Alyoska Costantino

PAROLA DI CORSARO Essere felici

Una sensazione che non provavo da tanto tempo per un Gran Premio di F1 di 01 aprile 2017, 10:35 Condividi
Essere felici

Il successo di Vettel nel Gran Premio d’Australia con la Ferrari SF70-H ha risvegliato in me qualcosa che non provavo da tanto, troppo tempo: l’essere felice alla fine di un Gran Premio della massima categoria motoristica.

Ci son stati week-end di Formula 1 che, nelle ultime stagioni, hanno saputo tenermi col fiato sospeso (Abu Dhabi 2016), o che hanno scatenato reazioni in me... non proprio amichevoli (Messico 2016), ma qui si parla di qualcosa di diverso: l’aver spento la tv dopo quei 58 giri (anzi, 57) e averlo fatto col sorriso sul volto.

Di certo la maggior parte di voi si starà chiedendo se io mi senta felice solo con una vittoria della Ferrari, e la risposta a ciò è... in parte.

Di certo aver visto la Rossa di Maranello giungere sotto la bandiera a scacchi in prima posizione è uno dei motivi per cui sono stato contento di quest’inizio di stagione, ma vi dirò una cosa: con alcune vittorie del Cavallino Rampante non mi sono sentito così, e non solo con quelle.

Anzi, l’ultima gara in cui mi sono sentito così bene prima di domenica scorsa è stata il Gran Premio del Brasile del 2012, col mitico duello sotto la pioggia per il titolo tra Fernando Alonso e Sebastian Vettel, ancora una volta tra Ferrari e Red Bull. L’esito di quella domenica la conosciamo tutti: vittoria di Button su McLaren e secondo posto per lo spagnolo, ma non fu abbastanza per vincere il titolo contro il “tedeschino”.

Nonostante la conquista del titolo da parte di Seb su Red Bull, io sono stato contento lo stesso: il 2012 è ancora una delle stagioni secondo me più bistrattate rispetto alla qualità offerta dai weekend, poiché fu la seconda stagione con le coperture Pirelli e il loro consumo imbarazzante (ma che i team riuscirono a comprendere quasi a pieno sin dalle prime battute della stagione, peccato che l’anno successivo esse sarebbero state ammorbidite ulteriormente creando casi osceni come Silverstone 2013), ma l’equilibrio tra i team in corsa e addirittura la presenza di veri e propri outsiders (Williams e Sauber tra tutti) mi hanno fatto adorare quella stagione, conclusasi con un finale da thrilling. Quindi non ho bisogno per forza di una Rossa a comandare per rimanere soddisfatto.

Col tempo sono arrivate altre vittorie da parte della scuderia italiana, ma nessuna mi ha mai dato il giusto “sapore”, forse perché figlie di un regolamento che stava davvero degenerando. Non che le vittorie ottenute dalla Mercedes in questi tre anni non valgano nulla, che sia chiaro, ma ciò che ho guardato per almeno le ultime quattro stagioni... mi dispiace, ma non era Formula 1 per me. Poteva entusiasmare, divertire, anche far arrabbiare, ma non lo era.

Allora cosa contraddistingue il GP a Melbourne di domenica scorsa? Forse l’esser tornati finalmente “indietro”: uno stop deciso alla ricerca disperata di spettacolo di casa Ecclestone (cosa strana ammetto, dato che Liberty Media è pur sempre una compagnia americana, lì dove “lo spettacolo è un must”). Un ritorno a macchine sia più belle esteticamente sia più veloci e che danno finalmente valore alla nomea di “massima categoria del motor sport”, ma finalmente la possibilità (e sottolineo “possibilità”) di riavere una lotta a due squadre con due alfieri fino alla fine della stagione. Il tutto unito anche a un sistema di soste ai box e di cambi gomme dove le coperture non sono più al centro della scena.

In tutto ciò si spera che, nel corso delle stagioni, quest’atteggiamento finalmente rivolto allo sport vero e non allo sport spettacolo (per quello mi basta già il wrestling, grazie) riporti interesse non solo ai fan ma anche ai marchi più blasonati; incrociamo le dita.

Queste mie opinioni forse non saranno condivise da tutti, ma credo sia normale: la felicità in fondo è soggettiva più che mai. Con ciò spero di esserlo ancora in questa stagione, ma le premesse fanno ben sperare.