Alyoska Costantino

PAROLA DI CORSARO I dubbi della rivoluzione "verde"

Categorie nuove, regolamenti nuovi, tecnologie nuove... ma i fan apprezzano davvero?
I dubbi della rivoluzione
di 08 febbraio 2018, 23:10

Molte cose rendono l’essere umano unico nel suo genere, fattori che ci legano, ci accomunano, nessuno escluso. Sono verità indissolubili, comportamenti quasi irrazionali che vanno al di là del sangue che ci scorre nelle vene o al DNA che compone il nostro codice genetico. Sono quei piccoli... difetti, che rendono l’uomo unico. Uno di questi, protagonista della discussione di oggi, è la paura. Non quelle paure “semplici e innocue” basate magari su brutte esperienze, come per esempio la paura dei ragni o degli insetti. Una paura sempre presente nel nostro “io”, ovvero la paura del cambiamento.

Di base, il cambiamento non viene quasi mai visto di buon occhio da nessuno. Modificare tradizioni, folklore, regole e quant’altro ci sia di quotidiano nella nostra vita non la renderebbe più quotidiana come un tempo. Per alcuni può essere un semplice fastidio, magari momentaneo e dovuto a un periodo di assestamento (come un trasloco, i primi passi in una nuova mansione, ecc.), per altri si tratta di qualcosa di perenne, una vera e propria mannaia che taglia la testa alla quotidianità lasciando spazio a qualcosa di totalmente nuovo; solo il tempo dirà se quel nuovo sarà positivo o negativo, ma a priori la cosa mette timore, angoscia, preoccupazione, ansia per la novità, insieme certamente a un po’ di fremito ed eccitazione. Tutto questo fa parte di un’altra paura, quella per il diverso, per ciò che ci sembra fuori dagli schemi. In una parola? Strano. E la storia ci ha insegnato quanti danni può causare una paura del genere.

Essendo Passione a 300 All’Ora solo un sito di motorsport (fortunatamente, e “solo” mica tanto considerando cosa rappresenta per me e spero anche per voi lettori), i cambiamenti di cui andremo a parlare sono ben diversi e di ben altra caratura. In questi giorni si stanno susseguendo continuamente notizie, aggiornamenti, rumor e presentazioni riguardo alle svolte elettriche che campionati vecchi e nuovi stanno pensando di compiere. L’ibrido, con i suoi altissimi costi, è stato solo lo stadio “intermedio” di questa rivoluzione, il ponte di collegamento tra il vecchio, obsoleto, ma maledettamente apprezzato fan di vecchia data motore a benzina, e il nuovo, tecnologico, ecologicamente avanzato, ma privo di attrattiva per molti, motore 100% elettrico.

La Formula E è stata la prima ad attraversare totalmente questo ponte figurativo, tra mille dubbi, critiche e perplessità, e l’ha fatto quasi sei anni fa. Da martedì, a distanza di ventiquattro ore una dall’altra, ecco spuntare la creazione di FIM e Dorna, la MotoE, e la notizia da Motorsport.com su un nuovo cambio regolamentare previsto per il WRX, datato 2020 e in accordo, sulla carta, con almeno nove marchi interessati a entrare a capofitto nel progetto ecologico per il rally su pista. Niente male davvero, sempre che sia vero.

Prima di andare avanti col mio discorso, vi rivelo un mio piccolo segreto: quando la Formula E fu annunciata in pompa magna, ero sul punto di ridere per non piangere. Una categoria sportivo-motoristica totalmente elettrica e incentrata solo su quello per me sembrava un flop già in partenza. La mia mente al solo pensiero viaggiava a ruota libera (giusto per rimanere in tema), immaginando gare a velocità di crociera al limite del ridicolo e un livello di piloti selezionati che avrebbe lasciato abbastanza indifferente. O almeno, avrebbe lasciato indifferente me. A questo aggiungiamo che fosse un “banale” monomarca Renault e la frittata sembrava già completa.

