Andrea Ettori

CAMONJENSON Eddie Cheever e il podio di Monza 1988

Il terzo posto dell'"americano di Roma" con la Arrows, alle spalle delle Ferrari
Eddie Cheever e il podio di Monza 1988
di 29 agosto 2018, 10:00

P300 ha avuto il piacere di intervistare Eddie Cheever, a pochi giorni dal Gran Premio d'Italia che segnerà 30 anni esatti dal suo podio ottenuto a Monza con la Arrows-Megatron. Un Gran Premio molto particolare, il primo senza Enzo Ferrari e l'unico di quella stagione 1988 che non vide una vittoria McLaren. A causa dello scontro con Jean-Louis Schlesser, infatti, Ayrton Senna lasciò campo libero proprio alle Rosse di Gerhard Berger e Michele Alboreto, che arrivarono in parata e dedicarono la doppietta al "Drake". Sul gradino più basso del podio salì dunque l'"americano di Roma", che sul traguardo precedette il compagno di squadra Derek Warwick.

Ecco cosa ci ha detto a proposito di quell'incredibile weekend e della sua Arrows A10B.

Ti ricordi che atmosfera si respirava nel paddock dopo che un mese prima era morto Enzo Ferrari?
"Anche se il Commendatore era morto un mese prima, era ancora ben presente nella mente di tutti quando arrivammo a Monza per il Gran Premio. Monza è sempre stata considerata il giardino di casa Ferrari, gran parte della storia della F1 passa per Enzo Ferrari e per quello che le sue vetture hanno fatto a Monza, e in quel momento non c'era più".

Sei salito sul podio di Monza due volte, nel 1983 e appunto nel 1988. Che emozione si prova?
"I miei primi ricordi di corse risalgono ad una gara per vetture sport a Monza, ero un ragazzino. Ricordo ancora che ero seduto in tribuna sul rettilineo principale, guardavo le vetture passare e mi sentivo quasi in soggezione di fronte alla loro velocità e all'incredibile rumore di quei motori. Ad un certo punto la gara venne interrotta e mio padre mi disse che si era verificato un brutto incidente. Un pilota, credo fosse svizzero, era morto. Correre il Gran Premio d'Italia, e a maggior ragione salirci sul podio, andava oltre ogni mia più folle immaginazione. Probabilmente il mio più grosso rimpianto di pilota è quello di non avere mai vinto a Monza. La gara del 1988 fu molto diversa da quella del 1983, perché Ferrari era appena morto e io stavo dividendo il podio con due piloti della Ferrari. Alla fine dell'ultimo giro ero ancora in pista e venni letteralmente inghiottito da un mare di tifosi euforici".

Cosa ricordi di quella gara di 30 anni fa e se hai un aneddoto in particolare.
"Erano passati diversi anni dall'ultima volta che corsi un Gran Premio d'Italia con una vettura competitiva. Ricordo di avere ingaggiato una bella battaglia con il mio compagno di squadra e amico Derek Warwick. E poi, ovviamente, il podio, tutte quelle bandiere Ferrari e quei messaggi rivolti a Enzo Ferrari. La vittoria Ferrari a Monza a così breve distanza dalla sua morte creò una grande carica emotiva in tutta l'Italia. Fu una bella cosa da vedere e ancora più bello, nel mio piccolo, fu partecipare a quella festa".

Che vettura era la Arrows di quella stagione?
"Era un periodo in cui la McLaren-Honda godeva di un vantaggio enorme su tutto il resto del gruppo. Quell'anno, a Monza, se riuscivi a disporre della velocità di punta delle vetture migliori e, contemporaneamente, di grip e bilanciamento ottimali nelle due curve di Lesmo e in Parabolica, potevi avere una chance di correre una buona gara. La mia Arrows aveva tutte queste cose, un po' di fortuna ci diede una mano".

Cosa rappresentava e rappresenta Monza per te?
"Monza sta all'Italia come Indianapolis sta agli Stati Uniti, sono due luoghi in cui 'tutto è cominciato'. E sono fiero di avere corso su entrambe queste piste".

Ringraziamo Eddie Cheever per l'intervista.

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