E Montoya mi fece capire di essere cresciuto...

SEVEN
E Montoya mi fece capire di essere cresciuto...

di 24 Maggio 2015, 22:38
Alessandro Secchi

Gli anni passano, le emozioni cambiano, la maturità aumenta. La passione per le quattro ruote resta, ma si trasforma. In meglio.

Poco più di 10 anni fa, quando Juan Pablo Montoya appariva in ogni dove alle spalle di Michael in F1, quando la Williams del colombiano cercava di sorpassare ovunque la Ferrari, mai avrei pensato che sarebbe giunto un giorno in cui mi sarei emozionato per una sua vittoria. Se qualcuno me lo avesse chiesto ai tempi, gli avrei dato del matto. Ma gli anni passano, per me ma anche per lui. Chili in più (ma quelli ha sempre fatto fatica a contenerli), capigliatura che si avvicina al brizzolato, qualche ruga sul viso.

Dopo la F1 otto anni in Nascar senza troppe gioie, e l'anno scorso il ritorno in Indycar, per il quale ha dovuto rimettersi in linea (o almeno fare il possibile). Le prime gare di ambientamento e poi è tornato ad essere il Montoya dei tempi, anche se con qualche anno in più.

In questa stagione ho deciso di avere un occhio di riguardo per lui, e questa sera era proprio su di lui che puntavo per la vittoria nella 500 miglia di Indianapolis. Non mi sono lasciato trasportare dalla qualifica a centro gruppo, nè dal fatto che dopo i primi giri si è trovato al 30° posto in classifica.

In poco tempo è risalito, progressivamente, prima a metà classifica e poi, nell'ultimo quarto di gara, fino alle prime posizioni. Man mano che risaliva, aumentava la tensione e la speranza che potesse fare bene.

E alla fine gli ultimi giri, l'ultima ripartenza dopo la caution che ha messo fuori gioco Saavedra (povero, spero non si sia fatto troppo male), Hawksworth e Coletti. Era da tempo che non restavo in apnea per il termine di una gara, e farlo per Montoya proprio non l'avrei pensato, quando ero più giovane. La lotta con Power e Dixon, fino all'ultimo sorpasso che l'ha portato trionfante sotto la bandiera a scacchi. Ho applaudito fino a farmi diventare rosse le mani.

Ecco la magia del tempo, che ti permette di vedere sotto un'altra lente chi un tempo inquadravi solo come un avversario, e non come un altro fenomeno del volante. Stasera ho fatto il tifo per Juan Pablo, ne sono fiero e sono strafelice che abbia vinto la gara più veloce dell'anno. Ad oltre 40 anni, brizzolato e appesantito, a dimostrare che la classe non è acqua, per niente.

E a dimostrare a me che sono invecchiato un po', se ora gli avversari di un tempo adesso mi aiutano a ricordare i giorni più belli del mio "io" più tifoso. Ma va bene così. Eccome.

Vado a letto felice, stasera. Grazie, Juan!

(Immagine: Indianapolis Motor Speedway Twitter Account)

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