’è stato un bel numero di piloti tra cui gente blasonata come Mansell e Fittipaldi, poi piano piano si è creata una selezione perché questo è un ruolo, come tanti altri, più difficile di quello che sembra ed il Canada è stato un esempio".

Si passa ora alla penalità.

"Mi dispiace perché vorrei essere più tecnico ma ancora la situazione non è finita e quindi non posso parlare. Credetemi, e questo lo dico a chi in buona fede vuole cercare di capire; chi ha il cuore da tifoso e vuole sempre e per forza vedere vincere la propria squadra, al di là di tutte le regole non lo capirà mai. Quando uno è in quella situazione prima di prendere una decisione si spacca il capello in quattro.

Le cose che si dovevano vedere erano quanto Hamilton ha dovuto frenare per evitare Vettel, cioè quanto sarebbe stato facile il sorpasso se lui non fosse stato costretto a frenare contro il muro e quanto era in controllo Vettel della sua macchina, cioè quanto quel movimento è stato volontario o non volontario. Queste cose le abbiamo viste in tempo reale con tutte le immagini e la telemetria a cui noi possiamo accedere, cercando di trovare un modo per assolvere questa manovra. Che poi, alla fine, non è altro che in qualche modo restituire la posizione che uno, se non ci fosse stato il muretto, avrebbe guadagnato in pochi metri; la differenza di velocità tra i due era davvero importante.

Purtroppo non c’è stato un appiglio e questa è stata la decisione che abbiamo dovuto prendere. Purtroppo perché alla fine è stato un male per tutti. La vita sarebbe bella se fosse una favola, qualche volta: però non lo è e lo sport, alla fine, è meritocrazia. Per questo, in fondo in fondo, deve vincere quello che si merita di più di vincere e queste sono, oltre ad altre, le motivazioni che se tu indossi quella maglia e ti siedi su quella sedia devi per forza accettare, in barba a quello che ti piacerebbe che avvenisse".

Per quanto le nostre ricostruzioni della scorsa settimana siano in forte contrasto con la decisione dei commissari, Pirro compreso, c'è un limite di decenza che non dovrebbe essere mai superato in qualsiasi ambito. Per questo, pur rimanendo convinti al 100% della nostra opinione riguardo i fatti di Montréal anche dopo queste dichiarazioni, esprimiamo la nostra solidarietà all'ex pilota italiano per aver subito un atteggiamento indecente, figlio di una moda dell'insulto facile che deve essere debellata al più presto.

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