Direi che, col tempo, mi sono sbagliato di grosso, ed è raro essere così felici di errori come questi. Non solo la Formula E si è rivelata una categoria talmente in voga da catturare l’attenzione dei quattro marchi tedeschi più importanti (Audi, Mercedes, BMW e Porsche, nell’attesa che anche qui da noi ci si renda conto delle potenzialità enormi che può dare la categoria), ma ha saputo regalare gare sempre più frizzanti fin dalla Stagione 1 e ci ha permesso di rivalutare molto in positivo piloti dati per finiti solo per esser partiti col piede sbagliato (e con le squadre sbagliate) in Formula 1. Di Grassi, Piquet jr., Buemi, ma anche Bird, Lopez, Vergne, e altri ancora. Ci ha permesso anche di vedere all’opera giovani rampanti e già destinati a grandi cose come Rosenqvist, oppure gente con ben più anni sulle spalle pronta ad arricchire ancora di più la propria bacheca di successi, come Lotterer. Insomma, la Formula E è riuscita a tirar fuori dal proprio cilindro tutto ciò che serve per sfondare nel mondo duro e crudo delle corse, con in fondo a sé uno scopo sicuramente positivo: l’ecologia.

Eppure, il tarlo della paura per il cambiamento rimane in tutti noi, nonostante il successo mediatico della categoria “azzurra”. Da cosa lo si capisce? Semplice: dagli stessi pareri delle persone.
Proprio ieri ho fatto un post per la rubrica #SondaggieControSondaggi nel nostro gruppo libero di Facebook (a proposito, unitevi anche voi al più presto, mi raccomando!), proprio riguardo a ciò che la gente pensava di questa rivoluzione 100% elettrica. E le risposte mi hanno sorpreso parecchio: gente che considera le gare con l’elettrico alla stregua di una buffonata, prive di qualsivoglia fascino anche sul piano tecnico e incapaci di regalare le stesse emozioni trasmesse da una corsa con i V12 “canterini”. Che sia chiaro, non tutti la pensano così; molti hanno dichiarato di essere più interessati all’adrenalina della gara che al mezzo con cui essa è gareggiata, e altri si son detti addirittura entusiasti di questo cambiamento. Insomma, l’opinione comune si è spaccata in due tronconi principali, e si è poi ulteriormente suddivisa.

Concentriamoci un attimo sui pareri negativi e chiediamoci “A cosa sono dovuti?” Forse l’insegnamento tragico dato dalla Formula 1 con i motori ibridi ha lasciato il segno? Forse la situazione attuale del WEC con l’abbandono di marchi di alto rango fa pensare a una semplice moda passeggera per l’elettrico?
Chi lo sa, forse potrebbe essere davvero la mancanza di una certa “magia” che ha sempre circondato il campo tecnico dei motori a benzina, assente in quelli elettrici... ma io, dal mio canto, la penso diversamente.

Se c’è davvero una “magia” per queste persone, appassionate di tecnica e di motori ancor più che delle gare, credo che essa si chiami “nostalgia”. La nostalgia per un tempo che sta piano piano (ma manco tanto) facendo il suo corso, verso un’era che punta più al verde, alle risorse naturali rinnovabili, all’elettrico appunto. La nostalgia io l’ho sempre vista come un’arma a doppio taglio pericolosissima: riesce a render più dolci e palpabili anche i ricordi più lontani, ma allo stesso tempo rischia di dare un’immagine perfettamente buona di un periodo che in realtà non era poi tutto rose e fiori, come nessun periodo storico in fondo.
Ecco ciò che spaventa queste persone, che il cambiamento vada a cancellare con un colpo di spugna la nostalgia, ma forse non hanno capito una cosa: come la storia è stata fatta in passato, la si può fare tutt’oggi.

Stiamo vivendo un’epoca che forse, tra dieci, vent’anni e forse più, a suo modo sarà leggendaria. Tra qualche anno forse le monoposto di F.E. saranno in grado di andare ben oltre i 200 km/h con la sola alimentazione elettrica. Forse le corse di MotoE riusciranno a farci stare in piedi sul divano tanto quanto ci riusciva Valentino Rossi negli anni 2000. Tanti se, tanti forse, ma le chance per raggiungere questi traguardi ci sono tutte.

Io il cambiamento che sta per arrivare lo vedo un po’ come vedo qualsiasi novità nella mia vita: scetticismo, accompagnato da un filo di curiosità. La scelta più lungimirante probabilmente è stata quella di Dorna insieme alla Federazione Internazionale Motociclismo, quella di separare di netto MotoGP, pur sempre la classe regina, e MotoE, facendole correre sì negli stessi weekend ma impedendo che le due categorie “s’infettino” a vicenda (cosa successa già in Formula 1). E con ciò, termino il mio articolo, rilanciando la domanda in gioco. Come state vivendo il cambiamento? Se la vostra risposta fosse “con paura”, allora fidatevi di queste parole: il fatto che tutte le cose belle finiscano non vuol dire che non debbano essere sostituite da novità altrettanto belle.

Fonte immagine: fiaformulae.com

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